Contenuto verificatoIl mobbing può essere un importante fattore di rischio per lo sviluppo di una sindrome da burnout. Infatti, non sono solo le condizioni lavorative “troppo intense” a poter determinare un burnout. Anche il clima relazionale e psicologico all’interno dell’ambiente di lavoro può avere un impatto molto forte sul benessere mentale della persona.
In alcuni casi, infatti, vivere per lungo tempo in un contesto lavorativo ostile, svalutante o umiliante — come può accadere nel mobbing — può portare a un progressivo esaurimento emotivo e psicologico.
Nelle prossime righe cercheremo di capire perché il mobbing può contribuire allo sviluppo del burnout e attraverso quali meccanismi psicologici questo può accadere.
Con il termine mobbing si fa riferimento a una serie di comportamenti ostili, ripetuti e prolungati nel tempo messi in atto sul luogo di lavoro nei confronti di una persona.
Il mobbing può provenire da superiori, colleghi oppure, in alcuni casi, anche da sottoposti. Non si tratta di un singolo litigio o di una tensione occasionale, ma di dinamiche persistenti che possono compromettere profondamente il benessere psicologico della vittima.
Il mobbing può manifestarsi attraverso:
Nel tempo, vivere in un ambiente lavorativo percepito come ostile può generare un forte stato di stress cronico.
Il burnout non dipende soltanto da una quantità di lavoro eccessiva. Anche le condizioni psicologiche e relazionali in cui una persona lavora possono diventare estremamente stressanti, soprattutto quando il contesto lavorativo smette di essere percepito come sicuro, prevedibile o supportivo.
È proprio questo che può accadere nel mobbing.
Quando una persona lavora per mesi o anni in un ambiente caratterizzato da ostilità, svalutazione, tensione o umiliazione costante, il lavoro può diventare una fonte continua di stress psicologico, indipendentemente dal numero di ore lavorate o dal carico lavorativo reale.
Il problema, quindi, non è soltanto “quanto” si lavora, ma anche come ci si sente mentre si lavora.
Il mobbing può creare un clima lavorativo che favorisce il burnout perché determina:
In queste condizioni, anche attività lavorative normali possono diventare estremamente faticose sul piano emotivo e mentale.
La persona, infatti, non sta soltanto lavorando: sta contemporaneamente cercando di difendersi psicologicamente da un ambiente percepito come ostile.
Nel tempo, questo stato di stress cronico può consumare progressivamente le risorse emotive e cognitive della persona fino a favorire un esaurimento psicofisico compatibile con il burnout.
Non tutte le forme di mobbing hanno lo stesso impatto psicologico, ma alcune modalità risultano particolarmente logoranti perché espongono la persona a uno stato continuo di stress, impotenza, iperattivazione o svalutazione.
In molti casi, infatti, ciò che favorisce il burnout non è un singolo episodio, ma l’esposizione ripetuta a dinamiche lavorative tossiche che consumano progressivamente le risorse emotive della persona.
Tra le forme di mobbing più associate a forte stress psicologico troviamo:
Una delle modalità più frequenti consiste nell’assegnare obiettivi irraggiungibili, richieste contraddittorie o carichi di lavoro volutamente impossibili da sostenere.
La persona può sentirsi costantemente:
Questo crea un senso continuo di allarme e prestazione che può portare rapidamente a esaurimento mentale.
Essere costantemente criticati, corretti o messi in discussione può avere un forte impatto sull’autostima e sul senso di efficacia personale.
Nel tempo, la persona può iniziare a:
Questa tensione continua favorisce uno stato di stress cronico molto vicino alle dinamiche del burnout.
Alcune persone vittime di mobbing vivono in un clima di controllo costante:
Quando una persona sente di non avere più libertà o fiducia nel proprio lavoro, può sviluppare forte ansia e affaticamento psicologico.
Essere esclusi dalle comunicazioni, ignorati, lasciati fuori dalle decisioni o isolati dai colleghi può diventare estremamente logorante sul piano emotivo.
L’isolamento lavorativo può portare a:
La mancanza di supporto sociale è uno dei fattori che più aumentano il rischio di burnout.
In alcuni ambienti il mobbing non avviene attraverso attacchi espliciti, ma tramite tensioni continue, frecciatine, sarcasmo, umiliazioni velate o atteggiamenti passivo-aggressivi.
Questo tipo di clima è particolarmente usurante perché costringe la persona a rimanere continuamente in allerta, cercando di interpretare segnali ambigui e prevedere possibili conflitti.
Nel tempo può comparire:
Anche lavorare in un ambiente in cui il proprio impegno non viene mai riconosciuto può contribuire fortemente al burnout.
Quando una persona sperimenta continuamente:
può progressivamente perdere motivazione, coinvolgimento e senso di efficacia personale.
Uno degli aspetti più stressanti del mobbing è spesso l’imprevedibilità.
Non sapere quando arriverà una critica, una punizione, un’umiliazione o una nuova pressione mantiene il sistema nervoso in uno stato di allerta cronica.
Ed è proprio questa esposizione continua a tensione, incertezza e stress relazionale che può trasformare il contesto lavorativo in un terreno fertile per il burnout.
Come abbiamo già detto, il mobbing può manifestarsi attraverso modalità molto diverse, e una di queste è il demansionamento.
Il demansionamento consiste nell’assegnare alla persona mansioni inferiori rispetto al proprio ruolo, alle proprie competenze o alla posizione professionale ricoperta. In alcuni casi può tradursi nell’esclusione da attività importanti, nella perdita progressiva di responsabilità o nell’essere relegati a compiti ripetitivi, marginali o svalutanti.
A prima vista, il demansionamento può sembrare incompatibile con il burnout, perché quest’ultimo viene generalmente associato a carichi di lavoro eccessivi, ritmi intensi e sovraccarico continuo. In realtà, il burnout non dipende soltanto dalla quantità di lavoro, ma anche dal significato psicologico e relazionale dell’esperienza lavorativa.
Anche sentirsi inutilizzati, svalutati o professionalmente svuotati può diventare estremamente stressante.
Il demansionamento, infatti, può portare a:
In questi casi, la sofferenza non nasce da un eccesso di richieste, ma dal sentirsi progressivamente svalutati e privati del proprio ruolo professionale.
Nel tempo, anche questo tipo di stress cronico può contribuire allo sviluppo di un burnout, soprattutto quando la persona vive il lavoro come un luogo di mortificazione, esclusione o perdita di riconoscimento personale.
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Revisione clinica a cura di
Referente per CBT, mindfulness, regolazione emotiva e neurodivergenze.
Ultima revisione clinica: 3 Agosto 2026
Coordinamento editoriale: Denise Puglisi
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