Nel periodo successivo al parto, alcune donne possono sperimentare pensieri intrusivi legati alla possibilità che possa accadere qualcosa di male al proprio bambino o, più specificamente, alla paura di poter essere loro stesse a fargli del male.
Si tratta di pensieri che possono risultare molto spaventosi proprio perché indesiderati e in contrasto con ciò che la persona vorrebbe fare.
In una certa misura, preoccupazioni, dubbi e timori relativi alla sicurezza del neonato possono rientrare nella normale esperienza delle prime fasi della maternità, soprattutto quando ci si confronta per la prima volta con la responsabilità di prendersi cura di un bambino.
Quando però queste preoccupazioni diventano persistenti, intrusive, difficili da controllare e iniziano ad accompagnarsi a forte ansia, controlli ripetuti, richieste di rassicurazione o comportamenti di evitamento, può essere utile considerare anche la possibilità di un disturbo ossessivo-compulsivo nel post-partum.
Il DOC può infatti comparire per la prima volta dopo il parto oppure essere già presente in precedenza e modificare il proprio contenuto con la nascita del bambino, concentrando ossessioni e compulsioni proprio sulla sua sicurezza e sul timore di potergli causare un danno.
Nelle righe che seguono approfondiremo meglio questo fenomeno, cercando di comprendere come si manifesta il DOC post-partum, quali pensieri possono comparire e quali elementi aiutano a distinguere una normale preoccupazione genitoriale da un quadro ossessivo-compulsivo.
Paura di far male al proprio bambino: è normale o può essere DOC?
Avere un pensiero improvviso e indesiderato in cui si immagina che possa accadere qualcosa di male al proprio bambino, o addirittura di essere personalmente responsabili del danno, non significa necessariamente essere in presenza di un disturbo psicologico.
Una review pubblicata nel 2017 da Brok e colleghi ha analizzato 50 articoli dedicati proprio ai pensieri intrusivi di danno verso il neonato nel periodo post-partum. Dalla revisione emerge che questi pensieri possono essere molto comuni, tanto da essere stati riscontrati anche in donne senza condizioni psichiatriche. Gli autori riportano, infatti, che in alcuni studi la loro prevalenza arrivava fino al 100%.
Possono comparire, per esempio, immagini o pensieri improvvisi legati alla possibilità che il bambino cada, soffochi, si faccia male accidentalmente oppure che sia la madre stessa, contro la propria volontà, a provocargli un danno.
Un elemento importante sottolineato dagli autori è che la presenza isolata di questi pensieri intrusivi non risulta associata a un aumento del rischio di comportamenti violenti verso il bambino. Il pensiero, quindi, non deve essere confuso automaticamente con un desiderio o con un’intenzione di metterlo in atto.
A fare la differenza può essere soprattutto il modo in cui quel pensiero viene interpretato. Brok e colleghi evidenziano infatti il ruolo dello stress e dell’interpretazione cognitiva del pensiero nella sua intensità e persistenza. Se un pensiero involontario viene interpretato come pericoloso — per esempio: “Se ho pensato una cosa del genere significa che potrei davvero farla” — può generare una forte ansia e spingere la persona a cercare continuamente di controllarlo o neutralizzarlo.
In questi casi possono comparire anche comportamenti compulsivi, come controllare ripetutamente il bambino, cercare rassicurazioni, evitare determinate situazioni o mettere in atto precauzioni eccessive. È quindi soprattutto quando i pensieri diventano ricorrenti, fortemente disturbanti e associati a compulsioni o importanti limitazioni nella vita quotidiana che può essere necessario valutare la presenza di un quadro ossessivo-compulsivo.
Come si manifesta il DOC post-partum?
Nel DOC post-partum, ossessioni e compulsioni tendono spesso a concentrarsi sulla sicurezza del bambino e sulla paura di potergli causare, volontariamente o accidentalmente, un danno. Hudak e Wisner descrivono in particolare manifestazioni come:
Tra le ossessioni possono comparire:
- Paura di fare del male al bambino: pensieri improvvisi e indesiderati in cui la madre teme di poter ferire il proprio bambino.
- Immagini mentali intrusive: immagini vivide e disturbanti nelle quali il bambino viene ferito o la madre stessa gli provoca un danno.
- Paura di aver già causato un danno: dubbi persistenti sul fatto di aver fatto qualcosa di pericoloso senza essersene accorta.
- Pensieri attivati da oggetti o situazioni specifiche: per esempio coltelli, elettrodomestici o alcune attività di cura possono diventare associati mentalmente alla possibilità di fare del male al bambino.
In risposta a queste ossessioni possono comparire compulsioni o comportamenti di evitamento, come:
- Controllare ripetutamente il bambino, per assicurarsi che stia bene o che non gli sia accaduto nulla.
- Evitare di rimanere soli con il bambino, per paura di perdere il controllo e fargli del male.
- Delegare la cura del bambino ad altre persone, chiedendo al partner o ai familiari di occuparsene al proprio posto.
- Evitare oggetti considerati pericolosi, come coltelli o determinati elettrodomestici, perché associati ai pensieri intrusivi.
- Evitare alcune attività di accudimento, come fare il bagno al bambino, quando vengono percepite come situazioni nelle quali potrebbe accadere qualcosa di grave.
Un aspetto importante è quindi che la compulsione non deve necessariamente assumere la forma di un rituale evidente. Nel DOC post-partum anche l’evitamento può avere una funzione compulsiva, perché viene utilizzato per ridurre l’ansia e cercare di prevenire il danno temuto.
La paura di restare sola con il proprio bambino
Come accennato nel paragrafo precedente, tra i comportamenti che possono comparire in presenza di pensieri intrusivi di danno c’è anche l’evitamento di rimanere sole con il proprio bambino, per il timore di perdere il controllo, commettere un errore o fargli del male.
Si tratta di vissuti particolarmente difficili e faticosi, indipendentemente dal fatto che rientrino in un quadro di disturbo ossessivo-compulsivo post-partum o siano legati ad altre forme di disagio psicologico nel periodo perinatale.
La paura di non potersi fidare di sé può infatti incidere profondamente sul modo in cui la persona percepisce le proprie capacità genitoriali.
Una madre può iniziare a sentirsi incapace, inadeguata o poco sicura nel prendersi cura del proprio bambino, fino a mettere in dubbio competenze che, in realtà, potrebbero essere del tutto presenti. Il ricorso frequente al partner o ad altre persone per svolgere attività di accudimento, inoltre, può rafforzare nel tempo la sensazione di “non essere in grado di farcela da sola”, con possibili conseguenze sull’autostima e sul senso di autoefficacia genitoriale.
In questo modo, la paura iniziale non riguarda più soltanto il contenuto del pensiero intrusivo, ma può arrivare a mettere in discussione anche l’immagine che la persona ha di sé come madre.
Se stai vivendo un periodo post-partum particolarmente faticoso, ti riconosci in sentimenti di forte insicurezza o inadeguatezza rispetto al tuo ruolo di madre e senti il bisogno di un supporto o di una valutazione professionale, può essere utile chiedere aiuto.
Allo stesso modo, se ti ritrovi nelle esperienze descritte in questo articolo e pensi che possano essere riconducibili a una forma di disturbo ossessivo-compulsivo, puoi contattarci. Siamo una clinica specializzata nella diagnosi e nel trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo e possiamo aiutarti a comprendere meglio ciò che stai vivendo e a individuare il percorso più adatto.
Fonti:
Diagnosis and treatment of postpartum obsessions and compulsions that involve infant harm
Infant-Related Intrusive Thoughts of Harm in the Postpartum Period: A Critical Review



