Autismo e masking interiorizzato

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Autismo e masking interiorizzato

Il masking nelle persone autistiche consiste nell’insieme di strategie, consapevoli o automatiche, utilizzate per ridurre, modificare o nascondere comportamenti, modalità comunicative e reazioni considerate socialmente atipiche.

In alcuni casi, quando questo processo viene messo in atto in modo frequente e prolungato, il controllo del proprio comportamento può diventare interiorizzato.

La persona continua quindi a monitorare movimenti, espressioni, tono della voce, postura e bisogni di autoregolazione anche in assenza di osservatori esterni o di un rischio sociale immediato.

Questo fenomeno può influire sulla capacità di rilassarsi, riconoscere i propri bisogni e comportarsi spontaneamente anche negli spazi percepiti come sicuri.

Che cosa si intende per masking interiorizzato?

Con l’espressione masking interiorizzato si indica una forma di controllo e modificazione del comportamento che, dopo essere stata utilizzata ripetutamente nelle interazioni sociali, tende a diventare automatica e a manifestarsi anche in assenza di altre persone.

La persona autistica può continuare a monitorare il proprio modo di muoversi, comunicare o autoregolarsi anche in contesti privati e percepiti come sicuri.

In questi casi, il masking non rappresenta più soltanto una risposta intenzionale alle aspettative dell’ambiente, ma può assumere la forma di un’autosorveglianza costante.

Comportamenti spontanei o utili alla regolazione, come lo stimming, le ecolalie, alcune posture o particolari espressioni emotive, possono essere percepiti dalla persona stessa come inappropriati, insoliti o da correggere.

Il masking interiorizzato può essere caratterizzato da:

  • monitoraggio frequente dei movimenti, della postura e delle espressioni facciali;
  • controllo del tono della voce, del ritmo del linguaggio e delle modalità comunicative;
  • repressione automatica dello stimming, delle ecolalie o di altri comportamenti autoregolatori;
  • difficoltà a comportarsi spontaneamente anche quando si è soli;
  • sensazione di dover apparire sempre composti, adeguati o socialmente accettabili;
  • percezione dei propri comportamenti naturali come strani, sbagliati o inappropriati;
  • difficoltà a distinguere ciò che si fa spontaneamente da ciò che si è imparato a fare per adattarsi;
  • mantenimento del controllo anche in casa o in altri ambienti considerati sicuri;
  • difficoltà a rilassarsi e a riconoscere i propri bisogni corporei, sensoriali ed emotivi.

Il masking interiorizzato non costituisce una diagnosi distinta, ma descrive una possibile modalità con cui le strategie di adattamento sociale possono stabilizzarsi nel tempo e influenzare la percezione di sé e del proprio comportamento.

Come si sviluppa il masking interiorizzato nell’autismo

Il masking interiorizzato può svilupparsi attraverso un processo graduale di apprendimento e adattamento. In molti casi, la persona autistica riceve fin dall’infanzia correzioni esplicite o implicite rispetto al proprio modo di muoversi, comunicare, esprimere emozioni o autoregolarsi.

Comportamenti come lo stimming, le ecolalie, il ridotto contatto oculare, alcune posture o particolari modalità comunicative possono essere descritti dagli adulti come strani, inappropriati, maleducati o da correggere.

Le correzioni non devono necessariamente essere intenzionalmente punitive per avere un effetto.

Anche richiami frequenti, richieste di comportarsi “normalmente”, inviti a controllarsi o reazioni di imbarazzo possono comunicare alla persona che alcune sue manifestazioni spontanee non sono socialmente accettabili.

A questo possono aggiungersi esperienze di esclusione, derisione, incomprensione, isolamento o rifiuto.

Quando determinati comportamenti vengono associati ripetutamente a conseguenze sociali negative, la persona può imparare a monitorarli e reprimerli per ridurre il rischio di essere giudicata, corretta o allontanata.

Anche le aspettative sociali contribuiscono a questo processo.

La richiesta di mantenere il contatto oculare, modulare il tono della voce, controllare i movimenti, rispettare determinate convenzioni comunicative o mostrare reazioni considerate appropriate può portare la persona a osservare costantemente il proprio comportamento e a confrontarlo con quello degli altri.

Con il tempo, queste strategie possono diventare sempre più automatiche.

La persona non controlla più il proprio comportamento soltanto in risposta a una richiesta esterna, ma può iniziare ad anticipare autonomamente il possibile giudizio degli altri.

In questo modo, le regole e le correzioni ricevute vengono progressivamente interiorizzate e continuano a orientare il comportamento anche in assenza di osservatori.

In quali profili autistici è più frequente?

Il masking interiorizzato può essere presente in persone autistiche con caratteristiche e necessità di supporto differenti.

Tuttavia, viene riconosciuto più frequentemente negli adulti senza disabilità intellettiva, nelle persone con buone competenze linguistiche e in coloro che hanno imparato a compensare le proprie difficoltà sociali.

Questa maggiore identificazione potrebbe dipendere anche dal fatto che la ricerca sul masking si è concentrata prevalentemente su tali gruppi, lasciando meno rappresentate le persone nello spettro autistico con maggiori necessità di supporto.

Tra i profili nei quali può essere descritto più spesso rientrano:

  • Persone con autismo di livello 1: possono disporre di maggiori possibilità di osservare, imitare e applicare consapevolmente le convenzioni sociali. Tuttavia, il livello di supporto non misura la presenza o l’intensità del masking e non permette di stabilire quanto una persona si controlli internamente. Il masking può verificarsi anche nei livelli 2 e 3, pur assumendo forme differenti o risultando meno facilmente rilevabile.
  • Adulti e persone con diagnosi tardiva: con il trascorrere degli anni, le strategie inizialmente volontarie possono diventare abitudini automatiche. Alcune persone arrivano alla valutazione diagnostica in età adulta proprio perché il camuffamento ha reso meno evidenti all’esterno le loro caratteristiche autistiche. La ricerca, tuttavia, non indica che il rapporto tra tratti autistici e masking aumenti necessariamente con l’età adulta.
  • Donne autistiche: diversi studi hanno rilevato punteggi medi di camouflaging più elevati nelle donne rispetto agli uomini, collegandoli anche alle aspettative sociali relative alla comunicazione, alla disponibilità relazionale e al comportamento considerato appropriato.

È quindi sconsigliabile associare automaticamente il masking interiorizzato a un solo genere o livello diagnostico.

La sua presenza dipende dall’interazione tra caratteristiche individuali, storia personale, aspettative sociali, esperienze di esclusione e sicurezza percepita nei diversi contesti.

Possibili conseguenze del masking interiorizzato nell’autismo

Il mantenimento prolungato di un controllo costante sul proprio comportamento può richiedere un notevole impiego di risorse cognitive ed emotive.

Quando il masking diventa interiorizzato, la persona può avere difficoltà a sospendere il monitoraggio di sé anche nei contesti privati, con possibili ripercussioni sul benessere, sull’autoregolazione e sulla percezione della propria identità.

Le conseguenze possono variare da persona a persona e dipendono, tra gli altri fattori, dalla frequenza del masking, dal livello di supporto disponibile e dalle caratteristiche dell’ambiente. Possono includere:

  • affaticamento mentale e fisico dovuto al monitoraggio continuo del proprio comportamento;
  • aumento dello stress e della tensione anche in situazioni considerate sicure;
  • difficoltà a rilassarsi e a ridurre lo stato di allerta;
  • maggiore difficoltà nel riconoscere e soddisfare i propri bisogni sensoriali, emotivi e corporei;
  • limitazione di comportamenti autoregolatori, come lo stimming, con una possibile riduzione della capacità di gestire il sovraccarico;
  • difficoltà a distinguere le proprie modalità spontanee dai comportamenti appresi per rispondere alle aspettative sociali;
  • senso di estraneità rispetto a sé stessi o incertezza riguardo alla propria identità;
  • autocritica, vergogna o percezione dei propri comportamenti autistici come sbagliati o inaccettabili;
  • riduzione della spontaneità nelle relazioni e nei momenti di solitudine;
  • difficoltà nel comunicare disagio, stanchezza o necessità di supporto;
  • aumento del rischio di sovraccarico, crisi o periodi di marcato esaurimento;
  • possibile associazione con ansia, abbassamento dell’umore e burnout autistico.

Queste conseguenze non sono inevitabili e non si manifestano nello stesso modo in tutte le persone autistiche.

Tuttavia, riconoscere la presenza di un masking interiorizzato può essere utile per comprendere alcune forme di affaticamento e favorire la costruzione di contesti nei quali la persona possa ridurre gradualmente il controllo, utilizzare le proprie strategie di autoregolazione e comunicare i propri bisogni senza timore di essere giudicata.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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