Inerzia autistica: difficoltà ad iniziare o interrompere un’attività

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Sapere di dover fare qualcosa, desiderare di farlo, ma non riuscire a iniziare. Oppure trovarsi completamente immersi in un’attività e avere difficoltà a interromperla, anche quando sarebbe necessario.

Per alcune persone autistiche, queste esperienze possono essere particolarmente frequenti e intense.

Si tratta di un fenomeno conosciuto come inerzia autistica, che riguarda la difficoltà nell’iniziare, interrompere o passare da un’attività all’altra.

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Che cosa si intende per “inerzia autistica”?

L’inerzia autistica (autistic inertia) è un’espressione utilizzata dalla comunità autistica per descrivere la difficoltà a modificare il proprio stato di attività o inattività, anche quando si desidera farlo.

Il termine richiama il principio di inerzia della fisica, secondo cui un corpo tende a mantenere il proprio stato di quiete o di moto finché una forza esterna non interviene a modificarlo.

In modo simile, alcune persone autistiche descrivono la sensazione di rimanere bloccate in ciò che stanno facendo, oppure di non riuscire a iniziare un’attività quando si trovano in uno stato di inattività.

La letteratura distingue quindi due manifestazioni principali:

  • Inerzia nello stato di quiete (inertial rest): difficoltà a iniziare un’azione o un’attività, anche quando si è motivati a svolgerla.
  • Inerzia nello stato di movimento (inertial motion): difficoltà a interrompere un’attività già iniziata o a passare a qualcosa di diverso.

L’inerzia autistica non rappresenta una diagnosi clinica autonoma, ma un fenomeno descritto dalle persone autistiche e progressivamente approfondito dalla ricerca scientifica.

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Inerzia autistica: quando voler fare qualcosa non basta

Uno degli aspetti più significativi dell’inerzia autistica è la difficoltà a trasformare un’intenzione in un’azione concreta.

Uno studio qualitativo condotto da Buckle e colleghi (2021) ha approfondito questo fenomeno attraverso sei gruppi di discussione che hanno coinvolto 32 adulti autistici.

I partecipanti hanno descritto difficoltà nell’iniziare attività quotidiane anche relativamente semplici, come alzarsi, prepararsi per uscire, svolgere faccende domestiche o inviare un messaggio.

Un elemento particolarmente importante è che la difficoltà non dipende necessariamente dalla mancanza di motivazione. Alcuni partecipanti riferivano di voler sinceramente svolgere un’attività, senza tuttavia riuscire a iniziarla.

Per questo motivo, l’inerzia autistica non dovrebbe essere interpretata automaticamente come pigrizia, disinteresse o mancanza di volontà.

Gli autori hanno inoltre osservato che, mentre in alcuni casi le difficoltà sembravano riguardare la pianificazione e l’organizzazione delle azioni, in altri emergevano problemi più profondi nell’avvio del movimento, anche per gesti semplici.

Questi risultati suggeriscono che l’inerzia autistica possa coinvolgere processi differenti, non necessariamente riconducibili a un’unica spiegazione.

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Inerzia autistica: quando il problema è interrompere un’attività

L’inerzia autistica non riguarda soltanto la difficoltà a iniziare qualcosa.

Uno studio di Rapaport e colleghi (2024), condotto attraverso interviste a 24 adulti autistici, ha approfondito anche l’esperienza opposta: la difficoltà a interrompere un’attività una volta iniziata.

Alcuni partecipanti hanno descritto la sensazione di rimanere completamente immersi in ciò che stavano facendo, fino a trovare estremamente difficile interrompersi o cambiare attività.

Questa difficoltà può verificarsi anche quando:

  • La persona è stanca e avrebbe bisogno di riposare.
  • È necessario mangiare, bere o occuparsi di altri bisogni.
  • Ci sono impegni più urgenti da svolgere.
  • L’attività non è più piacevole e si vorrebbe interromperla.

I ricercatori hanno evidenziato che iniziare e interrompere un’attività possono rappresentare due aspetti dello stesso fenomeno, accomunati dalla difficoltà a passare da uno stato all’altro.

Tuttavia, questa caratteristica non viene vissuta sempre negativamente.

Alcuni partecipanti hanno descritto anche esperienze positive di profonda concentrazione e coinvolgimento, durante le quali riuscivano a dedicarsi a un’attività con particolare soddisfazione.

L’inerzia può quindi avere effetti differenti: in alcune circostanze può favorire la continuità e l’immersione in un’attività, mentre in altre può interferire significativamente con la gestione della quotidianità.

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Perché le interruzioni esterne possono aiutare oppure creare disagio?

Un altro aspetto emerso dagli studi riguarda il ruolo delle interruzioni e degli stimoli esterni.

Nella ricerca di Buckle e colleghi (2021), alcuni partecipanti hanno riferito che l’intervento di un’altra persona poteva aiutarli a iniziare o interrompere un’attività quando non riuscivano a farlo autonomamente.

Ad esempio, ricevere un’indicazione, avere qualcuno che iniziava un’attività insieme a loro o semplicemente lavorare accanto a un’altra persona poteva facilitare il passaggio all’azione.

Anche Rapaport e colleghi (2024) hanno rilevato che, per alcuni partecipanti, un intervento esterno poteva essere necessario per riuscire a interrompere un’attività.

Questo non significa, però, che qualsiasi interruzione sia utile.

Al contrario, quando un’interruzione avviene improvvisamente, soprattutto durante un’attività nella quale la persona è profondamente coinvolta, può provocare frustrazione, disagio o difficoltà nel riprendere ciò che si stava facendo.

L’effetto dell’interruzione dipende quindi dal contesto, dalle modalità con cui avviene e dalle esigenze della persona.

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Inerzia autistica: cosa emerge dalle ricerche più recenti?

Uno studio più recente, pubblicato da Ward e colleghi (2026) sulla rivista Communications Psychology, ha approfondito ulteriormente le esperienze di inerzia autistica attraverso l’analisi delle discussioni presenti nelle comunità online.

I ricercatori hanno esaminato 501 post pubblicati su Reddit tra il 2005 e il 2023, insieme a 9.955 commenti, individuando alcune caratteristiche ricorrenti del fenomeno.

Oltre alle difficoltà nell’iniziare, interrompere e cambiare attività, sono emersi diversi aspetti:

  • Stanchezza e sovraccarico: alcuni utenti descrivevano un notevole dispendio di energie nel passaggio tra attività differenti.
  • Difficoltà nella gestione delle attività quotidiane: l’inerzia poteva interferire con lavoro, studio, igiene personale, alimentazione e sonno.
  • Influenza dello stress e delle condizioni psicologiche: periodi di maggiore stress, esaurimento o difficoltà emotive sembravano rendere l’inerzia più difficile da gestire.
  • Conseguenze emotive: alcune persone riferivano frustrazione, senso di colpa e una percezione negativa di sé legata alla difficoltà a svolgere attività considerate semplici dagli altri.

Lo studio ha inoltre evidenziato un possibile circolo di mantenimento dell’inerzia: la difficoltà a iniziare un’attività può contribuire all’accumulo di impegni e al sovraccarico; quando la persona riesce finalmente ad attivarsi, può avere difficoltà a fermarsi, arrivando a un ulteriore esaurimento delle energie.

È importante ricordare che la ricerca si basa su testimonianze online e non su valutazioni cliniche dirette. I risultati permettono quindi di approfondire le esperienze descritte dagli utenti, ma non di stabilire quanto il fenomeno sia diffuso nella popolazione autistica.

Come si può gestire l’inerzia autistica?

Le ricerche disponibili non hanno ancora individuato interventi specifici la cui efficacia sia stata dimostrata attraverso studi clinici controllati.

Tuttavia, dalle esperienze raccolte da Buckle e colleghi (2021), Rapaport e colleghi (2024) e Ward e colleghi (2026) emergono alcune strategie che le persone autistiche hanno riferito di trovare utili.

Tra queste rientrano:

  • Suddividere le attività in passaggi più semplici, quando è difficile capire da dove iniziare.
  • Utilizzare segnali o promemoria, concordati e adattati alle proprie esigenze, per facilitare il passaggio tra attività.
  • Svolgere un’attività in presenza di un’altra persona, anche senza interagire direttamente, quando questo facilita l’avvio del compito.
  • Prevedere le transizioni, evitando quando possibile interruzioni improvvise.
  • Rispettare i tempi individuali, riconoscendo che cambiare attività può richiedere uno sforzo significativo.

Queste strategie non funzionano necessariamente per tutti. Ad esempio, mentre alcune persone trovano utili gli allarmi o i promemoria, altre possono percepirli come ulteriori fonti di stress.

Per questo motivo, è importante comprendere come la singola persona sperimenta l’inerzia, quali situazioni la rendono più intensa e quali forme di supporto risultano effettivamente utili.

Fonti:

‘I live in extremes’: A qualitative investigation of Autistic adults’ experiences of inertial rest and motion

Understanding phenomenological experiences of autistic inertia using online community discourse

“No Way Out Except From External Intervention”: First-Hand Accounts of Autistic Inertia

Fine dell’articolo

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