“Inizio lunedì”: la procrastinazione alimentare nel binge eating

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“Inizio lunedì”: la procrastinazione alimentare nel binge eating

“Da domani mangio meglio.”
“Questa è l’ultima abbuffata.”
“Lunedì ricomincio seriamente.”

Chi soffre di binge eating spesso conosce molto bene questi pensieri. Dopo un’abbuffata può comparire un forte senso di colpa, accompagnato dal bisogno di “ripartire”, controllarsi e ricominciare da zero. Tuttavia, questo cambiamento viene frequentemente rimandato a un momento futuro: domani, lunedì, il mese prossimo, dopo le feste.

Questa continua posticipazione del cambiamento viene chiamata procrastinazione alimentare e rappresenta un meccanismo molto comune nel binge eating disorder.

Cos’è la procrastinazione alimentare?

La procrastinazione alimentare consiste nel rimandare continuamente l’inizio di comportamenti percepiti come “corretti” o controllati rispetto al cibo.

La persona sente di dover cambiare alimentazione, smettere di abbuffarsi o “riprendere il controllo”, ma invece di iniziare nel presente sposta tutto in un futuro idealizzato.

Questo può tradursi in pensieri come:

  • “Da lunedì inizio la dieta”;
  • “Oggi mangio quello che voglio, poi basta”;
  • “Tanto ormai ho rovinato tutto”;
  • “Domani recupero”;
  • “Questa è l’ultima volta”.

Nel frattempo, però, il comportamento alimentare problematico continua.

Perché chi soffre di binge eating rimanda sempre a domani?

Nel disturbo da alimentazione incontrollata la procrastinazione alimentare spesso è parte di un ciclo psicologico molto più complesso, legato a restrizione, senso di colpa e ricerca di controllo.

Dopo un’abbuffata, molte persone provano:

  • vergogna;
  • frustrazione;
  • senso di fallimento;
  • paura di perdere il controllo;
  • bisogno di “riparare”.

Per gestire queste emozioni nasce allora l’idea di un nuovo inizio perfetto: il lunedì, il giorno dopo, il prossimo mese.

Questo pensiero può dare un sollievo temporaneo, perché crea l’illusione che il problema verrà risolto presto. Nel frattempo, però, la persona si concede spesso un’ultima abbuffata o continua a mangiare in modo disregolato “prima di ricominciare”.

Il ciclo del “inizio lunedì” nel binge eating

Molte persone con binge eating entrano in un ciclo ripetitivo:

  1. abbuffata;
  2. senso di colpa;
  3. promessa di controllo futuro;
  4. restrizione mentale o alimentare;
  5. nuova perdita di controllo;
  6. nuova abbuffata.

In questo meccanismo, il “da lunedì” diventa una strategia per rimandare il confronto con il disagio presente.

Il problema è che più il cambiamento viene pensato in modo rigido e perfetto, più aumenta il rischio di fallire e tornare nel ciclo abbuffata-restrizione.

La dicotomia “tutto o niente” nel binge eating

Nel binge eating il cambiamento viene spesso immaginato in modo estremo:

  • mangiare perfettamente;
  • eliminare certi cibi;
  • avere finalmente controllo totale;
  • non abbuffarsi mai più;
  • seguire regole rigide.

Questo approccio “tutto o nulla” è molto frequente nei disturbi alimentari e tende ad aumentare il senso di fallimento quando la perfezione non viene mantenuta.

Anche una piccola deviazione dalle regole può essere vissuta come un disastro, favorendo nuove abbuffate e ulteriore procrastinazione.

Spesso si pensa che il perfezionismo appartenga soltanto ai disturbi del comportamento alimentare ad alto controllo, come l’anoressia nervosa. In realtà non è così. Anche nei disturbi da abbuffata, che dall’esterno possono apparire più impulsivi o disregolati, esiste molto frequentemente una forte componente di controllo.

Nel binge eating, infatti, molte persone oscillano continuamente tra due estremi:

  • controllo rigido;
  • perdita di controllo.

Da una parte c’è il tentativo di essere “perfetti” con il cibo: mangiare in modo impeccabile, seguire regole severe, controllare ogni scelta alimentare. Dall’altra, quando questo controllo diventa troppo rigido o inevitabilmente si rompe, può comparire l’abbuffata.

Per questo motivo il binge eating non riguarda soltanto la disregolazione, ma spesso anche un rapporto molto perfezionistico con il controllo, con il corpo e con l’alimentazione.

Il problema è che questo perfezionismo è spesso irrealistico e difficile da sostenere nel tempo. Così, quando la persona non riesce a rispettare gli standard estremi che si era imposta, può sentirsi fallita e pensare di aver “rovinato tutto”, entrando nuovamente nel ciclo abbuffata-senso di colpa-procrastinazione.

Nel mentre: la procrastinazione che giustifica i comportamenti alimentari disfunzionali

Uno degli aspetti più insidiosi della procrastinazione alimentare nel binge eating è che il “inizio lunedì” finisce spesso per diventare una giustificazione ai comportamenti disfunzionali del presente.

Se il cambiamento è sempre rimandato a domani, allora oggi tutto sembra temporaneamente concesso:

  • “Tanto da lunedì cambio”;
  • “Oggi me lo concedo, poi basta”;
  • “Finisco tutto ora e poi ricomincio”;
  • “Questa è davvero l’ultima abbuffata”.

In questo modo, la promessa di un controllo futuro riduce momentaneamente il senso di colpa e permette di continuare il comportamento problematico nel presente.

Il paradosso è che proprio il pensiero del “nuovo inizio” può mantenere il ciclo delle abbuffate, perché il cambiamento rimane continuamente spostato in avanti senza mai essere realmente affrontato nel qui e ora.

Cosa succede poi dopo il lunedì?

Il problema è che, molto spesso, quel lunedì non cambia davvero nulla.

La persona si sveglia con l’idea di dover finalmente “fare la brava”, controllarsi perfettamente, mangiare in modo rigido e compensare tutto ciò che è successo prima. Ma queste aspettative sono spesso così elevate e rigide da diventare difficili da sostenere.

Così può succedere che:

  • la restrizione diventi troppo intensa;
  • aumentino fame mentale e pensieri ossessivi sul cibo;
  • compaia nuovamente il senso di privazione;
  • basti una piccola deviazione per sentirsi “falliti”;
  • il controllo crolli ancora una volta.

E il ciclo ricomincia: abbuffata, senso di colpa, promessa di ricominciare “davvero” il lunedì successivo.

Per questo motivo, nel binge eating il problema spesso non è la mancanza di motivazione, ma l’idea che il cambiamento debba iniziare in modo perfetto, drastico e definitivo. Proprio questa rigidità, però, finisce molte volte per mantenere il DCA nel tempo.

Come affrontare in terapia la procrastinazione alimentare nel binge eating

Affrontare la procrastinazione alimentare nel binge eating non significa semplicemente “imparare ad avere più forza di volontà”. Nella maggior parte dei casi, infatti, il problema non è la mancanza di motivazione, ma il modo in cui la persona vive il controllo, il fallimento, il cibo e le proprie emozioni.

In terapia si lavora innanzitutto per comprendere il significato che il ciclo “abbuffata → senso di colpa → inizio lunedì” ha nella vita della persona e quali meccanismi lo mantengano nel tempo.

Molto spesso il percorso terapeutico aiuta a:

  • riconoscere il pensiero “tutto o nulla”;
  • ridurre il perfezionismo alimentare;
  • interrompere il ciclo restrizione-abbuffata;
  • lavorare sul senso di colpa;
  • sviluppare maggiore flessibilità rispetto al cibo;
  • migliorare la regolazione emotiva;
  • riconoscere i trigger delle abbuffate;
  • costruire un’alimentazione più regolare e sostenibile;
  • tollerare l’imperfezione senza vivere ogni errore come un fallimento.

Nel binge eating, infatti, il cambiamento raramente avviene attraverso regole più rigide o maggiore autocontrollo. Spesso il lavoro terapeutico consiste invece nell’uscire dalla continua alternanza tra controllo estremo e perdita di controllo, imparando a costruire un rapporto più stabile e meno punitivo con il cibo e con se stessi.

Siamo una clinica specializzata nei disturbi del comportamento alimentare e ci occupiamo di percorsi psicologici e terapeutici per persone che vivono abbuffate, perdita di controllo alimentare, binge eating e difficoltà legate al rapporto con il cibo, il corpo e il controllo.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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