Autismo e Tic: quali correlazioni?

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Autismo e Tic: quali correlazioni?

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Nelle persone autistiche, i tic possono comparire in diverse fasi dello sviluppo, dall’infanzia all’adolescenza, e in alcuni casi persistere o manifestarsi anche in età adulta.

Si tratta di fenomeni motori o vocali involontari, improvvisi, rapidi e ricorrenti, la cui presenza può sovrapporsi ad altri comportamenti motori ripetitivi frequentemente osservati nello spettro autistico.

La corretta distinzione tra tic, stereotipie e altre manifestazioni motorie è quindi rilevante ai fini dell’inquadramento clinico e della definizione di eventuali interventi terapeutici.

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Autismo e Tic: quando le due condizioni si presentano insieme

I tic non rappresentano, di per sé, un sintomo dell’autismo.

Tuttavia, nelle persone autistiche può essere presente una comorbilità con disturbi da tic, che possono manifestarsi con intensità e caratteristiche variabili.

La co-occorrenza delle due condizioni richiede un’attenta valutazione clinica, soprattutto per distinguere i tic da altre manifestazioni motorie ripetitive associate allo spettro dell’autismo.

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Autismo e tic: cosa emerge dalla letteratura

La letteratura evidenzia come i tic rappresentino una comorbilità relativamente frequente nelle persone autistiche, sebbene le stime varino in funzione delle caratteristiche dei campioni e dei metodi di valutazione utilizzati.

Studi riportati da Kahl e colleghi indicano percentuali comprese tra il 22% e il 34%, mentre uno studio più recente condotto su un ampio campione pediatrico ha rilevato sintomi ticcosi nel 18,4% dei partecipanti autistici.

Nel complesso, questi dati suggeriscono che la presenza di tic sia più frequente nell’autismo rispetto a quanto osservato nella popolazione generale, pur non costituendo una caratteristica diagnostica dello spettro autistico.

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Le evidenze dei principali studi clinici

Analizzando più nel dettaglio i singoli studi, Kim e colleghi (2023), su 679 bambini e adolescenti autistici di età compresa tra 4 e 18 anni, hanno rilevato sintomi ticcosi in 125 partecipanti (18,4%).

La presenza e la maggiore severità dei tic risultavano associate a punteggi più elevati in alcune misure relative alla sintomatologia autistica, alle difficoltà comportamentali e ai sintomi ossessivo-compulsivi, oltre a essere più frequenti nei partecipanti con un QI pari o superiore a 70.

Kahl e colleghi, studiando invece un piccolo campione di adulti autistici senza disabilità intellettiva, hanno identificato tic motori in 10 dei 21 partecipanti: rispetto alle persone con sindrome di Tourette, i tic presentavano una distribuzione e caratteristiche fenomenologiche simili, ma erano generalmente meno frequenti e meno severi. Inoltre, solo la metà degli adulti autistici nei quali erano stati osservati tic riferiva di esserne consapevole.

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Tic o stereotipie? Perché possono essere confusi

Nelle persone autistiche, distinguere un tic da una stereotipia può non essere immediato.

Le stereotipie motorie fanno parte delle possibili manifestazioni comportamentali dell’autismo e consistono in movimenti ripetitivi e relativamente riconoscibili nel tempo; i tic, invece, costituiscono un fenomeno distinto e possono essere presenti come condizione associata.

La sovrapposizione di alcune caratteristiche esteriori può tuttavia rendere complessa la distinzione, soprattutto quando l’osservazione avviene in un singolo momento o quando la persona presenta una ridotta consapevolezza dei propri tic.

Proprio questa difficoltà è stata sottolineata anche in letteratura: Kahl e colleghi evidenziano come le stereotipie possano essere erroneamente classificate come tic nelle persone autistiche e come, in alcuni adulti autistici, la consapevolezza della presenza dei tic possa essere limitata.

Alcuni elementi contribuiscono in particolare a rendere simili le due manifestazioni:

  • Ripetitività: sia i tic sia le stereotipie possono presentarsi più volte nel corso della giornata e assumere un carattere ricorrente.
  • Coinvolgimento delle stesse aree corporee: entrambi possono interessare il viso, la testa, il tronco o gli arti e, osservati dall’esterno, alcuni movimenti possono quindi apparire molto simili.
  • Presenza di manifestazioni motorie e vocali: accanto ai movimenti possono comparire anche suoni o vocalizzazioni ripetitive, rendendo meno immediata la classificazione del comportamento sulla sola base della sua forma.
  • Variabilità legata allo stato della persona: stress, affaticamento, eccitazione o particolari condizioni ambientali possono modificare la frequenza e l’intensità dei comportamenti ripetitivi.
  • Possibile assenza di una finalità evidente: sia un tic sia una stereotipia possono apparire all’osservatore come comportamenti privi di uno scopo immediatamente riconoscibile.
  • Difficoltà nel descrivere l’esperienza soggettiva: chiedere alla persona che cosa avverte prima o durante il movimento può essere molto utile, ma non sempre è sufficiente. In particolare, la letteratura mostra che alcune persone autistiche possono avere una consapevolezza ridotta dei propri tic, rendendo più difficile identificare elementi come l’impulso premonitore.
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Tic e stereotipie: quali caratteristiche aiutano a distinguerli?

La distinzione clinica non si basa quindi esclusivamente sull’aspetto del movimento, ma sull’insieme delle sue caratteristiche: modalità di comparsa, ritmo, durata, andamento nel tempo, possibilità di controllo e sensazioni associate.

Nessun singolo elemento permette sempre di stabilire con certezza se un comportamento sia un tic o una stereotipia; è piuttosto l’osservazione complessiva e longitudinale a orientare la valutazione.

Alcune caratteristiche possono tuttavia essere particolarmente utili:

  • Modalità del movimento: i tic tendono a essere rapidi, improvvisi e brevi, spesso con un andamento irregolare. Le stereotipie sono generalmente più ritmiche, prolungate e ripetitive, con una sequenza motoria maggiormente riconoscibile.
  • Variabilità nel tempo: i tic presentano tipicamente un andamento fluttuante, con periodi di aumento e diminuzione della frequenza e dell’intensità; inoltre, la loro forma può modificarsi nel tempo. Le stereotipie tendono invece a mantenere un repertorio più stabile e riconoscibile.
  • Sensazione che precede il movimento: molti tic possono essere preceduti da un’urgenza premonitoria, cioè una sensazione di tensione o necessità crescente che si attenua temporaneamente dopo l’esecuzione del tic. Nelle stereotipie questo fenomeno è generalmente assente. È però importante non considerare l’assenza riferita di questa sensazione come una prova sufficiente per escludere un tic, soprattutto nei bambini piccoli o nelle persone che hanno difficoltà a riconoscere o descrivere le proprie sensazioni corporee.
  • Possibilità di soppressione: alcuni tic possono essere volontariamente trattenuti per un breve periodo, spesso a costo di un aumento della tensione o dell’urgenza a eseguirli. Le stereotipie possono invece interrompersi più facilmente quando l’attenzione viene spostata o la persona viene coinvolta in un’altra attività, senza necessariamente essere accompagnate dalla stessa sensazione di tensione crescente.
  • Funzione del comportamento: il tic non viene generalmente eseguito con una finalità specifica. Le stereotipie, pur non essendo necessariamente intenzionali in senso stretto, possono avere una funzione di autoregolazione, stimolazione sensoriale o gestione dell’attivazione emotiva per la persona.
  • Contesto di comparsa: le stereotipie possono diventare particolarmente evidenti in condizioni di eccitazione, coinvolgimento emotivo, noia o ricerca di stimolazione sensoriale. Anche i tic possono aumentare in relazione a stress o affaticamento, ma tendono a manifestarsi in una gamma più ampia di situazioni.
  • Età e storia del comportamento: ricostruire quando il comportamento è comparso, come si è modificato e quali altre manifestazioni lo hanno accompagnato può fornire informazioni importanti. Per questo motivo, nella pratica clinica è utile non limitarsi all’osservazione del singolo movimento, ma raccogliere una storia dettagliata della sua evoluzione.

In presenza di manifestazioni difficili da classificare, quindi, è soprattutto la combinazione di osservazione clinica, anamnesi, andamento nel tempo ed esperienza soggettiva della persona a permettere una corretta diagnosi differenziale.

La distinzione è particolarmente importante nell’autismo, dove differenti fenomeni motori ripetitivi possono coesistere nella stessa persona e dove, come evidenziato dalla letteratura, i tic possono essere presenti senza essere immediatamente riconosciuti come tali.

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Fonti:


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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Autismo, Psicologia generale

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