Quando si parla di vomito e disturbi del comportamento alimentare, il collegamento più immediato è spesso quello con il vomito autoindotto: una condotta di eliminazione che può essere presente, per esempio, nella bulimia nervosa o nell’anoressia nervosa con abbuffate e condotte di eliminazione.
Ma cosa succede quando una persona con un DCA di tipo restrittivo vomita senza essersi provocata il vomito? Esiste il vomito da digiuno?
La letteratura non identifica una specifica condizione con questo nome né dimostra un rapporto lineare per cui il non mangiare provoca il vomito
Quello che sappiamo è che restrizione alimentare prolungata e malnutrizione possono produrre importanti modificazioni del funzionamento gastrointestinale e che, tra i sintomi descritti nelle persone con anoressia nervosa, possono comparire anche nausea e vomito spontaneo.
Si può vomitare per il digiuno?
Una persona che sta restringendo fortemente l’alimentazione può vomitare anche senza mettere in atto volontariamente una condotta di eliminazione, ma le ragioni possono essere diverse e non vanno ricondotte automaticamente al semplice fatto di avere lo stomaco vuoto.
Nei DCA restrittivi il corpo deve adattarsi a un apporto energetico insufficiente e, quando la restrizione diventa significativa o prolungata, queste modificazioni possono coinvolgere anche l’apparato digerente.
Le revisioni condotte sull’anoressia nervosa mostrano infatti alterazioni della motilità gastrointestinale, dello svuotamento dello stomaco e del transito intestinale. I disturbi gastrointestinali sono così frequenti che rappresentano una parte rilevante delle complicanze mediche dell’anoressia nervosa.
Questo significa che la sensazione di nausea o un episodio di vomito possono inserirsi in un quadro più ampio di alterazione del funzionamento gastrointestinale.
DCA restrittivi e digestione lenta: cosa succede allo stomaco?
Uno dei fenomeni maggiormente studiati nell’anoressia nervosa è il rallentamento dello svuotamento gastrico.
In condizioni normali, dopo un pasto lo stomaco trasferisce progressivamente il proprio contenuto verso l’intestino. Nelle persone con anoressia nervosa questo processo può essere più lento. È un fenomeno osservato non soltanto nelle persone che presentano abbuffate o condotte di eliminazione, ma anche nel sottotipo restrittivo.
Uno studio che ha confrontato persone con anoressia nervosa restrittiva e persone con anoressia nervosa con abbuffate/condotte di eliminazione ha rilevato un rallentamento significativo dello svuotamento gastrico in entrambi i gruppi rispetto ai controlli.
Questo può contribuire alla comparsa di sintomi quali:
- nausea;
- senso di pienezza dopo aver mangiato poco;
- gonfiore e distensione addominale;
- dolore o fastidio gastrico;
- digestione percepita come particolarmente lunga;
- in alcuni casi, vomito.
In uno studio clinico su persone con anoressia nervosa, nausea, vomito e sensazione di pienezza gastrica risultavano associati proprio a un rallentamento dello svuotamento dello stomaco.
Con il miglioramento della funzione gastrica durante la riabilitazione nutrizionale tendevano a ridursi anche questi sintomi.
Vomitare con un DCA non significa necessariamente essersi provocati il vomito
Questo è probabilmente l’aspetto clinicamente più interessante.
Quando una persona con un disturbo alimentare riferisce di aver vomitato, non è possibile dedurre automaticamente che abbia utilizzato il vomito come strategia compensatoria.
La letteratura sui disturbi gastrointestinali nei DCA descrive nausea e vomito anche nell’anoressia nervosa di tipo restrittivo.
Una revisione sistematica dedicata ai sintomi e alle complicanze gastrointestinali nei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione ha rilevato la presenza di segnalazioni di vomito anche negli studi riguardanti il sottotipo restrittivo dell’anoressia nervosa.
Questo dato, da solo, non permette naturalmente di stabilire quale fosse il meccanismo di ogni singolo episodio, ma mostra perché non sia corretto considerare il vomito sinonimo di condotta di eliminazione.
Nella valutazione clinica diventa quindi importante capire come avviene il vomito, quando compare, quali sensazioni lo precedono e quale rapporto ha con l’alimentazione.
È molto diverso, per esempio, trovarsi davanti a una condotta intenzionalmente utilizzata per controllare peso e forma corporea rispetto a episodi di nausea e vomito che la persona sperimenta come involontari e indesiderati.
La presenza dell’uno, inoltre, non permette di escludere automaticamente l’altro. Per questo la valutazione deve riguardare sia il comportamento alimentare sia le possibili cause mediche del sintomo.
Quando lo stomaco diventa un alleato involontario del DCA
Esiste poi un secondo problema che nella pratica clinica merita particolare attenzione.
I disturbi gastrointestinali possono diventare parte del meccanismo che mantiene la restrizione alimentare.
Una persona prova a mangiare di più, ma avverte immediatamente nausea, gonfiore o una sensazione intensa di pienezza. A quel punto può arrivare a una conclusione apparentemente molto concreta:
“Vedi? Il mio corpo non tollera il cibo.”
Oppure:
“Quando mangio sto peggio, quindi è meglio non mangiare.”
Il sintomo fisico è reale. È l’interpretazione che se ne ricava a poter diventare problematica.
Le revisioni disponibili descrivono proprio una relazione complessa e bidirezionale tra DCA e sintomi gastrointestinali: le alterazioni dell’alimentazione possono contribuire alla comparsa dei disturbi digestivi e, contemporaneamente, nausea, dolore, sazietà precoce e gonfiore possono rendere ancora più difficile aumentare l’introito alimentare.
Per questo è importante non liquidare questi sintomi dicendo alla persona che sono “solo psicologici”. Ma è altrettanto importante evitare che diventino una conferma dell’idea che mangiare sia pericoloso o che il corpo non sia più in grado di gestire il cibo.
Nausea e vomito possono comparire anche durante la rialimentazione?
Sì, e questo può essere particolarmente destabilizzante.
Quando l’alimentazione viene progressivamente ripristinata, i sintomi gastrointestinali non scompaiono necessariamente dall’oggi al domani. Soprattutto nelle prime fasi, aumentare l’introito può essere accompagnato da maggiore pienezza, gonfiore, nausea e altri disturbi digestivi.
Questo non significa che la rialimentazione stia “facendo male” all’organismo.
Gli studi disponibili mostrano piuttosto che molti disturbi gastrointestinali associati all’anoressia nervosa tendono a migliorare con la riabilitazione nutrizionale e il trattamento, anche se i tempi possono essere variabili e non tutti i sintomi seguono lo stesso andamento.
In altre parole, può crearsi un paradosso difficile da tollerare: proprio nel momento in cui una persona sta provando a tornare a mangiare con maggiore regolarità, il suo apparato gastrointestinale può produrre sensazioni che sembrano suggerirle di fare l’esatto contrario.
Anche per questo la gestione dei DCA restrittivi richiede spesso un lavoro multidisciplinare, nel quale gli aspetti psicologici e quelli medici vengano valutati insieme.
Non tutto il vomito in una persona con DCA dipende dal disturbo alimentare
C’è però un errore opposto da evitare.
Sapere che nausea e vomito possono comparire nei disturbi dell’alimentazione di tipo restrittivo non significa attribuire automaticamente qualsiasi episodio di vomito alla restrizione alimentare.
Il vomito è un sintomo aspecifico e può avere moltissime cause. In una persona con un DCA possono inoltre comparire complicanze gastrointestinali che richiedono una valutazione medica specifica. Le revisioni sull’anoressia nervosa documentano infatti possibili alterazioni lungo diversi tratti dell’apparato gastrointestinale e sottolineano la necessità di valutare i sintomi nel loro contesto clinico.
Un vomito ricorrente o persistente non dovrebbe quindi essere interpretato autonomamente né come semplice conseguenza del digiuno né come prova di una condotta di eliminazione.
È particolarmente importante richiedere una valutazione medica tempestiva in presenza di sangue nel vomito, dolore addominale intenso, confusione, svenimenti o importanti segni di disidratazione, così come quando il vomito continua nel tempo.
Quindi il “vomito da digiuno” esiste?
Se con questa espressione intendiamo una diagnosi specifica nella quale lo stomaco vuoto determina automaticamente il vomito, no: la letteratura scientifica non descrive il fenomeno in questi termini.
Se invece la domanda è: “Una persona con un DCA fortemente restrittivo può avere nausea o vomitare spontaneamente senza essersi provocata il vomito?”, allora la risposta è sì.
La restrizione alimentare e la malnutrizione possono accompagnarsi a importanti alterazioni gastrointestinali, tra cui modificazioni della motilità e dello svuotamento gastrico. Nausea e vomito possono far parte di questo quadro e sono stati descritti anche nelle persone con anoressia nervosa restrittiva.
La distinzione è importante perché permette di evitare due semplificazioni opposte: pensare che ogni vomito in un DCA sia autoindotto oppure considerarlo automaticamente una conseguenza innocua del digiuno.
In entrambi i casi, ciò che serve è comprendere che cosa sta accadendo alla singola persona, tenendo insieme comportamento alimentare, sintomi psicologici e condizioni fisiche.
Fonti:
- Gastrointestinal complications associated with anorexia nervosa: A systematic review
- Gastrointestinal motility disorders in patients with anorexia nervosa – a review of the literature
- Gastric emptying in patients with restricting and binge/purging subtypes of anorexia nervosa
- Delayed gastric emptying in anorexia nervosa is improved by completion of a renutrition program
- Which Symptoms, Complaints and Complications of the Gastrointestinal Tract Occur in Patients With Eating Disorders? A Systematic Review and Quantitative Analysis
- The intersection between eating disorders and gastrointestinal disorders: a narrative review and practical guide



