Perché mi sento in ansia quando lascio mio figlio con altri?

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Perché mi sento in ansia quando lascio mio figlio con altri?

Molti genitori provano ansia quando devono lasciare il proprio figlio con una baby sitter, con i nonni o con altre persone di fiducia.

È una preoccupazione piuttosto comune, soprattutto nei primi anni di vita del bambino, e può manifestarsi con continui dubbi, bisogno di controllare la situazione o senso di colpa per essersi allontanati.

Nella maggior parte dei casi questa ansia è transitoria e si riduce con il tempo.

Quando, però, diventa così intensa da impedire al genitore di affidare il bambino a chiunque, anche per brevi periodi, può essere utile comprenderne le cause psicologiche.

“Non riesco a lasciare mio figlio con nessuno”

Molti genitori, soprattutto nei primi mesi o nei primi anni di vita del bambino, si riconoscono in un pensiero ricorrente: “Non riesco a lasciare mio figlio con nessuno.” Non si tratta necessariamente di una mancanza di fiducia nelle persone che potrebbero occuparsene.

Anzi, spesso i genitori fanno fatica a separarsi dal proprio bambino anche quando a prendersene cura sono figure di riferimento come i nonni, gli zii, una baby sitter di fiducia o altre persone significative.

Questa difficoltà si manifesta con la sensazione di non riuscire a stare tranquilli quando si è lontani dal bambino, con il bisogno di essere sempre presenti, con la paura che possa accadere qualcosa in propria assenza oppure con un forte senso di colpa all’idea di delegarne la cura.

Di conseguenza, il genitore tende a rinunciare alle occasioni in cui potrebbe ritagliarsi del tempo per sé, per la coppia, per il lavoro o per la propria vita sociale.

Se da un lato è naturale che nei primi tempi il legame con il proprio figlio sia molto intenso, dall’altro questa difficoltà, quando persiste nel tempo, può diventare particolarmente limitante.

La vita di un neogenitore è già ricca di impegni e responsabilità: sentirsi incapaci di affidare il proprio bambino a un’altra persona rende ancora più difficile recuperare spazi di autonomia, riprendere le proprie attività quotidiane e mantenere un equilibrio tra il ruolo di genitore e quello di persona.

Per questo motivo è importante comprendere da dove nasce questa ansia e quando rappresenta una normale fase di adattamento alla genitorialità o, invece, un segnale di una difficoltà più profonda.

Perché alcune persone non riescono a separarsi dai propri figli?

Alla base della difficoltà a lasciare il proprio figlio con altre persone c’è spesso una componente ansiosa.

Diventare genitori, soprattutto quando si è al primo figlio, significa confrontarsi con una responsabilità nuova, intensa e totalizzante.

Nei primi mesi o anni di vita del bambino, alcuni genitori possono sviluppare una serie di preoccupazioni legate alla sua sicurezza, alla sua salute e al timore che possa accadere qualcosa in loro assenza.

Queste ansie possono assumere sfumature diverse. In alcuni casi prevale la paura della separazione, cioè la difficoltà a tollerare la distanza dal bambino anche per poco tempo.

In altri casi emerge soprattutto la difficoltà a delegare la cura del figlio ad altre persone, anche quando si tratta di figure affidabili e conosciute. Il pensiero sottostante è spesso: “E se succedesse qualcosa proprio mentre non ci sono?”

Questa dinamica non riguarda necessariamente una sfiducia reale verso nonni, zii, baby sitter o altre figure di riferimento.

Più spesso ha a che fare con il bisogno del genitore di mantenere il controllo e con la fatica di accettare che qualcun altro possa occuparsi del bambino al suo posto.

Per questo motivo, la difficoltà a separarsi dal proprio figlio può diventare il segnale di un’ansia più profonda, che merita di essere compresa e non semplicemente giudicata.

Ansia da separazione genitoriale

Quando si parla di ansia da separazione, si tende a pensare quasi esclusivamente ai bambini che fanno fatica a staccarsi dai propri genitori. In realtà, anche il fenomeno opposto è piuttosto frequente: in alcuni casi sono i genitori ad avere grandi difficoltà a separarsi dal proprio figlio, soprattutto nei primi anni di vita.

Pur non rappresentando una diagnosi distinta nei principali manuali diagnostici, questa condizione condivide molte caratteristiche con l’ansia da separazione. Il tema centrale è sempre lo stesso: la separazione viene vissuta come un evento altamente minaccioso, capace di generare un’intensa sofferenza emotiva e numerose preoccupazioni.

Tra le manifestazioni più comuni troviamo:

  • Forte disagio al momento della separazione, ad esempio quando il bambino viene lasciato all’asilo, a scuola, dai nonni o con una baby sitter.
  • Ansia anticipatoria, cioè una crescente preoccupazione già nei giorni o nelle ore precedenti alla separazione. Questo accade, per esempio, quando il genitore sa che dovrà rientrare al lavoro dopo il congedo di maternità o paternità, quando si avvicina l’inserimento al nido oppure quando è previsto un viaggio o un impegno che lo terrà lontano dal figlio.
  • Timore persistente che possa accadere qualcosa al bambino, come un incidente, un malore o qualsiasi altro evento negativo durante la sua assenza, anche quando il piccolo è affidato a persone di assoluta fiducia.
  • Bisogno di mantenere il controllo, attraverso telefonate frequenti, messaggi continui o richieste costanti di aggiornamenti sul bambino.
  • Evitamento delle separazioni, con la tendenza a rinunciare a uscite, impegni lavorativi, momenti di coppia o occasioni sociali pur di non lasciare il figlio con altre persone.

Dopo la nascita di un figlio, è del tutto normale provare una certa apprensione.

Questa preoccupazione, infatti, rappresenta una funzione protettiva che aiuta il genitore a prendersi cura del proprio bambino.

Il problema nasce quando l’ansia diventa così intensa da rendere ogni separazione estremamente difficile, limitando la vita quotidiana del genitore e impedendogli di affidare il figlio ad altre persone anche quando non esiste un reale motivo di preoccupazione.

In questi casi, più che il benessere del bambino, è l’ansia del genitore a guidare le scelte e i comportamenti.

Qual è il profilo più tipico dei genitori con ansia da separazione?

Non esiste un unico identikit del genitore che fatica a separarsi dal proprio figlio. Questa difficoltà può riguardare madri e padri molto diversi tra loro e non rappresenta necessariamente un problema psicologico.

Tuttavia, la pratica clinica e la letteratura suggeriscono che esistono alcune caratteristiche che possono aumentare la probabilità di sperimentare questo tipo di ansia.

Tra i fattori più frequenti troviamo:

  • Neogenitori: i primi mesi di vita del bambino rappresentano un periodo di grande cambiamento. È normale che il legame sia particolarmente intenso e che la responsabilità verso il neonato renda più difficile affidarlo ad altre persone, anche solo per poche ore.
  • Genitori alle prese con il primo figlio: con il primogenito tutto è nuovo: mancano esperienze precedenti che possano rassicurare il genitore sul fatto che il bambino possa stare bene anche in sua assenza. Per questo motivo le paure tendono a essere più intense rispetto ai figli successivi.
  • Genitori molto giovani o, al contrario, in età più avanzata: se nei genitori più giovani possono incidere l’inesperienza e il senso di inadeguatezza, in quelli che hanno avuto un figlio più tardi può essere maggiore la consapevolezza dei rischi e, di conseguenza, la tendenza a preoccuparsi maggiormente per la sicurezza del bambino.
  • Genitori con una predisposizione all’ansia: chi tende già a preoccuparsi molto, a immaginare scenari negativi o ad avere un forte bisogno di controllo può vivere la separazione dal figlio con maggiore difficoltà.
  • Genitori che hanno vissuto esperienze traumatiche: aver sperimentato eventi dolorosi, come un incidente, un malore del bambino o un episodio vissuto con intenso senso di colpa mentre il figlio era affidato ad altre persone, può rendere molto più difficile separarsi nuovamente. Anche quando il pericolo non è più presente, il ricordo dell’evento continua ad alimentare l’ansia.
  • Genitori che da bambini hanno sofferto di ansia da separazione: chi, durante l’infanzia, ha sperimentato una marcata difficoltà a separarsi dalle figure di riferimento può essere più vulnerabile a rivivere dinamiche simili nel ruolo di genitore. Pur con modalità diverse, la separazione continua a essere percepita come un momento particolarmente delicato sul piano emotivo.

Naturalmente, la presenza di uno o più di questi fattori non significa che un genitore svilupperà necessariamente un’ansia da separazione.

Più spesso è l’interazione tra caratteristiche personali, storia di vita e momento evolutivo della famiglia a determinare il modo in cui ciascun genitore vive il distacco dal proprio bambino.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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