Contenuto verificatoQuando si affronta il tema del trauma, uno degli argomenti che ricorre più spesso è quello della frammentazione del sé.
Con questo termine si descrive il modo in cui l’esperienza traumatica può spezzare la continuità della percezione di sé, dei ricordi o delle emozioni, lasciando la persona con sensazioni isolate, difficili da collegare in un’unica narrazione coerente.
La frammentazione viene quindi utilizzata per indicare ciò che può accadere dopo un evento particolarmente impattante: una sorta di divisione interna che rende più complesso comprendere, integrare e dare un senso a ciò che è accaduto.
Il sé è il senso di “io”, cioè l’esperienza soggettiva di essere una persona unica, continua e riconoscibile nel tempo. È l’insieme di tutto ciò che ci fa percepire chi siamo:
Il sé non è qualcosa di fisso o immutabile: è un processo in evoluzione, che si costruisce e si modella attraverso le esperienze. In condizioni di benessere, il sé funziona come una sorta di “centro organizzatore”, che ci permette di sentire coerenza interna e di dare un senso al nostro vissuto.
Quando questo centro viene messo sotto forte pressione — ad esempio da eventi traumatici — può perdere temporaneamente la sua continuità, dando origine a quella sensazione di frammentazione di cui si parla spesso in psicologia del trauma.
La frammentazione del sé è un fenomeno psicologico che può emergere quando una persona vive esperienze altamente stressanti o traumatiche che superano la sua capacità di elaborazione. In questi casi, il sistema mente-corpo può reagire “dividendo” parti dell’esperienza — emozioni, ricordi, sensazioni fisiche, pensieri — in compartimenti separati, difficili da collegare tra loro.
Si tratta di un meccanismo di protezione: per poter continuare a funzionare, la mente isola ciò che risulta troppo doloroso o minaccioso da affrontare tutto insieme.
Tuttavia, questa separazione interna può far sì che la persona percepisca se stessa in modo discontinuo, come se esistessero parti diverse che non comunicano bene tra loro o che reagiscono in modo incoerente rispetto alla propria identità.
La frammentazione del sé può manifestarsi in vari modi: difficoltà a ricordare eventi significativi, emozioni intense che sembrano “arrivare da sole”, comportamenti che non ci si sente del tutto propri, o la sensazione di essere “divisi” internamente.
Il trauma può frammentare il sé perché mette il sistema nervoso e la mente in una condizione di estrema allerta, tale da superare la capacità naturale di integrare ciò che sta accadendo.
In pratica, l’esperienza traumatica è troppo intensa, troppo veloce o troppo dolorosa per essere elaborata come un evento coerente.
Ecco i motivi principali per cui ciò accade:
il trauma frammenta il sé perché interrompe la capacità della mente di integrare l’esperienza in modo coerente, e per sopravvivere la persona è costretta a “dividersi” internamente.
La frammentazione del sé, a livello fenomenico, può manifestarsi in modi molto diversi, spesso sottili ma profondamente impattanti.
In realtà non è qualcosa che si “vede” dall’esterno in modo immediato: è soprattutto un’esperienza soggettiva, fatta di sensazioni, emozioni e percezioni che non sembrano appartenere a un’unica unità interna.
Tra le percezioni più comuni da considerare ci sono:
Tutto questo si traduce in un’esperienza di discontinuità interna, in cui parti, emozioni e ricordi faticano a integrarsi in un unico senso di identità.
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Chi c’è dietro questo articolo
Scopri tutti gli articoli di psicologia e psicoterapia scritti dai professionisti di GAM Medical! Tutti i contenuti sono verificati dal Team di revisione clinica.
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Revisione clinica a cura di
Dott.ssa Maria Elena De Matteis
Ultima revisione clinica: 6 Settembre 2026
Coordinamento editoriale: Denise Puglisi
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