Il gioco può aiutare a tollerare errori e incertezza negli adolescenti con DOC?

Tempo di lettura: 4 minuti

giocare e DOC

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Contenuto verificato

Revisione clinica a cura di

Dott.ssa Federica Carvelli

Referente per CBT, mindfulness, regolazione emotiva e neurodivergenze.

Ultima revisione clinica: 1 Settembre 2026

Coordinamento editoriale: Denise Puglisi

Supervisione medico-scientifica

Dott. Giancarlo Giupponi

Completata il 1 Settembre 2026

Sbagliare una risposta, perdere una partita o non sapere cosa succederà dopo fa parte di qualsiasi gioco. Per un adolescente con DOC, però, proprio l’errore e l’incertezza possono diventare particolarmente difficili da tollerare.

Il gioco può allora offrire uno spazio in cui sperimentare, in modo graduale, che non tutto deve essere prevedibile o perfetto. Questo non significa che giocare sia una terapia per il DOC, ma che alcune esperienze ludiche possono diventare occasioni utili per osservare il rapporto con dubbio, controllo ed errore.

In questo articolo di GAM Medical vedremo perché l’incertezza può avere un peso importante nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo, quale ruolo può avere il gioco e perché non deve essere confuso con un trattamento specifico come l’esposizione con prevenzione della risposta.

Qual è il ruolo del gioco nella tolleranza dell’errore e dell’incertezza negli adolescenti con DOC?

Perché errori e incertezza possono diventare così difficili nel DOC?

Per un adolescente con Disturbo Ossessivo-Compulsivo, il problema non è necessariamente commettere un errore importante. A volte basta non essere completamente sicuri di aver fatto qualcosa nel modo corretto per attivare una serie di dubbi difficili da interrompere.

Una risposta data durante un gioco può generare il bisogno di controllare se fosse davvero quella giusta. Una regola non perfettamente chiara può diventare difficile da accettare. Anche perdere può essere vissuto con particolare disagio quando significa non poter controllare completamente ciò che accade.

Come si può leggere nello studio “Intolerance of uncertainty in youth with obsessive-compulsive disorder and generalized anxiety disorder” (Gillett et al.) del 2019, l’intolleranza dell’incertezza rappresenta un processo rilevante anche nei giovani con DOC e può contribuire alla difficoltà di convivere con il dubbio e con l’impossibilità di ottenere una certezza completa.

Il punto non è semplicemente “non sapere”. È la sensazione che quel dubbio debba essere risolto prima di poter andare avanti. Per alcuni adolescenti può diventare difficile lasciare una domanda senza risposta, accettare che una scelta sia stata solo “abbastanza giusta” oppure tollerare la possibilità di aver commesso un piccolo errore senza verificarlo ancora.

In questi casi, il bisogno di controllo può comparire anche in situazioni molto quotidiane: rileggere più volte una consegna, chiedere conferma agli altri, ricominciare un’attività perché non sembra perfetta oppure evitare del tutto una scelta quando non è possibile sapere in anticipo quale sarà il risultato migliore.

Compulsioni, controlli e richieste di rassicurazione possono quindi diventare tentativi di ridurre rapidamente il disagio provocato dall’incertezza. Il sollievo può arrivare, ma tende a essere temporaneo. Dopo poco può comparire un nuovo dubbio, mantenendo attivo lo stesso ciclo.

Per questo lavorare sul rapporto con l’incertezza non significa convincere l’adolescente che “andrà sicuramente tutto bene”. Significa aiutarlo, gradualmente, a scoprire che può andare avanti anche quando una parte del dubbio rimane aperta.

gioco e DOC
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In che modo il gioco può creare piccoli spazi per sbagliare?

Il gioco contiene naturalmente una quota di imprevedibilità. Non sempre si può sapere quale carta uscirà, cosa farà l’altro giocatore o se una strategia funzionerà. Anche seguendo tutte le regole, è possibile perdere.

Proprio per questo può diventare un contesto interessante nel quale osservare come un adolescente reagisce quando qualcosa non va secondo le aspettative. L’obiettivo non è provocare intenzionalmente disagio né trasformare ogni partita in un esercizio terapeutico, ma lasciare spazio alla possibilità che un errore rimanga semplicemente un errore.

Durante un gioco può capitare, per esempio, di dare una risposta sbagliata senza correggerla immediatamente, accettare di non conoscere con certezza l’esito della partita oppure continuare anche dopo una scelta che non si è rivelata perfetta. Per un adolescente che tende a ricercare continuamente certezza, queste piccole esperienze possono rappresentare occasioni per scoprire che il disagio può essere attraversato senza dover necessariamente neutralizzarlo.

Il punto, però, non è vincere contro il Disturbo Ossessivo-Compulsivo  attraverso il gioco. È evitare che anche il gioco venga trasformato in un nuovo spazio dominato da perfezione, controllo e rassicurazioni. Se ogni errore viene immediatamente corretto dagli adulti o ogni dubbio riceve una conferma, l’esperienza rischia di perdere proprio quella quota di flessibilità che potrebbe renderla utile.

Quando un adolescente con DOC riesce a lasciare una mossa sbagliata senza correggerla, ad accettare un risultato imprevisto o a continuare una partita senza essere completamente sicuro di aver fatto tutto nel modo giusto, sta vivendo una piccola esperienza di incertezza. Il valore del gioco può trovarsi proprio qui: permettere che errore, dubbio e imprevedibilità facciano parte dell’esperienza senza diventare necessariamente qualcosa da eliminare.

Questo non significa, però, che genitori o adulti debbano trasformare ogni partita in un allenamento contro il DOC. Se ogni esitazione viene osservata, commentata o utilizzata intenzionalmente per mettere alla prova l’adolescente, il gioco rischia di perdere quella spontaneità che lo rende un contesto diverso dalla terapia. L’obiettivo dovrebbe rimanere giocare, non verificare continuamente quanto il ragazzo riesca a “resistere” alle proprie compulsioni.

Allo stesso tempo, quando il DOC interferisce in modo significativo con scuola, relazioni, famiglia o quotidianità, le esperienze ludiche non possono sostituire un intervento specifico. Come si può leggere nello studio “Exposure and Response Prevention Process Predicts Treatment Outcome in Youth with OCD” (Kircanski et al.) del 2015, nei giovani con DOC il lavoro terapeutico che permette di confrontarsi gradualmente con ciò che genera disagio, riducendo il ricorso alle risposte compulsive, è collegato agli esiti del trattamento.

Il gioco e la psicoterapia hanno quindi funzioni differenti. Una partita può offrire occasioni spontanee per scoprire che si può andare avanti anche dopo un errore o senza conoscere perfettamente il risultato; il percorso terapeutico permette invece di lavorare in modo strutturato sui meccanismi che mantengono ossessioni e compulsioni. Mantenere questa distinzione è importante proprio per evitare di caricare il gioco di un compito che non gli appartiene.

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Come imparare che non tutto deve essere certo, corretto o controllabile?

Per un adolescente con DOC, imparare a tollerare maggiormente l’incertezza non significa diventare indifferente agli errori o smettere di fare attenzione. Significa riuscire progressivamente a lasciare aperto un dubbio senza sentire ogni volta la necessità di risolverlo attraverso controlli, ripetizioni o rassicurazioni.

Il gioco può offrire piccoli momenti in cui questa esperienza avviene spontaneamente, ma quando il bisogno di certezza influenza scuola, relazioni, famiglia o vita quotidiana è importante comprendere il funzionamento complessivo del DOC.

GAM Medical, clinica specializzata in DOC, offre supporto specialistico per approfondire questi meccanismi. Confrontarsi con uno psicoterapeuta specializzato in DOC può aiutare l’adolescente e la famiglia a distinguere ciò che appartiene alle normali difficoltà dell’età da ciò che viene mantenuto dal ciclo ossessivo-compulsivo e a individuare un trattamento adeguato.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29426573/
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25052626/

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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