Le persone con disturbo ossessivo-compulsivo presentano spesso un elemento comune nei propri contenuti ossessivi: la sovrastima della minaccia.
Si tratta di una distorsione cognitiva che porta a percepire come molto più probabile, grave o incontrollabile un possibile pericolo legato a qualcosa che si è fatto, non si è fatto o si teme di poter fare.
Nelle prossime righe cercheremo di comprendere meglio come funziona questo meccanismo e perché può trasformarsi in una vera e propria trappola psicologica.
Che cos’è la sovrastima della minaccia?
La sovrastima della minaccia è una distorsione cognitiva, cioè un modo alterato e poco realistico di valutare un possibile pericolo.
Consiste nel considerare un evento negativo molto più probabile, grave o imminente di quanto suggeriscano i dati disponibili.
Nel disturbo ossessivo-compulsivo, questa valutazione può riguardare sia le conseguenze di un’azione compiuta sia quelle di un’azione non compiuta: una possibilità remota viene percepita come concreta, urgente e difficilmente tollerabile.
Non si tratta quindi soltanto di avere paura, ma di attribuire al rischio un peso sproporzionato, fino a sentirsi obbligati a controllare, evitare o mettere in atto comportamenti rassicuranti.
Per approfondire il ruolo dei bias e delle distorsioni cognitive nel disturbo ossessivo-compulsivo, puoi leggere il nostro articolo “Errori e bias cognitivi nella mente ossessivo-compulsiva”.
Come si manifesta la sovrastima della minaccia nel disturbo ossessivo-compulsivo?
Nei nostri articoli utilizziamo spesso esempi concreti, non per creare checklist diagnostiche, ma per aiutare chi legge a riconoscere alcuni schemi di pensiero e comportamento, comprendere meglio ciò che sta vivendo e valutare se possa essere utile chiedere un aiuto professionale.
Anche in questo caso, proponiamo alcuni esempi tratti da situazioni che incontriamo frequentemente nella pratica clinica quotidiana come centro specializzato nel disturbo ossessivo-compulsivo.
Quelli che ci sono sembrati più ricorrenti e rappresentativi sono:
- considerare molto probabile un contagio dopo un contatto a basso rischio;
- temere che un piccolo errore possa avere conseguenze gravissime;
- pensare che non controllare più volte porte, gas o elettrodomestici possa causare un incidente;
- interpretare un pensiero intrusivo come il segnale che si potrebbe davvero agire in quel modo;
- percepire come pericolosi oggetti, luoghi o situazioni normalmente innocui;
- ritenere che una minima disattenzione possa danneggiare sé stessi o gli altri;
- sopravvalutare il rischio di essere responsabili di eventi negativi;
- evitare attività quotidiane perché considerate troppo rischiose;
- cercare continue rassicurazioni per ridurre la paura di una possibile conseguenza;
- trasformare una possibilità remota in una conseguenza vissuta come quasi certa.
Quando ogni rischio diventa una catastrofe: l’impatto della sovrastima della minaccia nel DOC
Quando la minaccia viene continuamente sovrastimata, non esiste più nulla che possa essere percepito come poco grave, improbabile o facilmente gestibile.
Ogni contatto, errore, dubbio o possibilità negativa può essere portato mentalmente alle sue conseguenze più estreme.
Un gesto comune non viene più valutato per ciò che è, ma per tutto ciò che potrebbe provocare nello scenario peggiore: un contagio, un danno irreparabile, una colpa, una perdita o una conseguenza impossibile da rimediare.
Nella mente ossessivo-compulsiva, quindi, una semplice possibilità può assumere il peso di una certezza.
Anche quando una parte della persona riconosce che il rischio è remoto o sproporzionato, il dubbio continua a essere così incalzante e realistico da rendere difficile ignorarlo.
Il pensiero “e se succedesse davvero?” finisce per prevalere su valutazioni più razionali e alimenta il bisogno di controllare, evitare, chiedere rassicurazioni o mettere in atto rituali.
Il problema non è soltanto la paura dell’evento negativo, ma anche la sensazione di non poter correre nemmeno una minima possibilità.
Se il rischio viene percepito come enorme, qualsiasi tentativo di non intervenire può sembrare irresponsabile o pericoloso.
Per questo resistere alle compulsioni può diventare estremamente faticoso: non compiere il rituale non viene vissuto come un semplice atto di tolleranza dell’incertezza, ma come l’esposizione volontaria a una possibile catastrofe.
Per chi non vive questo meccanismo, può essere utile immaginare una quotidianità in cui quasi ogni azione comporta un rischio massimizzato.
Toccare un oggetto, dimenticare un dettaglio, pronunciare una frase sbagliata o non controllare qualcosa abbastanza a lungo non sarebbero più eventi comuni, ma potenziali punti di partenza per conseguenze gravissime.
Vivere in questo stato di allarme continuo può essere estenuante e restringere progressivamente la libertà della persona.
Tutto mi sembra una catastrofe: ho paura di qualsiasi cosa, devo chiedere aiuto?
Se ti sei riconosciuto in questo articolo e ti accorgi di sovrastimare frequentemente i rischi, immaginare con facilità gli scenari peggiori o vivere anche possibilità molto remote come minacce concrete e imminenti, può essere utile chiedere una valutazione professionale.
Questo modo di pensare può rientrare in un funzionamento ansioso e, in alcuni casi, essere collegato a meccanismi ossessivo-compulsivi, soprattutto quando porta a controlli ripetuti, evitamenti, richieste continue di rassicurazione o rituali.
Riconoscersi in alcuni esempi non significa necessariamente avere un disturbo ossessivo-compulsivo, ma rappresenta un buon motivo per approfondire ciò che sta accadendo, specialmente quando la paura limita le attività quotidiane, le relazioni o la libertà personale.
Puoi rivolgerti agli specialisti di GAM Medical, centro specializzato nel disturbo ossessivo-compulsivo, per comprendere meglio l’origine di questi pensieri e valutare il percorso più adatto alle tue esigenze.
Intanto, puoi anche svolgere il test online gratuito sul disturbo ossessivo-compulsivo: non sostituisce una diagnosi, ma può offrirti un primo orientamento.




2 risposte
Proprio ieri sera per l’ennesima volta mi sono ritrovata a non riuscire a spegnere la testa.
Negli ultimi due anni ho notato un peggioramento nel mio modo di affrontare certe situazioni e lo riconosco in questa frase:
“…una semplice possibilità può assumere il peso di una certezza…Anche quando una parte della persona riconosce che il rischio è remoto o sproporzionato, il dubbio continua a essere così incalzante e realistico da rendere difficile ignorarlo.”
Da sempre, quando esco di casa sapendo che starò via per giorni, controllo le cose cento volte, ma se prima controllavo e poi mi facevo assalire dal dubbio di aver dimenticato qualcosa, adesso per evitare il problema faccio un video per rassicurarmi di aver chiuso e spento tutto e se per caso non lo faccio torno indietro o soffro, perchè il dubbio non mi molla.
Da sempre vado in montagna, ma nell’ultimo anno mi è capitato due volte di trovarmi su sentieri stretti e pensare a quello che sarebbe potuto succedere se fossi scivolata (sarei morta, la mia vita buttata via) e continuare a pensarci fino a perderci il sonno quasi come se avessi davvero rischiato la pelle.
Mi capita anche di guidare e magari superare un ciclista e poi controllare nello specchietto che sia ancora li per paura di averlo preso dentro o addirittura tornare indietro e ripercorrere la strada. Se calcolo male una manovra d’ immissione continuo a pensare a cosa poteva succedere se…
E la cosa più fastidiosa è che anche quando la parte razionale di me dice: “Ma stai cercando di convincerti di aver commesso un errore o un crimine? Pensa bene a come sono andate le cose…non è successo nulla!” nell’immaginario si aprono mille scenari che iniziano con “E se…”
Gentile Effy, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. I dubbi persistenti, i controlli ripetuti e gli scenari che iniziano con “e se…” sembrano causarle molta sofferenza e interferire con il sonno e la serenità. Da un commento non è possibile formulare una diagnosi, ma il peggioramento negli ultimi due anni merita un confronto con uno psicologo, psicoterapeuta o psichiatra esperto di disturbo ossessivo-compulsivo. Chiedere aiuto non significa arrendersi: può essere il primo passo per tornare a sentirsi più libera e al sicuro.