Le persone autistiche possono presentare una prosodia atipica, cioè un modo di modulare la voce che si discosta da quello generalmente atteso nel contesto linguistico e sociale.
Queste differenze possono riguardare l’intonazione, il ritmo, il volume, le pause o il modo in cui vengono accentuate alcune parole.
Non esiste, però, un’unica “prosodia autistica”: anche il modo di utilizzare e modulare la voce può variare molto da persona a persona e rappresenta uno dei tanti elementi di variabilità all’interno dello spettro autistico.
Nelle prossime righe approfondiremo il tema della prosodia in generale e della prosodia nell’autismo in particolare.
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Centro Clinico AutismoCosa si intende per prosodia?
La prosodia è l’insieme delle caratteristiche della voce che accompagnano le parole e contribuiscono a dare ritmo, intonazione e “musicalità” al linguaggio parlato. Non riguarda quindi cosa diciamo, ma anche come lo diciamo: la stessa frase, pronunciata con un’intonazione o un ritmo diverso, può assumere significati differenti.
Tra gli elementi che compongono la prosodia troviamo:
- intonazione: il modo in cui la voce sale e scende durante il discorso;
- ritmo: la velocità e la cadenza con cui parliamo;
- pause: la loro durata e il punto della frase in cui vengono inserite;
- accento ed enfasi: il modo in cui mettiamo in risalto determinate parole o sillabe;
- intensità: le variazioni nel volume della voce;
- altezza (pitch): quanto la voce è acuta o grave e come questa altezza varia mentre parliamo.
Questi aspetti svolgono funzioni diverse. In particolare, possiamo distinguere due importanti componenti della prosodia: affettiva e linguistica.
La prosodia affettiva (o emotiva) contribuisce a esprimere attraverso la voce emozioni e atteggiamenti. Per esempio, variazioni nell’intonazione, nel ritmo o nell’intensità possono contribuire a far percepire entusiasmo, sorpresa, irritazione, tristezza o esitazione.
La prosodia linguistica, invece, contribuisce a organizzare e chiarire il significato del discorso. Può aiutarci, per esempio, a distinguere una domanda da un’affermazione, a mettere in evidenza una determinata parola o a segnalare quale parte della frase vogliamo sottolineare.
La prosodia è quindi una componente importante della comunicazione perché aggiunge alle parole informazioni che non sono contenute nel loro significato letterale.
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Prenota colloquio gratuito per l’autismoQuando la prosodia viene definita “atipica”?
Quando parliamo di prosodia atipica ci riferiamo a un modo di utilizzare e modulare la voce che si discosta da quello generalmente atteso in un determinato contesto linguistico e sociale.
Le differenze possono riguardare uno o più aspetti della prosodia, per esempio:
- un’intonazione poco variabile oppure, al contrario, molto marcata;
- variazioni insolite nell’altezza della voce;
- un ritmo del parlato particolare, più regolare o irregolare;
- pause collocate in punti inaspettati o di durata diversa;
- variazioni nell’intensità e nel volume della voce;
- accenti o enfasi posti su parole o sillabe diverse da quelle che l’interlocutore si aspetterebbe.
Il termine atipica, quindi, non indica una prosodia compromessa. È un termine descrittivo che indica una modalità di utilizzo della prosodia differente rispetto alle convenzioni più comuni.
Questa distinzione è particolarmente importante, specie quando parliamo di autismo: non esiste un’unica forma di prosodia atipica e le caratteristiche possono essere molto diverse da una persona all’altra.
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Fai il test sull’autismoPeculiarità prosodiche nell’autismo: cosa dice la letteratura?
La letteratura ha descritto da tempo differenze nella prosodia e nella qualità della voce in alcune persone autistiche.
In passato, il parlato autistico è stato spesso associato soprattutto a una voce “piatta”, “monotona”, “meccanica” o, al contrario, “cantilenante”. Tuttavia, queste descrizioni non restituiscono tutta la variabilità osservata nello spettro.
Uno studio di Bonneh e colleghi (Abnormal Speech Spectrum and Increased Pitch Variability in Young Autistic Children) ha analizzato la voce di 83 bambini tra i 4 e i 6 anni e mezzo, confrontando 41 bambini autistici con 42 bambini non autistici durante un semplice compito di denominazione di immagini.
Gli autori hanno osservato che, nel gruppo autistico, non emergeva soltanto una diversa qualità vocale: era presente anche una maggiore variabilità del pitch, cioè dell’altezza della voce nel tempo, insieme a un intervallo di tonalità più ampio.
Questo dato va nella direzione opposta rispetto allo stereotipo secondo cui la prosodia autistica sarebbe necessariamente monotona.
Più in generale, gli studi citati dagli autori hanno descritto profili prosodici molto diversi tra loro, tra cui:
- intonazione più piatta;
- maggiore variabilità del pitch;
- escursioni di tono più ampie o marcate;
- differenze nel controllo del volume;
- particolarità nella qualità della voce;
- accenti o enfasi collocati in punti insoliti della frase.
Il punto importante, quindi, è che non esiste un’unica prosodia autistica.
La voce piatta è probabilmente la forma più entrata nell’immaginario comune, ma la letteratura descrive anche profili caratterizzati da una modulazione molto variabile o particolarmente marcata.
Anche il modo di usare la voce può quindi essere considerato un ulteriore elemento di variabilità all’interno dello spettro.
Va però ricordato che questo specifico studio riguarda bambini piccoli, non adulti, e che gli stessi autori sottolineano come natura e meccanismi di queste differenze prosodiche non siano ancora del tutto chiari.
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Richiedi info sulla diagnosi di autismoQuali effetti può avere una prosodia atipica nelle interazioni sociali?
La prosodia svolge un ruolo importante nella comunicazione perché permette di trasmettere informazioni che vanno oltre il significato letterale delle parole: può suggerire emozioni, intenzioni, atteggiamenti, mettere in risalto una parte della frase o aiutare l’interlocutore a capire se stiamo facendo una domanda, una battuta o un’affermazione.
Per questo, quando la prosodia di una persona autistica si discosta da quella generalmente attesa, possono verificarsi dei fraintendimenti.
Una voce poco modulata, per esempio, può essere interpretata come segno di disinteresse, freddezza o noia; al contrario, un’intonazione molto marcata o un’enfasi insolita può essere percepita come eccessiva, sarcastica o arrabbiata, anche quando questa non era l’intenzione della persona.
La letteratura sottolinea infatti che una prosodia percepita come atipica può far apparire il parlante come “diverso” e può avere conseguenze sull’integrazione sociale e sulla comprensione reciproca.
Allo stesso tempo, differenze nella produzione o nell’interpretazione dei segnali prosodici possono contribuire a malintesi nelle conversazioni e nelle relazioni interpersonali.
Questo non significa, però, che una prosodia diversa corrisponda a un’emozione diversa o meno intensa. Il tono percepito dall’interlocutore non sempre coincide con l’intenzione o con lo stato emotivo della persona che sta parlando.
Ed è proprio qui che può nascere una parte della difficoltà comunicativa: non necessariamente da un’assenza di emozione o di intenzione comunicativa, ma dalla distanza tra il modo in cui un segnale viene espresso e il modo in cui viene interpretato.
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