Perché alcuni adolescenti autistici scelgono sempre lo stesso personaggio o avatar?

Tempo di lettura: 4 minuti

autismo e gaming

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Revisione clinica a cura di

Dott.ssa Debora Galli

Coordinatrice della revisione psicologico-clinica, esperta in psicodiagnostica e disturbi del neurosviluppo.

Ultima revisione clinica: 1 Settembre 2026

Coordinamento editoriale: Denise Puglisi

Lo stesso personaggio in videogiochi diversi oppure un avatar mantenuto per mesi, anche quando le possibilità di personalizzazione sono tantissime. Per alcuni adolescenti autistici, una scelta ripetuta di questo tipo potrebbe avere un significato particolare, ma non esiste una spiegazione valida per tutti.

Potrebbe esserci un interesse molto intenso per quel personaggio, il piacere della familiarità oppure il desiderio di mantenere un elemento riconoscibile all’interno di un ambiente digitale che cambia. In altri casi, invece, potrebbe trattarsi semplicemente di una preferenza personale, senza alcun significato clinico.

In questo articolo di GAM Medical vedremo perché alcuni adolescenti autistici potrebbero affezionarsi particolarmente a un personaggio o avatar, quale rapporto può esserci con gli interessi intensi e quando gli spazi virtuali possono diventare anche luoghi in cui esplorare aspetti della propria identità.

Perché proprio quel personaggio può diventare così importante per le persone autistiche?

Quando un adolescente sceglie continuamente lo stesso personaggio, è facile interpretare questo comportamento come una semplice rigidità. In realtà, potrebbero esserci motivazioni molto diverse e non necessariamente problematiche.

Come si può leggere nello studio “The How Rather than the What: A Qualitative Analysis of Modalities and Caregiver Descriptions of Special Interests in Autistic Youth” (Brown et al.) del 2024, gli interessi intensi nei giovani autistici possono essere vissuti attraverso modalità differenti. Analizzando le descrizioni fornite dai caregiver di 1.922 giovani autistici, i ricercatori hanno individuato modalità come ricerca di informazioni, creazione, memorizzazione, collezionismo, attaccamento, ricerca sensoriale e self-soothing.

Questo non significa che scegliere ripetutamente un avatar rappresenti automaticamente un interesse intenso o una forma di autoregolazione. Lo studio non riguarda specificamente la scelta degli avatar. Aiuta però a comprendere quanto possa essere riduttivo osservare soltanto cosa interessa a un adolescente senza considerare come vive quell’interesse e quale funzione potrebbe avere nella sua quotidianità.

Un personaggio particolarmente amato potrebbe diventare qualcosa da conoscere nei minimi dettagli, disegnare, collezionare o utilizzare in contesti diversi. Per qualcun altro, invece, mantenerlo come avatar potrebbe semplicemente rendere l’esperienza di gioco più familiare e piacevole.

La domanda utile, quindi, non è tanto “perché non cambia mai personaggio?”, quanto capire cosa rappresenti quella scelta per quel particolare adolescente.

Quando una scelta viene ripetuta molte volte, può essere spontaneo pensare che l’adolescente non voglia provare qualcosa di nuovo. Questa interpretazione, però, rischia di attribuire dall’esterno un significato che potrebbe non corrispondere alla sua esperienza.

La familiarità potrebbe certamente avere un ruolo. Utilizzare un personaggio conosciuto significa sapere già come appare, riconoscerlo immediatamente e non dover scegliere ogni volta tra decine di alternative. Per alcuni adolescenti questo potrebbe rendere l’esperienza digitale più prevedibile e meno dispersiva.

In altri casi potrebbe prevalere l’interesse per il personaggio stesso. L’adolescente potrebbe conoscerne la storia, apprezzarne particolarmente l’estetica oppure riconoscersi in alcune caratteristiche. Cambiare avatar, quindi, potrebbe semplicemente non risultare interessante quanto continuare a utilizzare quello preferito.

È importante anche non trasformare ogni preferenza intensa in qualcosa da correggere. Se un adolescente utilizza la stessa skin da mesi, continua a divertirsi, partecipa alle attività e non vive questa scelta con sofferenza, il fatto che non senta il bisogno di cambiarla non rappresenta necessariamente un problema.

La situazione potrebbe meritare maggiore attenzione quando la possibilità di utilizzare un personaggio diverso provoca un disagio molto intenso, impedisce di partecipare a determinate attività oppure genera conflitti frequenti. Anche in questi casi, però, il comportamento dovrebbe essere compreso all’interno del funzionamento complessivo della persona e non interpretato isolatamente.

La ricerca sugli interessi intensi invita proprio a evitare una lettura troppo semplice. Nello studio di Brown et al., infatti, il modo in cui i giovani interagivano con i propri interessi risultava molto variabile e alcune modalità venivano descritte dai caregiver in termini positivi, mentre altre potevano creare maggiori difficoltà.

Per questo lo stesso comportamento esterno potrebbe avere significati differenti. Due adolescenti possono scegliere sempre lo stesso avatar, ma uno potrebbe farlo perché rappresenta un interesse particolarmente coinvolgente e l’altro semplicemente perché non vede alcun motivo per cambiarlo.

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Quando un avatar può diventare anche un modo per esplorare chi si è?

Durante l’adolescenza, anche gli ambienti digitali possono diventare spazi nei quali sperimentare appartenenza, immagine di sé e modalità di relazione con gli altri. Un avatar permette di decidere come presentarsi all’interno di un determinato contesto e, in alcuni casi, questa scelta potrebbe assumere un significato che va oltre l’estetica.

Come si può leggere nello studio “Autsome: Fostering an Autistic Identity in an Online Minecraft Community for Youth with Autism” (Ringland) del 2019, una comunità online costruita intorno a Minecraft offriva ai giovani partecipanti uno spazio nel quale l’identità autistica poteva essere condivisa, rielaborata e vissuta anche come fonte di appartenenza. Lo studio riguarda una specifica comunità e non dimostra che gli avatar abbiano necessariamente questa funzione, ma mostra come gli ambienti virtuali possano diventare luoghi significativi per l’espressione e l’esplorazione dell’identità.

Per questo, in alcuni adolescenti, un personaggio potrebbe rappresentare qualcosa in cui riconoscersi oppure un modo per mostrare agli altri una parte di sé. Per altri potrebbe non avere nessuno di questi significati. Anche in questo caso, è più utile ascoltare ciò che l’adolescente racconta della propria scelta piuttosto che interpretarla automaticamente dall’esterno.

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Quando rispettare la preferenza e quando provare a comprenderla meglio?

Non c’è necessariamente bisogno di convincere un adolescente a cambiare personaggio soltanto perché utilizza sempre lo stesso. Una preferenza stabile può essere semplicemente una preferenza e, in alcuni casi, potrebbe rappresentare anche una fonte di piacere, familiarità o appartenenza.

Diventa più utile approfondire quando quella scelta sembra accompagnarsi a una sofferenza significativa, limita la partecipazione ad altre attività o quando la reazione a un cambiamento diventa così intensa da interferire con la quotidianità.

Anche allora, l’obiettivo non dovrebbe essere eliminare l’interesse, ma comprendere meglio quale funzione stia assumendo. GAM Medical, clinica specializzata in autismo, può offrire un approfondimento del funzionamento dell’adolescente quando comportamenti, interessi o modalità di relazione generano dubbi o interferiscono con la vita quotidiana, evitando di attribuire automaticamente un significato clinico a una singola preferenza.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39088145/
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31157326/

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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