Il colloquio anamnestico ADHD: perché sembra “parlare del passato” ma è la parte più utile

Tempo di lettura: 4 minuti

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Molte persone arrivano alla valutazione ADHD aspettandosi test, questionari e domande sui sintomi attuali. Per questo motivo, quando il professionista inizia a fare domande sull’infanzia, sulla scuola, sulla famiglia o sul modo in cui funzionavi da bambino, può nascere una domanda molto comune:

“Perché stiamo parlando di cose successe vent’anni fa?”

In realtà, il colloquio anamnestico è una delle parti più importanti dell’intero percorso diagnostico. Non serve a fare una ricostruzione nostalgica della propria storia personale, ma a capire come alcune caratteristiche siano comparse, si siano sviluppate e abbiano influenzato la vita della persona nel tempo.

In questo articolo di GAM Medical vedremo perché il colloquio anamnestico è così importante nella diagnosi ADHD, quali informazioni vengono esplorate e perché spesso è proprio questa fase a fornire gli elementi più utili per comprendere il quadro clinico.

Perché si parla così tanto del passato durante il colloquio anamnestico ADHD?

Una delle caratteristiche fondamentali dell’ADHD è che si tratta di un disturbo del neurosviluppo. Questo significa che le sue manifestazioni non compaiono improvvisamente in età adulta, ma hanno origine durante lo sviluppo.

Per questo motivo, durante una valutazione ADHD non basta osservare ciò che accade oggi. È importante capire se alcune difficoltà erano presenti anche negli anni precedenti, magari in forme diverse o meno evidenti.

Secondo la review Clinical assessment and diagnosis of adults with attention-deficit/hyperactivity disorder di Haavik e colleghi, la diagnosi di ADHD nell’adulto non può basarsi su un singolo test o esame di laboratorio, ma richiede una valutazione clinica approfondita che includa storia evolutiva, sintomi attuali e funzionamento della persona nel tempo. 

Questo spiega perché il professionista della salute mentale può fare domande che inizialmente sembrano poco collegate al problema attuale:

  • Com’eri a scuola?
  • Ti dimenticavi spesso materiali o compiti?
  • Avevi difficoltà a stare seduto?
  • Ti distraevi facilmente?
  • Ricevevi osservazioni da insegnanti o genitori?
  • Come gestivi organizzazione e responsabilità?

L’obiettivo non è trovare “prove” perfette dell’ADHD (Disturbo da Deficit dell’Attenzione) nell’infanzia, ma capire se esiste una continuità tra il funzionamento passato e quello attuale.

Molte persone adulte arrivano alla valutazione dopo anni di adattamenti, strategie di compensazione e tentativi di gestire le difficoltà. Per questo motivo, osservare soltanto il presente rischierebbe di offrire una fotografia incompleta.

Cosa cerca davvero il professionista durante il colloquio anamnestico?

Quando si pensa al colloquio anamnestico, molte persone immaginano una raccolta di informazioni generiche. In realtà, il professionista sta cercando elementi molto specifici. Non interessa soltanto sapere cosa è successo, ma capire come funzionavi nelle diverse fasi della vita.

Ad esempio, una difficoltà di attenzione può manifestarsi in modo diverso a 8 anni, a 16 anni e a 35 anni. Un bambino può apparire distratto in classe, mentre un adulto può descrivere problemi nel rispettare scadenze, organizzare attività o mantenere concentrazione durante riunioni e lavoro.

Lo studio Family and developmental history of ADHD patients di Waltereit e colleghi evidenzia proprio l’importanza della raccolta strutturata della storia familiare e dello sviluppo nel processo di valutazione ADHD. Gli autori mostrano come informazioni relative allo sviluppo e alla storia personale possano contribuire a delineare un profilo clinico significativo. 

Per questo motivo, durante il colloquio possono essere esplorati aspetti come:

  • sviluppo infantile;
  • rendimento scolastico;
  • relazioni sociali;
  • organizzazione e autonomia;
  • storia lavorativa;
  • gestione delle responsabilità;
  • presenza di altri familiari con caratteristiche simili;
  • eventi importanti della vita.

Spesso la persona si accorge che aspetti considerati normali o caratteriali assumono un significato diverso quando vengono osservati nel loro insieme.

Perché il colloquio è spesso più utile dei test?

Molte persone arrivano alla valutazione pensando che il risultato dipenderà soprattutto da un questionario o da un test.

In realtà, i test rappresentano strumenti utili, ma non sostituiscono il ragionamento clinico.

Secondo le linee guida e le review sulla valutazione ADHD nell’adulto, la diagnosi richiede l’integrazione di diverse fonti di informazione: sintomi attuali, funzionamento quotidiano, storia evolutiva e osservazione clinica.

Per questo motivo, due persone possono ottenere punteggi simili a un questionario ma presentare storie cliniche molto diverse. Il colloquio permette di contestualizzare i risultati, comprendere meglio le difficoltà e distinguere l’ADHD da altre condizioni che possono presentare sintomi simili.

Inoltre, molte persone raccontano che proprio durante il colloquio iniziano a collegare episodi, difficoltà e schemi che fino a quel momento erano rimasti scollegati tra loro. Spesso non è il test a generare la comprensione più profonda del problema, ma il processo di ricostruzione della propria storia.

Quando il colloquio anamnestico ADHD aiuta davvero a fare chiarezza?

Una delle paure più comuni è quella di non ricordare abbastanza del proprio passato o di non avere informazioni precise sull’infanzia.

Nella pratica clinica, però, non è necessario ricordare ogni dettaglio. L’obiettivo non è ricostruire perfettamente ogni fase della vita, ma raccogliere elementi sufficienti per comprendere il funzionamento della persona nel tempo.

Molte persone arrivano al colloquio pensando di dover “dimostrare” qualcosa. In realtà, la valutazione non è un esame da superare. È un percorso che serve a capire meglio cosa sta accadendo e se le difficoltà osservate sono compatibili con un quadro ADHD oppure no.

Per questo motivo, il colloquio anamnestico rappresenta spesso uno dei momenti più utili dell’intera valutazione. Permette di trasformare anni di esperienze apparentemente scollegate in una storia più comprensibile e coerente.

Se stai valutando la possibilità di approfondire alcuni sintomi o dubbi legati all’ADHD, un colloquio ADHD offerto dalla Clinica ADHD, GAM Medical, può rappresentare un primo passo utile per comprendere meglio il tuo funzionamento e capire quale percorso possa essere più adatto alla tua situazione.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20925472/
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31399866/

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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