Trascuratezza e scortesia: il volto sociale della depressione

Tempo di lettura: 3 minuti

Trascuratezza e scortesia: il volto sociale della depressione

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Contenuto verificato

Revisione clinica a cura di

Dott.ssa Federica Carvelli

Referente per CBT, mindfulness, regolazione emotiva e neurodivergenze.

Ultima revisione clinica: 3 Agosto 2026

Coordinamento editoriale: Denise Puglisi

Supervisione medico-scientifica

Dott. Giancarlo Giupponi

Completata il 3 Agosto 2026

C’è una realtà della depressione di cui si parla ancora poco e che riguarda la trascuratezza e una certa apparente scortesia.

La depressione può modificare progressivamente il modo in cui una persona si prende cura di sé, della propria igiene, del proprio abbigliamento e del proprio aspetto, fino a rendere visibili agli altri cambiamenti che prima non facevano parte della sua quotidianità. 

Allo stesso tempo, possono diventare più scostanti, brusche, poco partecipi o essere percepite dagli altri come maleducate.

Si tratta di contenuti difficili da affrontare, perché possono essere molto faticosi sia per la persona depressa sia per chi le sta accanto.

Proprio per questo, nelle prossime righe cercheremo di parlarne con il massimo rispetto possibile, provando a comprendere cosa può esserci dietro questi comportamenti.

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Quando con la depressione diminuisce la cura di sé?

Nella depressione può ridursi progressivamente l’attenzione verso tutte quelle abitudini di cura personale che fanno parte della quotidianità.

La persona può avere sempre meno energie o motivazione per lavarsi, cambiarsi, pettinarsi o prestare attenzione al proprio aspetto. Questo può portare a una maggiore trascuratezza dell’igiene personale e dell’abbigliamento, fino a modificare significativamente il modo in cui la persona si presenta agli altri.

Ci riferiamo, ad esempio, a:

  • una minore cura dell’igiene personale;
  • capelli sporchi o non pettinati;
  • abiti trascurati, sporchi o indossati per molti giorni;
  • alito cattivo o odore corporeo;
  • scarsa attenzione all’aspetto generale;
  • minore interesse per la propria immagine;
  • difficoltà a trovare l’energia necessaria per lavarsi, cambiarsi o prepararsi;
  • riduzione delle abituali attività di cura di sé.

Dall’esterno, questi comportamenti possono essere interpretati come sciatteria, incuria o disinteresse.

Nella persona con un disturbo depressivo, tuttavia, possono essere associati a sintomi come apatia, affaticamento, rallentamento psicomotorio e perdita di motivazione. Anche attività quotidiane semplici, come fare una doccia o cambiarsi i vestiti, possono quindi richiedere uno sforzo percepito come maggiore rispetto al passato.

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Quando la depressione sembra maleducazione

La depressione può modificare anche il modo in cui una persona partecipa alle relazioni.

Può ridursi l’energia necessaria per sostenere una conversazione, mostrare interesse, rispondere con gentilezza o rispettare quelle piccole regole implicite che rendono gli scambi sociali più fluidi.

Questo può manifestarsi attraverso:

  • risposte brevi, brusche o irritate;
  • mancata risposta a telefonate e messaggi;
  • difficoltà a salutare o a partecipare alle conversazioni;
  • scarso interesse apparente per ciò che raccontano gli altri;
  • mancata reciprocità, per esempio non chiedere “e tu come stai?”;
  • tendenza a interrompere o chiudere rapidamente gli scambi;
  • minore pazienza e tolleranza;
  • atteggiamenti freddi, distanti o poco collaborativi.

Dall’esterno, questi comportamenti possono essere vissuti come maleducazione, indifferenza o mancanza di rispetto.

In realtà, possono riflettere apatia, irritabilità, affaticamento mentale, rallentamento e una generale riduzione della disponibilità emotiva e relazionale.

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La vergogna e la fatica di chi sta accanto

La depressione non coinvolge soltanto chi ne soffre, ma può avere un impatto profondo anche sulle persone più vicine: figli, partner, coniugi e familiari.

Quando la trascuratezza e la scortesia diventano parte della quotidianità, chi sta accanto può vivere sentimenti molto faticosi, spesso accompagnati da vergogna, imbarazzo e paura del giudizio altrui.

Un figlio può evitare di invitare gli amici a casa perché teme che notino il disordine, la trascuratezza dell’ambiente o il comportamento del genitore.

Un partner può rinunciare a cene, incontri o occasioni sociali per paura di come la persona depressa potrebbe presentarsi, rispondere o comportarsi.

Può comparire un pensiero costante: “Chissà cosa dirà”, “chissà come reagirà”, “chissà cosa penseranno gli altri di lui o di lei”.

A tutto questo possono aggiungersi senso di colpa, rabbia, stanchezza e il bisogno di proteggere l’immagine della persona depressa davanti agli altri.

Chi le sta accanto può sentirsi costretto a giustificare, coprire, spiegare o prevenire situazioni imbarazzanti, fino a limitare la propria vita sociale.

Sono vissuti complessi e spesso difficili da ammettere, perché si può amare profondamente una persona e, allo stesso tempo, provare vergogna, frustrazione o il desiderio di allontanarsi da alcune situazioni.

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Chiedere aiuto è possibile anche per chi sta accanto

I vissuti di vergogna, rabbia, stanchezza, imbarazzo o frustrazione possono essere normali per chi vive accanto a una persona depressa.

Spesso vengono taciuti e repressi perché ci si sente in colpa anche solo a provarli, ma riconoscerli e dar loro spazio, voce e possibilità di pensiero è importante.

Se sei il/la partner, il//la figlio/a o un familiare di una persona depressa e senti il bisogno di comprendere meglio ciò che sta accadendo, puoi richiedere una consulenza o un percorso di psicoeducazione. Siamo una clinica specializzata in depressione.

È possibile intervenire direttamente sulla persona depressa, quando è disponibile, oppure offrire supporto anche a te, per aiutarti a gestire la situazione in modo più consapevole e sostenibile.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Depressione, Psicologia generale

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