Se decidiamo di scrivere sull’argomento progressione di carriera nelle persone autistiche vuol dire intanto che partiamo dal riconoscimento che, in alcuni casi, avanzare nel proprio percorso professionale per le persone nello spettro, può comportare difficoltà aggiuntive.
Ma da cosa dipendono, esattamente, queste difficoltà?
Sono legate soprattutto a fatiche individuali, oppure entrano in gioco anche barriere sociali, organizzative e culturali presenti nei luoghi di lavoro?
Chiederselo è importante, perché permette di non attribuire automaticamente ogni ostacolo alle caratteristiche della persona, ma di considerare anche il ruolo dell’ambiente, delle aspettative professionali e dei criteri attraverso cui vengono riconosciuti il potenziale, le competenze e le possibilità di crescita.
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Centro Clinico AutismoAutismo e lavoro: cosa ci dice la letteratura recente
La letteratura recente sul rapporto tra autismo e lavoro restituisce un quadro ancora caratterizzato da importanti disuguaglianze.
Davies e colleghi, ad esempio, richiamano stime secondo cui nel Regno Unito meno del 22% degli adulti autistici è occupato, con percentuali riportate del 14,3% in Canada e del 28% in Australia. Ma l’occupazione, da sola, non racconta tutta la storia.
Anche quando una persona autistica riesce ad accedere al mondo del lavoro, possono emergere difficoltà nel trovare e mantenere un impiego che sia realmente significativo e coerente con competenze, interessi e aspirazioni.
La letteratura segnala infatti fenomeni di sotto-occupazione, situazioni in cui le persone risultano sovraqualificate rispetto al ruolo ricoperto e una conseguente limitazione delle opportunità di esprimere pienamente il proprio potenziale.
In uno studio più recente dedicato proprio all’occupazione e allo sviluppo di carriera, gli adulti autistici intervistati hanno descritto difficoltà nell’ottenere posizioni retribuite, stabili e di lungo periodo; inoltre, le esperienze lavorative precedenti spesso non risultavano in linea con i loro interessi e obiettivi professionali.
Tra gli ostacoli riportati emergevano anche la mancanza di formazione e supporto adeguati sul posto di lavoro.
Questi dati suggeriscono quindi la necessità di guardare oltre la semplice distinzione tra “occupato” e “non occupato”.
Se l’obiettivo è comprendere davvero l’esperienza lavorativa delle persone nello spettro dell’autismo, diventa importante considerare anche la possibilità di accedere a lavori adeguati, mantenerli nel tempo, sentirsi valorizzati e, soprattutto, avere opportunità di sviluppo e progressione di carriera.
Non a caso, proprio le fasi successive all’ingresso nel mondo del lavoro — come l’avanzamento verso ruoli di maggiore responsabilità — risultano ancora relativamente poco esplorate dalla ricerca sull’autismo e l’occupazione.
Se vuoi consultare personalmente le fonti che abbiamo scelto, le trovi qui:
- Autistic Adults’ Priorities for Future Autism Employment Research: Perspectives from the United Kingdom
- Employment and Career Development Among Autistic Adults: Self and Caregiver Perceptions
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Prenota colloquio gratuito per l’autismoAutismo e lavoro: le possibili difficoltà individuali nella progressione professionale
Per alcune persone autistiche, cambiare lavoro o intraprendere un percorso di progressione professionale può comportare difficoltà specifiche.
Un avanzamento di carriera, infatti, non significa soltanto ottenere una promozione: può implicare nuovi compiti, nuove responsabilità, nuove relazioni professionali e, più in generale, un cambiamento rispetto a un equilibrio già costruito.
Tra le possibili difficoltà individuali possono rientrare:
- il cambiamento della routine, soprattutto quando il nuovo ruolo modifica orari, modalità di lavoro, mansioni o abitudini consolidate;
- la gestione dell’incertezza e della novità, che può rendere più faticoso affrontare situazioni poco prevedibili o nelle quali non sono ancora chiare aspettative e regole;
- il cambiamento del contesto sociale, ad esempio l’ingresso in un nuovo team, il rapporto con nuovi responsabili o la necessità di comprendere nuove dinamiche relazionali;
- la generalizzazione delle competenze, cioè la possibilità che strategie e modalità di lavoro apprese con successo in un determinato contesto non siano immediatamente trasferibili a un ambiente, a un ruolo o a richieste differenti;
- l’aumento o la modifica delle responsabilità, che può richiedere nuove competenze organizzative, decisionali o relazionali;
- la pianificazione del proprio percorso professionale, soprattutto quando è necessario immaginare scenari futuri, valutare opportunità diverse o prendere decisioni in condizioni di incertezza.
Naturalmente, questi aspetti non riguardano tutte le persone autistiche nello stesso modo e possono assumere un peso molto diverso da persona a persona.
Tuttavia, considerando quanto la stabilità, la familiarità con il contesto e la prevedibilità possano essere importanti per alcune persone, può sorgere spontanea una domanda: una volta trovato un lavoro che si conosce, nel quale si è costruita una routine e si è raggiunto un certo equilibrio, le persone autistiche desiderano davvero cambiare, crescere professionalmente o assumere ruoli diversi? Oppure la stabilità può essere preferibile alla progressione?
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Nel paragrafo sopra ci siamo lasciati con una domanda: le persone autistiche desiderano progredire nel proprio lavoro?
La letteratura disponibile suggerisce che la risposta, in molti casi (non in tutti), sia sì.
Una recente scoping review dedicata proprio alla progressione di carriera delle persone autistiche ha analizzato 33 studi presenti in letteratura.
Sebbene nessuno di questi avesse come obiettivo principale lo studio della progressione di carriera, sette affrontavano il tema del desiderio di avanzamento professionale e, in sei di questi sette studi (86%), emergeva che le persone autistiche desideravano progredire nella propria carriera (Davies et al., 2024).
Questo dato è particolarmente interessante perché potrebbe mettere in discussione l’idea che una maggiore preferenza per la stabilità o una maggiore fatica nell’affrontare i cambiamenti corrispondano necessariamente a una minore aspirazione professionale.
Trovare difficile il cambiamento non significa non desiderare il cambiamento.
Una persona può voler crescere professionalmente, assumere un ruolo più soddisfacente, avere maggiori responsabilità o vedere riconosciute le proprie competenze e, allo stesso tempo, trovare particolarmente faticosi i passaggi necessari per arrivarci.
La stessa review evidenzia inoltre come molte persone autistiche occupate si trovino in ruoli che non riflettono pienamente le loro competenze, qualifiche o capacità.
Questo suggerisce che il tema non sia soltanto quello di ottenere un lavoro, ma anche di poter costruire, nel tempo, una carriera coerente con le proprie possibilità e aspirazioni.
Fonte: Career progression for autistic people: A scoping review
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