Un nuovo farmaco per l’ADHD: cosa sappiamo su centanafadine

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Negli ultimi mesi sono comparsi diversi articoli e contenuti dedicati a un nuovo farmaco per l’ADHD, il centanafadine, proveniente da un’azienda farmaceutica giapponese.

Come spesso accade quando emerge una nuova opzione terapeutica, le informazioni disponibili al grande pubblico possono però risultare frammentarie e non sempre permettono di comprendere con precisione quali siano le reali caratteristiche del farmaco e in che cosa si distingua dai trattamenti già utilizzati.

In questo articolo cercheremo quindi di approfondire il tema e di raccogliere le informazioni attualmente disponibili attraverso la letteratura scientifica di riferimento.

Un nuovo farmaco per l’ADHD: qual è la novità?

Come accennato nel paragrafo precedente, una delle novità più recenti nel trattamento farmacologico dell’ADHD riguarda centanafadine, sviluppata da Otsuka Pharmaceutical.

Nel luglio 2026 la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato il farmaco, commercializzato con il nome SIMTRIYO®, per il trattamento dell’ADHD negli adulti e nei pazienti pediatrici a partire dai 6 anni di età e con un peso di almeno 20 kg.

Si tratta di una formulazione a rilascio prolungato da assumere una volta al giorno.

L’approvazione rappresenta una novità nel panorama terapeutico dell’ADHD perché introduce una nuova opzione farmacologica con caratteristiche differenti rispetto a molti dei trattamenti già disponibili.

Come agisce centanafadine?

Centanafadine rappresenta una novità soprattutto per il suo meccanismo d’azione.

È infatti il primo trattamento per l’ADHD approvato appartenente alla classe degli inibitori della ricaptazione di noradrenalina, dopamina e serotonina (NDSRI).

Il farmaco blocca contemporaneamente i trasportatori responsabili della ricaptazione di questi tre neurotrasmettitori, con un’attività maggiore sul trasportatore della noradrenalina (NET), seguita da quello della dopamina (DAT) e, in misura minore, da quello della serotonina (SERT).

Il risultato è un aumento della disponibilità di queste monoamine nello spazio sinaptico, ottenuto però senza stimolarne direttamente il rilascio da parte dei neuroni presinaptici.

Che cosa cambia rispetto ai farmaci già utilizzati per l’ADHD?

È proprio questo ultimo aspetto a distinguere centanafadine da alcuni dei principali trattamenti tradizionali per l’ADHD.

Le amfetamine, per esempio, entrano nei terminali presinaptici e favoriscono attivamente il rilascio delle monoamine, anche attraverso l’inversione del funzionamento dei trasportatori.

Il metilfenidato, invece, agisce prevalentemente inibendo la ricaptazione di dopamina e noradrenalina. Centanafadine si differenzia da entrambi perché blocca contemporaneamente NET, DAT e SERT, senza indurre direttamente il rilascio dei neurotrasmettitori.

Il coinvolgimento simultaneo dei sistemi noradrenergico, dopaminergico e serotoninergico costituisce quindi il principale elemento di novità del farmaco.

L’elevata attività su NET è considerata rilevante per i processi di attenzione e controllo degli impulsi, mentre l’azione più moderata su DAT e SERT contribuisce a definire un profilo farmacologico diverso sia dagli psicostimolanti classici sia dai farmaci non stimolanti più selettivi, come atomoxetina.

Come si assume centanafadine?

Gli articoli scientifici dedicati comunicano che centanafadine è disponibile in una formulazione a rilascio prolungato, pensata per essere assunta una volta al giorno. Gli studi hanno evidenziato che dopo la somministrazione, il farmaco raggiunge il picco di concentrazione nel sangue dopo circa 5 ore e presenta un’emivita di circa 5,2 ore.

Con l’assunzione quotidiana, le concentrazioni del farmaco raggiungono lo steady state, cioè una condizione di equilibrio relativamente stabile nell’organismo, già intorno al secondo giorno di trattamento.

Un altro aspetto pratico riguarda l’alimentazione: secondo i dati disponibili, l’assunzione di cibo non sembra modificare in maniera rilevante l’esposizione complessiva a centanafadine.

Queste caratteristiche sono coerenti con una formulazione sviluppata per garantire una copertura farmacologica durante la giornata attraverso una singola somministrazione quotidiana.

Centanafadine funziona meglio degli altri farmaci per l’ADHD?

Il fatto che centanafadine abbia un meccanismo d’azione diverso rispetto ai farmaci già utilizzati per l’ADHD non significa necessariamente che sia più efficace o meglio tollerata.

La sua principale novità consiste nell’offrire un’ulteriore opzione terapeutica, con un profilo farmacologico differente, che potrebbe risultare utile in alcuni pazienti in base alla risposta individuale, alla tollerabilità e alle caratteristiche cliniche.

Al momento, però, non è corretto considerarla automaticamente superiore ai trattamenti disponibili: per stabilire se presenti vantaggi concreti rispetto a farmaci per l’ADHD come il metilfenidato, le amfetamine o altri trattamenti farmacologici sarebbero necessari confronti clinici diretti.

Più che come un “farmaco migliore”, quindi, centanafadine può essere vista come una nuova alternativa all’interno di un panorama terapeutico in cui non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo agli stessi farmaci.

Centanafadine presenta un rischio di abuso?

Il fatto che centanafadine agisca in modo diverso rispetto alle amfetamine non significa che sia priva di un potenziale rischio di abuso.

A differenza delle amfetamine, infatti, non promuove direttamente un marcato rilascio di dopamina dai neuroni presinaptici, ma continua comunque a modulare il sistema dopaminergico attraverso l’inibizione della ricaptazione della dopamina. Per questo motivo centanafadine è classificata come stimolante del sistema nervoso centrale.

Le informazioni prescrittive approvate dalla FDA includono inoltre una specifica avvertenza relativa al rischio di abuso, uso improprio e dipendenza. Il suo particolare meccanismo d’azione rappresenta quindi una differenza farmacologica rispetto agli stimolanti tradizionali, ma non consente di considerarla un farmaco privo dei rischi associati all’uso improprio degli psicostimolanti.

Studi che hanno condotto all’approvazione del nuovo farmaco per l’ADHD

L’approvazione di centanafadine si basa sui risultati di quattro studi clinici di fase 3, randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo, condotti sia su adulti sia su bambini e adolescenti ADHD.

Secondo quanto riportato da Otsuka, negli studi il trattamento ha mostrato una riduzione statisticamente significativa dei sintomi dell’ADHD rispetto al placebo.

In alcuni dei trial, i primi miglioramenti sono stati osservati già nelle fasi iniziali del trattamento.

L’insieme di questi risultati ha costituito la base clinica utilizzata per la valutazione regolatoria e per la successiva approvazione del farmaco negli Stati Uniti.

Quando arriverà centanafadine in Italia?

Per essere commercializzato nel nostro Paese, un nuovo medicinale deve infatti attraversare uno specifico percorso regolatorio: l’autorizzazione può avvenire a livello europeo o nazionale e, nel caso di una procedura centralizzata europea, dopo la decisione della Commissione europea interviene poi AIFA per gli aspetti legati alla classificazione, al prezzo e all’eventuale rimborsabilità.

Per questo motivo, oggi non è possibile indicare con certezza quando centanafadine arriverà in Italia.

L’approvazione americana del 24 luglio 2026 rappresenta un passaggio importante, ma i tempi e le modalità di un’eventuale autorizzazione europea e della successiva disponibilità sul mercato italiano dipenderanno dall’iter regolatorio e dalle decisioni dell’azienda produttrice.

Come clinica specializzata nell’ADHD, noi di GAM-Medical abbiamo scelto di approfondire centanafadine proprio perché nelle ultime settimane molti lettori e utenti ci hanno chiesto informazioni su questo nuovo farmaco.

Di fronte a novità scientifiche e terapeutiche di questo tipo, riteniamo importante fare divulgazione con prudenza, distinguendo ciò che è già stato dimostrato da ciò che deve ancora essere chiarito.

Abbiamo quindi preferito attendere la disponibilità di fonti scientifiche e regolatorie sufficientemente solide prima di parlarne in modo più approfondito, raccogliendo le informazioni più aggiornate sul meccanismo d’azione, sugli studi clinici e sulle caratteristiche che distinguono centanafadine dagli altri trattamenti per l’ADHD.

La situazione regolatoria, però, può cambiare nel tempo. Per seguire eventuali sviluppi sull’approvazione europea e sulla futura disponibilità di centanafadine in Italia, continueremo ad aggiornare i contenuti del nostro blog di psicologia sulla base delle nuove evidenze scientifiche e delle comunicazioni degli enti regolatori.

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