Contenuto verificatoDa alcuni anni sui social ha preso sempre più piede il format “What I Eat in a Day”, ovvero il racconto, attraverso video o fotografie, di ciò che una persona mangia nell’arco di una giornata.
A proporlo sono food blogger, influencer e content creator, ma anche persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare, talvolta durante un ricovero o un percorso in comunità.
Dietro questi contenuti possono esserci motivazioni molto diverse: condividere ricette e abitudini, raccontare un percorso di cura, cercare supporto oppure mostrare la propria quotidianità.
Nelle prossime righe cercheremo quindi di capire meglio che cos’è il “What I Eat in a Day”, perché viene realizzato quali effetti può avere sulle persone con DCA e, più in generale, su chi vive un rapporto faticoso con il cibo, con l’alimentazione o con il proprio corpo, anche in assenza di una diagnosi di disturbo alimentare.
Infine, proveremo a riflettere sui possibili effetti di questi contenuti, evitando di considerarli automaticamente come causa dell’insorgenza di un disturbo alimentare e tenendo conto del fatto che lo stesso contenuto può avere effetti differenti a seconda della persona che lo guarda.
Il “What I Eat in a Day”, letteralmente “cosa mangio in un giorno”, è un format molto diffuso su piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube.
Consiste nel mostrare, attraverso video, fotografie o brevi vlog, ciò che una persona mangia nel corso di una giornata.
Il contenuto segue generalmente la successione dei diversi momenti alimentari, dalla colazione alla cena, includendo talvolta spuntini, bevande, preparazione dei piatti, orari e quantità.
In alcuni casi il racconto è accompagnato da testi, commenti o indicazioni sugli alimenti presenti, mentre in altri si limita a una sequenza visiva dei pasti consumati.
Le finalità del format possono variare molto in base a chi lo realizza.
Prima categoria: content creator, food blogger, sportivi e influencer
Seconda categoria: persone con disturbi del comportamento alimentare
Negli ultimi anni il format si è diffuso anche tra persone che soffrono di DCA, comprese quelle ricoverate, inserite in comunità terapeutiche o impegnate in un percorso di cura.
In questi casi può essere utilizzato per:
I “What I Eat in a Day” realizzati da content creator, food blogger, sportivi e influencer hanno spesso finalità di:
Questi contenuti possono però non essere innocui e influire negativamente sul rapporto con il cibo e con il corpo.
Fisici considerati “perfetti” o molto performanti possono diventare modelli da imitare, anche senza il supporto di professionisti e senza tenere conto dei bisogni individuali.
Inoltre, ciò che viene mostrato sui social è spesso selezionato e idealizzato: pasti più abbondanti, maggiore flessibilità o alimenti considerati meno “fit” possono essere esclusi.
Chi guarda rischia così di confrontare la propria alimentazione reale con una versione parziale di quella altrui.
Questo può favorire confronto sociale, restrizione, senso di colpa e comportamenti di controllo, contribuendo, in alcune persone, al mantenimento di difficoltà già presenti nel rapporto con il cibo o con il corpo. In assenza di una diagnosi, è invece importante essere prudenti nel parlare di un ruolo diretto nell’insorgenza di un DCA.
Lo stesso contenuto, inoltre, non produce necessariamente gli stessi effetti in tutte le persone: per qualcuno può rappresentare una fonte di informazioni o di supporto, mentre per altri può alimentare confronto, controllo o disagio.
Compila il test di autovalutazione! Ti darà un’indicazione sull’opportunità di avviare un percorso clinico di supporto. Basta 1 minuto per avere il risultato.
Fai il test sull’ansiaNegli ultimi anni anche persone che vivono difficoltà significative nel rapporto con il cibo o con il proprio corpo, comprese quelle con una diagnosi di disturbo del comportamento alimentare, hanno iniziato a utilizzare il format “What I Eat in a Day”, adattandolo al racconto della propria esperienza di malattia e di cura.
Nei What I Eat in a Day condivisi da persone che vivono difficoltà alimentari o corporee, le motivazioni possono essere molto diverse e non necessariamente riconducibili alla presenza di un disturbo diagnosticato.
Compila il test di autovalutazione! Ti darà un’indicazione sull’opportunità di avviare un percorso clinico di supporto. Bastano 2 minuti per avere il risultato.
Fai il test sulla depressioneAnche quando vengono condivisi con intenzioni positive, questi contenuti possono avere effetti differenti a seconda delle caratteristiche e della situazione della persona che li pubblica o li guarda. In alcune persone possono rappresentare una fonte di confronto, supporto o informazione; in altre possono invece contribuire ad aumentare il disagio o a rinforzare comportamenti e pensieri disfunzionali.
Il rischio può essere maggiore nelle persone che presentano già una relazione problematica con il cibo, con il proprio corpo o con l’immagine corporea, anche in assenza di una diagnosi di disturbo alimentare.
Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.
Fine dell’articolo
Grazie per aver letto fin qui.
Grazie! Il tuo parere ci aiuta a scrivere articoli più utili.
Chi c’è dietro questo articolo
Scopri tutti gli articoli di psicologia e psicoterapia scritti dai professionisti di GAM Medical! Tutti i contenuti sono verificati dal Team di revisione clinica.
Contenuto verificato
Revisione clinica a cura di
Coordinatrice della revisione psicologico-clinica, esperta in psicodiagnostica e disturbi del neurosviluppo.
Ultima revisione clinica: 2 Agosto 2026
Coordinamento editoriale: Denise Puglisi
Dai un’occhiata anche a questi articoli
Guarda le nostre recensioni
Pensi di essere ADHD?
Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico. Bastano 3 minuti per avere il risultato.
Fai il test ADHD gratuito
Commenti
Non ci sono ancora commenti. Se vuoi, inizia tu.