Burnout e brain fog: come lavorare quando la mente è ovattata (strategie gentili)

Tempo di lettura: 5 minuti

Burnout e brain fog

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Contenuto verificato

Revisione clinica a cura di

Dott.ssa Federica Carvelli

Referente per CBT, mindfulness, regolazione emotiva e neurodivergenze.

Ultima revisione clinica: 11 Agosto 2026

Coordinamento editoriale: Denise Puglisi

Ti capita di rileggere la stessa mail tre volte senza riuscire a capire cosa c’è scritto? Oppure di dimenticare una parola molto semplice, perdere il filo di un ragionamento o sentirti mentalmente “lento”, anche se hai sempre lavorato bene?

Molte persone descrivono questa sensazione come brain fog, una sorta di “nebbia mentale” che rende più difficile concentrarsi, ricordare informazioni o prendere decisioni. Quando compare durante un periodo di forte stress o burnout, può spaventare e far pensare che ci sia qualcosa di seriamente sbagliato.

Nella maggior parte dei casi, però, il problema non riguarda una perdita delle proprie capacità cognitive, ma un cervello che sta cercando di funzionare mentre è sottoposto a un livello di stress e affaticamento molto elevato.

In questo articolo di GAM Medical, clinica specializzata in stress o burnout,  vedremo perché il burnout può dare la sensazione di avere la mente “ovattata”, come riconoscere il brain fog e quali strategie possono aiutare a lavorare senza aumentare ulteriormente il sovraccarico.

Perché il burnout può dare la sensazione di avere la mente “ovattata”?

Una delle esperienze più frequenti raccontate da chi vive un burnout non riguarda soltanto la stanchezza fisica. Molte persone descrivono soprattutto una difficoltà nel pensare con la lucidità abituale. La concentrazione diminuisce, le decisioni richiedono più tempo, le informazioni sembrano sfuggire facilmente e anche attività che prima richiedevano pochi minuti possono diventare sorprendentemente impegnative.

Questo può generare molta preoccupazione. Alcuni iniziano a chiedersi se stiano perdendo memoria, se il cervello non funzioni più come prima oppure se dietro quella sensazione ci sia un problema neurologico.

Come si può leggere nello studio “Job burnout and cognitive functioning: A systematic review” di Panagiotis Deligkaris e colleghi, il burnout può essere associato a difficoltà in diverse funzioni cognitive, tra cui attenzione, memoria, velocità di elaborazione delle informazioni e funzioni esecutive.

Questo è importante perché aiuta a comprendere che la sensazione di “mente ovattata” non è semplicemente un’impressione soggettiva. Molte persone con burnout descrivono cambiamenti cognitivi molto simili, che possono comparire soprattutto nei periodi di maggiore esaurimento.

Naturalmente, questo non significa che ogni episodio di confusione mentale dipenda dal burnout. Tuttavia, quando il sovraccarico si prolunga nel tempo, il cervello può iniziare a utilizzare una parte importante delle proprie risorse per gestire lo stress, lasciandone meno disponibili per concentrazione, memoria e pianificazione.

Per questo motivo, il brain fog viene spesso descritto non come una perdita delle proprie capacità, ma come la sensazione di avere accesso solo a una parte delle risorse cognitive normalmente disponibili.

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Quando il brain fog rende difficile lavorare?

Per molte persone il brain fog diventa davvero evidente sul lavoro. Non perché improvvisamente non sappiano più svolgere le proprie attività, ma perché tutto sembra richiedere uno sforzo molto maggiore rispetto al passato.

Può capitare di leggere la stessa mail più volte senza riuscire a elaborarne davvero il contenuto. Oppure di iniziare un’attività e accorgersi, pochi minuti dopo, di aver perso completamente il filo di quello che si stava facendo.

Alcune persone raccontano di impiegare molto tempo per prendere decisioni che prima risultavano quasi automatiche. Altre descrivono la sensazione di avere continuamente una parola “sulla punta della lingua”, senza riuscire a recuperarla nel momento in cui serve.

Anche organizzare la giornata può diventare più complicato. Attività semplici iniziano a sembrare enormi, si passa molto tempo a decidere da dove iniziare e la sensazione predominante è quella di essere sempre in ritardo rispetto a ciò che si vorrebbe fare.

Questo può aumentare ulteriormente il livello di stress. Molte persone iniziano infatti a preoccuparsi proprio per queste difficoltà cognitive. Più cercano di controllare la propria memoria o di verificare continuamente se stanno lavorando abbastanza bene, più aumenta il senso di pressione.

In alcuni casi compare anche una forte autocritica. “Prima riuscivo a fare tutto.” “Non mi riconosco più.” “Sto diventando meno capace.”

Questi pensieri sono comprensibili, ma spesso non descrivono ciò che sta realmente accadendo. Il burnout non elimina competenze, esperienza o capacità costruite negli anni. Più spesso rende temporaneamente molto più difficile accedervi con la stessa facilità di prima.

Molte persone descrivono il brain fog proprio come una sensazione di rallentamento. Le informazioni sembrano esserci, ma richiedono più tempo per essere recuperate. Le idee arrivano, ma con maggiore fatica. Il problema non è sapere meno, ma riuscire a utilizzare le proprie risorse mentre il sistema nervoso sta ancora cercando di gestire un forte sovraccarico.

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Strategie gentili per lavorare con Burnout e brain fog

Quando il brain fog compare durante un periodo di burnout, la tentazione è spesso quella di fare il contrario di ciò che servirebbe. Molte persone cercano di recuperare aumentando il ritmo, lavorando più ore o sforzandosi di concentrarsi ancora di più. Il problema è che, quando il cervello è già sovraccarico, questo approccio rischia di aumentare ulteriormente la fatica.

Come si può leggere nello studio “Physical, psychological and occupational consequences of job burnout: A systematic review of prospective studies” di Débora Salvagioni e colleghi, il burnout può avere conseguenze che coinvolgono contemporaneamente benessere psicologico, salute fisica e funzionamento lavorativo. Questo significa che anche le difficoltà di concentrazione e memoria meritano attenzione e non dovrebbero essere interpretate semplicemente come mancanza di impegno.

Un primo cambiamento riguarda il numero di decisioni da prendere durante la giornata. Quando la mente è affaticata, anche scegliere da dove iniziare può consumare molte energie. Preparare in anticipo una lista di priorità o decidere il compito successivo prima di terminare quello attuale può ridurre il carico cognitivo.

Può essere utile anche lavorare per blocchi più piccoli. Davanti a un’attività molto ampia il cervello può sentirsi sopraffatto, mentre concentrarsi su un obiettivo limitato rende più facile iniziare e mantenere l’attenzione. In molti casi, completare piccoli passaggi consecutivi risulta più efficace che cercare di affrontare tutto insieme.

Anche il modo in cui vengono distribuite le attività durante la giornata fa la differenza. Alternare compiti che richiedono molta concentrazione ad attività più automatiche permette spesso di utilizzare meglio le energie disponibili senza mantenere il cervello in uno stato di sforzo continuo.

Un altro aspetto importante riguarda le pause. Quando si vive un burnout, molte persone continuano a lavorare senza interrompersi perché hanno la sensazione di essere già in ritardo. In realtà, brevi pause durante la giornata aiutano spesso a recuperare lucidità e riducono il rischio di arrivare a un completo esaurimento delle risorse attentive.

Infine, può essere utile accettare temporaneamente un ritmo diverso. In questa fase, lavorare con maggiore lentezza non significa peggiorare: significa adattare le richieste alle risorse realmente disponibili.

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Quando la nebbia mentale merita un approfondimento? Capita a tutti di avere giornate in cui ci si sente più distratti o meno concentrati. Quando però la sensazione di avere la mente “ovattata” continua per settimane, rende difficile lavorare, studiare o svolgere attività quotidiane e si accompagna a stanchezza persistente, può essere utile approfondire la situazione.

Il brain fog non rappresenta una diagnosi, ma un insieme di sintomi che possono comparire in condizioni molto diverse. Stress cronico, burnout, disturbi del sonno, ansia, depressione e alcune condizioni mediche possono contribuire alla comparsa di difficoltà cognitive temporanee. Per questo motivo è importante evitare sia di minimizzare il problema sia di attribuirlo automaticamente a una causa specifica.

Se la confusione mentale continua ad aumentare, se la memoria e la concentrazione sembrano peggiorare progressivamente o se il sovraccarico sta influenzando in modo importante lavoro, relazioni o qualità della vita, confrontarsi con un professionista può aiutare a comprendere meglio ciò che sta accadendo.

Un percorso con uno psicoterapeuta specializzato in Burnout permette non solo di valutare il ruolo dello stress e del burnout, ma anche di costruire strategie personalizzate per recuperare energie, ridurre il sovraccarico cognitivo e tornare gradualmente a un funzionamento più sostenibile.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26451877/
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28977041/

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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