Contenuto verificatoMolte persone nello spettro dell’autismo ad alto funzionamento o con autismo ad alto mascheramento possono provare imbarazzo nel parlare delle proprie passioni. Se cerchi informazioni su autismo e vergogna o vuoi capire come smettere di nascondersi, è utile capire da dove nasce questo disagio e quale ruolo possono avere il giudizio degli altri e il masking.
Un interesse speciale può assorbire completamente l’attenzione, portare ad approfondire un argomento per ore e far perdere la percezione del tempo. Per molte persone autistiche è anche una fonte di piacere, motivazione e benessere. Tuttavia, quando in passato l’entusiasmo è stato accolto con commenti negativi o incomprensione, può diventare qualcosa da tenere nascosto.
Con il tempo si può imparare a parlare meno delle proprie passioni, controllare l’entusiasmo o evitare determinati argomenti per paura di essere considerati “strani”, “ossessivi” o “pesanti”. Una ricerca pubblicata nel 2026 sulla rivista Autism (Special Interests in Autism: Functions, Benefits, and Challenges di Mareike Bayer e Isabel Dziobek), condotta su 182 adulti, ha evidenziato il ruolo degli interessi speciali nella regolazione emotiva e nell’apprendimento, rilevando anche una maggiore esposizione allo stigma sociale rispetto ai partecipanti non autistici.
L’obiettivo di questo articolo è capire perché può svilupparsi la vergogna per i propri interessi e come recuperare un rapporto più sereno con ciò che appassiona, senza confondere l’accettazione di sé con l’obbligo di raccontare tutto a tutti.
Cosa sono gli interessi speciali e quali funzioni svolgono nelle persone autistiche?
In ambito clinico, gli interessi particolarmente intensi rientrano nell’area dei pattern di comportamento e degli interessi ristretti o ripetitivi associati all’autismo. L’espressione “interessi speciali” viene invece spesso utilizzata dalle stesse persone autistiche per descrivere questa esperienza in termini meno centrati sul deficit.
Gli interessi possono riguardare praticamente qualsiasi ambito: animali, storia, tecnologia, musica, videogiochi, lingue, archeologia o collezionismo. Non è quindi il contenuto a renderli “speciali”, ma soprattutto il modo particolarmente intenso in cui vengono vissuti.
Possono diventare una fonte di concentrazione e piacere, favorire l’apprendimento e offrire un’attività prevedibile e gratificante. Per alcune persone rappresentano anche uno spazio in cui recuperare energie dopo situazioni sociali o ambientali impegnative. Come evidenziato da Bayer e Dziobek nello studio “Special Interests in Autism: Functions, Benefits, and Challenges (2026)”, gli interessi speciali possono essere associati a emozioni positive, apprendimento e conoscenza, regolazione emotiva e connessione sociale.
Possono inoltre diventare un ponte verso gli altri, soprattutto quando permettono di incontrare persone con passioni simili. Questo non significa che non possano creare difficoltà: in alcuni casi l’intensità dell’interesse può rendere più difficile interrompere un’attività o spostare l’attenzione su altro. Per comprenderne il significato è quindi più utile considerare la funzione che ha nella vita della persona, anziché chiedersi semplicemente se sia “troppo intenso”.
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Prenota colloquio gratuito per l’autismoQuando la vergogna nell’autismo diventa un giudizio su di sé?
La vergogna può svilupparsi dopo aver sperimentato più volte incomprensione o commenti negativi. Il giudizio degli altri può finire per essere interiorizzato, fino a comparire anche quando nessuno sta effettivamente criticando ciò che ci piace. Il rapporto tra vergogna e difficoltà sociali nell’autismo è stato esaminato nello studio “Social Anxiety and Shame Among Young Adults with Autism Spectrum Disorder Compared to Typical Adults di Meyrav Gaziel-Guttman, David Anaki e Nira Mashal (2023)”, che ha confrontato 33 giovani adulti autistici con 38 partecipanti non autistici.
Si può iniziare a pensare che parlare troppo di un argomento sia imbarazzante, che mostrare entusiasmo sia inappropriato o che gli altri trovino inevitabilmente “strano” il proprio interesse. A quel punto il problema non riguarda più soltanto la possibile reazione degli altri, ma anche il modo in cui si è imparato a giudicare se stessi.
Quando compare la sensazione di essere “troppo”, può essere utile chiedersi: qualcuno mi ha realmente giudicato oppure sto anticipando una possibile reazione? E ancora: il mio interesse sta creando una difficoltà concreta oppure mi sembra sbagliato perché ho imparato a considerarlo tale?
Accettare i propri interessi, naturalmente, non significa ignorare i confini degli altri. Una conversazione richiede reciprocità e può essere necessario accorgersi quando l’interlocutore non ha voglia o tempo di ascoltare. Questo, però, è diverso dal considerare automaticamente sbagliato il proprio entusiasmo.
Ciò che ami non diventa sbagliato perché qualcuno, in passato, non lo ha compreso.
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Fai il test sull’autismoLa vergogna non nasce necessariamente dall’interesse in sé. Può svilupparsi anche attraverso le reazioni ricevute quando si cerca di condividerlo.
Se ogni volta che si parlava di ciò che si amava qualcuno cambiava argomento, rideva o definiva la passione infantile o esagerata, è comprensibile iniziare a controllare il modo in cui ci si esprime.
Possono comparire pensieri come:
Controllare continuamente ciò che si dice, il proprio entusiasmo o il comportamento per adeguarsi alle aspettative sociali può rientrare nel camouflaging o masking autistico. Come mostrano Louise Bradley, Rebecca Shaw, Simon Baron-Cohen e Sarah Cassidy nello studio “Autistic Adults’ Experiences of Camouflaging and Its Perceived Impact on Mental Health (2021)”, il camouflaging viene descritto dagli adulti autistici come una strategia utilizzata nelle situazioni sociali e può essere associato a esaurimento, isolamento, difficoltà di salute mentale e perdita del senso di identità e di accettazione di sé. Non significa, però, che ogni scelta di non condividere un interesse sia masking: tutte le persone scelgono cosa raccontare in base al contesto.
La differenza può emergere quando il controllo diventa quasi automatico e nasce dalla convinzione che mostrarsi autenticamente porterà necessariamente al rifiuto.

Smettere di nascondere ciò che ami non significa raccontare ogni dettaglio a chiunque. L’autenticità comprende anche la possibilità di scegliere con chi condividere qualcosa di importante.
Può essere utile iniziare gradualmente:
La vergogna costruita nel tempo difficilmente scompare semplicemente decidendo di non preoccuparsi più del giudizio degli altri. Può essere più utile procedere per piccoli passi e osservare cosa accade realmente.
Un primo passo consiste nel riconoscere quando inizi a censurarti: con quali persone succede? In quali situazioni? Cosa temi che possa accadere? Questo aiuta a distinguere una scelta consapevole da un automatismo legato alla paura.
Può essere utile anche interrogarsi sul linguaggio interiorizzato. Termini come “strano”, “infantile” o “ossessivo” descrivono davvero ciò che pensi tu oppure sono giudizi ascoltati così tante volte da essere diventati parte del tuo modo di guardarti?
Infine, concediti spazi in cui il tuo interesse non debba essere utile, produttivo o trasformarsi in una competenza. Una passione non deve avere uno scopo pratico per meritare spazio nella tua vita.
Confrontarsi con uno psicologo specializzato in autismo può essere utile quando vergogna, paura del giudizio o bisogno di nascondere le proprie passioni iniziano a pesare sulla quotidianità. GAM Medical offre supporto specialistico per comprendere meglio il proprio modo di vivere gli interessi e il rapporto con il giudizio degli altri.
Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.
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Chi c’è dietro questo articolo
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Revisione clinica a cura di
Coordinatrice della revisione psicologico-clinica, esperta in psicodiagnostica e disturbi del neurosviluppo.
Ultima revisione clinica: 18 Settembre 2026
Coordinamento editoriale: Denise Puglisi
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