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Cosa succede quando sul lavoro inizi a essere escluso, coinvolto sempre meno e lasciato senza spiegazioni?
Il termine quiet firing viene utilizzato per descrivere situazioni in cui un lavoratore percepisce un progressivo allontanamento dall’organizzazione: meno comunicazione, minori opportunità, scarso coinvolgimento nelle attività o una riduzione del supporto da parte di colleghi e responsabili. Non si tratta di una diagnosi medica né di una categoria clinica riconosciuta. Tuttavia, l’esclusione e la solitudine sul posto di lavoro possono rappresentare importanti fattori di stress, soprattutto quando si protraggono nel tempo e si accompagnano a incertezza, mancanza di controllo o assenza di riconoscimento.
L’obiettivo dell’articolo è capire che cosa si intende per quiet firing, quali segnali possono accompagnarlo, perché l’esclusione lavorativa può aumentare lo stress e quali strategie possono aiutare a proteggere il proprio benessere psicologico.
Il quiet firing non significa necessariamente che il datore di lavoro stia cercando esplicitamente di licenziare qualcuno. Il termine viene piuttosto utilizzato per indicare una situazione nella quale la persona viene progressivamente marginalizzata o lasciata ai margini del contesto lavorativo, fino a percepire che le proprie possibilità di partecipazione o crescita si siano ridotte.
Può manifestarsi, per esempio, attraverso:
Queste esperienze hanno punti di contatto con il concetto scientifico di workplace ostracism, cioè l’esclusione o l’ignorare una persona nel contesto lavorativo. Nello studio “Workplace ostracism in healthcare: Association with job satisfaction, stress, and perceived health”, Manninen e colleghi (2024) hanno osservato un’associazione tra ostracismo sul lavoro, stress, minore soddisfazione lavorativa e peggiore salute percepita.
Il collegamento non significa che ogni esperienza di quiet firing provochi necessariamente stress o problemi di salute. Significa però che l’esclusione sociale sul lavoro è un fenomeno rilevante per il benessere psicologico.
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Centro Clinico AutismoUna situazione di isolamento lavorativo può diventare particolarmente pesante quando la persona non riesce a capire perché il proprio ruolo stia cambiando. L’incertezza rende infatti difficile prevedere cosa accadrà e come comportarsi.
Tra i possibili segnali di stress possono comparire:
La revisione “How are social stressors at work related to well-being and health? A systematic review and meta-analysis” di Gerhardt e colleghi (2021) ha analizzato 557 studi sui fattori di stress sociale presenti negli ambienti di lavoro, rilevando associazioni tra questi stressor e diversi indicatori di salute e benessere.
Un altro elemento importante è la solitudine. La meta-analisi “Loneliness in the workplace: a mixed-method systematic review and meta-analysis”, di Bryan e colleghi (2023/2024), ha incluso 49 articoli e ha rilevato che la solitudine lavorativa è associata a minore soddisfazione professionale, peggiori relazioni con i responsabili e maggiore burnout.
Per questo, sentirsi esclusi sul lavoro non dovrebbe essere liquidato semplicemente come un problema di motivazione personale. Il contesto nel quale si lavora può contribuire concretamente al benessere o al disagio.
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Prenota colloquio gratuito per l’ansiaL’isolamento lavorativo raramente dipende da un solo elemento. Può essere favorito da comunicazione insufficiente, cambiamenti organizzativi, conflitti, scarsa chiarezza del ruolo, mancanza di supporto o percezione di ingiustizia.
Quando una persona non riceve spiegazioni sulle decisioni che riguardano il proprio lavoro, può iniziare a chiedersi se abbia commesso un errore, se le proprie prestazioni siano considerate insufficienti o se il proprio posto nell’organizzazione sia a rischio.
Questa incertezza può diventare particolarmente stressante. La meta-review “Can work make you mentally ill? A systematic meta-review of work-related risk factors for common mental health problems”, di Harvey e colleghi (2017), ha individuato tra i fattori lavorativi associati a un maggiore rischio di problemi comuni di salute mentale elevate richieste lavorative, basso controllo, squilibrio tra sforzo e ricompensa, scarsa giustizia organizzativa, stress di ruolo, bullismo e basso supporto sociale.
Il quiet firing, quindi, può essere vissuto come particolarmente destabilizzante quando alla sensazione di esclusione si aggiunge l’assenza di controllo sulla situazione.
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Fai il test sull’ansiaPrima di attribuire ogni cambiamento al quiet firing, può essere utile raccogliere elementi concreti. Un cambiamento nelle mansioni, una mancata convocazione o una comunicazione più scarsa possono avere spiegazioni diverse.
Può essere utile annotare ciò che accade, distinguendo i fatti dalle interpretazioni. Anche chiedere un confronto diretto con il responsabile può aiutare a ottenere informazioni più chiare sul proprio ruolo e sulle aspettative.
Sul piano individuale, alcune strategie possono contribuire a ridurre il carico di stress:
Le strategie individuali, tuttavia, non dovrebbero diventare un modo per attribuire esclusivamente al lavoratore la responsabilità di una situazione organizzativa problematica. Il benessere sul lavoro dipende anche dalle risorse, dalle condizioni e dalle modalità organizzative offerte dall’ambiente di lavoro.
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Non sempre è possibile cambiare immediatamente il contesto lavorativo. Quando però l’esclusione continua e il disagio aumenta, è importante non ignorare i segnali.
Il supporto sociale può rappresentare una risorsa significativa. La meta-analisi “Sources of social support and burnout: a meta-analytic test of the conservation of resources model”, di Halbesleben (2006), ha esaminato il rapporto tra supporto sociale e burnout, evidenziando il ruolo delle risorse sociali nel contesto lavorativo.
Questo significa che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, soprattutto quando lo stress inizia a compromettere sonno, concentrazione, umore o vita personale.
Quando sentirsi esclusi, poco coinvolti o lasciati senza spiegazioni sul lavoro diventa una fonte di stress persistente, confrontarsi con professionisti esperti può aiutare a comprendere meglio ciò che sta accadendo e a sviluppare strategie più sostenibili per gestire il sovraccarico mentale. In GAM Medical sono disponibili percorsi dedicati alla gestione dello stress e del burnout, anche quando il disagio è legato a difficoltà e dinamiche del contesto lavorativo.
Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.
Fonti scientifiche:
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Revisione clinica a cura di
Referente per CBT, mindfulness, regolazione emotiva e neurodivergenze.
Ultima revisione clinica: 20 Settembre 2026
Coordinamento editoriale: Denise Puglisi
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