Psicomotricità in età evolutiva: il ruolo nello sviluppo del bambino

Tempo di lettura: 5 minuti

Psicomotricità in età evolutiva: il ruolo nello sviluppo del bambino

Hai mai sentito parlare di psicomotricità? Si tratta di una pratica spesso consigliata in età evolutiva per i suoi possibili benefici sullo sviluppo psicomotorio del bambino.

Attraverso il movimento, il gioco e la relazione, la psicomotricità sostiene il bambino nell’esplorazione del proprio corpo, dello spazio e dell’ambiente che lo circonda. Non riguarda soltanto le abilità motorie, ma coinvolge anche aspetti cognitivi, emotivi, relazionali e comunicativi, che durante l’infanzia si sviluppano in modo strettamente connesso.

Nelle prossime righe spiegheremo meglio che cos’è la psicomotricità, in quali casi può essere consigliata e quali benefici può offrire durante lo sviluppo del bambino.

Cos’è la psicomotricità?

La psicomotricità prende questo nome perché considera strettamente collegati il corpo, il movimento e i processi psicologici.

È una pratica educativa e di aiuto che utilizza il gioco, l’azione e l’esperienza corporea come principali strumenti di osservazione e intervento.

Le attività si svolgono generalmente in una sala di psicomotricità, uno spazio organizzato con materiali morbidi e strutturati, come materassi, cuscini, spalliere, specchi, cubi, forme di grandi dimensioni e oggetti per il gioco simbolico.

La stanza può comprendere aree dedicate al movimento, in cui sperimentare salti, rotolamenti, scivoli e percorsi, e spazi destinati alla rappresentazione, allestiti con materiali come pennarelli, creta o costruzioni.

Il setting psicomotorio è caratterizzato da tempi, spazi e regole semplici e riconoscibili. All’interno della seduta possono alternarsi momenti di esplorazione corporea, gioco spontaneo, attività condivise e rappresentazione delle esperienze vissute.

A cosa serve la psicomotricità?

La psicomotricità può essere consigliata per finalità diverse, in base ai bisogni specifici del bambino e alle ragioni per cui viene intrapreso il percorso. In generale, può accompagnarlo e sostenerlo in varie aree dello sviluppo e compiti evolutivi, tra cui:

  • sviluppare l’alternanza dei turni e la reciprocità nella relazione.
  • percepire meglio i confini del proprio corpo;
  • riconoscere e sperimentare sensazioni corporee ed emozioni;
  • scaricare energia attraverso il movimento e il gioco;
  • imparare a tollerare la frustrazione;
  • rispettare tempi, regole e limiti;
  • adattarsi più facilmente ad ambienti nuovi;
  • condividere spazi, giochi e materiali;
  • rispettare gli oggetti e le proposte degli altri;

Per chi può essere consigliata la psicomotricità?

La psicomotricità in età evolutiva può essere consigliata sia nei percorsi di sviluppo tipico sia in presenza di uno sviluppo atipico.

Nel primo caso può rappresentare un’attività utile per accompagnare il bambino nella conoscenza del proprio corpo, prepararlo ad attività sportive o espressive, come danza e ginnastica, favorire la coordinazione, la sicurezza nel movimento e la capacità di stare in un gruppo.

Può essere proposta anche quando il bambino appare impacciato, poco sicuro nelle attività motorie, fatica a rispettare turni e regole o ha bisogno di uno spazio strutturato in cui sperimentarsi attraverso il gioco.

La psicomotricità può inoltre essere consigliata nei casi di sviluppo atipico, ad esempio in presenza di neurodivergenze, difficoltà motorie, relazionali, attentive o di regolazione emotiva e sensoriale.

Psicomotricità e neurodivergenze

La psicomotricità può essere consigliata anche nei percorsi di bambini neurodivergenti, come bambini nello spettro autistico o ADHD, soprattutto quando sono presenti difficoltà in alcune aree dello sviluppo, tra cui:

  • disprassia, difficoltà motorie o disturbi della coordinazione;
  • difficoltà nell’interazione e nella relazione con l’altro;
  • difficoltà nella percezione dei confini del proprio corpo;
  • particolarità o difficoltà nella regolazione sensoriale;
  • difficoltà nel rispettare regole, tempi e turni;
  • difficoltà nella gestione della frustrazione e delle emozioni;
  • bisogno di maggiore supporto nell’organizzazione del movimento e del comportamento;
  • difficoltà nella condivisione di spazi, giochi e materiali.

Autismo e psicomotricità

La psicomotricità è spesso consigliata per i bambini con disturbo dello spettro dell’autismo.

La letteratura sull’argomento suggerisce che un intervento centrato sul corpo, sul movimento e sulla relazione possa sostenere lo sviluppo delle competenze psicomotorie e socio-emotive, particolarmente importanti durante l’età prescolare.

Il contributo “Consensus on the Best Practice Guidelines for Psychomotor Intervention in Preschool Children with Autism Spectrum Disorder“, preso in esame per la stesura di questo articolo, ha coinvolto 39 esperti portoghesi con esperienza nella psicomotricità rivolta a bambini autistici tra i 3 e i 6 anni.

Attraverso un processo strutturato di confronto, gli esperti hanno individuato alcune aree prioritarie su cui può concentrarsi l’intervento psicomotorio:

  • interazione sociale;
  • comunicazione non verbale;
  • gioco e capacità di giocare con gli altri;
  • autoregolazione;
  • abilità psicomotorie.

Secondo gli esperti, il percorso dovrebbe essere personalizzato in base alle caratteristiche, alle capacità e ai bisogni del singolo bambino. Le attività, individuali o di gruppo, non dovrebbero quindi seguire uno schema rigido, ma essere adattate al suo profilo e modificate nel tempo sulla base dell’osservazione.

Particolare importanza viene attribuita anche:

  • alla costruzione di una relazione positiva e sicura con il professionista;
  • alla presenza di routine, istruzioni chiare e una struttura prevedibile della seduta;
  • alla creazione di un ambiente capace di sostenere la partecipazione del bambino;
  • al coinvolgimento della famiglia e delle altre figure educative e cliniche;
  • alla collaborazione tra professionisti e alla valutazione continua dell’intervento.

L’intervento psicomotorio considera il bambino in modo globale, mettendo in relazione corpo, movimento, emozioni e partecipazione sociale.

Le competenze motorie, infatti, non vengono viste come separate dalle altre aree dello sviluppo: il movimento e il gioco possono diventare occasioni per entrare in relazione, comunicare, condividere l’attenzione e sperimentare forme di regolazione.

È però importante interpretare questi risultati con cautela. Lo studio propone linee guida basate sul consenso degli esperti, non verifica direttamente i risultati del trattamento sui bambini. Gli stessi autori sottolineano che gli studi di elevata qualità sulla psicomotricità nell’autismo sono ancora pochi e che saranno necessarie ulteriori ricerche per stabilire con maggiore certezza l’efficacia degli interventi e individuare le modalità più appropriate.

ADHD e psicomotricità

La psicomotricità può essere consigliata anche ai bambini ADHD, soprattutto quando alle difficoltà attentive, all’iperattività e all’impulsività si associano difficoltà motorie o psicomotorie.

Lo studio “Effect of a psychomotor intervention program for children with ADHD” suggerisce che un intervento basato sul movimento possa sostenere non soltanto alcune competenze corporee, ma anche l’attenzione e le funzioni esecutive.

La ricerca ha coinvolto 26 bambini di sesso maschile tra i 7 e gli 11 anni:

  • 14 bambini con ADHD, suddivisi in un gruppo che ha seguito l’intervento psicomotorio e uno che non lo ha seguito;
  • 12 bambini con sviluppo tipico, utilizzati come gruppo di controllo.

I bambini che hanno partecipato al programma hanno svolto 20 sedute individuali, una volta alla settimana, della durata di circa 50 minuti. Ogni incontro comprendeva una fase iniziale di preparazione corporea, attività dedicate alle diverse funzioni psicomotorie e un momento conclusivo di rilassamento e stretching.

L’intervento ha lavorato soprattutto su:

  • tonicità e controllo del corpo;
  • equilibrio;
  • lateralità;
  • percezione e rappresentazione del proprio corpo;
  • organizzazione dello spazio e del tempo;
  • coordinazione motoria globale;
  • motricità fine e precisione dei movimenti.

Dopo il percorso, i bambini sottoposti all’intervento hanno mostrato un miglioramento complessivo del profilo psicomotorio. Gli sviluppi più evidenti hanno riguardato la percezione del corpo, l’equilibrio, l’organizzazione spazio-temporale, la motricità fine, la lateralità e la tonicità. Nel gruppo che non aveva seguito il programma non sono invece emersi miglioramenti psicomotori statisticamente significativi.

Lo studio ha rilevato risultati positivi anche in alcune funzioni cognitive. In particolare, dopo l’intervento sono stati osservati miglioramenti nelle prove relative a:

  • attenzione visiva sostenuta;
  • flessibilità cognitiva;
  • pianificazione;
  • risoluzione dei problemi;
  • alcune componenti delle funzioni esecutive.

Secondo gli autori, il coinvolgimento dell’intero corpo in attività ludiche e vicine alla quotidianità del bambino può favorire movimenti più controllati e precisi, intervenendo contemporaneamente sulle componenti motorie e cognitive. Tuttavia, dopo il programma, le prestazioni dei bambini con ADHD rimanevano mediamente inferiori rispetto a quelle dei bambini con sviluppo tipico della stessa età.

I risultati devono essere interpretati con cautela. Il gruppo che ha effettivamente svolto l’intervento comprendeva soltanto sette bambini, tutti maschi, e la ricerca non ha verificato se i miglioramenti si siano mantenuti nel tempo. Lo studio suggerisce quindi un possibile beneficio della psicomotricità nell’ADHD, ma il campione ridotto non consente di generalizzare i risultati a tutti i bambini con questa neurodivergenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

ADHD a 360 gradi, Autismo, Psicologia generale

Condividilo

Pensi di essere ADHD?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico.

test adhd

Pensi di soffrire di un disturbo d'ansia?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per l’ansia.

Pensi di soffrire di depressione?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per la depressione. 

Pensi di essere una persona autistica?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per l’autismo. 

Guarda le nostre recensioni

Pensi di essere ADHD?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico. Bastano 3 minuti per avere il risultato.

test adhd

Se ti è piaciuto l'articolo iscriviti alla newsletter per non perdere tutte le nostre comunicazioni.