Il legame tra ADHD e rischio suicidario: intervista al Prof. Innamorati

Tempo di lettura: 7 minuti

professor Marco Innamorati

Qual è la correlazione tra ADHD e rischio suicidario?

Per comprendere chiaramente il legame che sussiste tra l’aumento del rischio suicidario e il Disturbo da Deficit di Attenzione ed Iperattività abbiamo deciso di intervistare il professor Innamorati, professionista della salute mentale ed esperto dell’argomento. 

Negli ultimi anni numerosi studi internazionali hanno sottolineato l’esistenza di una correlazione significativa tra ADHD e aumento del rischio suicidario, in particolare in presenza di comorbilità come depressione, disturbi d’ansia, abuso di sostanze e disregolazione emotiva. L’impulsività, uno dei sintomi dell’ADHD, rappresenta infatti un importante fattore di vulnerabilità nei comportamenti autolesivi e nei tentativi di suicidio. 

Gam Medical, centro di psichiatria e psicologia, ricorda l’importanza di rivolgersi tempestivamente a uno specialista nel caso in cui si manifestino pensieri autolesivi, forte sofferenza emotiva o segnali di disagio psicologico persistente. Intervenire precocemente può fare la differenza nel migliorare la qualità della vita. Se tu o una persona vicina state attraversando un momento di crisi, è necessario non affrontarlo da soli: il supporto psicologico e psichiatrico può offrire strumenti concreti di comprensione, gestione emotiva e cura.

10 Domande frequenti sull’ADHD e il suicidio

GAM Medical:“Qual è l’evidenza attuale sul rapporto tra ADHD e aumento del rischio suicidario nelle diverse fasce d’età?”

Prof. Innamorati: Esiste un legame concreto tra l’ADHD e il rischio di suicidio, che si manifesta attraverso pensieri ricorrenti, tentativi e, purtroppo, casi estremi che esitano nella morte. Alcuni studi indicano un quadro molto serio: durante l’adolescenza, più della metà dei ragazzi con DDAI ha lottato con pensieri suicidi. Ed è un segnale che non va ignorato nemmeno crescendo: anche in età adulta, una persona su tre con ADHD riferisce di aver sofferto di questo tipo di pensieri.

Gli adolescenti e i giovani adulti che soffrono di Disturbo da Deficit di Attenzione ed Iperattività corrono un rischio molto più alto di avere pensieri e comportamenti legati al suicidio. Questo pericolo rimane elevato anche quando non sono presenti altri disturbi mentali, confermando che l’ADHD stesso gioca un ruolo determinante.

GAM Medical: “In che misura l’impulsività, tipica dell’ADHD, contribuisce al passaggio dall’ideazione suicidaria al comportamento attivo?”

Prof. Innamorati: Se da un lato l’impulsività è senza dubbio un fattore chiave che può spingere verso un comportamento suicidario, non è l’unico elemento da considerare. Varie altre condizioni come la depressione, i disturbi della condotta o l’ansia possono accompagnare alcune fasi della vita di una persona con ADHD e questi possono aumentare il rischio di sviluppare pensieri legati alla morte e comportamenti suicidari.

GAM Medical: “Qual è il ruolo della disregolazione emotiva nell’ADHD come fattore di vulnerabilità per il suicidio?”

Prof. Innamorati:La disregolazione emotiva può essere un fattore centrale nello sviluppo del rischio suicidario. Le persone con ADHD possono essere soggette più frequentemente a confrontarsi con potenziali stressor scolastici e lavorativi, interpersonali e anche economici. Quando una persona si confronta con queste condizioni deve mettere in atto comportamenti funzionali alla risoluzione del problema e confrontarsi con emozioni negative quando la risoluzione non è possibile o è ritardata nel tempo. Una persona con disregolazione emotiva ha meno possibilità di usare strategie efficaci di regolazione delle proprie emozioni, che diventano fonte di altro stress e sono vissute a livelli elevati e diventano estremamente dolorose e avversive. Questo può portare a sviluppare idee riferite alla morte e al suicidio.

GAM Medical: Come si articola l’interazione tra ADHD e comorbidità (depressione, disturbi d’ansia, disturbo da uso di sostanze) nel determinare il rischio suicidario?”

Prof. Innamorati: Tutte queste condizioni interagiscono tra di loro in un circolo potenzialmente pericoloso. Sono risposte agli eventi ambientali mediati dalle difficoltà nella regolazione delle emozioni che poi possono portare a un nuovo ciclo pericoloso che porta a sviluppare ideazione suicidaria e può arrivare alla messa in atto di comportamenti autolesionistici anche di natura suicidaria.

GAM Medical: “L’ADHD non diagnosticato o trattato tardivamente negli adulti rappresenta un fattore di rischio indipendente per il suicidio?”

Prof. Innamorati: Ritardi nelle diagnosi o nell’inizio dei trattamenti sono dei generici fattori di rischio. L’effetto del ritardo nella diagnosi e nell’inizio del trattamento può essere indiretto, aumentando la probabilità di accumulare condizioni di svantaggio. Una diagnosi precoce permette di iniziare i trattamenti necessari per ridurre la sintomatologia ADHD e gli effetti psicosociali che questa può comportare, ad esempio, insuccessi scolastici e difficoltà relazionali. Inoltre, permette di avviare interventi scolastici, familiari e individuali che possono aiutare lo sviluppo psicologico e l’adattamento del bambino/adolescente e aiutare la famiglia nella gestione delle difficoltà del bambino. L’accumularsi di condizioni di vulnerabilità psicosociale, insieme al cattivo controllo dei sintomi ADHD e alle comorbidità presenti possono diventare un terreno fertile per l’emergere di una crisi suicidaria.

GAM Medical: “Esistono indicatori clinici specifici che permettono di identificare precocemente un rischio suicidario nei pazienti con ADHD?”

Prof. Innamorati: Ci sono diversi segnali che devono portare a valutare attentamente se la persona con ADHD sta attraversando un periodo a elevato rischio suicidario. I segnali possono essere verbali, come frasi che esprimono mancanza di futuro o di valore personale, il percepirsi come un peso per gli altri. Altri segnali verbali includono frasi che indicano un sentirsi intrappolato nelle difficoltà attuali e una condizione di dolore emotivo insopportabile. A livello comportamentale possiamo trovare dei comportamenti preparatori come il ”disfarsi” di oggetti cari, scrivere messaggi di saluto insoliti, chiudere i propri profili social inspiegabilmente e improvvisamente. Oppure cercare informazioni su metodi e farmaci che possono essere usati per togliersi la vita. Altri segnali sono legati a un maggiore ritiro sociale e dalle attività che prima erano preferite. Sono poi presenti segnali legati quali un aumento improvviso dell’impulsività, agitazione, irritabilità, difficoltà nell’addormentarsi o risvegli frequenti nel corso della notte. Anche una calma improvvisa e inspiegabile in chi prima mostrava elevata tristezza o agitazione potrebbe essere un segnale di rischio suicidario elevato.

GAM Medical: “Qual è l’impatto dei trattamenti per l’ADHD farmacologici e psicoterapeutici) sulla riduzione del rischio suicidario?”

Prof. Innamorati: Uno studio statunitense di qualche anno fa ha confrontato il rischio di ideazione e comportamenti suicidari in base alla presenza o meno di un trattamento per l’ADHD. I risultati hanno indicato un rischio più elevato in quanti non avevano un trattamento attivo. I trattamenti farmacologici (o anche comportamentali) possono avere effetti positivi sull’impulsività e sulle capacità di regolazione emotiva e comportamentale e questi aiutano a ridurre le condizioni di vulnerabilità psicosociale (insuccessi scolastici e lavorativi, difficoltà finanziarie e relazionali) che possono diventare fattori di emergenza del rischio suicidario. È da ricordare comunque che la presenza di una crisi suicidaria richiede anche interventi (farmacologici e comportamentali) specifici e non solo quelli diretti a ridurre il peso della sintomatologia ADHD.

GAM Medical: “In che modo i fattori psicosociali (fallimenti ripetuti, stigma, difficoltà relazionali) mediano il legame tra ADHD e ideazione suicidaria?”

Prof. Innamorati: I fallimenti ripetuti, lo stigma, le difficoltà relazionali sono condizioni di stress attivano in chiunque forti emozioni negative, riflessioni su se stessi, le proprie relazioni significative e il futuro. Nelle persone con difficoltà nella loro capacità di regolare le emozioni, scarse capacità di fronteggiare questi eventi negativi, possono insorgere stati mentali che possono a sviluppare pensieri legati alla morte. Questi stati mentali comprendono una visione negativa del futuro improntata a disperazione (“non migliorerà”), la presenza di emozioni negative molto forti (tristezza, rabbia, agitazione, vergogna, umiliazione) e legate anche alla paura di non riuscire a sopportarle, dolore mentale, sensazione di essere intrappolati, percezione di isolamento, e anche difficoltà nel controllare i propri pensieri negativi.

GAM Medical: “Le attuali linee guida cliniche integrano adeguatamente la valutazione del rischio suicidario nei pazienti ADHD?”

Prof. Innamorati: Le persone con ADHD hanno bisogno di assistenza a diversi livelli, dalla medicina di base (ad esempio, pediatri e medici di medicina generale) a quella specialistica in base alle diverse fasi di vita. Ad esempio, le Linee Guida dell’American Academy of Pediatrics offrono algoritmi di cura che possono aiutare i pediatri nell’assistenza ai bambini con ADHD. In queste Linee Guida, il suicidio viene esplicitamente citato come possibile evento negativo emergente in alcuni trattamenti indicati per l’ADHD e come possibile evento infausto nel decorso della malattia. Suggerisce che l’emergenza di rischio suicidario deve portare a immediata attenzione degli specialisti, quali neuropsichiatri infantili, psichiatri e psicologi. Non sono presenti suggerimenti specifici su come effettuare lo screening per la presenza di ideazione o comportamenti suicidari e tanto meno sulla rilevazione di potenziali fattori di rischio. A livello specialistico esistono Linee Guida internazionali per la gestione dei comportamenti suicidari che offrono indicazioni a livello di screening, valutazione e intervento. Queste linea guida però non sono tarate in modo specifico sulle persone con ADHD.

GAM Medical: “Quali strategie di prevenzione risultano più efficaci nella gestione del rischio suicidario nel Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività?”

Prof. Innamorati: La prevenzione è fondamentale nella gestione del rischio suicidario. Quando compaiono segnali verbali o non verbali, il primo passaggio della prevenzione è lo screening, ovvero il chiedere direttamente sulla presenza di ideazione suicidaria o di comportamenti suicidari attuali e pregressi. In caso che sia presente una di queste condizioni o siano presenti estrema disperazione e mancanza di speranza, dolore psicologico o estremo distress emotivo, una valutazione specialistica approfondita è necessaria. Un secondo passaggio riguarda il limitare l’accesso ai mezzi potenzialmente dannosi che possono essere usati per togliersi la vita o farsi del male, questo può aumentare il tempo che intercorre tra un pensiero suicidario e l’azione conseguente e aiutare a ridurre il rischio. Altro intervento preventivo è fornire un aiuto teso a sviluppare le competenze socio-emotive dell’adolescente, migliorando le sue capacità di gestire lo stress, risolvere i problemi e tollerare la frustrazione. Inoltre, un intervento che può diminuire il rischio futuro può essere teso a ridurre le pressioni sociali a cui è sottoposta la persona con ADHD e che lo possono portare a vivere sentimenti di isolamento. Un livello di prevenzione più avanzato è necessario quando è già presente ideazione suicidaria o forti segnali di disagio e stress emotivo. Livello che comporta l’attivazione di percorsi specialistici e interventi comportamentali e farmacologici diretti a ridurre l’acuirsi del rischio suicidario.

GAM Medical:“La diagnosi adhd aiuta a prevenire il suicidio?”

Prof. Innamorati: La diagnosi di ADHD è fondamentale. Non è una etichetta stigmatizzante ma una spiegazione alle difficoltà che sta affrontando la persona con ADHD. Offre la possibilità di interventi mirati e di limitare l’accumularsi di condizioni di svantaggio. Come la diagnosi di ADHD è essenziale anche la diagnosi puntuale delle eventuali comorbidità, quali disturbi emotivi, problemi comportamentali e condizioni di elevato di stress emotivo.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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