Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) ha un impatto significativo anche sul contesto scolastico e universitario, e il suo legame con lo studio può essere tanto affascinante quanto insidioso.
A un primo sguardo, alcune caratteristiche tipiche delle persone con tratti ossessivi – come la precisione, l’attenzione al dettaglio, la responsabilità e il senso del dovere – potrebbero sembrare dei punti di forza, quasi dei vantaggi nel contesto accademico.
Non è raro infatti che chi presenta questi tratti venga percepito come affidabile, metodico, ordinato, e per questo più performante in termini di studio e rendimento scolastico.
Tuttavia, questa visione positiva riguarda più frequentemente persone con un Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità (OCPD), una condizione distinta ma spesso confusa con il DOC, caratterizzata da perfezionismo rigido e bisogno di controllo, ma senza la componente intrusiva e ansiogena delle ossessioni vere e proprie.
Nella personalità ossessivo-compulsiva, il controllo è ego-sintonico, cioè in linea con il modo in cui la persona percepisce sé stessa, e può quindi essere più facilmente canalizzato in strategie funzionali e produttive.
Nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo vero e proprio, invece, il quadro è molto diverso. Le ossessioni e le compulsioni sono egodistoniche, cioè vissute come estranee, intrusive, disturbanti, e tendono a interferire attivamente con le attività quotidiane, inclusa quella dello studio.
Questo significa che, anziché rappresentare una risorsa, i sintomi del DOC possono diventare un ostacolo debilitante per lo studio, soprattutto quando coinvolgono proprio l’ambito accademico o si generalizzano a più aree della vita.
Va inoltre considerato che le ossessioni e le compulsioni non si manifestano necessariamente in tutti i contesti, ma tendono a concentrarsi su ambiti specifici, come la contaminazione, la simmetria, il senso di colpa o il pensiero magico.
Questo significa che non tutte le persone con DOC hanno sintomi legati allo studio, e che, in alcuni casi, il disturbo può addirittura interferire indirettamente con il rendimento scolastico anche se non riguarda direttamente i contenuti accademici.
Tuttavia, nei casi in cui le ossessioni e le compulsioni si dirigano proprio verso l’ambito dello studio, gli effetti possono essere particolarmente frustranti.
L’ansia legata al fallimento, all’imperfezione o al non aver studiato “nel modo giusto” può portare la persona a mettere in atto rituali mentali o comportamentali dispendiosi, che rallentano il processo di apprendimento e consumano tempo prezioso. Per esempio:
- Una persona con compulsioni legate all’ordine o alla simmetria può arrivare a strappare continuamente le pagine dei propri appunti perché non perfettamente allineate, riscriverle più volte, o sentirsi incapace di proseguire finché l’impaginazione o la grafia non sono perfette.
- Chi è tormentato da ossessioni di perfezione o di catastrofe può sentirsi costretto a ripetere lo stesso concetto all’infinito, studiare in modo eccessivamente approfondito anche ciò che non è richiesto, per la paura che qualcosa sfugga o che un errore possa avere conseguenze drammatiche.
- In altri casi, può emergere un pensiero magico associato allo studio, come la convinzione che indossare sempre la stessa maglietta, usare la stessa penna o rispettare una sequenza precisa prima di un esame sia indispensabile per garantirne l’esito positivo. Qualsiasi imprevisto – un cambio di aula, un abito diverso, un’interruzione – può scatenare un’ansia ingestibile e compromettere la prestazione.
- Anche la compulsione al controllo, in ambito accademico, può portare a rileggere continuamente lo stesso paragrafo, controllare di aver capito una frase decine di volte, o farsi sopraffare dal dubbio costante di “non aver studiato abbastanza”.
Tutto questo può condurre a una condizione di esaurimento mentale e frustrazione, perché, nonostante lo sforzo estremo, la persona ha spesso la sensazione di non riuscire a studiare “bene”, di non essere mai pronta, di non fare mai abbastanza.
Questo non solo incide negativamente sul rendimento scolastico, ma può minare profondamente l’autostima e la motivazione, due pilastri fondamentali per affrontare con serenità un percorso di studi.
Per questo motivo, se ci si riconosce in queste dinamiche, o se lo studio sta diventando fonte costante di ansia, rituali, blocchi o rinunce, può essere utile iniziare con un test di autovalutazione per il DOC, per comprendere meglio se si è in presenza di tratti clinicamente rilevanti e avviare, se necessario, un percorso di sostegno psicologico specifico.