Centro per il Disturbo Post Traumatico da Stress

Il disturbo post-traumatico da stress è un disturbo che insorge in connessione causale con un evento traumatico o stressante.

Il Centro per il Disturbo Post-Traumatico da Stress GAM-Medical è specializzato nella diagnosi e nel trattamento del PTSD e fornisce servizi psicoterapeutici e psicofarmacologici per gestire al meglio questa condizione, spesso debilitante.

Cos’è il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD)?

Il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD) è una condizione psicologica complessa che si sviluppa in seguito all’esposizione a un evento traumatico o altamente stressante.

Per “evento traumatico o stressante” si intende un’esperienza che ha avuto un impatto emotivo molto intenso sul soggetto, tale da superare le sue capacità di elaborazione e adattamento.

Il PTSD si manifesta con una sintomatologia ampia e variegata, che coinvolge l’ambito emotivo, cognitivo, comportamentale e fisiologico e che può compromettere in modo significativo la qualità della vita della persona.

Il PTSD non riguarda solo il momento immediato successivo al trauma, ma può emergere anche settimane o mesi dopo l’evento, ed è caratterizzato da una risposta generalmente prolungata e persistente.

disturbo post traumatico da stress: quando il pensiero torna all’evento

Cosa si Intende per “Trauma”?

In psicologia, il trauma viene definito come un evento di grande impatto emotivo che comporta una minaccia per la vita o l’incolumità proprie o dei propri cari.

Si tratta di esperienze che sovrastano la capacità individuale di affrontare l’evento stesso e che provocano una rottura dell’equilibrio psichico e lasciano una traccia profonda nella memoria e nell’emotività della persona.

Il trauma non è solamente il ricordo di un evento spiacevole: è un’esperienza che viene vissuta con un senso di impotenza, terrore, orrore, e spesso anche di dissociazione, in cui il sistema di risposta allo stress della persona viene sopraffatto e non riesce a integrare l’accaduto nella narrazione ordinaria della propria vita.

Gli eventi traumatici di grande impatto emotivo possono essere molto diversi tra loro, ma generalmente si caratterizzano per il fatto di essere improvvisi, inaspettati e percepiti come gravemente minacciosi.

Alcuni esempi di eventi che possono provocare un trauma sono:

  • Incidenti stradali gravi
  • Catastrofi naturali come terremoti, alluvioni o incendi
  • Aggressioni fisiche o sessuali
  • Diagnosi di una malattia potenzialmente terminale
  • Assistere a un atto di violenza estrema
  • Subire violenze o maltrattamenti
  • Partecipare a eventi bellici o vivere in zone di guerra
  • Perdere improvvisamente una persona cara in circostanze traumatiche

Tuttavia, non sempre il trauma deriva da eventi così eclatanti ed evidenti.

Esistono esperienze che, pur non essendo caratterizzate da una minaccia immediata alla vita o all’incolumità fisica, possono avere effetti altrettanto devastanti sulla psiche di una persona.

I traumi relazionali, ad esempio, sono legati a esperienze prolungate di disconnessione, tradimento, rifiuto, umiliazione o abbandono all’interno di relazioni significative, in particolare durante l’infanzia.

Anche la negligenza emotiva, ovvero la mancata risposta ai bisogni affettivi ed emotivi fondamentali da parte delle figure di riferimento, può avere effetti traumatici profondi e duraturi, pur non manifestandosi attraverso episodi specifici di violenza o pericolo fisico.

In questi casi, il trauma non si configura come un evento singolo, ma come un insieme di microesperienze ripetute che, nel tempo, minano la percezione di sé, degli altri e del mondo, generando convinzioni profonde di non valore, non amabilità, pericolo e sfiducia.

Proprio perché spesso si tratta di esperienze invisibili, difficili da raccontare e da riconoscere, questi traumi vengono a lungo ignorati o minimizzati, ma possono manifestarsi con sintomi anche molto gravi come ansia cronica, depressione, difficoltà relazionali, disturbi dissociativi e altre forme di disagio psicologico.

Questa tabella può facilitare una visione di insieme delle tipologie di traumi, senza pretesa di esaustività:

Tipologia di TraumaEsempi
Traumi fisiciIncidenti stradali, ferite gravi, interventi chirurgici d’urgenza
Traumi ambientaliTerremoti, alluvioni, incendi, disastri naturali
Traumi relazionaliAbbandono, tradimento, abuso emotivo nelle relazioni significative
Traumi emotiviUmiliazione pubblica, mobbing lavorativo, bullismo
Traumi evolutiviNegligenza infantile, trascuratezza affettiva nei primi anni di vita
Traumi da perditaMorte improvvisa di una persona cara, separazioni traumatiche
Traumi collettiviGuerre, attentati terroristici, pandemie
Traumi da violenzaViolenza domestica, aggressioni fisiche o sessuali

Sintomi del Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD)

Il disturbo post-traumatico da stress si manifesta con una serie di sintomi che riflettono una difficoltà a elaborare e superare l’esperienza traumatica e che influiscono negativamente sulla vita quotidiana, le relazioni sociali e il funzionamento emotivo e cognitivo della persona.

I criteri diagnostici del disturbo post-traumatico da stress secondo il DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione) sono specifici e richiedono la presenza di sintomi in diverse categorie per un periodo di almeno un mese dopo l’evento traumatico.

In particolare:

PTSD Intrusioni Evitamento Umore e pensieri Arousal

Esposizione a un evento traumatico

Il primo criterio diagnostico per il PTSD è l’esposizione a un evento traumatico. Questo può avvenire in diversi modi, inclusi:

  1. Essere direttamente coinvolti in un evento traumatico.
  2. Assistere direttamente a un evento traumatico accaduto ad altri.
  3. Venire a conoscenza del fatto che un parente o un amico stretto è stato coinvolto in un evento traumatico violento o mortale.
  4. Essere esposti ripetutamente a dettagli cruenti di eventi traumatici, come accade spesso nei primi soccorritori, nei poliziotti o nei professionisti del settore sanitario.

L’evento traumatico deve essere di natura tale da rappresentare una minaccia alla vita o all’integrità fisica della persona o di altri, e deve suscitare una reazione di paura intensa, impotenza o orrore.

Sintomi intrusivi legati all’evento traumatico (Criterio B)

I sintomi intrusivi sono una caratteristica distintiva del PTSD e riflettono la difficoltà del cervello a elaborare l’evento traumatico. Questi sintomi includono:

  1. Ricordi ricorrenti, involontari e intrusivi dell’evento traumatico, che possono manifestarsi come flashback vividi e disturbanti.
  2. Incubi o sogni ricorrenti legati al trauma, che causano un significativo disagio emotivo e spesso interferiscono con il sonno.
  3. Flashback dissociativi, in cui la persona sente o agisce come se l’evento traumatico stesse accadendo di nuovo. Questi episodi possono essere brevi o durare più a lungo, e in alcuni casi possono portare a una completa perdita del contatto con la realtà.
  4. Grave angoscia psicologica quando si è esposti a stimoli che ricordano l’evento traumatico, come suoni, immagini, odori o situazioni che richiamano alla mente il trauma.
  5. Risposte fisiologiche marcate (ad esempio, tachicardia, sudorazione, tremori) in presenza di stimoli associati all’evento traumatico.

Evitamento persistente degli stimoli associati al trauma (Criterio C)

Il soggetto con PTSD tende a evitare tutto ciò che potrebbe ricordare il trauma, cercando di proteggersi dal dolore emotivo legato ai ricordi dell’evento. Questo evitamento può manifestarsi in due modi principali:

  1. Evitare i pensieri, i sentimenti o le conversazioni legate all’evento traumatico.
  2. Evitare luoghi, persone, attività, oggetti o situazioni che possono evocare ricordi legati all’evento traumatico. Questo tipo di evitamento può limitare gravemente la vita sociale, lavorativa o personale della persona, portandola a evitare contesti che ricordano il trauma anche indirettamente.

Alterazioni negative nelle cognizioni e nell’umore (Criterio D)

Il PTSD provoca anche cambiamenti significativi nel modo in cui il soggetto percepisce se stesso e il mondo intorno a sé. Questi cambiamenti cognitivi e dell’umore includono:

  1. Inabilità a ricordare aspetti importanti del trauma, che può essere dovuta a una dissociazione piuttosto che a una lesione fisica al cervello.
  2. Credenze negative persistenti e distorte su se stessi, sugli altri o sul mondo (ad esempio, “sono una cattiva persona”, “non posso fidarmi di nessuno”, “il mondo è pericoloso”).
  3. Attribuire colpe distorte a sé o agli altri riguardo l’evento traumatico, sentendosi responsabili o accusando ingiustamente qualcun altro dell’accaduto.
  4. Stato emotivo persistentemente negativo, caratterizzato da sentimenti di paura, orrore, rabbia, colpa o vergogna.
  5. Diminuzione marcata dell’interesse o della partecipazione ad attività che prima risultavano piacevoli o significative.
  6. Sentimenti di distacco o estraneità dagli altri, con conseguente isolamento sociale.
  7. Incapacità di sperimentare emozioni positive, come felicità, amore o soddisfazione. Questa condizione può portare a una sensazione di distacco emotivo dalla vita e dalle relazioni.

Alterazioni dell’arousal e della reattività (Criterio E)

Il PTSD è caratterizzato anche da uno stato di ipervigilanza costante, con una reattività eccessiva agli stimoli ambientali. I sintomi legati all’arousal includono:

  1. Irritabilità o scoppi di rabbia, spesso sproporzionati rispetto alla situazione, che possono manifestarsi con aggressività verbale o fisica.
  2. Comportamenti imprudenti o autodistruttivi, come guidare in modo spericolato o mettere in atto comportamenti a rischio.
  3. Ipervigilanza costante, caratterizzata da uno stato di allerta esagerata nei confronti del pericolo, anche in situazioni sicure.
  4. Risposte di sobbalzo esagerate in presenza di rumori forti o stimoli inaspettati.
  5. Difficoltà a concentrarsi o a mantenere l’attenzione, che interferiscono con la capacità di lavorare o svolgere attività quotidiane.
  6. Disturbi del sonno, che possono includere difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, oppure risvegli frequenti dovuti a incubi o ansia.

Durata dei sintomi (Criterio F)

I sintomi del PTSD devono essere presenti per almeno un mese dopo l’evento traumatico per poter fare una diagnosi. Se i sintomi si manifestano per un periodo inferiore a un mese, potrebbe essere più appropriata una diagnosi di disturbo acuto da stress (ASD). In alcuni casi, i sintomi del PTSD possono comparire solo mesi o anni dopo l’evento traumatico (PTSD a esordio ritardato).

Compromissione significativa del funzionamento (Criterio G)

Per fare una diagnosi di PTSD, i sintomi devono causare una compromissione significativa del funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti della vita della persona. Il disturbo deve interferire con la capacità del soggetto di vivere una vita normale e influenzare negativamente le relazioni personali, la carriera o la salute mentale e fisica.

Esclusione di altre cause (Criterio H)

Infine, per diagnosticare il PTSD, è necessario escludere che i sintomi siano attribuibili all’effetto di una sostanza (come alcol o droghe) o a un’altra condizione medica, come un trauma cranico o un disturbo neurologico.

Il DSM-5 introduce inoltre diversi specificatori per il PTSD, che aiutano a descrivere con maggiore precisione la presentazione clinica del disturbo in ciascun individuo.

Questi specificatori sono importanti per adattare il trattamento alle esigenze specifiche del paziente.

I principali specificatori per il PTSD sono:

Con sintomi dissociativi

Depersonalizzazione: L’individuo sperimenta una sensazione persistente o ricorrente di distacco da se stesso, come se fosse un osservatore esterno dei propri pensieri, sentimenti, sensazioni, corpo o azioni. Questo può manifestarsi come sentirsi irreali, come in un sogno, o come se il proprio corpo o i propri processi mentali non appartenessero a sé.

Derealizzazione: L’individuo sperimenta una sensazione persistente o ricorrente di irrealtà o distacco dall’ambiente circostante. Il mondo esterno può apparire irreale, distante, distorto o privo di vita. Gli oggetti possono sembrare alterati in forma, dimensione o colore, e le persone possono sembrare estranee o meccaniche.

Per applicare questo specificatore, i sintomi dissociativi devono essere presenti in aggiunta ai criteri diagnostici per il PTSD e non devono essere attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza (ad esempio, alcol o droghe) o a un’altra condizione medica (ad esempio, crisi epilettiche).

Con espressione ritardata

questo specificatore viene utilizzato quando i criteri diagnostici completi per il PTSD non sono soddisfatti fino ad almeno 6 mesi dopo l’evento traumatico. Durante questo periodo, alcuni sintomi possono essere presenti, ma il quadro clinico completo emerge solo successivamente. L’esordio ritardato può essere innescato da ulteriori eventi stressanti o dalla rievocazione del trauma originale. L’espressione ritardata del PTSD può rendere più difficile la diagnosi, poiché il legame tra i sintomi attuali e l’evento traumatico può non essere immediatamente evidente. È importante considerare la storia di esposizione a traumi anche quando i sintomi si manifestano molto tempo dopo l’evento.

Diagnosi del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD)

La diagnosi di Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD) è complessa e richiede un inquadramento clinico accurato.

  1. Non è sufficiente individuare nella storia del soggetto un evento traumatico e una sintomatologia disfunzionale per arrivare automaticamente alla diagnosi: il PTSD è una condizione articolata e necessita di passaggi rigorosi, rispettosi della persona e del suo vissuto.

  2. Il primo passo consiste generalmente in un colloquio clinico con uno psicologo o uno psichiatra, con raccolta anamnestica approfondita: si esplora in modo sistematico la storia di vita, includendo esperienze potenzialmente traumatiche o altamente stressanti.

  3. È fondamentale ricordare che non sempre il soggetto è consapevole di aver vissuto un trauma. Spesso l’accesso avviene per sintomi intensi — come ansia, depressione, attacchi di panico, irritabilità, disturbi del sonno o alterazioni dell’umore — che la persona non riesce a collegare a un evento specifico. Inoltre, il PTSD può esordire anche mesi o anni dopo l’evento traumatico, con sintomi improvvisi o progressivi: per questo l’esplorazione deve essere attenta, non invasiva e rispettosa dei tempi narrativi del paziente.

  4. Oltre al colloquio, per la diagnosi è imprescindibile avvalersi di strumenti di valutazione testistica specifici. La somministrazione di test standardizzati aiuta a riconoscere i pattern tipici del PTSD e a distinguerli da altre condizioni, anche perché i sintomi possono sovrapporsi ad altri disturbi.

  5. Frequentemente, inoltre, il PTSD si accompagna a comorbidità (ad esempio depressione, abuso di sostanze, disturbi d’ansia, disturbi dissociativi e, nei casi più gravi, manifestazioni psicotiche transitorie), rendendo ancora più importante distinguere ciò che è trauma-correlato da ciò che appartiene ad altri quadri clinici.

La clinica psicologica GAM-Medical è specializzata nel riconoscimento del PTSD e dei suoi sintomi, anche quelli meno evidenti, e svolge percorsi diagnostici strutturati basati su colloquio clinico e valutazione testistica.

Per offrire un supporto completo, GAM-Medical mette a disposizione un’équipe multidisciplinare: di seguito trovi psicologi, psichiatri e psicoterapeuti specializzati in PTSD.

Psicologi per il PTSD (Disturbo Post-Traumatico da Stress)

Gli psicologi per il PTSD di GAM-Medical sono spesso il primo riferimento nella fase di inquadramento clinico: aiutano a dare un senso ai sintomi e a ricostruire, con delicatezza, il legame tra vissuti traumatici e manifestazioni attuali. Nel Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), infatti, il disagio può emergere anche a distanza di tempo e presentarsi con intrusioni, evitamento, iperattivazione, alterazioni dell’umore o dissociazione.

Lo psicologo conduce un colloquio clinico accurato e integra la valutazione con strumenti testistici mirati, distinguendo ciò che è direttamente trauma-correlato da ciò che può appartenere ad altri quadri. L’obiettivo è costruire una mappa chiara, definire priorità (sicurezza, sonno, regolazione emotiva) e orientare verso un percorso trauma-informed, rispettoso dei tempi della persona.

Il team clinico

Le persone che ti accompagnano nel percorso

Psicologi, psicoterapeuti e psichiatri che si occupano ogni giorno di ADHD e neurodivergenze negli adulti.

Psicologa · Psicoterapeuta

Alessandra Merizzi

Psicologa clinica e psicoterapeuta della Gestalt, specializzata nella diagnosi e nel trattamento dell’ADHD in età adulta. Integra tecniche gestaltiche, strumenti cognitivi e mindfulness, offrendo percorsi personalizzati in italiano e inglese, con attenzione all’esperienza vissuta, alla relazione e all’integrazione mente-corpo.

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Psicologa

Alessandra Muretti

Psicologa dell’età evolutiva con formazione neuropsicologica, si occupa di ADHD, DSA e disturbi del neurosviluppo in bambini e adolescenti. Propone percorsi di valutazione, potenziamento cognitivo e psicoeducazione, collaborando con famiglie e insegnanti per promuovere benessere, regolazione emotiva e autonomia scolastica.

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Psicologa

Assunta Pinto

Psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, si occupa di ADHD, ansia, disturbi dell’umore, DOC e regolazione emotiva, integrando CBT, DBT e Schema Therapy.

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Psicologa

Camilla Esposito

Psicologa, sessuologa e psicoterapeuta in formazione ad orientamento breve strategico, si occupa di ADHD, ansia, difficoltà emotive e relazionali, sessualità e benessere psicologico.

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Psicologa

Chiara Bertora

Psicologa con formazione in Psicopatologia Dinamica e specializzanda in psicoterapia cognitivo-comportamentale. Si occupa di ADHD in età adulta, dipendenze patologiche e psicodiagnostica, offrendo percorsi personalizzati per adolescenti e adulti basati su protocolli evidence-based.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Claudia Lotti

Psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, con esperienza in ADHD, ansia, DOC, umore, DCA, stress, traumi e dipendenze. Lavora con adolescenti e adulti integrando CBT, mindfulness ed EMDR, con un approccio pratico, collaborativo e orientato alla regolazione emotiva.

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Psicologo

Daniele Palamara

Psicologo clinico ad orientamento cognitivo-comportamentale, con formazione in psicodiagnosi clinica e forense. Lavora con adolescenti e adulti, integrando analisi metacognitiva, dinamiche relazionali e strategie concrete per favorire consapevolezza, autonomia e cambiamento.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Debora Galli

Psicologa esperta in psicodiagnosi clinica e disturbi del neurosviluppo, con formazione ABA, EMDR e mindfulness-based. Collabora con servizi territoriali nella presa in carico di bambini, adolescenti e adulti con autismo, ADHD e comorbidità, proponendo valutazioni complesse e percorsi psicoeducativi personalizzati.

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Psicologo · Psicoterapeuta

Edoardo Maria Tognoni

Psicologo e psicoterapeuta, si occupa di ansia, disturbi dell’umore, trauma, disturbi alimentari e sessuologia clinica. Lavora con adolescenti e adulti attraverso percorsi personalizzati orientati alla consapevolezza, al benessere emotivo e alla qualità delle relazioni.

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Psicologa

Elisabetta Raho

Psicologa clinica in formazione cognitivo-comportamentale, consulente sessuale e sessuologa clinica in formazione. Si occupa di ansia, dipendenze patologiche, ADHD, neurodivergenze e difficoltà relazionali, integrando tecniche CBT e interventi sessuologici in percorsi per adulti e giovani adulti.

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Psicologa

Emma Ruggieri

Psicologa in formazione in Psicoterapia Psicodinamica Integrata, con esperienza nella valutazione neuropsicologica e psicopatologica di adolescenti, giovani adulti e adulti. Si occupa di ADHD, difficoltà emotive, relazionali e cognitive, offrendo percorsi di supporto fondati su ascolto empatico, consapevolezza e crescita personale.

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Psicologa

Erika Firrincieli

Psicologa in formazione psicoanalitica, con competenze in neuropsicologia clinica, psicodiagnostica e valutazione cognitiva. Si occupa di ADHD, spettro autistico, disturbi dell’umore e deterioramento neurocognitivo, offrendo percorsi centrati sull’ascolto, sulla relazione e sulla consapevolezza di sé.

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Psicologa

Francesca Beatrice

Psicologa con formazione in Psicologia del Lavoro e orientamento clinico cognitivo-costruttivista. Si occupa di supporto psicologico per adolescenti, giovani adulti e adulti, con esperienza in ambito scolastico, consulenza sessuale, ansia, autostima, difficoltà affettive e dipendenze.

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Psicologo

Francesco Cioppa

Psicologo clinico e psicoterapeuta in formazione ad orientamento psicoanalitico e gruppoanalitico, accompagna la persona nella comprensione di sé, dei propri vissuti emotivi e delle dinamiche relazionali.

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Psicologo · Psicoterapeuta

Francesco Pezzella

Psicologo e psicoterapeuta psicoanalitico, lavora con bambini, adolescenti e adulti su ansia, stress, disturbi di personalità e ADHD. Integra l’esperienza clinica con competenze in ambito minorile e forense, offrendo percorsi centrati sulla relazione, sull’ascolto e sulla consapevolezza emotiva.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Giulia Guida

Psicologa clinica ad orientamento cognitivo-costruttivista, si occupa di DSA, ADHD, ansia, autostima e crescita personale, con particolare attenzione ai giovani adulti. Svolge valutazioni cognitive e psicodiagnostiche, integrando supporto clinico, scolastico e professionale con un approccio empatico, collaborativo e attento all’inclusione.

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Psicologo · Psicoterapeuta

Giuseppe Mangiacotti

Psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, si occupa di disturbi del neurosviluppo, ansia, difficoltà emotive e relazionali, lavorando con bambini, adolescenti e adulti attraverso percorsi personalizzati.

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Psicologo · Psicoterapeuta

Ivan Vernarelli

Psicologo e psicoterapeuta con esperienza nella valutazione, diagnosi e presa in carico lungo tutto il ciclo di vita. Si occupa di autismo, disabilità e vulnerabilità cliniche, integrando psicodiagnostica, DIRFloortime e interventi orientati all’inclusione sociale, familiare e lavorativa.

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Psicologo

Leonardo Becheri

Psicologo clinico in formazione cognitivo-comportamentale, con competenze in neuropsicologia, assessment e psicodiagnosi clinica e forense. Offre percorsi centrati sulla comprensione del rapporto tra pensieri, emozioni e comportamenti, in uno spazio empatico e non giudicante.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Letizia Lo Cascio

Psicologa e psicoterapeuta ad orientamento adleriano, con formazione in psicodiagnostica e scienze forensi. Lavora con giovani adulti e adulti su difficoltà emotive, relazionali e comportamentali, promuovendo consapevolezza, crescita personale e valorizzazione delle risorse individuali.

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Psicologo · Psicoterapeuta

Lorenzo Conforti

Psicologo clinico con formazione in neuropsicologia, psicopatologia ed EMDR. Si occupa di ADHD in adolescenza ed età adulta, insonnia, tutela minorile e difficoltà emotive, integrando valutazione, sostegno psicologico e interventi psicoeducativi personalizzati basati su evidenze scientifiche.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Maria Carla Ricci

Psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, con solida formazione in psicodiagnosi evolutiva e adulta. Si occupa di ADHD, DSA, autismo, disturbi del comportamento e difficoltà emotive, integrando protocolli CBT, ACT e DBT in percorsi personalizzati orientati ad autonomia, consapevolezza e benessere globale.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Maria Elena De Matteis

Psicologa clinica e psicoterapeuta cognitivo-interpersonale, con esperienza nella diagnosi di ADHD e nei disturbi del neurosviluppo. Lavora con giovani adulti e adulti su ansia, autostima, difficoltà relazionali e traumi, integrando approcci evidence-based, EMDR e valutazione neuropsicologica.

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Psicologa

Martina Mignolli

Psicologa e psicoterapeuta in formazione ad orientamento sistemico-strategico breve, si occupa di ADHD e autismo in età adulta, valutazione psicodiagnostica, ansia e difficoltà emotive e relazionali.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Noemi Giordani

Psicologa e psicoterapeuta sistemico-relazionale, lavora con bambini, adolescenti, adulti e famiglie. Si occupa di psicodiagnosi, disturbi del neurosviluppo, spettro autistico, difficoltà emotive e supporto alla genitorialità, con un approccio attento al contesto relazionale e familiare.

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Psicologa

Priscilla Pacini Toti

Psicologa clinica ad orientamento cognitivo-comportamentale, integra CBT, ACT, Compassion Focused Therapy e mindfulness in percorsi orientati alla regolazione emotiva, alla consapevolezza e al benessere psicologico.

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Psicologa

Raffaela Camiscia

Psicologa in formazione cognitivo-costruttivista, integra neuroscienze e prospettiva narrativa nel lavoro clinico. Si occupa di ADHD in età adulta, neurodivergenze, valutazioni neuropsicologiche e stimolazione cognitiva, con esperienza anche nel supporto a persone anziane e caregiver.

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Psicologo · Psicoterapeuta

Samuel Amerikanos Occhi

Psicologo e psicoterapeuta con oltre vent’anni di esperienza in contesti clinici, pubblici, accademici e istituzionali. Si occupa di valutazione psicologica, colloqui clinici strutturati, gestione dello stress e difficoltà personali e relazionali, con un approccio attento, etico e orientato al benessere della persona.

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Psicologa

Sara Ciccolini

Psicologa clinica con formazione psicodinamica, specializzata in psicotraumatologia e psicodiagnostica clinica e forense. Lavora con adolescenti, giovani adulti e famiglie su ADHD, difficoltà emotive, esperienze traumatiche e dinamiche familiari complesse, valorizzando la relazione terapeutica come spazio di comprensione e cambiamento.

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Psicologa

Sara Pesce

Psicologa con formazione in neuropsicologia e specializzazione in ambito cognitivo-comportamentale. Si occupa di ADHD e neurodivergenze in giovani adulti e adulti, offrendo percorsi di valutazione, psicoeducazione e sostegno psicologico orientati al benessere emotivo e all’empowerment personale.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Sofia Tavella

Psicologa, psicoterapeuta e PhD, con oltre vent’anni di esperienza in psicologia pediatrica e psicopatologia dello sviluppo. Lavora con bambini, adolescenti e famiglie, integrando competenze in psicologia dello sport e psico-oncologia con un approccio concreto, relazionale e orientato alle risorse.

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Psicologa

Susanna Maria Marroccia

Psicologa con formazione in neuroscienze, logopedia e disturbi dello sviluppo e apprendimento. Lavora con bambini, adolescenti, adulti e persone in età geriatrica, occupandosi di neurodivergenze, difficoltà cognitive, comunicative e di apprendimento.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Tania Morelli

Psicologa e psicoterapeuta psicodinamica integrata, si occupa di dipendenze patologiche, comorbidità psichiatriche e ADHD in età adulta. Svolge attività clinica e giuridica, offrendo percorsi orientati alla consapevolezza e alla comprensione del funzionamento personale.

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Psicologa

Valentina Pasetto

Psicologa clinica e specializzanda in Psicoterapia Cognitivo-Interattiva, con formazione in psicotraumatologia e psicologia dell’emergenza. Lavora con adolescenti, adulti e coppie, integrando tecniche narrative, strategiche e cognitive per promuovere consapevolezza emotiva, resilienza e cambiamento nei momenti di crisi e trasformazione.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Valentina Pisu

Psicologa e psicoterapeuta cognitiva, con formazione in psicodiagnosi e sessuologia clinica. Si occupa di neurodivergenze in adolescenti e adulti, in particolare ADHD, DSA e autismo ad alto funzionamento, offrendo percorsi orientati ad autoconsapevolezza, regolazione emotiva, relazioni e strategie concrete per la quotidianità.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Viviana Sgroi

Psicologa clinica e psicoterapeuta breve strategica, lavora con individui, coppie e famiglie. Si occupa di ansia, panico, DOC, depressione, lutto, DCA, supporto al caregiver e gestione dei sintomi dell’ADHD, con percorsi orientati al cambiamento concreto e a strategie personalizzate.

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Psicoterapeuti per il PTSD

Gli psicoterapeuti per il PTSD accompagnano la persona nel lavoro più specifico di elaborazione del trauma, con un approccio graduale e sicuro. Nella psicoterapia per stress post-traumatico si lavora spesso per fasi: prima stabilizzazione (grounding, gestione dei trigger, regolazione emotiva, sonno), poi elaborazione dei ricordi traumatici e, infine, integrazione e prevenzione delle ricadute.

Gli interventi possono includere approcci evidence-based focalizzati sul trauma — come EMDR e modelli di terapia cognitivo-comportamentale trauma-focused — sempre adattati alla storia individuale e alla “finestra di tolleranza” della persona. L’obiettivo non è forzare il ricordo, ma ridurne il potere: diminuire flashback e evitamento, abbassare l’allarme interno, ricostruire fiducia e continuità di vita, così che il trauma smetta di governare il presente.

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Psicologa clinica e psicoterapeuta della Gestalt, specializzata nella diagnosi e nel trattamento dell’ADHD in età adulta. Integra tecniche gestaltiche, strumenti cognitivi e mindfulness, offrendo percorsi personalizzati in italiano e inglese, con attenzione all’esperienza vissuta, alla relazione e all’integrazione mente-corpo.

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Claudia Lotti

Psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, con esperienza in ADHD, ansia, DOC, umore, DCA, stress, traumi e dipendenze. Lavora con adolescenti e adulti integrando CBT, mindfulness ed EMDR, con un approccio pratico, collaborativo e orientato alla regolazione emotiva.

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Debora Galli

Psicologa esperta in psicodiagnosi clinica e disturbi del neurosviluppo, con formazione ABA, EMDR e mindfulness-based. Collabora con servizi territoriali nella presa in carico di bambini, adolescenti e adulti con autismo, ADHD e comorbidità, proponendo valutazioni complesse e percorsi psicoeducativi personalizzati.

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Psicologo e psicoterapeuta, si occupa di ansia, disturbi dell’umore, trauma, disturbi alimentari e sessuologia clinica. Lavora con adolescenti e adulti attraverso percorsi personalizzati orientati alla consapevolezza, al benessere emotivo e alla qualità delle relazioni.

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Giulia Guida

Psicologa clinica ad orientamento cognitivo-costruttivista, si occupa di DSA, ADHD, ansia, autostima e crescita personale, con particolare attenzione ai giovani adulti. Svolge valutazioni cognitive e psicodiagnostiche, integrando supporto clinico, scolastico e professionale con un approccio empatico, collaborativo e attento all’inclusione.

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Psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, si occupa di disturbi del neurosviluppo, ansia, difficoltà emotive e relazionali, lavorando con bambini, adolescenti e adulti attraverso percorsi personalizzati.

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Ivan Vernarelli

Psicologo e psicoterapeuta con esperienza nella valutazione, diagnosi e presa in carico lungo tutto il ciclo di vita. Si occupa di autismo, disabilità e vulnerabilità cliniche, integrando psicodiagnostica, DIRFloortime e interventi orientati all’inclusione sociale, familiare e lavorativa.

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Letizia Lo Cascio

Psicologa e psicoterapeuta ad orientamento adleriano, con formazione in psicodiagnostica e scienze forensi. Lavora con giovani adulti e adulti su difficoltà emotive, relazionali e comportamentali, promuovendo consapevolezza, crescita personale e valorizzazione delle risorse individuali.

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Psicologo · Psicoterapeuta

Lorenzo Conforti

Psicologo clinico con formazione in neuropsicologia, psicopatologia ed EMDR. Si occupa di ADHD in adolescenza ed età adulta, insonnia, tutela minorile e difficoltà emotive, integrando valutazione, sostegno psicologico e interventi psicoeducativi personalizzati basati su evidenze scientifiche.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Maria Carla Ricci

Psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, con solida formazione in psicodiagnosi evolutiva e adulta. Si occupa di ADHD, DSA, autismo, disturbi del comportamento e difficoltà emotive, integrando protocolli CBT, ACT e DBT in percorsi personalizzati orientati ad autonomia, consapevolezza e benessere globale.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Maria Elena De Matteis

Psicologa clinica e psicoterapeuta cognitivo-interpersonale, con esperienza nella diagnosi di ADHD e nei disturbi del neurosviluppo. Lavora con giovani adulti e adulti su ansia, autostima, difficoltà relazionali e traumi, integrando approcci evidence-based, EMDR e valutazione neuropsicologica.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Noemi Giordani

Psicologa e psicoterapeuta sistemico-relazionale, lavora con bambini, adolescenti, adulti e famiglie. Si occupa di psicodiagnosi, disturbi del neurosviluppo, spettro autistico, difficoltà emotive e supporto alla genitorialità, con un approccio attento al contesto relazionale e familiare.

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Psicologo · Psicoterapeuta

Samuel Amerikanos Occhi

Psicologo e psicoterapeuta con oltre vent’anni di esperienza in contesti clinici, pubblici, accademici e istituzionali. Si occupa di valutazione psicologica, colloqui clinici strutturati, gestione dello stress e difficoltà personali e relazionali, con un approccio attento, etico e orientato al benessere della persona.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Sofia Tavella

Psicologa, psicoterapeuta e PhD, con oltre vent’anni di esperienza in psicologia pediatrica e psicopatologia dello sviluppo. Lavora con bambini, adolescenti e famiglie, integrando competenze in psicologia dello sport e psico-oncologia con un approccio concreto, relazionale e orientato alle risorse.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Tania Morelli

Psicologa e psicoterapeuta psicodinamica integrata, si occupa di dipendenze patologiche, comorbidità psichiatriche e ADHD in età adulta. Svolge attività clinica e giuridica, offrendo percorsi orientati alla consapevolezza e alla comprensione del funzionamento personale.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Valentina Pisu

Psicologa e psicoterapeuta cognitiva, con formazione in psicodiagnosi e sessuologia clinica. Si occupa di neurodivergenze in adolescenti e adulti, in particolare ADHD, DSA e autismo ad alto funzionamento, offrendo percorsi orientati ad autoconsapevolezza, regolazione emotiva, relazioni e strategie concrete per la quotidianità.

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Psicologa · Psicoterapeuta

Viviana Sgroi

Psicologa clinica e psicoterapeuta breve strategica, lavora con individui, coppie e famiglie. Si occupa di ansia, panico, DOC, depressione, lutto, DCA, supporto al caregiver e gestione dei sintomi dell’ADHD, con percorsi orientati al cambiamento concreto e a strategie personalizzate.

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Psichiatri per il PTSD

Gli psichiatri per il PTSD intervengono quando i sintomi sono intensi, persistenti o quando sono presenti comorbidità che complicano il quadro (ad esempio ansia marcata, depressione, disturbi del sonno, abuso di sostanze o sintomi dissociativi). La valutazione psichiatrica approfondisce il funzionamento globale della persona, con attenzione a iperattivazione, irritabilità, insonnia, pensieri intrusivi e impatto sulla vita quotidiana, e svolge una diagnosi differenziale accurata.

Quando indicato, lo psichiatra può affiancare alla psicoterapia un supporto medico mirato per ridurre i sintomi che impediscono il recupero (ad esempio sonno, ansia, umore), sempre con monitoraggio e obiettivi definiti. La sinergia con psicologi e psicoterapeuti permette un percorso integrato: stabilizzare quando serve e favorire una ripresa graduale e sostenibile.

Recensioni verificate

Chi ha fatto il percorso, lo racconta

26 settembre 2026

Ottima esperienza

Ottima esperienza, molta cura e professionalità nei miei confronti. Per un certo senso, già il percorso di diagnosi è stato terapeutico.

7 settembre 2026

Personale specializzato e competente

Personale specializzato e competente! Appuntamenti in poco tempo, e mai rimandati da parte della struttara. Mi sono trovata molto bene con la psicologa che mi ha seguito la dott. Comotti, persona empatica, precisa e a mio parere anche molto formata sulle neurodivergenze.

4 agosto 2026

Un'esperienza a dir poco eccellente

Il centro GAM Medical si è rivelato essere super efficiente sia nella parte amministrativa/gestionale che in quella professionale. Il Dott. Vernarelli mi ha fatto sentire a mio agio dal primo momento e per tutto il proseguo del percorso. Relazione molto ben strutturata. Un'esperienza a dir poco eccellente

18 agosto 2026

Professionalità

Personale molto professionale, dalla backoffice (lavoro sempre eccellente) ai dottori che hanno molta empatia con il paziente.
Mi sono sentito a mio agio nel percorso diagnostico.
Seguito dalla Dott.ssa Raho, professionale e preparata, nella restituzione dei risultati molto precisa e dettagliata nella spiegazione.
Raccomando fortemente.

9 settembre 2026

La mia esperienza è stata assolutamente positiva…

La mia esperienza è stata assolutamente positiva ho trovato cortesia gentilezza la segreteria è sempre stata pronta a rispondere tempestivamente sia a Tel sia su WhatsApp. La psicologa che ha seguito la mia valutazione è stata cortese. Mi ha fatto sentire a mio agio e professionale.

31 agosto 2026

Consiglio decisamente

Prima di iniziare il percorso avevo dei dubbi sulla scelta fatta, considerando le innumerevoli proposte sul mercato, ma poi mi sono ricreduta grazie alla professionalità e competenza della psicologa che mi ha seguita e che mi ha supportata durante tutto il percorso diagnostico e durante la restituzione finale. Consiglio decisamente per quanto sopra e per l'ottima organizzazione a livello di comunicazioni e tempestività nelle risposte e gestione appuntamenti.

3 settembre 2026

Se senti di non stare bene, è probabile che tu abbia ragione

Per varie informazioni raccolte, mi sono convinto ad effettuare un test diagnostico per ADHD. Non è stata un' esperienza che definirei semplice, ma sotto la giuda della dottoressa Bresolin è stato tutto più facile e leggero. Vorrei evidenziare la capacità e la preparazione della dottoressa, che è stata capace di scovare un probabile disturbo persistente dell'umore, scartando l'ADHD. Continuo il mio percorso sentendomi continuamente supportato dagli specialisti sempre a disposizione. Grazie per l'aiuto

12 agosto 2026

Competenza professionalità e assistenza

Mi sono trovata benissimo con la dott.ssa Giuseppina Rosano, da subito mi ha fatto sentire a mio agio e ha svolto una valutazione molto approfondita, accurata e dettagliata. Ho deciso di conseguire con lei il percorso di psicoeducazione perché ho riposto in lei molta fiducia.
Anche l'assistenza si è dimostrata presente e disponibile a soddisfare le richieste e i dubbi/perplessità che avevo un po' all'inizio del percorso.
Lo consiglio!

27 luglio 2026

Meno male che esistete! 🥰

Mi sono trovata molto bene con Gam Medical. Sono stati davvero professionali, si sono attenuti al programma e il numero di sedute sono state effettivamente quelle promesse. Ora sto facendo il percorso di psicoeducazione e mi sto trovando bene 🙂
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La consapevolezza aiuta tantissimo e avere dei professionisti al tuo fianco che capiscono il problema e sanno come trattarlo fa tutta la differenza. Grazie Gam Medical! Meno male che esistete 🥰

Diagnosi Differenziale del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD)

Il Disturbo da Stress Post-Traumatico è un disturbo che presenta una sintomatologia talmente variegata da poter facilmente assomigliare ad altre condizioni psicopatologiche.

Infatti, nonostante il PTSD sia caratterizzato da una serie di sintomi specifici legati a un trauma, molti disturbi mentali condividono alcuni di questi sintomi.

I principali disturbi da considerare nella diagnosi differenziale del PTSD sono:

Disturbo da stress acuto

il disturbo da stress acuto (ASD) si manifesta subito dopo un evento traumatico, ma i sintomi sono transitori e durano meno di un mese. Se i sintomi persistono oltre questo periodo, si può parlare di PTSD. I sintomi di entrambi i disturbi possono essere simili (come flashback e iperattivazione), ma il criterio temporale è la differenza chiave: nel PTSD, i sintomi devono persistere per almeno un mese.

Disturbo dell’adattamento

Il disturbo dell’adattamento si sviluppa in risposta a situazioni di stress (come un cambiamento importante nella vita), ma non è necessariamente legato a un trauma grave. Nel PTSD, invece, il trauma è un requisito fondamentale e i sintomi coinvolgono reazioni più intense, come flashback e incubi legati al trauma.

Nel disturbo dell’adattamento, i sintomi di ansia o depressione si risolvono generalmente con la cessazione dello stress, mentre nel PTSD possono persistere a lungo termine.

Disturbo d’ansia generalizzata

Il disturbo d’ansia generalizzata (GAD) è caratterizzato da preoccupazioni eccessive e diffuse su vari aspetti della vita quotidiana, senza una connessione a un trauma specifico. Nel PTSD, invece, l’ansia è direttamente legata all’esposizione a un evento traumatico e si manifesta con sintomi come flashback e ricordi intrusivi.

La principale differenza è che il GAD è caratterizzato da una preoccupazione cronica e generalizzata, mentre il PTSD coinvolge pensieri intrusivi e specificamente legati al trauma.

Fobia specifica

La fobia specifica può seguire un trauma, ma resta una paura intensa e circoscritta verso uno stimolo (es. cane), con evitamento e sintomi fisici; di solito senza flashback o cambiamenti duraturi. Nel PTSD il trauma ha effetti più globali: rivissuti, evitamento esteso, umore/pensieri negativi e iperattivazione, anche con esordio tardivo. L’impatto è pervasivo sulla vita quotidiana.

Depressione maggiore

entrambi i disturbi possono includere sintomi come anedonia, ritiro sociale e pensieri suicidari, ma nel PTSD questi sintomi sono accompagnati da ricordi intrusivi e iperattivazione legati al trauma. La depressione maggiore non richiede un evento traumatico per manifestarsi e presenta un umore persistentemente depresso, mentre il PTSD è caratterizzato da una forte connessione con l’esperienza traumatica.

Disturbo ossessivo-compulsivo (OCD)

sebbene entrambi i disturbi possano presentare pensieri intrusivi, nel disturbo ossessivo-compulsivo questi pensieri non sono legati a un trauma specifico e sono spesso accompagnati da compulsioni ritualistiche. Nel PTSD, i pensieri intrusivi riguardano direttamente il trauma, senza la presenza di comportamenti compulsivi.

La diagnosi differenziale si basa quindi sulla natura dei pensieri intrusivi e sull’assenza di compulsioni nel PTSD.

Disturbi dissociativi

il PTSD può includere episodi dissociativi in risposta al trauma, ma nei disturbi dissociativi la dissociazione è l’aspetto centrale e pervasivo. Nei disturbi dissociativi, la frammentazione dell’identità o della memoria è il sintomo principale, mentre nel PTSD la dissociazione è solo una componente secondaria del quadro clinico, legata ai ricordi traumatici.

Schizofrenia

La schizofrenia è caratterizzata da sintomi psicotici, come deliri e allucinazioni, che non sono presenti nel PTSD. Sebbene il PTSD possa includere flashback o ricordi intrusivi, questi sono legati a eventi reali e traumatici, mentre nella schizofrenia i sintomi psicotici non hanno un legame diretto con la realtà e possono essere bizzarri o non correlati a eventi passati.

Nel PTSD, i sintomi sono reazioni al trauma, mentre nella schizofrenia vi è una rottura completa con la realtà.

Abuso di sostanze

l’abuso di sostanze può causare sintomi come irritabilità, insonnia e problemi di memoria, che possono essere confusi con quelli del PTSD. Tuttavia, nel PTSD questi sintomi sono direttamente collegati a un trauma, mentre nell’abuso di sostanze sono legati all’uso o all’astinenza da droghe o alcol.

Inoltre, molte persone con PTSD possono abusare di sostanze per cercare di alleviare i sintomi del trauma, il che rende cruciale la diagnosi differenziale.

ADHD

PTSD e ADHD possono sembrare simili (disattenzione, impulsività, scarsa organizzazione), ma l’origine è diversa: nel PTSD i problemi compaiono dopo un trauma e sono legati a pensieri intrusivi/iperarousal, variando con stress e trigger; nell’ADHD sono cronici, presenti dall’infanzia e pervasivi in più contesti, non legati al trauma.

La diagnosi differenziale del PTSD richiede, quindi, una valutazione attenta e dettagliata dei sintomi. Molti disturbi mentali presentano sintomi simili, ma il PTSD si distingue per la stretta connessione tra i sintomi e l’evento traumatico.

Il percorso di diagnosi di PTSD proposto da GAM-Medical prevede anche una valutazione premurosa che escluda altre possibili psico-cause della sintomatologia presentata dall’utenza.

Comorbilità del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD)

La comorbilità del disturbo post-traumatico da stress (PTSD) è estremamente comune, poiché, come già accennato, il PTSD raramente si manifesta da solo.

Spesso, chi soffre di PTSD può sviluppare altri disturbi mentali (o, non di rado, fisici o quantomeno psicosomatici), sia a causa dell’impatto devastante del trauma, sia come risultato della complessità dei meccanismi di coping utilizzati per affrontare i sintomi.

I disturbi comorbidi possono complicare notevolmente il trattamento del PTSD, rendendo necessaria una valutazione completa per garantire che tutti i disturbi presenti siano adeguatamente trattati.

PTSD Depressione Ansia DissociazioneSonno

I principali disturbi comorbidi con il PTSD includono:

  • Disturbi depressivi

    molto frequenti; possono comparire tristezza persistente, anedonia, colpa, insonnia, affaticamento e, nei casi gravi, ideazione suicidaria. Depressione e PTSD possono peggiorarsi a vicenda, aumentando il rischio di suicidio.

  • Disturbi d’ansia

    comuni (es. GAD e disturbo di panico). Si osservano preoccupazione costante e/o attacchi di panico, spesso legati a ricordi o trigger del trauma.

  • Disturbi dissociativi

    nel PTSD possono esserci sintomi dissociativi; nei casi complessi possono coesistere DID o amnesia dissociativa. La dissociazione complica il trattamento e può richiedere interventi specifici (es. EMDR, DBT).

  • Disturbi del sonno

    frequenti insonnia, incubi e talvolta disturbi del comportamento REM. Il sonno scarso peggiora irritabilità e gestione dello stress; possibili trattamenti farmacologici (es. prazosina) e interventi comportamentali.

Queste comorbilità rendono diagnosi e trattamento più complessi, richiedendo un approccio integrato.

Il riconoscimento delle comorbilità fa parte anche della valutazione diagnostica svolta dalla clinica psicologica GAM-Medical, tramite strumenti ad ampio spettro utili a individuare anche quelle meno evidenti.

Disturbo Post Traumatico da Stress Complesso

Vedremo ora il Disturbo post traumatico da stress complesso: cos’è e in cosa differisce dal Disturbo Post Traumatico da Stress tradizionale.

Il Disturbo Post Traumatico da Stress Complesso (C-PTSD) è una condizione psicologica che può svilupparsi a seguito di esperienze traumatiche prolungate e ripetute, come abusi infantili, violenze domestiche, prigionia o tortura.

Mentre il Disturbo Post Traumatico da Stress tradizionale (PTSD) è più comunemente associato a singoli eventi traumatici, il C-PTSD (complesso) è caratterizzato da traumi che si protraggono nel tempo.

L’introduzione del Disturbo Post Traumatico da Stress Complesso (C-PTSD) è emersa dalla necessità di riconoscere e trattare adeguatamente le persone che hanno subito traumi prolungati e ripetuti.

Alcune delle principali ragioni per cui è stata considerata necessaria una nuova etichetta diagnostica sono:

  • 1

    Inadeguatezza del PTSD Tradizionale

    Il PTSD tradizionale, definito nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), è principalmente incentrato su traumi singoli o eventi traumatici distinti. Tuttavia, non cattura pienamente la complessità delle reazioni psicologiche a traumi prolungati come abusi infantili cronici, violenza domestica, prigionia o tortura.

  • 2

    Sintomatologia Unica e Complessa

    Le persone che sperimentano traumi prolungati spesso mostrano sintomi più complessi rispetto a quelli associati al PTSD. Questi sintomi includono difficoltà nella regolazione emotiva, dissociazione, problemi di identità e difficoltà interpersonali, che non sono adeguatamente affrontati dalla diagnosi di PTSD.

  • 3

    Necessità di Trattamenti Specifici

    La complessità dei sintomi del C-PTSD richiede approcci terapeutici differenti e più integrati rispetto a quelli utilizzati per il PTSD. Senza una diagnosi distintiva, le persone affette da C-PTSD potrebbero non ricevere il trattamento adeguato per tutte le loro esigenze.

Il termine “Disturbo Post Traumatico da Stress Complesso” è stato coniato dalla psichiatra Judith Herman nel suo libro del 1992, “Trauma and Recovery”.

Judith Herman è una figura di spicco nel campo della traumatologia e ha riconosciuto la necessità di distinguere tra traumi singoli e traumi prolungati.

Herman ha osservato che le persone che subiscono traumi prolungati mostrano sintomi più complessi e profondi rispetto a quelli con PTSD tipico.

Il suo lavoro ha evidenziato che questi individui hanno bisogno di un quadro diagnostico che rifletta accuratamente la loro esperienza e i loro sintomi.

Riconoscimento Ufficiale del Disturbo Post Traumatico da Stress Complesso

ICD-11 · OMS · 2018

La Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha ufficialmente riconosciuto il C-PTSD come diagnosi distinta nel 2018.

Questo riconoscimento è stato un passo importante verso la comprensione e il trattamento adeguato del C-PTSD a livello globale.

DSM-5 · APA · 2013

Il DSM-5, pubblicato dall’American Psychiatric Association nel 2013, non include formalmente il C-PTSD come diagnosi distinta.

Ma la crescente accettazione e la ricerca continua potrebbero portare a una revisione futura.

Differenze principali tra il PTSD (Disturbo Post Traumatico da Stress) e PTSD-C (Disturbo Post Traumatico da Stress Complesso)

Il PTSD (Disturbo Post Traumatico da Stress) e il PTSD-C (Disturbo Post Traumatico da Stress Complesso) sono due condizioni psicologiche legate a esperienze traumatiche, ma presentano differenze significative in termini di sintomi, cause e trattamenti.

Di seguito sono elencate le principali differenze tra PTSD e PTSD-C:

Il PTSD si sviluppa generalmente a seguito di un singolo evento traumatico

, come un incidente, una violenza o una catastrofe naturale. Al contrario, il PTSD-C emerge da esperienze traumatiche prolungate e ripetute, come abusi infantili, violenza domestica o esperienze di guerra prolungate.

Il PTSD è caratterizzato da sintomi principali che includono rievocazione del trauma

, evitamento di situazioni che ricordano l’evento traumatico e un aumento dell’eccitazione fisiologica come insonnia, irritabilità e ipervigilanza. Il PTSD-C include sintomi simili ma si distingue per manifestazioni più complesse e gravi, tra cui disturbi della regolazione emotiva, problemi interpersonali e alterazioni dell’immagine di sé.

Le persone con PTSD possono sperimentare flashback, incubi e pensieri intrusivi relativi al trauma vissuto

, mentre chi soffre di PTSD-C può avere sintomi aggiuntivi come sentimenti persistenti di impotenza, disperazione e disconnessione dalle proprie emozioni.

Nel PTSD-C, i sintomi non si limitano all’esperienza del trauma, ma influenzano anche l’auto-percezione e le relazioni interpersonali

. Le persone con PTSD-C possono mostrare una visione distorta di sé, difficoltà nella costruzione e mantenimento di relazioni e una persistente sensazione di inadeguatezza.

Il PTSD-C può causare disturbi dell’identità, con una sensazione di essere “rotti” o di non avere un’identità coerente.

Le persone con PTSD, pur avendo difficoltà significative, tendono ad avere una percezione di sé più stabile rispetto a chi soffre di PTSD-C.

Il trattamento del PTSD spesso include terapie focalizzate sul trauma, come la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) e l’EMDR

(Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari). Il PTSD-C richiede approcci terapeutici più complessi che possono includere terapie più lunghe e articolate, come la Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT) o altre forme di psicoterapia focalizzate sulla regolazione emotiva e sul miglioramento delle relazioni interpersonali.

Il PTSD può essere trattato efficacemente con interventi relativamente brevi se il trauma è recente e il sintomo è circoscritto.

Tuttavia, il PTSD-C richiede un trattamento più a lungo termine a causa della natura prolungata e complessa del trauma subito.

Le persone con PTSD possono avere una rete di supporto esterna più solida e funzionale

, mentre chi soffre di PTSD-C spesso ha vissuto traumi che hanno compromesso gravemente la capacità di fidarsi degli altri e di formare legami affettivi stabili.

Il PTSD tende a presentarsi con una risposta traumatica relativamente diretta e focalizzata

, mentre il PTSD-C coinvolge una risposta traumatica che è stata internalizzata e che influisce su aspetti più profondi e persistenti della vita della persona.

Nel PTSD, la ricerca di supporto e l’elaborazione del trauma possono portare a miglioramenti relativamente rapidi

, mentre nel PTSD-C il processo di guarigione è spesso lungo e richiede un lavoro su più fronti, inclusa la costruzione di una nuova narrativa personale e la ricostruzione dell’autoefficacia.

In sintesi, sebbene PTSD e PTSD-C condividano il fondamento dell’esperienza traumatica, le differenze principali risiedono nella durata e complessità del trauma, nei sintomi specifici, nell’impatto sulla vita interpersonale e sull’identità personale, e nei metodi di trattamento necessari per affrontare efficacemente ciascuna condizione.

Ulteriori punti di vista che differenziano il PTSD dal C-PTSD

PTSD

Il Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) è comunemente associato a un singolo evento traumatico o a una serie di eventi traumatici distinti che si verificano in modo isolato nel tempo. Ad esempio, un grave incidente stradale, un’aggressione violenta, un disastro naturale come un terremoto, o un’esperienza di combattimento in guerra sono tutti eventi che possono innescare il PTSD.

Questi traumi tendono ad essere situazioni circoscritte che, sebbene devastanti, rappresentano un’unica esperienza o un gruppo di esperienze simili ma separate. La risposta a tali traumi è spesso immediata e acuta, e i sintomi del PTSD possono emergere rapidamente dopo l’evento, portando a problemi come flashback, incubi, e evitamento di situazioni che ricordano l’evento traumatico.

C-PTSD

Il Disturbo Post Traumatico da Stress Complesso (C-PTSD), d’altra parte, deriva da traumi ripetuti e prolungati che si verificano nel corso di un lungo periodo di tempo, spesso durante fasi critiche dello sviluppo, come l’infanzia. Esempi di traumi prolungati includono abusi fisici, sessuali o emotivi continui, violenza domestica costante, prigionia, tortura, e condizioni di schiavitù.

Questi tipi di traumi creano un ambiente di pericolo costante, dove l’individuo non ha possibilità di sfuggire o trovare sicurezza per un lungo periodo. Il risultato è una serie di adattamenti psicologici e comportamentali complessi che vanno oltre la risposta tipica a un singolo evento traumatico.

La natura cronica di questi traumi può interferire profondamente con lo sviluppo psicologico e fisico dell’individuo, influenzando la formazione dell’identità e la percezione di sé e degli altri.

PTSD

I sintomi del PTSD sono generalmente limitati a quattro categorie principali: rievocazioni intrusive, evitamento, arousal aumentato, e alterazioni cognitive e dell’umore. Le rievocazioni intrusive includono flashback, incubi, e pensieri intrusivi ricorrenti dell’evento traumatico, che possono essere estremamente disturbanti e causare un’ansia elevata.

L’evitamento si manifesta come un comportamento volto a evitare situazioni, luoghi, persone, o attività che ricordano l’evento traumatico, portando spesso a isolamento sociale e restrizioni nella vita quotidiana. L’arousal aumentato comprende sintomi come irritabilità, scoppi di rabbia, difficoltà a dormire, e ipervigilanza, dove l’individuo è costantemente all’erta per possibili minacce.

Infine, le alterazioni cognitive e dell’umore possono includere pensieri negativi persistenti su di sé o sugli altri, sentimenti di colpa o vergogna, e una diminuzione dell’interesse per attività precedentemente piacevoli.

C-PTSD

Il C-PTSD comprende non solo i sintomi del PTSD tradizionale, ma anche una serie di sintomi aggiuntivi che riflettono la natura prolungata e ripetuta del trauma. Questi sintomi aggiuntivi includono difficoltà significative nella regolazione delle emozioni, che possono manifestarsi come esplosioni di rabbia, crisi di pianto, sentimenti di disperazione, e problemi cronici di autocontrollo emotivo.

La dissociazione è un altro sintomo aggiuntivo comune, dove l’individuo può sentirsi distaccato da sé stesso o dalla realtà circostante, sperimentando amnesie per eventi traumatici o una sensazione di irrealtà. L’alterata percezione di sé è caratterizzata da sentimenti persistenti di impotenza, vergogna, colpa, e una sensazione di essere fondamentalmente difettosi o diversi dagli altri.

Inoltre, le difficoltà nelle relazioni interpersonali sono prominenti nel C-PTSD, con problemi significativi nel fidarsi degli altri, mantenere relazioni intime, e un marcato isolamento sociale.

PTSD

Sebbene il PTSD possa avere un impatto significativo sulla vita quotidiana e sul funzionamento di un individuo, l’identità di base e la percezione di sé possono rimanere relativamente intatte, specialmente se il trauma è avvenuto in età adulta. Le persone con PTSD possono sviluppare strategie di coping e recuperare una parte della loro funzione normale con il tempo e il trattamento.

Tuttavia, i sintomi del PTSD possono ancora causare notevoli difficoltà nel funzionamento sociale, lavorativo, e personale, con il rischio di sviluppare condizioni comorbili come depressione, ansia, e abuso di sostanze.

C-PTSD

Il C-PTSD può influenzare profondamente la personalità e lo sviluppo psicologico di un individuo, specialmente se il trauma prolungato avviene durante l’infanzia, un periodo critico per la formazione dell’identità e dello sviluppo emotivo. La costante esposizione al trauma durante fasi formative può portare a una visione distorta di sé e degli altri, con conseguenze a lungo termine sulla capacità di stabilire relazioni sane e di regolare le emozioni.

La percezione di sé come difettosa, indegna di amore, e costantemente in pericolo può diventare radicata, influenzando negativamente l’autostima e l’autoefficacia. Le persone con C-PTSD possono avere difficoltà significative nel costruire una vita stabile e produttiva, con un alto rischio di sviluppare altre condizioni psichiatriche come disturbi dell’umore, disturbi dissociativi, e disturbi della personalità.

Il Disturbo Post Traumatico da Stress Complesso è quindi una condizione che richiede una comprensione e un approccio terapeutico specifico.

Sebbene condivida molte caratteristiche con il PTSD, il C-PTSD presenta sintomi aggiuntivi e una maggiore complessità dovuta alla natura prolungata del trauma.

Riconoscere e differenziare queste due condizioni è cruciale per fornire un supporto adeguato e migliorare la qualità della vita delle persone affette.

Contatta GAM Medical (Istituto di Psichiatria e Psicologia e Centro per la gestione ADHD) per qualsiasi informazione riguardante la diagnosi e il trattamento di molte condizioni mentali.

Fai il test per il PTSD (Disturbo da Stress Post-Traumatico)

L’Istituto GAM-Medical, specializzato nella diagnosi e nel trattamento del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), mette a disposizione uno strumento utile e accessibile per chiunque desideri ottenere una prima indicazione sulla possibile presenza di sintomi da stress post-traumatico.

Il test in questione è l’IES-R (Impact of Event Scale – Revised), un test psicologico standardizzato, scientificamente riconosciuto e comunemente utilizzato in ambito clinico, che è stato semplicemente trasferito in modalità online per essere completato con facilità e comodità da casa, utilizzando il proprio smartphone o computer.

L’IES-R è composto da una serie di domande che esplorano diverse aree sintomatiche del PTSD, come l’intrusione dei ricordi traumatici, il comportamento di evitamento verso stimoli associati al trauma, e i sintomi di iperarousal come irritabilità, ipervigilanza e difficoltà di concentrazione.

Sebbene non sostituisca una valutazione clinica professionale, il test rappresenta un valido primo passo per aumentare la consapevolezza del proprio stato psicologico e per capire se sia il caso di rivolgersi a uno specialista.

test per il PTSD online da casa

Trattamento del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD)

La complessità del Disturbo Post Traumatico da Stress si riflette inevitabilmente anche nella gestione terapeutica del disturbo.

La presa in carico terapeutica del PTSD, infatti, non si limita a un unico asse di intervento, ma spesso si costruisce attraverso un approccio combinato che integra psicoterapia e farmacoterapia in modo sinergico.

Dal punto di vista psicoterapeutico, negli anni si è assistito allo sviluppo di tecniche e modalità di intervento create espressamente per trattare il trauma, a differenza di molte altre condizioni cliniche dove si tende a utilizzare psicoterapie più “generaliste” che, pur adattandosi bene a una varietà di disturbi, non nascono con uno specifico focus sul vissuto traumatico.

Nel caso del PTSD, invece, si è ritenuto necessario costruire interventi che tenessero conto della natura disorganizzante e frammentante dell’esperienza traumatica, dei fenomeni dissociativi, delle difficoltà nella regolazione emotiva, della presenza di sintomi intrusivi e di evitamento, nonché del senso profondo di perdita di fiducia nella sicurezza del mondo e nelle proprie risorse personali.

Parallelamente, anche la farmacoterapia ha sviluppato protocolli specifici per il trattamento del PTSD.

Anche se non tutti i soggetti necessitano di un trattamento farmacologico — e molte persone riescono a trarre grande beneficio dal solo intervento psicoterapeutico —, la combinazione delle due modalità è spesso raccomandata, soprattutto nei casi in cui i sintomi siano particolarmente gravi, cronici o associati ad altre condizioni in comorbilità, come la depressione maggiore, i disturbi d’ansia generalizzati, i disturbi dissociativi o l’abuso di sostanze.

Il centro GAM è specializzato nel trattamento del PTSD e conta su molti professionisti della salute mentale sia in ambito psicoterapeutico che in ambito farmacologico.

La presenza congiunta di psicoterapeuti e psichiatri all’interno dello stesso centro consente una comunicazione continua, fluida ed efficace tra i diversi specialisti, cosa che garantisce un approccio integrato e personalizzato per ogni soggetto.

Questo modello di collaborazione interdisciplinare permette di monitorare attentamente l’evoluzione clinica, di adattare il trattamento alle esigenze emergenti e di offrire al soggetto un percorso di cura coerente, armonico e il più possibile rispondente alla complessità della sua esperienza traumatica.

Psicoterapia del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD)

La psicoterapia è il trattamento d’elezione per il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) e si è dimostrata particolarmente efficace nell’aiutare ad elaborare il trauma e a ridurre i sintomi.

Esistono diverse forme di psicoterapia utilizzate per il trattamento del PTSD, ciascuna con approcci specifici mirati a ridurre i sintomi intrusivi, favorire l’elaborazione del trauma e migliorare la qualità della vita del paziente.

I principali approcci psicoterapeutici per il PTSD sono:

psicoterapia del disturbo post traumatico da stress

EMDR (desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari)

L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è il trattamento psicoterapeutico più conosciuto per l’elaborazione dei traumi. Si tratta di un modello specificamente sviluppato per il PTSD, che utilizza una combinazione di esposizione guidata e movimenti oculari per aiutare la persona ad elaborare i ricordi traumatici. Durante le sessioni di EMDR, il paziente viene invitato a concentrarsi su un ricordo traumatico mentre segue i movimenti oculari del terapeuta o un altro tipo di stimolo bilaterale (come toccare alternativamente le ginocchia).

L’idea alla base di questa tecnica è che i movimenti oculari stimolino la rielaborazione dei ricordi, facilitando una risoluzione emotiva più rapida e meno angosciante. L’EMDR si basa sul principio che i ricordi traumatici non siano stati adeguatamente elaborati dal cervello e continuino a innescare reazioni emotive intense. Attraverso la stimolazione bilaterale e il lavoro di rielaborazione guidata, il paziente può modificare il modo in cui percepisce e reagisce al trauma.

L’obiettivo dell’EMDR è di ridurre la vividezza e la carica emotiva dei ricordi traumatici, facilitando una maggiore integrazione del trauma nella memoria autobiografica senza che esso continui a influenzare negativamente il paziente. Studi clinici hanno dimostrato che l’EMDR è efficace nel ridurre i sintomi del PTSD, in particolare quelli legati ai flashback, ai ricordi intrusivi e all’ansia.

Il trattamento con EMDR è relativamente breve rispetto ad altre forme di psicoterapia, con un numero medio di sedute che varia tra le 6 e le 12, ma la durata può variare a seconda della complessità del trauma e della risposta del paziente.

Imagery Rescripting (ImRs)

L’Imagery Rescripting è un approccio relativamente più recente che si è dimostrato particolarmente efficace nel trattamento dei traumi, specialmente nei casi di traumi complessi o legati all’infanzia. Si basa sull’idea che molte delle emozioni dolorose e delle credenze disfunzionali associate al trauma si mantengano vive all’interno delle memorie traumatiche attraverso immagini mentali intrusive e cariche emotivamente.

L’intervento non si limita a esporre il soggetto ai ricordi traumatici, come nell’esposizione graduale, ma introduce una vera e propria modificazione delle immagini e degli scenari traumatici in immaginazione. Durante la seduta, il soggetto viene guidato a rivivere il ricordo traumatico, ma, a un certo punto, viene invitato a intervenire attivamente nella scena, ad esempio proteggendo il sé bambino, cambiando l’esito dell’evento o ricevendo il supporto che all’epoca è mancato.

Questo processo permette una profonda rielaborazione emotiva del trauma, riducendo i sentimenti di impotenza, vergogna e colpa, e costruendo nuove rappresentazioni interne di sé più positive e protettive. A differenza delle tecniche puramente espositive, l’Imagery Rescripting punta non solo alla desensibilizzazione emotiva, ma anche alla trasformazione del significato attribuito all’esperienza traumatica.

Questo consente di lavorare efficacemente non solo sui traumi “singoli” ma anche sui traumi cumulativi o relazionali, spesso più resistenti al trattamento standard. L’ImRs richiede un elevato livello di alleanza terapeutica, sensibilità e flessibilità da parte del terapeuta, ed è spesso vissuta dai soggetti come un’esperienza profondamente riparativa e trasformativa.

Terapia Cognitivo-Comportamentale

La CBT rappresenta uno degli approcci più consolidati e validati per il trattamento del Disturbo Post-Traumatico da Stress. Si basa sull’idea che i pensieri disfunzionali, le credenze negative su sé stessi, sugli altri e sul mondo, sviluppatesi a seguito del trauma, mantengano vivo il disagio emotivo e i sintomi post-traumatici.

L’intervento si propone quindi di identificare, mettere in discussione e modificare questi schemi di pensiero maladattivi, promuovendo una rielaborazione più funzionale dell’esperienza traumatica e un miglioramento complessivo della qualità della vita. All’interno della CBT specificamente orientata al trattamento del PTSD vengono utilizzate diverse tecniche operative, tra cui:

  • Esposizione graduale

    la tecnica dell’esposizione graduale si fonda sull’idea che l’evitamento dei ricordi traumatici, dei pensieri correlati e degli stimoli esterni associati al trauma mantenga attivi i sintomi post-traumatici, impedendo una reale elaborazione dell’esperienza. Attraverso l’esposizione graduale, il soggetto viene accompagnato, con grande attenzione e in modo progressivo, a confrontarsi con i ricordi traumatici e con le situazioni evitanti.

    Questo processo avviene inizialmente in immaginazione, poi nella vita reale, e consente una progressiva desensibilizzazione emotiva, una riduzione dell’ansia e un riadattamento delle convinzioni disfunzionali legate al pericolo.

  • Esposizione in immaginazione (Imaginal Exposure)

    si tratta di una tecnica attraverso cui il soggetto è invitato a rivivere e narrare ad alta voce, in modo dettagliato e ripetuto, l’evento traumatico, sotto la guida sicura del terapeuta. La ripetuta esposizione permette di integrare l’evento nella memoria autobiografica in maniera più ordinata e coerente, riducendo l’intensità emotiva delle intrusioni e dei flashback.

  • Ristrutturazione cognitiva

    attraverso il dialogo socratico e altre tecniche cognitive, si aiutano i soggetti a riconoscere e modificare le credenze disfunzionali nate dall’esperienza traumatica, come “il mondo è totalmente pericoloso” o “sono una persona debole”. Questa ristrutturazione non mira a negare la gravità del trauma, ma a favorire una visione più equilibrata e meno catastrofica della realtà.

Terapia Psicodinamica

Anche gli approcci psicoanalitici e psicodinamici si sono dimostrati particolarmente utili per lavorare sul trauma in profondità. A differenza degli approcci più focalizzati sui sintomi, la terapia psicodinamica esplora le radici profonde della sofferenza post-traumatica, ponendo attenzione non solo all’evento traumatico in sé, ma anche al suo significato interno, alle difese inconsce messe in atto dal soggetto, ai conflitti emotivi riattivati dal trauma e alle modalità relazionali che si sviluppano come risposta all’esperienza traumatica.

La terapia psicodinamica considera il trauma non solo come un evento isolato, ma come qualcosa che si inserisce all’interno della storia di vita e della struttura di personalità del soggetto. Attraverso il lavoro analitico, il terapeuta aiuta il soggetto a dare senso al trauma, a integrare le esperienze dissociate, a riconoscere e trasformare i pattern relazionali e affettivi rigidi o disfunzionali sviluppatisi a seguito dell’esposizione traumatica.

Si lavora spesso anche sulle emozioni intense di rabbia, vergogna, colpa e disperazione, permettendo una rielaborazione profonda e duratura. La terapia psicodinamica è particolarmente indicata nei casi di traumi complessi, traumi relazionali o esperienze di trascuratezza e abuso infantile, in cui il trauma ha avuto un impatto strutturante sullo sviluppo psichico.

Questo approccio richiede un processo lento, rispettoso delle difese e delle resistenze del soggetto, e mira non solo alla remissione dei sintomi, ma anche a una trasformazione più ampia e integrata dell’identità e delle capacità relazionali.

Il centro specializzato in PTSD offre un’ampia gamma di approcci terapeutici per il Disturbo Post-Traumatico da Stress.

GAM-Medical si avvale di un team di esperti psicologi e psicoterapeuti, ciascuno con una formazione specifica e approfondita nei diversi modelli di trattamento riconosciuti come efficaci per il PTSD.

Farmacoterapia del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD)

La farmacoterapia non è sempre necessaria, ma soprattutto nei casi di sintomatologia grave o di comorbilità, è ampiamente impiegata nel trattamento del PTSD.

Infatti, sebbene la psicoterapia sia spesso il trattamento di prima linea, i farmaci possono svolgere un ruolo cruciale nel ridurre i sintomi associati al PTSD, come l’ansia, l’insonnia, l’iperattivazione e la depressione.

I principali tipi di farmaci utilizzati nel trattamento del PTSD sono:

farmacoterapia del PTSD: il colloquio con lo psichiatra

Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)

Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono i farmaci più comunemente prescritti per il trattamento del PTSD e sono considerati la terapia farmacologica di prima scelta. Gli SSRI agiscono aumentando i livelli di serotonina nel cervello, un neurotrasmettitore che regola l’umore, l’ansia e il sonno. Questi farmaci sono particolarmente efficaci nel ridurre i sintomi di depressione, ansia e iperattivazione, che spesso accompagnano il PTSD.

I farmaci SSRI più utilizzati per il trattamento del PTSD includono la sertralina e la paroxetina, che sono state approvate dalla FDA (Food and Drug Administration) specificamente per il trattamento del disturbo post-traumatico da stress. La sertralina e la paroxetina sono efficaci nel ridurre i ricordi intrusivi, i flashback, l’evitamento e i disturbi del sonno.

Gli SSRI migliorano anche l’umore del paziente e riducono la reattività emotiva agli stimoli che ricordano il trauma. Gli SSRI sono generalmente ben tollerati, ma possono causare alcuni effetti collaterali, come nausea, insonnia, agitazione o disfunzione sessuale. È importante che il paziente assuma questi farmaci regolarmente per diverse settimane prima di vedere miglioramenti significativi nei sintomi del PTSD.

Gli SSRI sono spesso prescritti per un periodo prolungato, in modo da prevenire le ricadute e mantenere i benefici terapeutici nel tempo.

Inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina (SNRI)

Gli inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina (SNRI) sono un’altra classe di farmaci antidepressivi utilizzati nel trattamento del PTSD, soprattutto quando gli SSRI non risultano efficaci o non sono ben tollerati. Gli SNRI agiscono sia sulla serotonina che sulla norepinefrina, aumentando i livelli di entrambi i neurotrasmettitori nel cervello, il che aiuta a regolare l’umore e la risposta allo stress.

La venlafaxina è uno degli SNRI più comunemente utilizzati per il trattamento del PTSD. Questo farmaco è efficace nel ridurre i sintomi depressivi e ansiosi, nonché i sintomi legati all’iperattivazione, come l’irritabilità e la difficoltà a concentrarsi. Anche la duloxetina è talvolta utilizzata nel trattamento del PTSD, soprattutto quando il paziente presenta anche dolore cronico, poiché questo farmaco è efficace nel trattare sia i sintomi psicologici sia quelli fisici associati al trauma.

Gli SNRI, come gli SSRI, possono causare effetti collaterali come aumento della sudorazione, insonnia, vertigini e nausea. Il monitoraggio del paziente è essenziale per garantire che il farmaco sia ben tollerato e che i sintomi migliorino nel tempo.

Farmaci antipsicotici atipici

In alcuni casi, le persone con PTSD possono presentare sintomi più gravi o complessi, come dissociazione, paranoia o comportamenti aggressivi. In questi casi, possono essere prescritti farmaci antipsicotici atipici come risperidone, quetiapina o aripiprazolo, che agiscono modulando l’attività della dopamina e della serotonina nel cervello.

Gli antipsicotici atipici non sono utilizzati di routine nel trattamento del PTSD, ma possono essere utili quando altri trattamenti farmacologici non hanno prodotto risultati soddisfacenti o quando il paziente presenta sintomi psicotici associati al disturbo. Gli antipsicotici atipici possono aiutare a ridurre i sintomi dissociativi, i comportamenti impulsivi e le difficoltà di regolazione emotiva.

Tuttavia, questi farmaci hanno un profilo di effetti collaterali più complesso rispetto agli antidepressivi e possono causare aumento di peso, sedazione, sindrome metabolica e aumento del rischio di diabete. Pertanto, l’uso di antipsicotici nel trattamento del PTSD è generalmente riservato ai casi più resistenti o complicati e richiede un monitoraggio attento da parte del medico.

Farmaci stabilizzatori dell’umore

In alcune persone con PTSD, in particolare quelle che presentano forti fluttuazioni dell’umore o sintomi di impulsività e aggressività, possono essere utilizzati farmaci stabilizzatori dell’umore, come il litio o la lamotrigina. Questi farmaci agiscono riducendo l’instabilità emotiva e migliorando la regolazione dell’umore, riducendo così il rischio di comportamenti autodistruttivi o aggressivi.

La lamotrigina è uno stabilizzatore dell’umore particolarmente indicato per il trattamento di persone con PTSD che presentano anche disturbi dell’umore, poiché aiuta a stabilizzare l’umore e riduce i sintomi di iperattivazione e irritabilità. Il litio, sebbene più comunemente utilizzato nel trattamento del disturbo bipolare, può essere utile anche nel PTSD per ridurre l’aggressività e il comportamento impulsivo.

Questi farmaci richiedono un attento monitoraggio, in particolare per quanto riguarda i livelli ematici (nel caso del litio) e il rischio di effetti collaterali come vertigini, tremori o problemi gastrointestinali. Gli stabilizzatori dell’umore sono spesso utilizzati in combinazione con altri farmaci, come gli antidepressivi, per ottenere un effetto terapeutico completo.

Prazosina per i disturbi del sonno e gli incubi

Uno dei sintomi più debilitanti del PTSD sono i disturbi del sonno, inclusi gli incubi ricorrenti legati al trauma. La prazosina è un farmaco alfa-bloccante che è stato ampiamente studiato e utilizzato per il trattamento degli incubi associati al PTSD. Agendo sui recettori alfa-adrenergici, la prazosina riduce l’attivazione del sistema nervoso simpatico durante il sonno, diminuendo la frequenza e l’intensità degli incubi.

La prazosina è particolarmente efficace per coloro che sperimentano disturbi del sonno significativi e aiuta a migliorare la qualità complessiva del riposo. Uno dei principali vantaggi della prazosina è che, rispetto ad altri farmaci utilizzati per trattare i disturbi del sonno, non causa dipendenza né ha effetti sedativi significativi.

Tuttavia, può causare effetti collaterali come ipotensione ortostatica (abbassamento della pressione sanguigna) e vertigini, soprattutto nelle prime settimane di trattamento. È importante che il dosaggio della prazosina venga aumentato gradualmente per minimizzare questi effetti.

Benzodiazepine e rischio di abuso

Le benzodiazepine, come il lorazepam e il diazepam, sono farmaci ansiolitici che agiscono rapidamente per ridurre l’ansia e l’iperattivazione. Tuttavia, le benzodiazepine non sono raccomandate per il trattamento a lungo termine del PTSD, a causa del rischio di dipendenza, tolleranza e abuso. Sebbene possano essere utili nel trattamento a breve termine di sintomi acuti di ansia o attacchi di panico, il loro uso prolungato può peggiorare la capacità del paziente di elaborare il trauma e può portare alla cronicizzazione dei sintomi.

Gli studi suggeriscono che le benzodiazepine non sono efficaci nel migliorare i sintomi del PTSD a lungo termine e che possono interferire con i processi di esposizione e rielaborazione del trauma durante la psicoterapia. Per questo motivo, vengono prescritte con cautela e solo in situazioni particolari, preferibilmente in combinazione con altri trattamenti farmacologici più sicuri.

Farmaci adrenergici per l’iperattivazione

Alcuni farmaci adrenergici, come la clonidina o il propranololo, possono essere utilizzati per ridurre i sintomi di iperattivazione nel PTSD, come l’ansia eccessiva, la tachicardia e l’irritabilità. Il propranololo, un beta-bloccante, è talvolta utilizzato per attenuare i sintomi fisici dell’ansia, come la sudorazione e il battito cardiaco accelerato, mentre la clonidina può essere utile per ridurre l’iperattività del sistema nervoso simpatico.

Questi farmaci non agiscono direttamente sui sintomi cognitivi del PTSD, ma possono alleviare i sintomi fisici che accompagnano l’ansia e l’iperattivazione, migliorando la qualità della vita del paziente. Sono particolarmente indicati per coloro che manifestano una risposta eccessiva a stimoli stressanti o che hanno difficoltà a calmarsi dopo aver rivissuto il trauma.

Il team di psichiatri specializzati formato dalla clinica psichiatrica GAM-Medical è composto da professionisti con una solida esperienza nella gestione farmacologica del Disturbo Post-Traumatico da Stress.

Grazie a un aggiornamento continuo basato sulle più recenti linee guida internazionali, gli psichiatri di GAM-Medical sono in grado di individuare il trattamento farmacologico più adeguato per ogni singolo caso, considerando la specificità dei sintomi, la storia clinica complessiva del soggetto e la possibile presenza di comorbidità.

L’approccio della clinica GAM è improntato a una visione integrata e umanizzata della cura, in cui il farmaco rappresenta uno strumento di sostegno al processo di guarigione psicologica e non un fine a sé stesso, nell’ottica di restituire al soggetto il massimo livello possibile di autonomia, serenità e qualità della vita.

Differenze di Genere nel Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD)

I traumi possono colpire chiunque, indipendentemente dal genere.

Nessuno è immune all’impatto devastante che un’esperienza traumatica può avere sulla mente e sul corpo.

Tuttavia, nonostante la vulnerabilità universale di fronte al trauma, è importante riconoscere che esistono differenze di genere nella tipologia di traumi cui le persone sono più frequentemente esposte.

Le donne, in particolare, risultano ad oggi statisticamente più esposte a una serie di traumi specifici, soprattutto nell’ambito delle relazioni interpersonali e della violenza domestica.

Gli studi epidemiologici indicano che le donne hanno una maggiore probabilità rispetto agli uomini di subire forme di trauma legate alla violenza relazionale, come abusi emotivi, fisici e sessuali da parte di partner intimi o familiari.

La violenza domestica, lo stalking, le aggressioni sessuali e gli stupri rappresentano esperienze traumatiche purtroppo ancora oggi molto più frequenti per le donne, con tassi di incidenza nettamente superiori rispetto a quelli maschili.

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