Contenuto verificatoChi frequenti, quanto spesso lo fai e quali persone senti davvero vicine può dire qualcosa di te?
Se sei ADHD e osservi le persone che fanno parte della tua quotidianità, potresti notare che non tutti i rapporti occupano lo stesso spazio. Alcune persone sono presenti ogni giorno, altre vengono sentite solo occasionalmente, mentre alcune possono essere importanti anche se gli incontri sono poco frequenti. La mappa sociale permette proprio di osservare questa rete di relazioni: non soltanto chi frequentiamo, ma anche quali legami consideriamo importanti, in quali contesti ci sentiamo a nostro agio e da quali persone riceviamo maggiore sostegno.
L’obiettivo di questo articolo è capire cosa può raccontare una mappa sociale sulle persone che fanno parte della nostra vita, senza trasformarla in un test per stabilire se le proprie relazioni siano giuste o sbagliate.
La mappa sociale può essere considerata una rappresentazione delle persone che compongono la nostra rete: familiari, amici, colleghi, compagni di studio, partner, conoscenti o persone incontrate attraverso interessi e attività condivise.
Non conta soltanto quante persone fanno parte della rete, ma anche il ruolo che ciascuna occupa nella nostra vita. Avere molti colleghi, per esempio, non significa necessariamente avere con loro un rapporto stretto. Allo stesso modo, una persona che vediamo raramente può essere molto importante se rappresenta una fonte di sostegno, comprensione o condivisione.
Anche la ricerca sull’ADHD ha iniziato a studiare le relazioni attraverso strumenti che permettono di osservare le reti sociali individuali. Joshua E. Marineau, nello studio del 2026 Neurodiversity and workplace relationships: The impact of ADHD on social network ties, ha analizzato il rapporto tra caratteristiche del Disturbo dell’Attenzione e legami sociali sul posto di lavoro attraverso misure di ego-network. I risultati suggeriscono che la relazione tra sintomatologia ADHD e legami sociali sul luogo di lavoro non sia esclusivamente negativa: alcune dimensioni sintomatologiche sono risultate associate a un maggior numero di legami di amicizia e di consulenza, mentre in alcuni contesti sono emerse anche associazioni con legami conflittuali. Le differenze dipendono anche dal tipo di sintomi e dal contesto.
La mappa sociale, quindi, non dovrebbe essere utilizzata per stabilire se una persona abbia “buone” o “cattive” relazioni. Può essere semplicemente uno strumento per osservare la propria rete in un determinato momento.
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Fai il test ADHDAmici, famiglia, colleghi: chi occupa davvero un posto nella tua mappa sociale?
Non tutte le persone presenti nella nostra vita svolgono la stessa funzione. Famiglia, amici, colleghi e conoscenti possono rispondere a bisogni differenti e offrire forme diverse di supporto.
Per una persona ADHD, osservare questi diversi livelli può aiutare a capire dove si trova il maggiore sostegno nella vita quotidiana. Una revisione sistematica della letteratura qualitativa condotta da Merete B. Bjerrum, Preben U. Pedersen e Palle Larsen, Living with symptoms of attention deficit hyperactivity disorder in adulthood: a systematic review of qualitative evidence (2017), ha analizzato proprio le esperienze degli adulti ADHD.Tra i fattori protettivi individuati dagli autori compare il supporto di familiari, amici, compagni di studio, mentori e colleghi. La revisione evidenzia anche le difficoltà che alcuni adulti ADHD possono incontrare nelle interazioni sociali e nel sentirsi parte della comunità, insieme alle strategie sviluppate per affrontarle.
Osservare la propria mappa sociale può quindi aiutare a rispondere ad alcune domande concrete:
Non esiste, però, una mappa sociale ideale. Avere molti contatti non significa necessariamente avere relazioni più soddisfacenti, così come una rete ristretta non indica automaticamente isolamento o difficoltà sociali.
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Prenota colloquio gratuito ADHDLe persone che fanno parte della tua vita influenzano anche il modo in cui ti vedi?
Le relazioni possono influenzare anche il modo in cui interpretiamo noi stessi. Essere circondati da persone che ci comprendono può favorire una percezione più positiva di alcune caratteristiche personali, mentre sentirsi continuamente giudicati può avere l’effetto opposto. Questo aspetto è particolarmente interessante quando si parla di ADHD e autostima.
Uno studio del 2026 condotto su 500 studenti universitari, Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, Imposter Phenomenon, and Identity Distress: The Mediating Indirect Effects of Self-Esteem, Social Camouflaging, and Social Media Connections di Julie M. Hall, Aubrianna L. Stuckey e Steven L. Berman, ha analizzato i rapporti tra sintomi ADHD, distress identitario, autostima, social camouflaging e connessioni attraverso i social media. I partecipanti con livelli più elevati di sintomatologia ADHD mostravano maggiore distress identitario e livelli più bassi di autostima. Il modello analizzato ha inoltre evidenziato un ruolo mediatorio di autostima, camuffamento sociale e connessioni social attraverso i social media.
Questo non significa che le persone intorno a noi determinino la nostra identità. Le relazioni sono però uno dei contesti nei quali possiamo sentirci accettati, riconosciuti oppure fuori posto.
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Centro Clinico ADHDQuando la mappa sociale cambia: cosa può raccontare un nuovo amico, una distanza o una relazione finita?
La mappa sociale non rimane uguale per tutta la vita. Può cambiare quando si cambia città, università o lavoro, quando nascono nuovi interessi oppure quando una relazione termina.
Anche il modo di mantenere i contatti può cambiare. Una persona può essere presente soprattutto attraverso incontri dal vivo, mentre in un altro periodo può essere più presente attraverso messaggi, gruppi o comunità online. Questo può essere particolarmente evidente nell’ADHD, dove la disponibilità verso le relazioni può variare anche nel tempo. Un periodo di forte coinvolgimento può alternarsi a momenti in cui altre attività, interessi o impegni occupano maggiormente l’attenzione. Uno studio qualitativo di Callie M. Ginapp et al., The experiences of adults with ADHD in interpersonal relationships and online communities: A qualitative study (2023), ha analizzato proprio le esperienze degli adulti ADHD nelle relazioni interpersonali e nelle comunità online. I partecipanti hanno raccontato difficoltà relazionali e situazioni di stigma, ma anche la possibilità di trovare comprensione e senso di appartenenza attraverso il contatto con altre persone ADHD.
Per questo, una relazione che cambia non rappresenta necessariamente una perdita o un fallimento. Può indicare semplicemente che sono cambiate le proprie esigenze, abitudini o circostanze.
Se credi che l’ADHD possa limitarti, un percorso diagnostico ti aiuterà a ottenere chiarezza e a capire come affrontarlo al meglio.
Prenota la diagnosi ADHDDisegnare la propria mappa sociale può diventare un semplice esercizio di osservazione. Non serve contare gli amici o stabilire quante persone si dovrebbero frequentare. Può essere più utile capire come è organizzata la propria rete e come ci si sente al suo interno.
In questo senso, la mappa sociale può diventare uno strumento di consapevolezza, non un giudizio sulle proprie capacità relazionali.
Le persone che frequentiamo possono raccontare qualcosa dei nostri interessi, dei contesti che scegliamo, dei bisogni che sentiamo e del modo in cui cerchiamo connessione. Ma nessuna relazione, da sola, può definire chi siamo.
GAM Medical, centro italiano specializzato in ADHD, offre supporto specialistico per comprendere meglio il proprio funzionamento e il modo in cui questo può intrecciarsi con le relazioni, le difficoltà sociali e la gestione della quotidianità. Se senti di fare fatica a mantenere alcuni rapporti, a comprendere meglio i tuoi bisogni relazionali o a trovare un equilibrio tra le tue esigenze e quelle delle persone che fanno parte della tua vita, confrontarti con professionisti esperti nella salute mentale può aiutarti a leggere la situazione in modo più completo e a individuare strategie più sostenibili.
Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.
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Revisione clinica a cura di
Referente clinica per ADHD, DSA, psicoeducazione e inclusione.
Ultima revisione clinica: 24 Settembre 2026
Coordinamento editoriale: Denise Puglisi
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