Violenza ostetrica e insorgenza di sintomi post-traumatici

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Il parto può diventare un’esperienza traumatica non soltanto a causa di complicazioni mediche, ma anche per il modo in cui una donna viene trattata durante l’assistenza.

Commenti umilianti, procedure eseguite senza un adeguato consenso, comportamenti coercitivi e mancato ascolto sono alcune delle manifestazioni della cosiddetta violenza ostetrica.

La ricerca scientifica ha evidenziato un’associazione tra queste esperienze e la comparsa di sintomi da stress post-traumatico, come ricordi intrusivi del parto, ansia, evitamento e ipervigilanza. In alcuni casi, può svilupparsi un vero e proprio disturbo post-traumatico da stress (PTSD) legato al parto.

Ma che cos’è esattamente la violenza ostetrica e quali possono essere le sue conseguenze psicologiche?

Che cos’è la violenza ostetrica?

Con il termine violenza ostetrica si indicano le forme di violenza e maltrattamento che le donne possono subire durante il parto nelle strutture sanitarie.

Secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2019, questo fenomeno può comprendere diversi comportamenti che compromettono la dignità, l’autonomia e i diritti della donna, tra cui:

  • Violenza fisica: comportamenti aggressivi o trattamenti fisici abusivi.
  • Violenza verbale e psicologica: insulti, umiliazioni, minacce o commenti svalutanti.
  • Mancanza di consenso informato: procedure mediche effettuate senza fornire informazioni adeguate o senza ottenere il consenso della donna.
  • Mancato rispetto dell’autonomia: imposizione di decisioni senza coinvolgere la donna nelle scelte che riguardano il proprio corpo.
  • Trascuratezza e discriminazione: mancata assistenza, violazioni della privacy o trattamenti discriminatori.

La violenza ostetrica, quindi, non riguarda soltanto gli abusi fisici, ma anche le modalità con cui viene prestata assistenza durante il parto. Il rapporto ONU sottolinea infatti che questi comportamenti possono costituire una violazione dei diritti fondamentali della donna, compresi quelli alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione.

Violenza ostetrica e PTSD: cosa dice la ricerca scientifica?

La violenza ostetrica può avere conseguenze psicologiche che si protraggono anche dopo la nascita del bambino. Alcune donne possono sviluppare sintomi da stress post-traumatico, tra cui ricordi intrusivi del parto, incubi, evitamento dei ricordi dell’esperienza e uno stato persistente di allerta.

Una revisione sistematica condotta da Silva-Fernandez e colleghi (2023) ha analizzato 21 studi scientifici sul rapporto tra violenza ostetrica, depressione post-partum e disturbo post-traumatico da stress (PTSD).

Dai risultati è emerso che la sintomatologia post-traumatica può essere associata non soltanto alle complicazioni mediche durante il parto, ma anche a esperienze di coercizione, perdita di autonomia, mancato rispetto delle decisioni della donna e comunicazione inadeguata da parte del personale sanitario.

Questo suggerisce che le conseguenze psicologiche del parto possono dipendere anche dal modo in cui la donna viene assistita e coinvolta nelle decisioni che riguardano il proprio corpo.

Il legame tra violenza ostetrica e rischio di insorgenza di sintomi post-traumatici o PTSD

Uno studio condotto in Spagna da Martinez-Vázquez e colleghi (2021) ha approfondito il rapporto tra violenza ostetrica e sintomi post-traumatici in un campione di 899 donne che avevano partorito.

I ricercatori hanno rilevato che il 12,7% delle partecipanti presentava punteggi indicativi di un rischio elevato di PTSD, sulla base di un questionario specifico. Questo dato non equivale a una diagnosi clinica del disturbo.

In particolare, il rischio di PTSD risultava significativamente associato a tre aspetti:

  • Violenza ostetrica verbale, come insulti e comportamenti verbalmente aggressivi.
  • Violenza psicologico-affettiva, che comprende atteggiamenti svalutanti e mancato rispetto dei bisogni emotivi della donna.
  • Mancato rispetto del piano del parto, quando le preferenze precedentemente espresse dalla donna non venivano rispettate.

Le associazioni più forti riguardavano soprattutto la violenza verbale, seguita da quella psicologico-affettiva.

Questi risultati evidenziano l’importanza delle modalità comunicative e relazionali dell’assistenza ostetrica, oltre agli aspetti strettamente medici del parto.

Quando sono le parole e gli atteggiamenti a rendere traumatico il parto

Un ulteriore studio, condotto da Vega-Sanz e colleghi (2025), ha analizzato le esperienze di 236 donne, intervistate tra la quarta e la sesta settimana dopo il parto.

I ricercatori hanno valutato 13 possibili indicatori di violenza ostetrica, mettendoli in relazione con la presenza di sintomi post-traumatici.

Tra i comportamenti maggiormente associati a una sintomatologia post-traumatica elevata sono emersi:

  • Commenti ironici o umilianti rivolti alla donna durante il travaglio.
  • Procedure mediche effettuate senza informazioni preliminari adeguate.
  • Colpevolizzazione della donna da parte del personale sanitario per eventuali esiti negativi del parto.

Lo studio suggerisce quindi che un parto può essere vissuto come traumatico anche in assenza di una minaccia diretta alla vita, quando la donna sperimenta umiliazione, perdita di dignità o mancanza di controllo sulla situazione.

Quali fattori possono proteggere dalle conseguenze psicologiche?

La ricerca scientifica ha individuato anche alcuni elementi associati a una minore presenza di sintomi post-traumatici dopo il parto.

In particolare, la revisione di Silva-Fernandez e colleghi (2023) e lo studio di Vega-Sanz e colleghi (2025) hanno evidenziato l’importanza di:

  • Comunicazione chiara e rispettosa da parte del personale sanitario.
  • Rispetto delle preferenze e dell’autonomia della donna durante il parto.
  • Sostegno emotivo e sociale da parte di familiari, amici e persone vicine.
  • Contatto precoce pelle a pelle con il neonato, quando clinicamente possibile.

Questi elementi non garantiscono l’assenza di conseguenze psicologiche, ma possono contribuire a rendere l’esperienza del parto più rispettosa e supportata.

È importante sottolineare che gli studi disponibili sono prevalentemente osservazionali: documentano associazioni tra violenza ostetrica e sintomi post-traumatici, ma non dimostrano che ogni esperienza di violenza ostetrica provochi necessariamente un PTSD.

Fonti:

A human rights-based approach to mistreatment and violence against women in reproductive health services with a focus on childbirth and obstetric violence : note / by the Secretary-General

Factors Associated with Postpartum Post-Traumatic Stress Disorder (PTSD) Following Obstetric Violence: A Cross-Sectional Study

Exploring traumatic childbirth: Associations between obstetric violence indicators and perinatal posttraumatic stress

Factors Associated with Obstetric Violence Implicated in the Development of Postpartum Depression and Post-Traumatic Stress Disorder: A Systematic Review


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