Le manifestazioni catatoniche possono essere presenti anche all’interno dello spettro dell’autismo e rappresentano un aspetto clinico che, negli ultimi anni, ha ricevuto crescente attenzione nella letteratura scientifica.
Una meta-analisi ha stimato che la catatonia sia presente in circa il 10% delle persone autistiche, anche se le percentuali riportate nei singoli studi variano considerevolmente in base all’età, alle caratteristiche del campione e ai criteri diagnostici utilizzati.
Nelle righe che seguono approfondiremo il rapporto tra autismo e catatonia attraverso una revisione della letteratura scientifica disponibile, prendendo in considerazione alcuni degli studi e delle review pubblicati sull’argomento.
L’obiettivo sarà comprendere meglio quali manifestazioni catatoniche possono comparire nelle persone autistiche, quali aspetti possono renderne più complesso il riconoscimento e quali elementi risultano particolarmente rilevanti nella valutazione clinica.
Cosa si intende per catatonia?
Per comprendere meglio cosa si intende per catatonia, faremo riferimento a una risorsa clinica autorevole disponibile su NCBI Bookshelf, servizio della U.S. National Library of Medicine – National Institutes of Health: il capitolo Catatonia di StatPearls, aggiornato nel 2025.
La catatonia è una sindrome neuropsichiatrica complessa caratterizzata da alterazioni del movimento, del comportamento e, in alcuni casi, dell’espressione affettiva.
Storicamente è stata considerata soprattutto in relazione alla schizofrenia, mentre oggi sappiamo che può comparire in associazione a diverse condizioni psichiatriche, neurologiche e mediche, oltre che nell’autismo.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la catatonia non si manifesta necessariamente con una completa immobilità.
Le alterazioni psicomotorie possono infatti comprendere una riduzione marcata del movimento e della risposta agli stimoli, ma anche agitazione e attività motoria eccessiva non influenzata da ciò che accade nell’ambiente.
Secondo i criteri riportati nel DSM-5-TR, per identificare la catatonia devono essere presenti almeno tre tra diverse manifestazioni psicomotorie, tra cui stupor, catalepsia, flessibilità cerea, mutismo, negativismo, mantenimento di posture, manierismi, stereotipie, agitazione, smorfie, ecolalia ed ecoprassia.
La presentazione può quindi essere molto eterogenea e l’esordio può essere sia acuto sia più graduale.
Come si manifesta la catatonia?
La catatonia può manifestarsi attraverso alterazioni molto diverse del movimento, della comunicazione e del comportamento. Secondo i criteri del DSM-5-TR riportati dalla fonte NCBI, la presenza di almeno tre delle seguenti manifestazioni può concorrere all’identificazione della sindrome:
- Stupor: marcata riduzione della reattività agli stimoli esterni e dell’attività psicomotoria.
- Catalepsia: mantenimento passivo di una posizione corporea imposta dall’esterno.
- Flessibilità cerea: lieve e costante resistenza quando un’altra persona cerca di modificare la posizione del corpo.
- Mutismo: assenza o marcata riduzione della risposta verbale.
- Negativismo: opposizione o mancata risposta a istruzioni e stimoli provenienti dall’ambiente.
- Posturing: mantenimento spontaneo e prolungato di determinate posture.
- Manierismi: modalità insolite, accentuate o particolari di eseguire azioni normalmente finalizzate.
- Stereotipie: movimenti ripetitivi, frequenti e apparentemente privi di uno scopo specifico.
- Agitazione: attività motoria eccessiva che non appare influenzata dagli stimoli esterni.
- Smorfie: espressioni facciali marcate o ripetitive.
- Ecolalia: ripetizione delle parole o delle frasi pronunciate da un’altra persona.
- Ecoprassia: imitazione dei movimenti compiuti da un’altra persona.
La catatonia può quindi presentarsi sia attraverso una marcata riduzione dell’attività e della responsività, sia attraverso forme caratterizzate da agitazione e aumento dell’attività motoria. La sua presentazione può essere eterogenea e l’esordio può essere graduale oppure acuto.
Autismo e catatonia: cosa dice la letteratura scientifica?
Esiste una letteratura scientifica specificamente dedicata alla relazione tra autismo e catatonia, che negli ultimi anni ha cercato di chiarirne la frequenza, le modalità di presentazione e le difficoltà di riconoscimento.
Per approfondire questo rapporto, abbiamo raccolto alcuni dei principali risultati emersi da due importanti revisioni della letteratura: la review sistematica con meta-analisi di Vaquerizo-Serrano e colleghi e la più recente scoping review di Trelles e colleghi, pubblicata nel 2026.
La review di Vaquerizo-Serrano e colleghi ha incluso 12 studi dedicati ad autismo e catatonia; sette di questi, comprendenti complessivamente 969 persone autistiche, sono stati utilizzati per stimarne la prevalenza.
La meta-analisi ha rilevato una prevalenza complessiva della catatonia pari a circa il 10,4%, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra il 5,8% e il 18%.
Gli autori hanno inoltre osservato che le alterazioni motorie erano frequenti nelle persone autistiche con catatonia e hanno evidenziato la presenza di manifestazioni che possono sovrapporsi tra le due condizioni.
Una revisione molto più ampia e recente è quella pubblicata nel 2026 da Trelles e colleghi. Gli autori hanno esaminato la letteratura sulla catatonia nel disturbo dello spettro autistico e in altre condizioni del neurosviluppo, includendo complessivamente 227 pubblicazioni.
Anche questa review riporta una stima aggregata della prevalenza intorno al 10,4%, ma sottolinea come la reale frequenza della catatonia nelle persone autistiche rimanga ancora difficile da stabilire con precisione a causa dell’eterogeneità degli studi, dei campioni e dei criteri diagnostici utilizzati.
Un elemento particolarmente importante emerso dalla letteratura riguarda infatti la sovrapposizione tra alcune caratteristiche dell’autismo e alcune manifestazioni della catatonia. Questa somiglianza può rendere più difficile identificare tempestivamente un quadro catatonico in una persona autistica e contribuire al suo sottoriconoscimento.
Nel complesso, questi lavori indicano quindi che le manifestazioni catatoniche rappresentano un fenomeno clinicamente rilevante all’interno della popolazione autistica, ma evidenziano allo stesso tempo la necessità di interpretare con cautela le stime di prevalenza e di prestare particolare attenzione alla distinzione tra caratteristiche già presenti nel funzionamento autistico e manifestazioni catatoniche.
In cosa possono sovrapporsi autismo e catatonia?
Autismo e catatonia possono condividere alcune manifestazioni comportamentali e motorie, rendendo talvolta complesso distinguere le due condizioni. Una recente review sistematica individua in particolare alcune aree di possibile sovrapposizione:
- Ecolalia ed ecoprassia: la ripetizione di parole, frasi o movimenti osservati negli altri può comparire sia nell’autismo sia nella catatonia.
- Manierismi: movimenti o modalità di comportamento particolari e insolite possono essere osservati in entrambe le condizioni.
- Comportamenti ripetitivi: azioni motorie ripetitive possono essere presenti nell’autismo, ma possono comparire anche all’interno di una manifestazione catatonica.
- Ridotta responsività o apparente indifferenza sociale: una minore risposta agli stimoli sociali o ambientali può essere osservata sia nell’autismo sia in alcuni quadri catatonici.
Queste somiglianze rappresentano una delle principali difficoltà nel riconoscimento della catatonia nelle persone autistiche: la presenza di uno di questi comportamenti, presa singolarmente, non è infatti sufficiente per stabilire che sia presente una sindrome catatonica.
Fonti:
- Catatonia in autism spectrum disorders: A systematic review and meta-analysis
- Catatonia
- Catatonia in Autism and Neurodevelopmental Disorders: A Scoping Review for Advancing Identification, Practice, and Research
- Systematic Review of Symptoms of Catatonia in Autism Spectrum Disorder
- Catatonia in autism spectrum disorders: A systematic review and meta-analysis



