I lunghi cammini possono favorire la guarigione dal PTSD?

Tempo di lettura: 4 minuti

lungo cammino e trauma

Ti è mai capitato di sentire che camminare a lungo, in natura o lontano dalla routine quotidiana, ti aiuta a “rimettere ordine” dentro?

Quando si parla di PTSD, o disturbo post-traumatico da stress, è importante evitare semplificazioni. Un lungo cammino non sostituisce una terapia mirata, non cancella un trauma e non rappresenta una cura universale. Tuttavia, per alcune persone, camminare a lungo può diventare un’esperienza significativa di regolazione, presenza corporea, contatto con l’ambiente e graduale recupero di fiducia.

In questo articolo di GAM Medical, Clinica PTSD, vedremo in che modo i lunghi cammini possono sostenere il percorso di recupero dal PTSD, quali benefici possono avere movimento, natura e ritmo ripetitivo, e quando è importante affiancare queste esperienze a un supporto professionale. Se ti riconosci in sintomi post-traumatici e vuoi orientarti meglio, un test PTSD può rappresentare un primo passo utile per capire se alcune difficoltà meritano un approfondimento specialistico.

Perché camminare può aiutare il corpo dopo un trauma (PTSD)?

Il PTSD non riguarda solo i pensieri o i ricordi traumatici. Spesso coinvolge anche il corpo: tensione, ipervigilanza, difficoltà a rilassarsi, alterazioni del sonno, sensazione di allarme costante o fatica a sentirsi davvero al sicuro.

Per questo motivo, alcune persone trovano beneficio in attività che riportano gradualmente attenzione al corpo in modo non minaccioso. Camminare può aiutare proprio perché è un movimento semplice, ritmico e prevedibile. Non richiede performance estrema, ma può creare una sensazione di continuità: un passo dopo l’altro, un ritmo dopo l’altro, un tratto di strada dopo l’altro.

Secondo la review sistematica Physical Exercise as Treatment for PTSD di Björkman e colleghi, l’esercizio fisico può rappresentare un’aggiunta utile al trattamento del PTSD e quantità maggiori di attività fisica potrebbero essere associate a benefici più rilevanti sui sintomi. Questo non significa che l’esercizio sia una terapia sufficiente da solo, ma suggerisce che il movimento può avere un ruolo importante all’interno di un percorso più ampio di cura.

Nel caso dei lunghi cammini, il beneficio non riguarda solo “fare sport”. Spesso riguarda la possibilità di sperimentare il corpo in modo diverso: non come luogo di allarme, blocco o minaccia, ma come qualcosa che può sostenere, procedere, respirare e attraversare uno spazio.

Per alcune persone, questo può essere particolarmente importante dopo un trauma. Il corpo, che prima sembrava solo fonte di sintomi o tensione, può tornare gradualmente a essere percepito come una risorsa.

Natura, ritmo e distanza dalla routine: cosa può cambiare?

Un lungo cammino non è solo una camminata più lunga. Spesso cambia il contesto: ci si allontana da notifiche, ambienti abituali, richieste continue e situazioni che mantengono alta l’attivazione.

La natura può contribuire a ridurre la sensazione di sovraccarico. Il ritmo del passo, il respiro, il paesaggio e la ripetizione del movimento possono aiutare alcune persone a sentirsi più presenti e meno intrappolate nei pensieri.

E’ stato dimostrato che contesti naturali possano essere vissuti come luoghi capaci di favorire calma, presenza, connessione e riduzione della pressione interna. Questo dato è importante perché aiuta a comprendere perché, per alcune persone, il contatto con la natura non sia solo “rilassante”, ma possa diventare parte di un’esperienza di regolazione più profonda.

Per alcune persone, il cammino può aiutare perché introduce tre elementi spesso difficili dopo un trauma: prevedibilità, gradualità e scelta. Si può decidere il passo, fermarsi, ripartire, scegliere il percorso, osservare il proprio limite. Questa esperienza può sembrare semplice, ma per chi ha vissuto una perdita di controllo può avere un valore importante.

Quando un cammino può aiutare e quando può non bastare durante il trauma?

I lunghi cammini possono essere utili quando vengono vissuti come esperienze di regolazione e non come prove da superare. Camminare non dovrebbe diventare un modo per forzarsi, punirsi, dimostrare qualcosa o evitare completamente ciò che fa male.

In alcune persone, infatti, il rischio è trasformare il cammino in una fuga. Se ogni difficoltà emotiva viene gestita solo camminando, senza mai elaborare ciò che emerge, il movimento può dare sollievo ma non necessariamente trasformare il rapporto con il trauma.

Il PTSD può includere sintomi come flashback, incubi, evitamento, ipervigilanza, irritabilità, senso di minaccia, distacco emotivo o difficoltà a fidarsi. Quando questi sintomi sono intensi, persistenti o limitano la vita quotidiana, è importante non affidarsi solo a strategie personali.

I lunghi cammini possono sostenere il recupero, ma non sostituiscono trattamenti specifici per il PTSD. Possono essere una parte del percorso, soprattutto se aiutano a recuperare contatto con il corpo, routine, fiducia e senso di presenza.

Il punto è chiedersi: dopo il cammino mi sento più regolato e capace di tornare alla mia vita, oppure sto solo cercando di allontanarmi da qualcosa che poi ritorna uguale?

Questa distinzione è importante perché permette di usare il cammino come risorsa, non come unico strumento di sopravvivenza.

Quando il cammino può diventare parte del recupero del trauma (PTSD)?

I lunghi cammini non rappresentano una cura per il PTSD e non sostituiscono un percorso terapeutico. Tuttavia, per alcune persone possono diventare uno spazio importante in cui recuperare gradualmente contatto con il corpo, con l’ambiente e con una sensazione di sicurezza che il trauma può aver compromesso.

Camminare per molte ore o per più giorni consecutivi permette spesso di rallentare il ritmo abituale, ridurre gli stimoli continui e dedicare maggiore attenzione a ciò che accade nel presente. Per alcune persone questo favorisce una sensazione di maggiore stabilità emotiva; per altre rappresenta un momento in cui tornano a percepire il corpo non solo come luogo di tensione o allarme, ma come una risorsa.

Allo stesso tempo, è importante ricordare che il recupero dal trauma non dipende da una singola attività. Se sintomi come evitamento, ipervigilanza, incubi, flashback, ansia intensa o difficoltà relazionali continuano a essere presenti, il cammino può essere una risorsa utile ma non sufficiente da solo.

Per questo motivo, quando il PTSD inizia a influenzare in modo significativo benessere, relazioni o qualità della vita, può essere utile affiancare esperienze come il cammino a un supporto professionale. Comprendere meglio i propri sintomi e il modo in cui il trauma continua a influenzare il presente rappresenta spesso il primo passo verso un recupero più stabile e duraturo.

Se ti riconosci in alcune delle difficoltà descritte e desideri orientarti meglio rispetto ai sintomi che stai vivendo, un test PTSD può rappresentare un primo strumento utile per capire se può essere indicato un approfondimento specialistico.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34850063/
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27964717/

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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