Tra le possibili conseguenze di un’esperienza traumatica o di un disturbo da stress post-traumatico possono comparire anche sintomi che coinvolgono la percezione dei suoni, come l’acufene e l’iperacusia.
Il titolo che abbiamo scelto per questo articolo, “Quando il trauma si fa sentire”, richiama proprio questa doppia dimensione: il trauma può continuare a manifestarsi nel tempo e, in alcuni casi, può “farsi sentire” anche in senso letterale, attraverso rumori percepiti in assenza di una fonte esterna o una sensibilità eccessiva ai suoni.
Nelle prossime righe cercheremo di capire meglio che cosa sono l’acufene e l’iperacusia e quale relazione possono avere con i disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti.
Che cos’è l’acufene?
Essendo una clinica psicologica, non ci occupiamo in modo specialistico della diagnosi e del trattamento dell’acufene; per evitare semplificazioni o informazioni imprecise, ne proponiamo quindi soltanto una breve definizione utile a inquadrare il tema.
L’acufene, chiamato anche tinnito, è la percezione di un suono in assenza di una fonte sonora esterna.
Può essere avvertito in uno o in entrambi gli orecchi, oppure come proveniente dall’interno della testa, e può presentarsi sotto forma di fischio, ronzio, sibilo, fruscio o pulsazione.
Può essere continuo o intermittente, lieve oppure molto intenso.
L’acufene non è una malattia in sé, ma un sintomo che può avere cause diverse e che, in alcune persone, può interferire con il sonno, la concentrazione e il benessere quotidiano.
Che cos’è l’iperacusia?
L’iperacusia è una condizione caratterizzata da una ridotta tolleranza ai suoni: rumori di intensità normale, che per la maggior parte delle persone risultano comuni o sopportabili, vengono percepiti come eccessivamente forti, fastidiosi o persino dolorosi.
Può riguardare molti suoni diversi oppure soltanto alcune frequenze e può rendere difficili attività quotidiane come stare in luoghi affollati, ascoltare musica, usare elettrodomestici o partecipare a conversazioni.
A differenza dell’acufene, nell’iperacusia il suono proviene realmente dall’ambiente, ma viene vissuto con un’intensità o un disagio sproporzionati.
Certo. Lo riscrivo senza fonti, basandomi soltanto sui concetti che hai indicato.
Acufene, iperacusia e trauma: quali sovrapposizioni?
Un trauma può produrre conseguenze non soltanto emotive e psicologiche, ma anche corporee e sensoriali. Nel disturbo da stress post-traumatico, alcune esperienze possono infatti ricordare, almeno in parte, i sintomi dell’acufene e dell’iperacusia.
Da un lato, possono comparire percezioni uditive intrusive, come la sensazione di risentire suoni, voci, urla o rumori legati all’evento traumatico anche quando non sono realmente presenti nell’ambiente. Questo tipo di esperienza può somigliare all’acufene, pur avendo una natura e un significato differenti.
Dall’altro lato, lo stato di ipervigilanza e iperallerta può rendere la persona particolarmente sensibile ai rumori, soprattutto quando hanno una valenza traumatica. Sirene, scoppi, porte sbattute, urla o toni di voce aggressivi possono essere percepiti come eccessivamente intensi, invasivi o minacciosi, con una reazione che può ricordare l’iperacusia.
Nei prossimi paragrafi approfondiremo separatamente il rapporto tra trauma e acufene e quello tra trauma e iperacusia.
Trauma e acufene: flashback e percezioni uditive
Nel disturbo post-traumatico da stress, i sintomi intrusivi possono assumere una forma molto vivida e coinvolgere non soltanto immagini e sensazioni corporee, ma anche l’udito.
La persona può avere la sensazione di risentire una voce, un urlo, uno scoppio o un altro rumore legato all’esperienza traumatica, anche quando quel suono non è realmente presente nell’ambiente.
Per questo motivo, alcune intrusioni uditive possono ricordare l’acufene, perché in entrambi i casi viene percepito un suono in assenza di una fonte esterna.
La differenza principale è che, nelle esperienze post-traumatiche, il suono tende spesso ad avere un contenuto riconoscibile e direttamente collegato al trauma, mentre l’acufene si manifesta più frequentemente come fischio, ronzio, sibilo o pulsazione.
Queste percezioni possono risultare estremamente realistiche e destabilizzanti, senza coincidere necessariamente con un’allucinazione.
Possono essere comprese come una riattivazione sensoriale del ricordo traumatico, nella quale il passato, per alcuni istanti, viene vissuto come se stesse accadendo di nuovo nel presente.
Trauma e iperacusia: quando il suono diventa una minaccia
Dopo un trauma, alcuni suoni possono acquisire un significato di pericolo.
In questi casi, non è soltanto il volume del rumore a risultare difficile da tollerare, ma anche ciò che quel suono richiama.
Urla, sirene, porte sbattute, scoppi, toni di voce aggressivi o altri rumori associati all’esperienza traumatica possono attivare paura, tensione, agitazione o il bisogno immediato di allontanarsi.
Lo stato di ipervigilanza e iperallerta può inoltre rendere la persona più sensibile agli stimoli sonori in generale.
Rumori comuni possono essere percepiti come eccessivamente intensi, invasivi o imprevedibili, dando luogo a un’esperienza che può ricordare l’iperacusia.
Con il tempo, la persona può iniziare a controllare costantemente l’ambiente, evitare luoghi rumorosi o anticipare con ansia la possibilità di incontrare determinati suoni.
In questo modo, la sensibilità uditiva e l’iperallerta possono rafforzarsi a vicenda, rendendo il mondo sonoro sempre più faticoso da affrontare.
Che cosa dice la letteratura sul rapporto tra acufene e PTSD?
Un contributo del 2007 dal titolo “The association between tinnitus and posttraumatic stress disorder” ha esaminato la relazione tra acufene e disturbo da stress post-traumatico.
Lo ha fatto attraverso la revisione delle cartelle cliniche di persone seguite, nell’arco di quattro anni, presso una clinica specializzata nell’acufene rivolta ai veterani.
Tra i primi 300 pazienti presi in carico, il 34% presentava anche una diagnosi di PTSD.
Rispetto ai pazienti con il solo acufene, quelli con entrambe le condizioni riferivano più frequentemente:
- una maggiore gravità percepita dell’acufene;
- un esordio improvviso del sintomo;
- una minore tolleranza ai suoni;
- un peggioramento dell’acufene in presenza di rumori capaci di riattivare l’ansia collegata al trauma.
L’articolo evidenzia quindi alcune sovrapposizioni tra PTSD e acufene, come la risposta di allarme accentuata e la ridotta tolleranza sonora. In particolare, determinati suoni possono assumere il ruolo di richiami traumatici e aumentare contemporaneamente l’ansia e l’intensità percepita dell’acufene.
Gli autori suggeriscono pertanto che, quando le due condizioni sono presenti insieme, la valutazione non dovrebbe limitarsi al sintomo uditivo, ma dovrebbe considerare anche le reazioni emotive e post-traumatiche associate.
NB. come suggerito dagli stessi autori, i risultati vanno comunque interpretati con cautela. Lo studio riguardava una popolazione clinica specifica di veterani e descrive un’associazione tra le due condizioni, senza dimostrare che il PTSD sia necessariamente la causa dell’acufene.



