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Dopo un’esperienza traumatica, il bisogno di prevedere ogni cosa può diventare un modo per cercare di ridurre al minimo rischi, pericoli e imprevisti.
La persona può iniziare a programmare ogni dettaglio, preparare numerosi piani alternativi, controllare ripetutamente ciò che la circonda o evitare tutte le situazioni nelle quali non sia possibile sapere con certezza cosa accadrà.
Dopo un trauma, infatti, l’incertezza può smettere di essere percepita come uno spazio neutro e iniziare ad assomigliare a un pericolo.
Un trauma può modificare profondamente il modo in cui una persona interpreta la sicurezza. L’esperienza vissuta può aver dimostrato che qualcosa di grave può accadere improvvisamente, anche quando non sembrano esserci segnali evidenti o possibilità di intervenire.
Da quel momento, la mente può iniziare a funzionare secondo una nuova regola:
“Se riesco a prevedere tutto, potrò evitare che accada di nuovo.”
Il bisogno di anticipare ogni possibilità può quindi rappresentare un tentativo di recuperare il controllo perduto. La persona cerca di prepararsi non soltanto al rischio concreto, ma anche alla sensazione di impotenza sperimentata durante il trauma.
Il controllo può quindi dare l’impressione di proteggere la persona dal futuro, anche quando comporta un elevato costo emotivo.
Per molte persone, non sapere cosa accadrà significa semplicemente trovarsi davanti a una possibilità ancora aperta. Dopo un’esperienza traumatica, invece, l’assenza di informazioni può essere interpretata come la presenza di una minaccia.
Il ragionamento può diventare: “Non so cosa succederà, quindi potrebbe succedere qualcosa di grave.”
La mente tende a riempire lo spazio dell’incertezza con lo scenario più pericoloso. Un ritardo può far pensare a un incidente, un messaggio senza risposta a un abbandono, un cambiamento di programma a una situazione impossibile da gestire.
La difficoltà non riguarda soltanto il contenuto di ciò che potrebbe succedere. Ciò che può risultare intollerabile è non poter escludere completamente che accada qualcosa di negativo.
Per questo, anche una probabilità molto bassa può essere vissuta come una ragione sufficiente per controllare, pianificare o evitare.
Il bisogno di prevedere ogni cosa può intrecciarsi con l’ipervigilanza, cioè uno stato di allerta, tra i sintomi del PTSD, nel quale la persona monitora continuamente l’ambiente alla ricerca di possibili segnali di pericolo.
L’attenzione può concentrarsi su:
La persona può apparire molto attenta o previdente, ma internamente vivere una condizione di continua tensione. Anche quando non accade nulla, il sistema di allarme rimane attivo perché interpreta l’assenza di pericolo come qualcosa di temporaneo.
La sicurezza non viene quindi percepita come uno stato stabile, ma come un equilibrio fragile che deve essere continuamente sorvegliato.
Il bisogno di prevedibilità può assumere forme diverse a seconda della storia della persona e del tipo di esperienza vissuta.
Alcuni esempi possono essere:
Questi comportamenti non indicano automaticamente la presenza di un disturbo post-traumatico. Diventano clinicamente significativi soprattutto quando sono rigidi, occupano molto tempo o limitano la possibilità di vivere esperienze quotidiane.
Prevedere ogni possibile problema richiede un investimento continuo di energie. La mente rimane orientata verso ciò che potrebbe accadere, anche nei momenti apparentemente tranquilli.
Questo può determinare:
La persona può essere fisicamente presente in una situazione piacevole, ma mentalmente impegnata a osservare tutto ciò che potrebbe interromperla.
In alcuni casi, anche la calma può generare disagio. Abbassare la guardia viene percepito come rischioso, perché significa rinunciare alla possibilità di accorgersi in tempo del pericolo.
Non sempre è facile capire se una precauzione sia proporzionata. Alcune domande possono aiutare a osservare la funzione del comportamento:
La prudenza permette di prendere una decisione e proseguire. Il controllo guidato dal trauma tende invece a generare nuovi dubbi anche dopo aver ottenuto informazioni sufficienti.
L’obiettivo di un percorso psicologico non è convincere la persona che non esistano rischi. Sarebbe irrealistico e, spesso, poco credibile.
Il lavoro riguarda piuttosto la possibilità di distinguere il pericolo presente dal ricordo del pericolo passato e di costruire una sicurezza che non dipenda dal controllo totale.
Può essere utile lavorare su:
Il cambiamento non consiste nel passare dal controllo totale all’assenza di precauzioni. Si tratta di imparare a prepararsi in modo proporzionato e a riconoscere che non poter prevedere tutto non equivale a essere nuovamente indifesi.
Se riconosci questo bisogno di controllo nella tua esperienza, puoi rivolgerti a GAM-Medical, clinica specializzata nel trattamento dei traumi e del PTSD, per intraprendere un percorso di valutazione e supporto psicologico.
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