Isole di capacità nelle neurodivergenze: cosa sono?

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Isole di capacità nelle neurodivergenze: cosa sono?

All’interno del mondo delle neurodivergenze esiste un’espressione piuttosto diffusa: “isole di capacità”. Si tratta di un termine utilizzato frequentemente da professionisti, persone neurodivergenti e famiglie che hanno familiarità con queste condizioni.

Tuttavia, ci rendiamo conto che per molte persone questo concetto può risultare poco chiaro.

Chi non ha esperienza diretta con la neurodivergenza, oppure chi ha appena scoperto che il proprio figlio presenta una condizione neurodivergente, potrebbe non aver mai sentito parlare delle isole di capacità e non comprenderne immediatamente il significato.

Eppure, si tratta di un concetto molto importante perché aiuta a capire meglio il funzionamento di molte persone neurodivergenti e, in particolare, una caratteristica che spesso sorprende genitori, insegnanti e familiari: la presenza contemporanea di difficoltà in alcuni ambiti e competenze straordinariamente sviluppate in altri.

In questo articolo cercheremo di spiegare in modo semplice che cosa sono le isole di capacità, perché si manifestano e come riconoscerle nelle diverse forme di neurodivergenza.

Cosa sono le isole di capacità?

Con l’espressione “isole di capacità” ci si riferisce ad abilità particolarmente sviluppate che emergono all’interno di un profilo caratterizzato da difficoltà, differenze o fragilità in altre aree del funzionamento.

In altre parole, una persona può incontrare ostacoli significativi in alcuni aspetti della vita quotidiana e, allo stesso tempo, mostrare competenze sorprendenti in ambiti molto specifici.

L’immagine dell’“isola” è particolarmente efficace: così come un’isola emerge dal mare distinguendosi dal paesaggio circostante, una determinata capacità può emergere in modo evidente rispetto al resto del profilo della persona.

Questa abilità può riguardare, ad esempio, la memoria, il calcolo, la musica, il disegno, il riconoscimento di schemi, la conoscenza approfondita di un argomento o altre competenze specifiche.

È importante sottolineare che le isole di capacità non rappresentano necessariamente un talento eccezionale o una forma di genialità.

Più semplicemente, indicano aree nelle quali la persona mostra un livello di funzionamento significativamente superiore rispetto ad altre competenze.

Proprio per questo motivo, riconoscere e valorizzare queste capacità può essere fondamentale per comprendere meglio la persona neurodivergente, sostenerne l’autostima e costruire percorsi educativi e terapeutici maggiormente personalizzati.

Cosa non sono le isole di capacità

Non tutte le abilità di una persona neurodivergente sono automaticamente delle isole di capacità.

La metafora dell’isola ci aiuta a comprenderlo meglio. Un’isola è una porzione di terra che emerge in modo evidente dal mare che la circonda. Se tutto il territorio fosse allo stesso livello, non parleremmo più di un’isola. Allo stesso modo, nelle neurodivergenze un’isola di capacità è un’abilità che spicca in modo particolare rispetto al resto del profilo della persona.

Questo significa che non ci riferiamo semplicemente a qualcosa che il bambino, l’adolescente o l’adulto è in grado di fare. Le isole di capacità non coincidono con le autonomie acquisite, con gli apprendimenti raggiunti con l’impegno o con le competenze che una persona sviluppa nel corso della crescita.

Piuttosto, indicano aree nelle quali emergono capacità particolarmente sviluppate, talvolta sorprendenti, rispetto alle altre aree del funzionamento.

Per fare un esempio, non parleremmo normalmente di isola di capacità se un bambino autistico con fragilità cognitive impara finalmente a mettersi le scarpe da solo. Si tratta certamente di una conquista importante, che va valorizzata e celebrata, ma non rappresenta un’isola di capacità.

È un obiettivo evolutivo raggiunto, non una competenza che emerge in modo straordinario rispetto al resto del profilo.

Potremmo invece parlare di isola di capacità se quello stesso bambino fosse in grado di ricordare con precisione centinaia di percorsi stradali, riconoscere immediatamente date e calendari, riprodurre una melodia complessa dopo averla ascoltata una sola volta o possedere conoscenze eccezionalmente approfondite su un argomento specifico.

In questi casi, infatti, osserviamo un’abilità che emerge e spicca rispetto alle altre competenze della persona, proprio come un’isola emerge dal mare circostante.

Per questo motivo, quando si parla di isole di capacità, non bisogna chiedersi semplicemente “che cosa sa fare questa persona?”, ma piuttosto “in quali aree questa persona mostra capacità significativamente superiori rispetto al proprio profilo generale?”.

In quali neurodivergenze si parla di isole di capacità?

Le isole di capacità possono essere osservate in diverse condizioni neurodivergenti, ma il concetto viene utilizzato soprattutto in riferimento all’autismo.

Non è un caso: storicamente, le isole di capacità sono state descritte proprio osservando persone autistiche che, pur presentando difficoltà significative in alcune aree dello sviluppo, mostravano abilità eccezionali o particolarmente sviluppate in altre.

Questo fenomeno risulta particolarmente evidente quando l’autismo è associato a fragilità cognitive o a una disabilità intellettiva. In questi casi, il contrasto tra le aree di difficoltà e le aree di forza può essere molto marcato.

Un bambino può, ad esempio, avere importanti difficoltà comunicative o cognitive e, allo stesso tempo, possedere una memoria straordinaria per date, percorsi, numeri, melodie o informazioni relative ai propri interessi.

Anche in altre neurodivergenze, come l’ADHD, possono emergere capacità particolarmente sviluppate. Alcune persone ADHD mostrano infatti creatività fuori dal comune, pensiero divergente, intuizioni rapide, capacità di problem solving o prestazioni molto elevate negli ambiti che suscitano il loro interesse.

Tuttavia, in questi casi si parla meno frequentemente di “isole di capacità” in senso stretto.

Questo accade perché il concetto di isola di capacità nasce soprattutto per descrivere quei profili caratterizzati da una forte disomogeneità, in cui convivono fragilità importanti e competenze eccezionalmente sviluppate.

Essendo questa configurazione particolarmente frequente e visibile nell’autismo, soprattutto quando sono presenti anche difficoltà cognitive, il termine continua a essere utilizzato prevalentemente in ambito autistico.

In altre parole, le isole di capacità non sono esclusive dell’autismo, ma è nell’autismo che questo concetto trova la sua applicazione più tipica e conosciuta.

Cosa farsene delle isole di capacità?

Quando genitori, insegnanti o professionisti individuano un’isola di capacità, una delle prime reazioni è spesso di stupore. A volte, però, insieme allo stupore può comparire anche un po’ di frustrazione.

Può infatti sembrare paradossale osservare un bambino che possiede capacità straordinarie in un determinato ambito e che, allo stesso tempo, incontra difficoltà in attività quotidiane apparentemente molto più semplici.

Alcuni genitori raccontano di vedere il proprio figlio ricordare centinaia di informazioni su un argomento specifico, riconoscere dettagli che sfuggono a tutti o dimostrare competenze sorprendenti, per poi trovarsi in difficoltà in situazioni che i coetanei affrontano senza particolari problemi.

Questa apparente contraddizione può essere difficile da comprendere. Tuttavia, è importante ricordare che le neurodivergenze non funzionano secondo una logica lineare.

Lo sviluppo non procede in modo uniforme e non tutte le competenze crescono alla stessa velocità. Proprio per questo motivo possono coesistere, nella stessa persona, aree di grande fragilità e aree di straordinaria competenza.

La domanda più utile da porsi, quindi, non è “Perché non usa questa capacità per fare altro?”, ma piuttosto: “Come possiamo valorizzare questa capacità?”

Le isole di capacità rappresentano infatti una risorsa preziosa. Quando vengono riconosciute e utilizzate in modo adeguato, possono diventare strumenti importanti per favorire l’apprendimento, la motivazione, l’autostima e il benessere della persona neurodivergente.

Per questo motivo, all’interno di un percorso di presa in carico, può essere molto utile identificare le aree di particolare interesse e competenza del bambino o dell’adolescente e cercare di integrarle nel lavoro educativo, scolastico e terapeutico. In altre parole, invece di concentrarsi esclusivamente sulle difficoltà, è fondamentale investire anche su ciò che la persona sa fare bene.

È vero che, in alcuni casi, queste capacità possono assumere caratteristiche molto intense e intrecciarsi con interessi particolarmente assorbenti.

Se non adeguatamente accompagnati, tali interessi possono talvolta diventare rigidi o occupare uno spazio eccessivo nella vita quotidiana.

Tuttavia, quando vengono modulati, guidati e canalizzati, possono trasformarsi in una straordinaria opportunità di crescita.

Molte competenze professionali, artistiche, scientifiche e creative nascono proprio da interessi coltivati nel tempo con grande passione.

Per questo motivo, anziché considerare le isole di capacità come semplici curiosità o stranezze del profilo neurodivergente, è spesso più utile vederle come punti di forza sui quali costruire percorsi di sviluppo, autonomia e realizzazione personale.

In fondo, una buona presa in carico non consiste soltanto nel ridurre le fragilità, ma anche nel riconoscere, sostenere e far crescere le risorse che rendono unica ogni persona.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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