Contenuto verificatoSì, è possibile amare il proprio disturbo alimentare.
Sebbene possa sembrare paradossale, doloroso o persino provocatorio affermarlo, ci sono molte persone che sviluppano un attaccamento profondo, intimo e complesso al proprio DCA, al punto da percepirlo non solo come una parte di sé, ma come qualcosa di prezioso, rassicurante e, in certi momenti, persino indispensabile.
Amare il proprio disturbo alimentare significa essere affezionati a un certo modo di vivere il rapporto con il cibo, con il corpo, con il controllo, con il dolore e con il senso di identità che da tutto questo deriva.
È un amore che si struttura silenziosamente nel tempo, spesso senza essere nominato, ma che si manifesta in comportamenti protettivi, nel rifiuto di lasciarlo andare, nella gelosia verso chi tenta di metterlo in discussione.
Come in tutte le relazioni significative, anche in questa può emergere il desiderio che nessuno interferisca, che nessuno osi cambiare ciò che, pur doloroso, ha assunto una funzione di stabilità e contenimento.
Questo tipo di amore non è un sentimento esplicito, razionale o consapevole, e certamente non si esprime nei termini classici dell’affetto sano: è un legame simbolico, spesso difensivo, in cui il disturbo diventa un rifugio e una voce interiore con cui si costruisce un dialogo costante.
Nel paragrafo che segue capiremo quali sono le caratteristiche che rendono “amabile” un DCA da chi ne soffre e come si manifesta questo amore.
Come già accennato, ci sono dei tratti nei disturbi alimentari che, pur essendo chiaramente disfunzionali e patologici, possono essere vissuti come rassicuranti, familiari, in certi momenti addirittura desiderabili da chi ne soffre.
È proprio in questa ambiguità che si nasconde uno degli aspetti più complessi e insidiosi del disturbo della nutrizione e dell’alimentazione: la sua capacità di agganciarsi a bisogni profondi, di rispondere a emozioni ingestibili, di offrire un ordine interno che, seppur malsano, sembra dare senso e coerenza.
Alcune caratteristiche lo rendono, in modo paradossale, “amabile”, facilitando il suo mantenimento nel tempo.
Nello specifico, parliamo di:
Tutte queste caratteristiche aiutano a comprenderne il potere seduttivo e la sua resistenza al cambiamento.
Amare un DCA, in questo senso, non significa non soffrirne: significa piuttosto sentire che, per quanto doloroso, offre qualcosa che sembra utile, protettivo o necessario.
Se stai leggendo questo articolo e soffri di un disturbo del comportamento alimentare, sappi che non vogliamo essere giudicanti nei tuoi confronti.
Non vogliamo dirti cosa devi fare, né imporgli un nome, né tantomeno invalidare ciò che stai vivendo.
Sappiamo bene quanto possa essere complicato lasciar andare un DCA, quanto possa sembrare impossibile immaginarsi senza di lui, quanto a volte possa addirittura rappresentare una forma di sicurezza, un punto fermo, una compagnia costante.
E sappiamo anche quanto possa essere doloroso sentire il giudizio degli altri, di chi osserva da fuori senza sapere cosa significhi davvero, senza comprendere il legame sottile ma profondo che si è instaurato.
Immaginiamo la fatica che comporta tutto questo: i pensieri ricorrenti, le ambivalenze, i rituali, i sensi di colpa, la paura di cambiare e insieme il desiderio di sentirsi finalmente liberi.
Però è importante che tu sappia anche questo: come ogni relazione tossica, anche quella con un DCA è destinata a finire.
E a volte non perché lo si voglia, ma perché si è costretti, quando il dolore supera la soglia, quando il corpo inizia a cedere, quando la mente si spegne, quando vivere in quel modo non è più sostenibile.
Non vogliamo strapparti via con la forza il tuo DCA, né estirparlo come se fosse qualcosa da cancellare in fretta: noi di GAM-Medical, Centro per DCA, vogliamo camminare con te, cercando di comprenderlo, rispettarlo, decostruirlo insieme, e poi sostituirlo gradualmente con qualcosa che ti appartenga davvero.
Non con un vuoto, ma con alternative vere, concrete, vitali. Vogliamo aiutarti a capire di cosa hai realmente bisogno: affetto, riconoscimento, controllo, voce, presenza, contenimento. Il disturbo ha provato a darti tutto questo a modo suo, e forse per un po’ c’è riuscito.
Ma ora puoi iniziare a pensare che esistano altri modi.
Il centro GAM-Medical per i disturbi alimentari conosce bene le insidie di questi legami, conosce la sottile dipendenza che si può instaurare, la paura di guarire, il senso di smarrimento che si prova quando si inizia un percorso.
Ma conosce anche i modi per uscirne; lavora ogni giorno con persone che, come te, lottano in silenzio, e lo fa con professionisti esperti, con psicoterapeuti che sanno accogliere senza giudicare e intervenire senza invadere.
Se ti riconosci, se anche solo una parte di te vorrebbe iniziare a cambiare qualcosa, contattaci: insieme possiamo iniziare a riscrivere la tua storia, a piccoli passi, rispettando i tuoi tempi, ma con l’obiettivo chiaro di tornare a vivere davvero.
Fine dell’articolo
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