Autismo e percezione del dolore: tra miti ed evidenze scientifiche

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La percezione del dolore nelle persone autistiche è un argomento che ha suscitato un crescente interesse nella ricerca scientifica. Per molto tempo, l’autismo è stato associato a una presunta ridotta sensibilità agli stimoli dolorosi. Tuttavia, gli studi più recenti suggeriscono una realtà più complessa, caratterizzata da differenze individuali nella percezione, nell’elaborazione e nell’espressione del dolore.

Alcune persone autistiche possono manifestare un’elevata sensibilità agli stimoli dolorosi, mentre altre possono mostrare reazioni meno evidenti o incontrare difficoltà nel riconoscere e comunicare le proprie sensazioni fisiche. Questo rende importante distinguere tra il dolore effettivamente percepito e il modo in cui viene manifestato agli altri.

Ma le persone autistiche percepiscono davvero il dolore in modo diverso? Quali meccanismi possono spiegare queste differenze? E cosa emerge dalla ricerca sul dolore cronico e sulla consapevolezza delle sensazioni dolorose?

Per approfondire l’argomento abbiamo preso in esame alcuni studi sperimentali e revisioni pubblicati negli ultimi anni e disponibili sui principali database scientifici.

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Come funziona la percezione del dolore?

Partiamo dalle basi e quindi dal cercare di capire come funziona la percezione del dolore.

La percezione del dolore è un processo complesso che coinvolge il sistema nervoso periferico e centrale.

Quando uno stimolo potenzialmente dannoso, come una temperatura elevata, una pressione intensa o una lesione, interessa i tessuti, vengono attivati particolari recettori sensoriali chiamati nocicettori, costituiti da terminazioni nervose libere specializzate nel rilevare stimoli nocivi.

Questi recettori trasformano lo stimolo in segnali elettrici che, attraverso le fibre nervose, raggiungono il midollo spinale e successivamente diverse aree del cervello, coinvolte nell’elaborazione della sensazione dolorosa.

È importante distinguere la nocicezione, cioè il processo nervoso di rilevazione e trasmissione degli stimoli nocivi, dal dolore, che rappresenta un’esperienza soggettiva, sensoriale ed emotiva.

Il cervello, infatti, non si limita a ricevere passivamente i segnali: li interpreta e ne modula l’intensità attraverso meccanismi influenzati anche dall’attenzione, dalle emozioni e dalle esperienze precedenti.

Per questo motivo, lo stesso stimolo può essere percepito in modo diverso da persone differenti, un aspetto particolarmente importante per comprendere le variazioni individuali nella sensibilità al dolore, anche nello spettro autistico.

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Perché si pensa che le persone autistiche non provino dolore?

Per molto tempo, una delle convinzioni più diffuse sull’autismo è stata quella secondo cui le persone autistiche sarebbero poco sensibili, o addirittura indifferenti, al dolore fisico.

Questa interpretazione è stata favorita anche dall’osservazione di comportamenti che possono apparire insoliti rispetto alle reazioni comunemente associate a un’esperienza dolorosa.

Per esempio, una persona autistica potrebbe non piangere dopo essersi fatta male, non lamentarsi verbalmente oppure manifestare il proprio disagio attraverso comportamenti difficili da interpretare.

Tuttavia, l’assenza di una reazione evidente non significa necessariamente assenza di dolore.

Una revisione della letteratura pubblicata nel 2026 da Kumar e colleghi, che ha analizzato 85 studi sul dolore nei bambini e negli adolescenti autistici, mette in discussione questa convinzione.

Gli autori evidenziano che le persone autistiche possono manifestare risposte differenti agli stimoli dolorosi e, in alcuni casi, una maggiore sensibilità al dolore.

Il problema, quindi, non riguarda soltanto quanto dolore venga percepito, ma anche il modo in cui questa esperienza viene espressa e interpretata dagli altri.

Fonte scientifica: Kumar, J., Hartzell, C., Abelson, E., Mano, K. J., & Chidambaran, V. (2026). Prevalence, Expression, Assessment, Mechanisms, and Management of Pain in Autistic Children: A Scoping Review. A&A practice, 20(4), e02178. https://doi.org/10.1213/XAA.0000000000002178

Autismo e percezione del dolore: due aspetti apparentemente opposti

Il rapporto tra autismo e percezione del dolore può essere interpretato attraverso due aspetti apparentemente contraddittori, entrambi legati alle particolarità dell’esperienza sensoriale e della sua espressione.

Da una parte, esiste il mito secondo cui le persone autistiche sarebbero indifferenti o poco sensibili al dolore, una convinzione che può derivare dall’assenza delle reazioni comunemente associate agli stimoli dolorosi, come piangere, lamentarsi o manifestare visibilmente sofferenza.

Dall’altra, alcune persone autistiche presentano ipersensibilità sensoriale, che può portare a interpretare le loro reazioni intense a rumori, luci o contatti fisici come il segnale di una maggiore sensibilità al dolore.

Tuttavia, entrambe le interpretazioni rischiano di essere fuorvianti. Non manifestare dolore non significa necessariamente non provarlo, così come reagire intensamente a uno stimolo sensoriale non significa necessariamente percepirlo come doloroso.

La questione scientifica è quindi comprendere se, oltre alle differenze nel modo di esprimere il disagio, esistano anche differenze effettive nella percezione e nella modulazione del dolore nelle persone autistiche. È proprio questo interrogativo che alcuni studi sperimentali hanno cercato di approfondire.

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Lo studio di Hoffman e colleghi (2023) sulla sensibilità al dolore

Nel 2023, Hoffman e colleghi hanno pubblicato sulla rivista PAIN uno studio sperimentale volto a comprendere se le persone autistiche presentassero una diversa sensibilità agli stimoli dolorosi rispetto alle persone non autistiche.

La ricerca ha coinvolto 52 adulti autistici e 52 adulti non autistici, sottoposti a test sensoriali quantitativi attraverso stimoli termici controllati. I ricercatori hanno valutato sia l’intensità del dolore riferita dai partecipanti sia alcuni meccanismi di modulazione, cioè i processi attraverso cui il sistema nervoso può aumentare o ridurre la percezione dolorosa.

I risultati hanno evidenziato che gli adulti autistici riportavano un dolore significativamente più intenso in risposta a diversi stimoli termici, sia singoli sia ripetuti o prolungati.

Inoltre, il gruppo autistico ha mostrato una minore efficacia nell’inibizione del dolore provocato da stimoli termici prolungati, suggerendo alcune differenze nei meccanismi di regolazione dell’esperienza dolorosa.

Nel complesso, questi risultati mettono in discussione l’idea che le persone autistiche siano generalmente insensibili al dolore. Tuttavia, trattandosi di uno studio condotto su un campione specifico e in condizioni sperimentali controllate, non è possibile generalizzare i risultati a tutte le persone autistiche.

Consulta lo studio: Hoffman, T., Bar-Shalita, T., Granovsky, Y., Gal, E., Kalingel-Levi, M., Dori, Y., Buxbaum, C., Yarovinsky, N., & Weissman-Fogel, I. (2023). Indifference or hypersensitivity? Solving the riddle of the pain profile in individuals with autism. Pain, 164(4), 791–803. https://doi.org/10.1097/j.pain.0000000000002767

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Percepire il dolore ed esprimerlo sono la stessa cosa?

La percezione del dolore e la sua espressione rappresentano due aspetti differenti della stessa esperienza.

Percepire dolore significa vivere una sensazione fisica ed emotiva spiacevole, mentre esprimerlo significa comunicarla attraverso parole, espressioni facciali, movimenti o comportamenti.

Nelle persone autistiche, queste due dimensioni possono non corrispondere alle aspettative di chi osserva. Una persona autistica, infatti, potrebbe provare un dolore intenso senza manifestare le reazioni comunemente associate alla sofferenza fisica.

Al contrario, potrebbe esprimere il proprio disagio attraverso agitazione, cambiamenti comportamentali o altre modalità comunicative.

La revisione di Kumar e colleghi (2026) sottolinea proprio come le differenze nell’espressione del dolore possano complicarne il riconoscimento, soprattutto nei bambini autistici che incontrano difficoltà nella comunicazione.

Questa distinzione è particolarmente importante in ambito sanitario: valutare il dolore soltanto attraverso le reazioni esteriori rischia di portare a interpretazioni incomplete dell’esperienza della persona.

Per questo motivo, è necessario considerare le caratteristiche individuali e non presumere che un’espressione poco evidente corrisponda a una minore intensità del dolore.

Fonte scientifica: Kumar, J., Hartzell, C., Abelson, E., Mano, K. J., & Chidambaran, V. (2026). Prevalence, Expression, Assessment, Mechanisms, and Management of Pain in Autistic Children: A Scoping Review. A&A practice, 20(4), e02178. https://doi.org/10.1213/XAA.0000000000002178

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Perché alcune persone autistiche possono avere difficoltà a riconoscere e comunicare il dolore?

Oltre alle differenze nella sensibilità agli stimoli dolorosi, alcune persone autistiche possono incontrare difficoltà nel riconoscere, interpretare e descrivere le proprie sensazioni fisiche.

Questo aspetto può essere collegato alla consapevolezza corporea, cioè alla capacità di individuare e comprendere i segnali provenienti dal proprio organismo.

Riconoscere che qualcosa fa male, capire dove si trova il dolore e riuscire a descriverne le caratteristiche sono infatti processi distinti.

Nel 2025, Levi e colleghi hanno pubblicato sul The Journal of Pain uno studio dedicato allo sviluppo e alla validazione della Pain Awareness Scale (PAS), un questionario progettato per valutare la consapevolezza del dolore negli adulti autistici.

La ricerca ha coinvolto 59 adulti autistici e 73 adulti non autistici e ha individuato quattro dimensioni principali:

  • Riconoscimento del dolore: capacità di identificare la presenza di una sensazione dolorosa.
  • Caratterizzazione del dolore: capacità di comprenderne e descriverne le caratteristiche.
  • Comunicazione non verbale: modalità con cui il dolore viene espresso senza utilizzare le parole.
  • Comunicazione verbale: capacità di raccontare e spiegare agli altri l’esperienza dolorosa.

I risultati hanno mostrato differenze significative tra i due gruppi nelle difficoltà legate alla consapevolezza del dolore e suggeriscono l’importanza di considerare queste dimensioni nella valutazione clinica.

Lo studio evidenzia quindi che sentire dolore, riconoscerlo e riuscire a comunicarlo non sono necessariamente capacità sovrapponibili.

Consulta lo studio: Kalingel Levi, M., Granovsky, Y., Weissman-Fogel, I., Bar Shalita, T., Hoffman, T., & Gal, E. (2025). Development and validation of the Pain Awareness Scale (PAS) for autistic adults: A mixed-methods study. The journal of pain, 34, 105491. https://doi.org/10.1016/j.jpain.2025.105491

Come si studia scientificamente la percezione del dolore nell’autismo?

Studiare la percezione del dolore non è semplice, perché si tratta di un’esperienza soggettiva che non può essere misurata direttamente attraverso un unico indicatore.

Per questo motivo, i ricercatori utilizzano strumenti differenti, combinando le valutazioni riferite dai partecipanti con misurazioni delle risposte fisiologiche e del sistema nervoso.

Uno degli strumenti utilizzati nella ricerca è il Quantitative Sensory Testing (QST), un insieme di test standardizzati che permette di valutare la sensibilità agli stimoli sensoriali e le soglie di percezione del dolore attraverso stimolazioni controllate.

Un’altra tecnica è l’elettroencefalografia (EEG), che registra l’attività elettrica cerebrale e può essere utilizzata per studiare le risposte del sistema nervoso agli stimoli dolorosi.

Nel 2025, Nicolardi e colleghi hanno pubblicato sulla rivista Frontiers in Neuroscience un protocollo di ricerca dedicato alla percezione del dolore nei bambini e negli adolescenti autistici.

Il progetto prevede l’utilizzo combinato di QST ed EEG per esaminare le relazioni tra sensibilità agli stimoli, risposte cerebrali e valutazioni riferite dai partecipanti e dai genitori.

L’obiettivo è comprendere meglio se e come le risposte soggettive agli stimoli dolorosi siano associate all’elaborazione degli stessi da parte del sistema nervoso centrale.

È importante precisare che l’articolo descrive un protocollo di studio e non presenta risultati sperimentali conclusivi.

Rappresenta quindi un esempio delle metodologie attraverso cui la ricerca cerca di approfondire le differenze nella percezione del dolore nell’autismo.

Consulta lo studio: Nicolardi, V., Fanizza, I., Accogli, G., Scoditti, S., & Trabacca, A. (2025). Pain perception in autism. A study of sensory reactivity in children and adolescents with autism using quantitative sensory testing and psychophysiological correlates. Frontiers in neuroscience, 19, 1543538. https://doi.org/10.3389/fnins.2025.1543538

Come aiutare i bambini autistici a riconoscere e comunicare il dolore?

Per alcuni bambini autistici, riconoscere e comunicare una sensazione dolorosa può essere complesso, soprattutto in presenza di difficoltà nella consapevolezza corporea o nella comunicazione verbale.

Una revisione scientifica pubblicata da Kumar e colleghi (2026) sottolinea l’importanza di adottare strategie personalizzate per facilitare la valutazione e la gestione del dolore nei bambini autistici.

Tra le principali strategie di supporto troviamo:

  • Scale visive del dolore: immagini, espressioni facciali o scale numeriche possono aiutare il bambino a indicare l’intensità del dolore, purché siano adeguate alle sue capacità di comprensione.
  • Comunicazione personalizzata: utilizzare domande semplici, supporti visivi o strumenti di comunicazione aumentativa e alternativa può facilitare l’espressione del disagio.
  • Osservazione dei cambiamenti comportamentali: agitazione, vocalizzazioni insolite o modificazioni delle abitudini possono rappresentare possibili segnali di dolore, da interpretare considerando il contesto.
  • Coinvolgimento dei genitori e dei caregiver: conoscere le modalità abituali con cui il bambino manifesta il disagio può aiutare a riconoscere eventuali cambiamenti.

Queste strategie possono contribuire a rendere il dolore più facilmente riconoscibile e comunicabile, ma non esiste un metodo universalmente efficace.

Gli strumenti devono essere adattati alle caratteristiche individuali e non sostituiscono una valutazione clinica quando si sospetta una condizione dolorosa.

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