Storie sociali per i bambini autistici: come funzionano?

Tempo di lettura: 5 minuti

Storie sociali per i bambini autistici: come funzionano?

Uno strumento molto utile con i bambini autistici, soprattutto quando si desidera aiutarli a comprendere meglio situazioni, regole, emozioni o passaggi della quotidianità, è rappresentato proprio dalle storie sociali.

Le storie sociali sono brevi racconti strutturati in modo semplice e chiaro, pensati per spiegare una situazione sociale, un’esperienza o un comportamento atteso in modo comprensibile e rassicurante.

All’interno dello spettro autistico possono essere utilizzate per accompagnare il bambino nella gestione di momenti nuovi, nel capire che cosa aspettarsi, nel prepararsi a un cambiamento o nel leggere meglio ciò che accade nelle relazioni e nei contesti di tutti i giorni.

Cosa sono le storie sociali?

Le storie sociali sono uno strumento educativo e psicoeducativo pensato per descrivere, in modo concreto e accessibile, situazioni che per alcuni bambini possono risultare complesse, ambigue o fonte di stress.

Il loro obiettivo non è imporre un comportamento, ma offrire una guida chiara, prevedibile e adatta al livello di comprensione del bambino.

Di solito una storia sociale:

  • descrive una situazione specifica
  • spiega chi è coinvolto
  • racconta che cosa succede
  • aiuta a capire quali comportamenti possono essere utili
  • propone un linguaggio semplice, diretto e rassicurante

Per esempio, una storia sociale può essere usata per spiegare:

  • come funziona andare dal dentista
  • che cosa succede a scuola durante l’intervallo
  • come si aspetta il proprio turno
  • che cosa significa perdere a un gioco
  • come affrontare una visita medica
  • come comportarsi a una festa di compleanno

Il punto di forza delle storie sociali è che rendono più prevedibile ciò che spesso viene percepito come incerto. E per molti bambini nello spettro autistico la prevedibilità è una risorsa importante.

A che cosa servono le storie sociali nello spettro autistico?

Le storie sociali possono essere utilizzate in molti modi diversi. Non servono soltanto a “insegnare come comportarsi”, ma soprattutto ad aiutare il bambino a orientarsi meglio nelle esperienze.

Possono essere utili, ad esempio, per:

  • preparare a un evento nuovo
  • affrontare un cambiamento di routine
  • spiegare una situazione sociale complessa
  • supportare i momenti di transizione
  • rendere più chiari alcuni comportamenti degli altri
  • aiutare a gestire attese, frustrazioni o imprevisti
  • accompagnare esperienze potenzialmente stressanti

Per un bambino autistico, sapere prima che cosa accadrà, chi sarà presente, che cosa potrebbe succedere e quali possibilità ha può ridurre in modo importante il carico di incertezza.

Chi può creare una storia sociale?

Una storia sociale può essere costruita da diversi adulti che ruotano intorno al bambino. Non è uno strumento riservato a una sola figura professionale. Può essere ideata, adattata e utilizzata da:

  • psicologi
  • educatori
  • terapisti della neuro e psicomotricità
  • logopedisti
  • insegnanti
  • genitori e caregiver

Quando viene preparata da un professionista, la storia sociale tende ad avere una struttura più precisa e mirata agli obiettivi del bambino. Tuttavia, anche in famiglia può diventare uno strumento molto prezioso, soprattutto quando i genitori ricevono qualche indicazione utile su come scriverla e su come proporla.

Questo è un punto importante: non serve essere “esperti” per forza per iniziare a utilizzare un linguaggio da storia sociale. In molte case, infatti, i genitori usano già strategie simili senza chiamarle in questo modo.

Molti genitori di bambini autistici usano già le storie sociali senza saperlo

Succede più spesso di quanto si pensi. Un genitore che dice al proprio figlio: “Adesso andiamo al supermercato, ci saranno tante persone, staremo lì per poco, prima prendiamo le cose e poi torniamo a casa” sta già facendo qualcosa di molto vicino a una storia sociale.

Anche frasi come:

  • “Domani andiamo a una festa, ci saranno altri bambini e ci sarà un momento in cui si canta”
  • “Quando arriviamo dal dottore aspettiamo in sala, poi il dottore ci chiama”
  • “Oggi a scuola la maestra è assente e ci sarà un’altra insegnante”

sono, di fatto, modi per anticipare, contestualizzare e rendere più comprensibile una situazione.

La differenza è che la storia sociale vera e propria lo fa in modo più ordinato, più visivo se serve, più stabile e più personalizzato.

Come si scrive una storia sociale?

Una buona storia sociale dovrebbe avere un linguaggio semplice, concreto e adatto all’età e al livello di comprensione del bambino.

Non deve contenere troppe informazioni insieme, né usare espressioni astratte o ambigue.

In genere funziona meglio quando:

  • è breve
  • è chiara
  • usa frasi semplici
  • descrive la situazione in modo concreto
  • mantiene un tono rassicurante
  • evita giudizi o moralismi
  • è costruita sul bambino specifico e non in modo generico

Per esempio, invece di scrivere:
“Bisogna comportarsi bene dal parrucchiere”

è più utile qualcosa come:
“Quando (nome di fantasia) va dal parrucchiere, si siede su una sedia mentre il parrucchiere gli taglia i capelli con pettine e forbici. Durante il taglio può sentire qualche rumore e può essere un po’ fastidiosa la sensazione dei capelli che cadono giù dalla testa. La mamma o il papà possono restare con lui per aiutarlo a sentirsi più tranquillo. Quando tutto è finito, Simone torna a casa.”

In questo secondo caso, il bambino riceve informazioni concrete, prevedibili e utilizzabili.

Come possono funzionare le storie sociali nei bambini autistici

Le storie sociali possono funzionare perché rendono esplicito ciò che spesso non lo è. Molti bambini nello spettro dell’autismo traggono beneficio da strumenti che aiutano a dare struttura agli eventi, a chiarire passaggi poco comprensibili e a ridurre l’imprevedibilità.

In concreto, una storia sociale può aiutare il bambino a:

  1. anticipare ciò che accadrà: sapere in anticipo che cosa succederà può abbassare il senso di allarme e aumentare il senso di controllo.
  2. comprendere meglio il contesto: le situazioni sociali sono spesso cariche di elementi impliciti. La storia aiuta a renderli più leggibili.
  3. ridurre l’ansia legata al cambiamento: quando si introduce una novità in modo graduale e chiaro, la transizione può diventare meno faticosa.
  4. organizzare la risposta: il bambino può avere a disposizione una sorta di “mappa” mentale su cui orientarsi.
  5. sentirsi più competente: comprendere meglio una situazione favorisce anche una maggiore fiducia nell’affrontarla.

Chiaramente le storie sociali non sono una formula magica.

Non funzionano perché “correggono” automaticamente un comportamento, ma perché possono costruire comprensione e sicurezza, che a loro volta facilitano adattamento e partecipazione.

In quali situazioni si possono usare le storie sociali nell’autismo?

Le occasioni in cui usare le storie sociali sono davvero molte. Possono essere utili sia nelle piccole routine quotidiane sia nei momenti più delicati.

Alcuni esempi che ci vengono in mente sono:

  • andare dal medico o dal dentista
  • tagliare i capelli
  • iniziare la scuola o cambiare insegnante
  • partecipare a una festa
  • aspettare il proprio turno
  • andare al supermercato
  • affrontare un viaggio
  • usare il bagno in un luogo nuovo
  • gestire la ricreazione
  • accettare un piccolo cambiamento di programma
  • imparare che cosa fare quando ci si arrabbia o ci si sente in difficoltà

In tutti questi casi la storia sociale può essere letta prima, riletta insieme e adattata dopo l’esperienza, così da renderla ancora più aderente alla realtà.

Se sei un genitore di un bambino nello spettro autistico, sapere da dove partire non è sempre semplice.

La genitorialità neurodivergente può essere complessa, faticosa e a volte disorientante, e questo lo sappiamo bene.

Proprio per questo, noi di GAM Medical possiamo offrirti un supporto concreto: i nostri professionisti specializzati in autismo possono aiutarti a costruire storie sociali personalizzate, individuare strategie utili per la vita quotidiana e trovare strumenti più adatti ai bisogni specifici del tuo bambino.

Con il giusto sostegno, molte situazioni possono diventare più comprensibili, più gestibili e meno pesanti da affrontare da soli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Autismo

Condividilo

Pensi di essere una persona autistica?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per l’autismo. 

Guarda le nostre recensioni

Pensi di essere una persona autistica?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per l’autismo. Bastano 5 minuti per avere il risultato.

Se ti è piaciuto l'articolo iscriviti alla newsletter per non perdere tutte le nostre comunicazioni.