Iperlassia legamentosa e ipermobilità articolare nell’autismo

Tempo di lettura: 5 minuti

Iperlassia legamentosa nell'autismo

Diverse persone nello spettro autistico presentano una maggiore lassità legamentosa e un’aumentata mobilità articolare rispetto alla popolazione generale.

Sebbene non si tratti di una caratteristica presente in tutti gli individui autistici, un numero sempre maggiore di studi ha evidenziato una possibile associazione tra il disturbo dello spettro autistico e le condizioni caratterizzate da ipermobilità articolare, come i disturbi dello spettro dell’ipermobilità (Hypermobility Spectrum Disorders, HSD) e la sindrome di Ehlers-Danlos (EDS).

Questa crescente evidenza ha stimolato l’interesse della comunità scientifica nel comprendere i possibili meccanismi biologici condivisi e le implicazioni cliniche di tale associazione.

Cosa si intende per iperlassità legamentosa e ipermobilità articolare?

Prima di approfondire il possibile legame con il disturbo dello spettro dell’autismo, è utile chiarire cosa si intende per iperlassità legamentosa e ipermobilità articolare.

  • Iperlassità legamentosa: indica una maggiore elasticità dei legamenti, cioè delle strutture di tessuto connettivo che collegano tra loro le ossa e contribuiscono a stabilizzare le articolazioni. Quando i legamenti sono più elastici del normale, offrono un minore contenimento ai movimenti articolari.
  • Ipermobilità articolare: descrive la capacità di una o più articolazioni di muoversi oltre il normale range di movimento previsto per età, sesso ed etnia. Può interessare singole articolazioni oppure essere diffusa a tutto il corpo.

L’iperlassità legamentosa rappresenta una delle principali cause dell’ipermobilità articolare, poiché legamenti più elastici consentono una maggiore ampiezza di movimento.

La mobilità articolare varia fisiologicamente da persona a persona. Bambini, donne e alcune popolazioni presentano in media una maggiore flessibilità articolare rispetto ad altri gruppi, e la mobilità tende a ridursi progressivamente con l’età.

In molte persone l’ipermobilità articolare rappresenta semplicemente una variante della normalità e non comporta alcun sintomo.

In altre, invece, può associarsi a una maggiore predisposizione a distorsioni, instabilità articolare, affaticamento o dolore, soprattutto quando le articolazioni sono sottoposte a carichi ripetuti o intensi.

Correlazione tra autismo, iperlassità legamentosa e ipermobilità articolare

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha iniziato a osservare con maggiore attenzione la possibile correlazione tra disturbo dello spettro autistico, iperlassità legamentosa e ipermobilità articolare.

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2025 ha analizzato 20 studi sul rapporto tra autismo, ipermobilità articolare e condizioni correlate.

Tra gli studi che valutavano l’associazione tra tratti autistici/autismo e ipermobilità, 12 su 15 riportavano risultati significativi.

La prevalenza complessiva di ipermobilità articolare nelle persone autistiche è stata stimata al 22,3%, ma saliva al 31% considerando solo gli studi in cui l’ipermobilità veniva valutata clinicamente, escludendo quindi le sole autovalutazioni.

Gli autori sottolineano però che gli studi sono eterogenei e che questi dati indicano un’associazione, non una relazione causa-effetto certa.

Anche il progetto dell’Usher Institute dell’Università di Edimburgo evidenzia questa relazione: secondo l’articolo, gli studi epidemiologici mostrano che le persone autistiche risultano più frequentemente ipermobili rispetto alle persone non autistiche, e che le persone ipermobili possono presentare più spesso caratteristiche autistiche.

La stessa fonte riporta che l’autismo e l’ipermobilità sono condizioni complesse, eterogenee, presenti lungo tutto l’arco della vita e influenzate da molti fattori genetici; per questo motivo non è semplice descrivere il loro rapporto in modo lineare o univoco.

In termini pratici, questa correlazione suggerisce che in una parte delle persone autistiche possano essere presenti caratteristiche corporee e motorie come:

  • maggiore flessibilità articolare, ad esempio a livello di dita, gomiti, ginocchia, caviglie o colonna vertebrale;
  • iperestensione di alcune articolazioni, come gomiti e ginocchia che “vanno oltre” la posizione neutra;
  • instabilità articolare o sensazione di scarso controllo del corpo, soprattutto durante il movimento o la postura mantenuta;
  • maggiore affaticabilità, perché il corpo può dover compensare una minore stabilità articolare con un maggiore lavoro muscolare;
  • difficoltà nella propriocezione, cioè nella percezione della posizione del corpo nello spazio;
  • dolore muscoloscheletrico o fastidi ricorrenti, soprattutto quando l’ipermobilità è associata a instabilità, posture compensatorie o sovraccarico.

Chiaramente, non tutte le persone autistiche sono ipermobili e non tutte le persone ipermobili sono autistiche.

Tuttavia, la frequenza con cui questi fenomeni sembrano sovrapporsi suggerisce l’utilità di una maggiore attenzione clinica.

In presenza di difficoltà motorie, dolore, affaticamento, instabilità articolare, goffaggine motoria o alterazioni della percezione corporea, può essere utile considerare anche la valutazione della mobilità articolare.

Come si manifesta concretamente l’ipermobilità articolare?

L’ipermobilità articolare può interessare una singola articolazione oppure coinvolgere più distretti del corpo.

Nella vita quotidiana si manifesta con movimenti che superano la normale ampiezza articolare, spesso senza provocare dolore. Alcune persone se ne accorgono fin dall’infanzia perché vengono considerate particolarmente “snodate” o flessibili.

Tra gli esempi più comuni troviamo:

  • Dita delle mani: le dita possono piegarsi all’indietro oltre il normale, oppure il pollice può essere portato facilmente fino a toccare l’avambraccio.
  • Polsi: possono presentare un’escursione di movimento particolarmente ampia, rendendo più semplice assumere posizioni insolite della mano.
  • Gomiti: possono estendersi oltre la posizione completamente diritta (iperestensione), facendo apparire il braccio leggermente incurvato all’indietro quando è teso.
  • Ginocchia: anche le ginocchia possono andare in iperestensione durante la stazione eretta, facendo apparire le gambe “spinte all’indietro”.
  • Caviglie: possono essere molto mobili, consentendo movimenti più ampi del normale e, in alcuni casi, favorendo distorsioni ricorrenti.
  • Anche: possono permettere una notevole apertura delle gambe o facilitare movimenti che richiedono una marcata flessibilità.
  • Colonna vertebrale: alcune persone riescono a flettere il tronco in avanti fino ad appoggiare completamente i palmi delle mani sul pavimento senza piegare le ginocchia.
  • Spalle: possono avere un’elevata ampiezza di movimento, consentendo di portare facilmente le braccia in posizioni insolite o dietro la schiena.

Come viene valutata l’ipermobilità nelle persone autistiche?

Nella pratica clinica, l’ipermobilità articolare viene generalmente valutata mediante il Beighton Score, una scala composta da semplici test che consentono di stimare il grado di ipermobilità articolare generalizzata.

Il punteggio si basa sull’osservazione di alcuni movimenti specifici, come l’iperestensione di gomiti e ginocchia, la flessione del pollice e del quinto dito e la capacità di appoggiare i palmi delle mani a terra mantenendo le ginocchia estese.

Il Beighton Score rappresenta uno strumento di screening ampiamente utilizzato, ma non costituisce, da solo, una diagnosi. L’interpretazione del punteggio deve sempre essere contestualizzata tenendo conto di fattori quali età, sesso, livello di attività fisica, storia clinica personale e familiare, oltre all’eventuale presenza di sintomi associati.

Nelle persone con disturbo dello spettro autistico, la valutazione dell’ipermobilità richiede inoltre alcune attenzioni specifiche.

Alcuni individui possono presentare difficoltà nella comprensione delle consegne, una ridotta collaborazione durante l’esame oppure una diversa percezione del dolore e della posizione del proprio corpo (propriocezione), aspetti che possono influenzare l’esecuzione dei test.

Per questo motivo è importante che la valutazione venga effettuata da professionisti esperti, adattando le modalità dell’esame alle caratteristiche della persona.

Oltre al Beighton Score, il clinico raccoglie informazioni attraverso l’anamnesi e l’osservazione funzionale, indagando eventuali episodi di distorsioni ricorrenti, lussazioni, dolore muscoloscheletrico, affaticamento, difficoltà motorie o altre manifestazioni che possono suggerire una maggiore lassità del tessuto connettivo.

Fonti:

Autism in the context of joint hypermobility, hypermobility spectrum disorders, and Ehlers–Danlos syndromes: A systematic review and prevalence meta-analyses

Understanding the relationship between autism and hypermobility


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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Autismo, Psicologia generale

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