Intervista alla Dottoressa Giulia Guida

Revisione clinica diDott.ssa Giulia Guida
  • 5 min di lettura
  • 1 capitolo
Psicologa ADHD Giulia GuidaContenuto verificato

In questa intervista avremo il piacere di fare delle domande alla Dottoressa Giulia Guida, psicologa clinica e psicoterapeuta a orientamento cognitivo-costruttivista. La Dott.sa Guida si occupa prevalentemente di valutazione psicodiagnostica, psicoterapia e interventi psicoeducativi, con particolare attenzione al Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) nell’età adulta.

Nel suo percorso professionale ha approfondito il rapporto tra funzionamento cognitivo, regolazione emotiva e difficoltà di adattamento nei diversi contesti di vita. Attualmente affianco all’attività clinica e psicoterapeutica il lavoro di coordinamento clinico nell’ambito dell’ADHD, occupandomi anche della progettazione di interventi psicoeducativi.

Un’area di particolare della Dott.sa Guida interesse riguarda il rapporto tra ADHD e mondo del lavoro: comprendere come le caratteristiche individuali interagiscano con le richieste professionali è fondamentale per individuare strategie efficaci, valorizzare le risorse personali e promuovere un benessere lavorativo sostenibile.

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Domande alla Dott.sa Giulia Guida

GAM Medical: “Dott.ssa Giulia, quali sono le principali difficoltà che una persona ADHD può incontrare quotidianamente nel contesto lavorativo?”

Dott.sa Guida: “Le difficoltà possono essere molto diverse da persona a persona e dipendono sia dalle caratteristiche individuali sia dal contesto lavorativo.

Tra quelle più frequenti troviamo la gestione delle scadenze, l’organizzazione delle attività, il mantenimento dell’attenzione su compiti prolungati o poco stimolanti e la capacità di gestire contemporaneamente più richieste.

C’è però un aspetto che ritengo particolarmente importante: la difficoltà non coincide necessariamente con una mancanza di competenze. Una persona con ADHD può essere molto preparata e capace nel proprio lavoro, ma incontrare ostacoli nel tradurre queste capacità in una prestazione costante e organizzata.

A questo possono aggiungersi difficoltà nella regolazione emotiva, nella gestione dello stress e nella tolleranza alla frustrazione, soprattutto in ambienti caratterizzati da richieste elevate, frequenti interruzioni o scarsa chiarezza organizzativa.

Spesso la fatica maggiore non riguarda soltanto il lavoro da svolgere, ma lo sforzo necessario per mantenere nel tempo un funzionamento che dall’esterno può apparire del tutto adeguato.”

GAM Medical: “In che modo caratteristiche come difficoltà di organizzazione, gestione del tempo, attenzione o priorità possono incidere sulla vita professionale?”

Dott.sa Guida: “Queste difficoltà possono incidere soprattutto sulla capacità di pianificare, avviare e portare a termine le attività in modo efficace.

Pensiamo, ad esempio, a una persona che conosce perfettamente il proprio lavoro, ma fatica a stabilire da dove iniziare quando ha diversi compiti da gestire. Oppure a chi tende a sottostimare il tempo necessario per completare un’attività e si ritrova a lavorare sotto pressione per rispettare una scadenza.

Un altro aspetto riguarda la regolazione dell’attenzione: non significa necessariamente essere sempre distratti. Alcune persone con Condizione ADHD possono mantenere un’attenzione molto intensa su attività particolarmente coinvolgenti, ma incontrare maggiori difficoltà quando devono spostarla, distribuirla tra compiti differenti o mantenerla su attività meno stimolanti.

Nel tempo, questa variabilità può generare un senso di inefficacia personale, soprattutto quando la persona interpreta le proprie difficoltà come mancanza di volontà o di impegno.

Per questo, nel lavoro clinico, è importante distinguere le competenze professionali dalle difficoltà legate alle funzioni esecutive e individuare strategie che permettano alla persona di esprimere le proprie capacità con maggiore continuità.”

GAM Medical: “Quali situazioni o dinamiche aziendali possono risultare particolarmente complesse per una persona con Disturbo dell’Attenzione e Iperattività, anche quando le sue difficoltà non sono immediatamente visibili?”

Dott.ssa Guida: “Uno degli aspetti più complessi riguarda gli ambienti lavorativi nei quali le richieste sono poco strutturate, le priorità cambiano frequentemente e le informazioni vengono comunicate in modo frammentato.

Pensiamo a una giornata caratterizzata da continue notifiche, riunioni, telefonate e richieste improvvise. Per alcune persone con ADHD, ogni interruzione può comportare uno sforzo significativo per recuperare il filo dell’attività precedente.

Anche le consegne ambigue, le scadenze non esplicitate e l’aspettativa di essere costantemente disponibili possono aumentare il carico cognitivo.

Esiste poi una dimensione meno visibile, ma altrettanto importante: quella emotiva. Alcune persone sviluppano strategie di compensazione molto impegnative per cercare di non mostrare le proprie difficoltà. Possono controllare ripetutamente il lavoro, prolungare gli orari o impegnarsi eccessivamente per evitare errori e giudizi negativi.

Dall’esterno possono apparire perfettamente organizzate ed efficienti, mentre internamente sperimentano un livello elevato di fatica.

È importante quindi ricordare che una buona prestazione lavorativa non coincide sempre con un buon livello di benessere.”

GAM Medical: “Dal punto di vista della sua esperienza, quali strategie o accorgimenti possono aiutare una persona con ADHD a lavorare in modo più efficace e sostenibile?”

Dott.sa Guida: “La prima indicazione è evitare di cercare una strategia valida per tutti. Non esiste un unico metodo organizzativo efficace per ogni persona con ADHD.

Nel lavoro clinico parto spesso da una domanda molto concreta: in quale momento del lavoro si presenta la difficoltà?

Per alcune persone il problema principale è iniziare un’attività, per altre mantenere l’attenzione, stabilire le priorità oppure gestire le interruzioni.

Una volta individuato il punto critico, è possibile introdurre strumenti mirati: suddividere i compiti complessi in passaggi più piccoli, utilizzare promemoria esterni, definire priorità chiare, prevedere momenti di lavoro senza interruzioni o rendere più visibili le scadenze.

Un aspetto fondamentale riguarda anche la gestione delle energie. Essere produttivi non significa necessariamente lavorare senza pause o mantenere sempre lo stesso ritmo.

La psicoeducazione può aiutare la persona a conoscere meglio il proprio funzionamento, riconoscere le situazioni che aumentano il sovraccarico e costruire strategie realistiche.

L’obiettivo non è diventare perfettamente organizzati, ma trovare un modo di lavorare che sia efficace e, soprattutto, sostenibile nel tempo.”

GAM Medical: “Che ruolo possono avere aziende e manager nel creare un ambiente di lavoro più inclusivo per le persone con ADHD, senza trasformare la neurodivergenza in uno stigma o in un limite professionale?”

Dott.sa Guida: “Le aziende possono avere un ruolo molto importante, soprattutto quando l’inclusione viene considerata parte della cultura organizzativa e non semplicemente una risposta a una difficoltà individuale.

Spesso gli accorgimenti più utili sono anche relativamente semplici: comunicare obiettivi e priorità in modo chiaro, fornire indicazioni scritte quando necessario, limitare le interruzioni non indispensabili e concordare modalità di lavoro flessibili rispetto alle esigenze della persona e del ruolo.

Un altro elemento fondamentale è la qualità del feedback. Indicazioni specifiche, costruttive e orientate al comportamento sono generalmente più utili di giudizi generici sulla persona, come «sei disorganizzato» o «devi impegnarti di più».

È altrettanto importante evitare di associare automaticamente l’ADHD a un insieme rigido di difficoltà o, al contrario, a presunti talenti straordinari. Ogni persona presenta un proprio profilo di competenze, risorse e bisogni.

Un ambiente inclusivo non dovrebbe richiedere necessariamente alla persona di comunicare una diagnosi per poter beneficiare di una buona organizzazione del lavoro.

Credo che il punto centrale sia proprio questo: non si tratta di abbassare le aspettative professionali, ma di creare condizioni che permettano alle persone di raggiungere gli obiettivi senza sostenere costi personali eccessivi.

Un’organizzazione più chiara, flessibile e attenta alle differenze individuali può rappresentare un vantaggio non soltanto per le persone con ADHD, ma per l’intero gruppo di lavoro.”

Per approfondire il tema dell’ADHD in età adulta e scoprire i percorsi di valutazione e supporto offerti da GAM Medical, visita la clinica ADHD e scopri gli interventi dedicati a comprendere il funzionamento individuale e valorizzare le risorse di ogni persona.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

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Chi c’è dietro questo articolo

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Contenuto verificato

Revisione clinica a cura di

Dott.ssa Giulia Guida

Referente clinica per ADHD, DSA, psicoeducazione e inclusione.

Ultima revisione clinica: 3 Novembre 2026

Coordinamento editoriale: Denise Puglisi

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