Contenuto verificatoNella vita delle persone ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), ci sono moltissime situazioni in cui può verificarsi una sorta di disconnessione dal presente, una perdita temporanea del contatto con la realtà così come viene comunemente percepita.
Alcuni degli ambiti in cui si perde contatto con la realtà nell’ADHD sono:
Tutte queste situazioni hanno un tratto in comune: la perdita di ancoraggio.
È come se si fluttuasse, come se mancasse qualcosa che tenga “giù”, radicati, stabili.
È qui che può entrare in gioco un concetto molto utile chiamato grounding, o in italiano “radicamento”.
Si tratta di un insieme di tecniche e approcci volti a riportare l’attenzione e la consapevolezza al momento presente, al corpo, al respiro, ai sensi, alla realtà tangibile.
Non è una cura magica, e non risolve alla radice i meccanismi complessi che portano alla disregolazione o alla dissociazione, ma può essere un primo passo per ritornare a sé, per interrompere il loop e ricostruire un senso di stabilità.
Se cerchi un aiuto concreto per affrontare l’ADHD, il nostro Centro Clinico è qui per te. Offriamo diagnosi accurate, trattamenti personalizzati e supporto continuo per aiutarti a vivere al meglio.
Centro Clinico ADHD
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Prenota colloquio gratuito ADHDIl grounding, anche chiamato radicamento, è un insieme di tecniche psicologiche e corporee che hanno l’obiettivo di riportare l’attenzione al momento presente, al proprio corpo, al contatto con ciò che è reale e tangibile, specialmente nei momenti in cui ci si sente disorientati, travolti, dissociati o sopraffatti dalle emozioni.
È una pratica che nasce e si sviluppa all’interno di diversi contesti terapeutici, in particolare nel lavoro sul trauma, nei disturbi dissociativi, nell’ansia intensa, ma trova spazio anche nella gestione dello stress, della disregolazione emotiva e in generale in tutti quei momenti in cui si ha la sensazione di “non esserci”, di non essere presenti a sé stessi o al mondo.
Il termine grounding deriva dall’inglese to ground, che significa “radicare”, “piantare a terra”, “stabilizzare”.
Proprio come un albero ha bisogno di radici forti per resistere al vento, così l’essere umano ha bisogno di “radici interiori” per rimanere saldo nei momenti di tempesta emotiva o mentale.
L’immagine è quella del corpo che ritrova la connessione con la “terra”, intesa in senso simbolico: la realtà concreta, i sensi, il tempo presente, le proprie sensazioni fisiche immediate.
Non a caso, molte delle tecniche di grounding coinvolgono proprio il corpo, il respiro, il tocco, il movimento, la percezione sensoriale: tutto ciò che può fungere da ancora per non perdersi.
Le radici teoriche del grounding sono molteplici.
Alcuni dei primi riferimenti sistematici arrivano dalla psicoterapia del trauma, in particolare dal lavoro di terapeuti come Judith Herman, Bessel van der Kolk o Babette Rothschild, che hanno posto l’accento sulla necessità di aiutare le persone a restare nel presente nei momenti di attivazione emotiva intensa.
Quando si è in preda a un flashback, a una dissociazione, a un attacco di panico, la mente “viaggia”: torna al passato, anticipa il futuro, si frammenta, si disconnette.
Il grounding, in questi casi, è uno strumento per ritornare nel qui e ora, per spezzare il flusso ansiogeno o dissociativo e ricostruire una percezione più stabile del momento presente.
Ma il grounding ha anche radici nel lavoro corporeo, come nella bioenergetica di Alexander Lowen o in approcci più recenti come il somatic experiencing, che insegnano a leggere i segnali del corpo come indicatori fondamentali del nostro stato emotivo e a intervenire attraverso di esso per regolare la nostra esperienza interna.
Il corpo, infatti, non è solo un contenitore, ma un veicolo attraverso cui passano emozioni, memorie, tensioni.
Ritornare al corpo — con piccoli gesti, con il respiro, con la consapevolezza — è spesso il primo passo per ritrovare lucidità.
Ciò che rende il grounding interessante è la sua natura profondamente semplice e accessibile. Non richiede strumenti complicati, né grandi preparazioni.
È un modo per ricordarsi che si è vivi, presenti, in un corpo, in un luogo, in un momento specifico, che si può tornare a sentire i piedi per terra anche quando la mente vorrebbe fuggire.
Proprio perché chi è ADHD vive spesso oscillazioni emotive molto forti, momenti di caos mentale e disconnessioni improvvise, può trarre grande beneficio dal conoscere e praticare alcune tecniche di grounding.
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Prenota la diagnosi ADHDCome già accennato, nell’ADHD, dove la mente può accelerare improvvisamente, dove le emozioni possono esplodere o spegnersi senza preavviso, dove il corpo e la realtà esterna possono sembrare improvvisamente lontani, caotici o confusi, le tecniche di grounding possono rappresentare uno strumento molto utile.
Tra le tecniche di grounding più spendibili possiamo consigliare:
È importante ricordare che queste sono solo alcune delle tante tecniche di grounding esistenti, scelte per la loro semplicità e immediatezza.
Non tutte funzionano allo stesso modo per tutte le persone, e ciò che per qualcuno risulta efficace e rassicurante, per un altro potrebbe essere inutile o addirittura fastidioso.
La vera chiave è sperimentare con curiosità, senza giudizio, e cercare ciò che aiuta davvero a ritrovare un minimo di stabilità e presenza nei momenti di caos, confusione o disconnessione.
Tuttavia, quando queste esperienze di perdita di contatto con la realtà diventano frequenti, intense, o particolarmente difficili da gestire, è fondamentale non affrontarle da soli.
Per tecniche più personalizzate e un percorso di comprensione e regolazione profonda, è sempre consigliabile rivolgersi a professionisti della salute mentale, come psicologi e psicoterapeuti specializzati in ADHD.
Figure come quelle che operano nella clinica per l’ADHD GAM-Medical, ad esempio, possono offrire supporto concreto, strumenti clinicamente validi e accompagnamento personalizzato per costruire strategie di grounding realmente efficaci, calibrate sulla specificità di ciascuna persona neurodivergente.
Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un atto di cura verso se stessi e riconoscere che si ha bisogno di radici più solide è già il primo passo per cominciare a metterle.
Un trattamento mirato può aiutarti a gestire meglio i sintomi dell’ADHD, migliorando la tua qualità della vita e restituendoti il controllo delle tue azioni.
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