Hai mai avuto la sensazione di sapere perfettamente cosa dovresti fare, ma di non riuscire comunque a trasformarlo in qualcosa di concreto?
Può succedere anche durante un percorso terapeutico. Si esce dalla seduta con idee chiare, strategie da provare e la convinzione che questa volta sarà diverso. Poi arriva la settimana: gli esercizi vengono rimandati, alcune indicazioni dimenticate e ciò che sembrava semplice durante il colloquio diventa molto più difficile da mettere in pratica.
Quando questo schema si ripete, è facile pensare a scarsa motivazione o “resistenza” alla terapia. In alcune persone, però, difficoltà di attenzione, organizzazione e gestione del tempo possono avere un ruolo importante e meritare di essere comprese prima di attribuire tutto alla volontà.
In questo articolo di GAM Medical, clinica specializzata in ADHD, vedremo perché l’ADHD può essere scambiato per una forma di resistenza alla terapia, cosa può accadere tra una seduta e l’altra e quando queste difficoltà possono suggerire la necessità di un approfondimento diagnostico ADHD.
Quando la “resistenza” potrebbe essere una difficoltà legata all’ADHD?
Non portare a termine un esercizio terapeutico non significa necessariamente non voler cambiare. Allo stesso modo, dimenticare un appuntamento o utilizzare una strategia soltanto per pochi giorni non indica automaticamente scarso interesse verso il percorso.
Per alcune persone ADHD, la difficoltà può comparire proprio nel passaggio tra ciò che si comprende durante la seduta e ciò che bisogna fare concretamente nella settimana successiva. Un’attività può sembrare chiara mentre se ne parla con il terapeuta, ma diventare molto più difficile quando deve essere ricordata, organizzata e inserita autonomamente nella quotidianità.
Come si può leggere nello studio “Exploring the Relationship between Adherence to Therapy, Treatment Acceptability, and Clinical Outcomes in Adults with Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder” (López-Pinar et al.)del 2023, negli adulti ADHD coinvolti nello studio l’aderenza alle strategie apprese durante la psicoterapia risultava associata ai miglioramenti clinici. Gli autori sottolineano quindi l’importanza di considerare l’aderenza al trattamento come una componente rilevante del percorso terapeutico.
Questo non significa che ogni difficoltà nell’aderire alla terapia dipenda dall’ADHD. Una persona può non sentirsi compresa dal professionista, non condividere gli obiettivi del percorso oppure attraversare un momento in cui la terapia non risponde alle proprie necessità. Il punto è evitare di interpretare automaticamente l’incostanza come mancanza di collaborazione senza chiedersi cosa la stia producendo.
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Fai il test ADHDPerché capire cosa succede tra una seduta e l’altra cambia la terapia?
Una persona può uscire dalla seduta convinta di voler mettere in pratica ciò che ha appena discusso. Il problema può comparire il giorno successivo, quando quell’intenzione deve competere con lavoro, messaggi, imprevisti, stanchezza e tutte le altre attività della quotidianità.
Può capitare di ricordarsi dell’esercizio nel momento sbagliato e dimenticarlo quando finalmente ci sarebbe il tempo per farlo. Oppure di continuare a rimandare un’attività apparentemente semplice perché non è chiaro da dove iniziare. In altri casi la strategia viene utilizzata con grande entusiasmo per alcuni giorni, ma perde rapidamente spazio quando cambia la routine.
Se queste situazioni vengono interpretate soltanto come “resistenza”, il rischio è concentrarsi sulla motivazione quando il problema potrebbe trovarsi altrove.
Per alcune persone con Condizione ADHD, infatti, organizzazione, pianificazione, gestione del tempo e avvio delle attività possono richiedere uno sforzo importante. La stessa difficoltà che porta a rimandare una mail, dimenticare una scadenza o iniziare troppo tardi un compito può presentarsi anche quando ciò che bisogna fare è stato concordato durante una seduta.
Questo cambia il tipo di domanda da porsi. Invece di chiedersi soltanto perché la persona non abbia fatto ciò che aveva deciso, può essere più utile ricostruire il punto esatto in cui l’intenzione si è interrotta. L’attività è stata dimenticata? Sembrava troppo grande? Non era sufficientemente concreta? Mancava un momento preciso in cui svolgerla? Oppure, quando è arrivato il momento di iniziare, qualcos’altro ha catturato completamente l’attenzione?
Individuare questo passaggio permette di trasformare una valutazione generica sulla “collaborazione” in un problema concreto su cui lavorare. Una strategia può essere resa più visibile, un esercizio può essere suddiviso in passaggi più piccoli e un’intenzione può essere collegata a un momento preciso della giornata.
In questo modo, anche ciò che accade tra una seduta e l’altra diventa materiale terapeutico. Non si tratta di trovare una giustificazione per tutto ciò che non viene fatto, ma di comprendere quali ostacoli rendano difficile trasformare una decisione in un comportamento mantenuto nel tempo.
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Prenota colloquio gratuito ADHDUna terapia per l’ADHD deve tenere conto anche del funzionamento quotidiano?
Comprendere l’ADHD non significa limitarsi a parlare di disattenzione o impulsività. Una parte importante del percorso riguarda il modo in cui queste difficoltà influenzano concretamente organizzazione, abitudini e capacità di utilizzare strategie nella vita di tutti i giorni.
Come si può leggere nello studio “Meta-analysis of cognitive-behavioral treatments for adult ADHD” (Knouse et al.)del 2017, gli interventi cognitivo-comportamentali studiati negli adulti ADHD hanno mostrato benefici sia sui sintomi riferiti sia sul funzionamento, pur con una certa eterogeneità tra gli studi analizzati.
Questo aiuta a comprendere perché un percorso specifico per il’Disturbo dell’Attenzione e Iperattività possa richiedere anche strumenti molto concreti. Non basta necessariamente comprendere perché un comportamento si verifica: può essere necessario lavorare su come ricordare un’attività, strutturare il tempo, ridurre i passaggi necessari per iniziare o creare sistemi che rendano una strategia più facile da utilizzare quando serve.
Per alcune persone, questa differenza può cambiare profondamente l’esperienza della terapia. Ciò che prima veniva vissuto come l’ennesima dimostrazione di essere incostanti può diventare una difficoltà specifica da osservare, comprendere e affrontare.
Alcune persone arrivano a un approfondimento ADHD dopo aver già svolto diversi percorsi psicologici. Possono aver compreso molti aspetti di sé e, allo stesso tempo, continuare a chiedersi perché sia così difficile trasformare quella consapevolezza in cambiamenti stabili nella quotidianità.
Questo non significa che le terapie precedenti fossero inutili né che una diagnosi spieghi automaticamente ogni difficoltà. Può però offrire una nuova chiave di lettura quando problemi di attenzione, organizzazione, gestione del tempo e continuità sono presenti da molto tempo e in diversi ambiti della vita.
GAM Medical, clinica ADHD, offre valutazioni specialistiche per approfondire difficoltà di attenzione, organizzazione, gestione del tempo e continuità quando queste sono presenti in diversi ambiti della vita. Se riconosci queste difficoltà non soltanto durante la terapia, ma anche nel lavoro, nello studio e nella gestione quotidiana, approfondire la possibilità di una diagnosi adhd può aiutare a comprendere se siano compatibili con l’ADHD o se possano avere un’origine differente.
Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.
Fonti:
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38142690/
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28504540/



