ADHD e vecchi compagni di classe: quando una rimpatriata riapre ferite scolastiche

Tempo di lettura: 4 minuti

adhd e vecchi compagni

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Revisione clinica a cura di

Dott.ssa Lorena Lomuscio

Referente per neuropsicologia, trauma e funzionamento cognitivo.

Ultima revisione clinica: 24 Agosto 2026

Coordinamento editoriale: Denise Puglisi

Ricevere un invito a una rimpatriata dovrebbe essere un’occasione piacevole. Per alcune persone ADHD, però, può suscitare emozioni molto diverse.

C’è chi prova entusiasmo, ma anche una sottile sensazione di disagio difficile da spiegare. Altri iniziano a ripensare ai voti, alle difficoltà scolastiche, ai professori, alle prese in giro o alla sensazione di essere sempre “quello distratto”. Ancora prima di decidere se partecipare, il passato sembra tornare improvvisamente molto vicino.

Non è necessariamente nostalgia. A volte è la riattivazione di esperienze che, pur essendo avvenute molti anni prima, continuano ad avere un peso emotivo nel presente.

In questo articolo di GAM Medical, centro adhd, vedremo perché una semplice rimpatriata può riaprire vecchie ferite scolastiche, come l’ADHD può influenzare il modo in cui vengono ricordate queste esperienze e quando può essere utile rileggere la propria storia con uno sguardo diverso.

ADHD: Quando rivedere i vecchi compagni significa rivedere anche il proprio passato?

Per molte persone con Condizione ADHD, una rimpatriata non è soltanto un’occasione per incontrare persone che non si vedono da anni. Può diventare un momento in cui riaffiorano ricordi, emozioni e giudizi che sembravano ormai appartenere al passato.

L’invito arriva sul telefono e, prima ancora di decidere se partecipare, la mente inizia a tornare ai tempi della scuola. Non si ricordano soltanto i compagni o gli insegnanti. Tornano la sensazione di arrivare sempre in ritardo, le difficoltà nel seguire le lezioni, i voti che sembravano non rispecchiare l’impegno, i richiami per la distrazione o quella frase sentita così tante volte: “Potresti fare molto di più se solo ti impegnassi.”

Per alcune persone, questi ricordi sono ancora strettamente collegati al modo in cui vedono se stesse oggi. Non è raro che, pensando ai vecchi compagni, riemerga anche il confronto con chi sembrava cavarsela meglio, ottenere risultati con meno fatica o sentirsi più sicuro nelle relazioni.

Come si può leggere nello studio “Emotion Dysregulation in Attention Deficit Hyperactivity Disorder” (Shaw e al.), la disregolazione emotiva può contribuire a rendere alcune esperienze particolarmente intense e a riattivare con forza emozioni legate a eventi significativi del passato. Questo aiuta a comprendere perché una semplice rimpatriata possa riportare alla mente sensazioni di vergogna, frustrazione o senso di inadeguatezza che sembravano ormai superate.

A volte basta leggere un nome nella chat della classe per ricordare un episodio preciso. Altre volte è il pensiero di rivedere un professore o un compagno a far riemergere vecchi dubbi su se stessi. Non perché quelle persone stiano ancora giudicando, ma perché il cervello riattiva automaticamente il modo in cui ci si sentiva in quel periodo della vita.

Il rischio è affrontare l’incontro con gli occhi del ragazzo o della ragazza di allora, invece che con quelli dell’adulto che si è oggi. Così la rimpatriata smette di essere soltanto un evento sociale e diventa il momento in cui si torna a confrontarsi con un’immagine di sé costruita molti anni prima.

Per alcune persone ADHD, il peso maggiore non deriva da ciò che gli altri potrebbero pensare oggi, ma da quello che loro continuano a pensare di se stesse. Ed è proprio questo il motivo per cui, a volte, dire semplicemente “non vengo” sembra molto più facile che affrontare un passato che, in realtà, continua ancora ad avere un posto importante nel presente.

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Perché oggi puoi guardare quella storia in modo diverso?

Per molte persone con Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività, una diagnosi ricevuta in età adulta cambia il modo di leggere molti ricordi scolastici. Questo non significa riscrivere il passato o negare le difficoltà vissute. Significa, piuttosto, attribuire un significato diverso a esperienze che per anni erano state interpretate soltanto come mancanza di impegno, disattenzione o scarso valore personale.

Come si può leggere nello studio “Females with ADHD: An expert consensus statement taking a lifespan approach providing guidance for the identification and treatment of attention-deficit/hyperactivity disorder in girls and women” (Young e al.), molte persone ricevono una diagnosi solo in età adulta dopo aver trascorso anni sviluppando strategie di compensazione e attribuendo le proprie difficoltà a difetti personali piuttosto che a un diverso funzionamento del cervello.

Anche se il documento è dedicato in particolare alle donne ADHD, descrive un meccanismo che riguarda molte persone: quando manca una spiegazione delle proprie difficoltà, è facile costruire un’immagine di sé fondata sul senso di inadeguatezza.

Per questo motivo, rivedere i vecchi compagni può diventare anche un’occasione per osservare il passato con maggiore equilibrio.

Quel ragazzo che dimenticava continuamente il materiale scolastico potrebbe non essere stato poco responsabile. Quella studentessa che sembrava sempre distratta potrebbe non essere stata poco interessata.

Molti episodi che allora sembravano semplici fallimenti possono assumere oggi un significato completamente diverso. Questo non cancella la sofferenza vissuta, ma permette spesso di ridurre l’autocritica che ha accompagnato quei ricordi per molti anni.

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Rileggere la propria storia scolastica senza continuare a giudicarsi se sei ADHD 

Una rimpatriata non riporta indietro nel tempo. Riporta però davanti a persone, luoghi e ricordi che possono riattivare emozioni rimaste a lungo in secondo piano.

Per alcune persone rappresenta un momento piacevole. Per altre può diventare un’occasione in cui tornano vecchi confronti, senso di inadeguatezza o la sensazione di essere ancora il ragazzo o la ragazza che faceva più fatica degli altri.

Il punto, però, non è decidere se partecipare oppure no. La domanda più importante può diventare un’altra: sto continuando a giudicare quella parte della mia storia con gli stessi criteri che usavo allora?

Molte persone ADHD scoprono che, con maggiore consapevolezza del proprio funzionamento, riescono finalmente a distinguere ciò che dipendeva realmente da scarso impegno da ciò che, invece, era legato a difficoltà attentive, organizzative o di regolazione emotiva mai riconosciute.

Questo cambiamento di prospettiva non serve a trovare giustificazioni. Serve a costruire una lettura più completa e più giusta della propria storia. Quando il passato continua a influenzare autostima, relazioni o modo di vedere se stessi, confrontarsi con psicologi ADHD può aiutare a rileggere quelle esperienze senza continuare a portarne il peso ogni volta che riaffiorano.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24480998/
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34274182/

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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