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Hai studiato analisi, fisica, informatica o chimica. A casa riesci a risolvere gli esercizi, ma durante l’esame perdi un passaggio, gestisci male il tempo o ti blocchi su un dettaglio. Per alcuni studenti universitari ADHD, questa distanza tra ciò che sanno e ciò che riescono a dimostrare durante una prova può essere particolarmente frustrante.
La ricerca indica che, negli universitari ADHD, la presenza del disturbo o di una sintomatologia significativa è associata, in media, a un rendimento accademico inferiore. Le difficoltà attentive sembrano avere un ruolo importante, insieme alle funzioni esecutive e alle strategie utilizzate per studiare. Una revisione sistematica del 2025, “ADHD and Academic Performance in College Students: A Systematic Review” di Èlia Pagespetit e colleghi, ha rilevato che una diagnosi di ADHD o una sintomatologia significativa è associata a un rendimento accademico inferiore negli studenti universitari, con un ruolo rilevante dei sintomi di disattenzione, delle funzioni esecutive e delle strategie di studio.
Questo non significa avere minori capacità, né che una laurea STEM sia fuori portata. Significa piuttosto capire quali difficoltà interferiscono con la performance e trovare modalità di studio e organizzazione più adatte alle proprie esigenze.
L’obiettivo di questo articolo è spiegare perché alcuni studenti ADHD possono faticare a dimostrare la propria preparazione negli esami STEM e quali strategie e supporti possono aiutarli.
Non ci sono prove sufficienti per affermare che gli esami STEM siano, in generale, più difficili per le persone ADHD. Alcune caratteristiche di queste prove, però, possono entrare in conflitto con difficoltà che alcuni studenti sperimentano nella gestione dell’attenzione e delle funzioni esecutive.
Un esercizio di matematica o fisica può richiedere di mantenere diverse informazioni contemporaneamente, scegliere la procedura corretta, seguire una sequenza di passaggi, controllare i calcoli e rispettare un tempo limite.
Alcune ricerche condotte in età evolutiva hanno evidenziato associazioni tra memoria di lavoro, disattenzione e abilità matematiche. Come evidenziato nello studio “Working Memory and Math Skills in Children with and without ADHD” di Fatou Gaye e colleghi (2024), condotto su 186 bambini di età compresa tra 8 e 13 anni, la memoria di lavoro, i sintomi ADHD e le abilità matematiche risultano collegati. Questi risultati non possono essere trasferiti automaticamente agli universitari, ma aiutano a comprendere perché i compiti complessi e composti da molti passaggi possano risultare impegnativi.
All’università, le difficoltà riportate più frequentemente riguardano soprattutto:
Una sintesi qualitativa del 2026, “Students’ Experiences of Living with ADHD at University: A Meta-Ethnography” di Maree Mestichelli e colleghi, ha raccolto i risultati di 25 studi qualitativi sulle esperienze degli studenti universitari ADHD, individuando tra i temi ricorrenti anche le difficoltà legate allo studio, all’organizzazione, alla gestione delle richieste universitarie e al mantenimento del focus.
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Prenota colloquio gratuito ADHDLe tecniche di studio tradizionali sono davvero efficaci per chi affronta una laurea STEM e ha l’ADHD?
Non esiste un unico metodo di studio per l’ADHD valido per tutti. Passare più ore sui libri non garantisce necessariamente risultati migliori: conta anche come viene organizzato lo studio.
La revisione sistematica sul rendimento universitario evidenzia infatti che, oltre alle funzioni esecutive, anche le strategie di studio possono influenzare gli esiti accademici degli studenti ADHD. Come riportato nella revisione “ADHD and Academic Performance in College Students: A Systematic Review” di Pagespetit e colleghi (2025), le strategie di studio rientrano tra i fattori associati al rendimento accademico degli universitari ADHD. Per una materia STEM può quindi essere utile sostituire obiettivi generici come “oggi studio analisi” con attività concrete: “risolvo tre integrali”, “controllo gli errori”, “rifaccio il procedimento senza appunti”.
Esercizi attivi, simulazioni e pause programmate possono rendere lo studio più strutturato. Non è però necessario seguire un metodo standard: è più utile sperimentare e capire quali strategie permettono davvero di mantenere l’attenzione e verificare ciò che si è imparato.
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Il primo riferimento è il servizio disabilità, DSA o inclusione del proprio Ateneo. Procedure, documentazione richiesta e misure disponibili possono variare, quindi è importante controllare direttamente le indicazioni dell’università che si frequenta.
La Legge 170/2010 riguarda specificamente i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA). Una diagnosi di ADHD, quindi, non dà automaticamente accesso alle stesse misure previste per i DSA.
Alcuni Atenei hanno tuttavia predisposto servizi specifici anche per studenti ADHD. L’Università di Bologna, per esempio, indica servizi che possono comprendere adattamenti degli esami, tutorato, consulenza sulle strategie di studio e mediazione con i docenti, secondo le procedure previste dall’Ateneo.
Quando previsti e coerenti con la documentazione presentata, gli adattamenti non riducono gli obiettivi didattici: servono a permettere allo studente di dimostrare la propria preparazione in condizioni più adeguate.
È quindi consigliabile informarsi prima della sessione d’esame, senza aspettare che le difficoltà diventino un’emergenza.
Se credi che l’ADHD possa limitarti, un percorso diagnostico ti aiuterà a ottenere chiarezza e a capire come affrontarlo al meglio.
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Centro Clinico ADHDLe app non sostituiscono un metodo di studio né un eventuale supporto professionale. Possono però aiutare a esternalizzare alcune attività esecutive, soprattutto quando la difficoltà riguarda organizzazione, pianificazione o gestione delle scadenze.
| App | Può essere utile per |
| Google calendar | pianificare lezioni, studio e scadenze |
| Todoist | suddividere gli obiettivi in attività concrete |
| Forest | strutturare le sessioni di concentrazione |
| Anki | ripassare formule, definizioni e concetti |
| Notion | organizzare appunti, materiali e attività |
La scelta dovrebbe partire dalla difficoltà concreta: se il problema è iniziare, suddividi il compito; se è il tempo, visualizza scadenze e attività; se è il focus, struttura le sessioni; se è ricordare, utilizza il ripasso attivo.
Non esiste quindi un’app “migliore per l’ADHD”. Lo strumento più utile è quello che risponde alla difficoltà specifica della persona e che viene utilizzato con continuità.
Avere difficoltà durante un esame non significa necessariamente non conoscere la materia. Per uno studente ADHD, può essere utile chiedersi non solo “quanto ho studiato?”, ma anche “che cosa mi impedisce di dimostrare quello che so?”. Individuare questo ostacolo è spesso il primo passo per trovare una strategia più efficace.
Quando le difficoltà legate all’ADHD influenzano non solo lo studio, ma anche la gestione degli esami, l’organizzazione e la vita universitaria, confrontarti con professionisti esperti può aiutarti a comprendere meglio il tuo funzionamento e a individuare il percorso più adatto alle tue esigenze.
GAM Medical, clinica ADHD, offre percorsi dedicati ai trattamenti per l’ADHD che permettono di lavorare sulle difficoltà legate allo studio e all’organizzazione, individuando strategie più efficaci per affrontare gli esami e valorizzare le proprie capacità durante il percorso universitario, anche nelle lauree STEM.
Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.
Fonti:
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Chi c’è dietro questo articolo
Scopri tutti gli articoli di psicologia e psicoterapia scritti dai professionisti di GAM Medical! Tutti i contenuti sono verificati dal Team di revisione clinica.
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Revisione clinica a cura di
Coordinatrice della revisione psicologico-clinica, esperta in psicodiagnostica e disturbi del neurosviluppo.
Ultima revisione clinica: 18 Settembre 2026
Coordinamento editoriale: Denise Puglisi
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