I 15 migliori film/serie tv sui disturbi mentali

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I 15 migliori film/serie tv sui disturbi mentali

Stai cercando film e serie che parlano di disturbi mentali, magari perché ti interessa il tema o perché senti il bisogno di ritrovarti, anche solo in parte, in alcune storie?

Il cinema e la televisione hanno spesso raccontato la salute mentale, ma non sempre lo hanno fatto in modo accurato o fedele alla realtà: alcune opere possono risultare semplificate, stereotipate o lontane dall’esperienza vissuta da chi convive con un disturbo mentale.

Proprio per questo, in questo articolo ti proponiamo una lista di 15 film e serie sui disturbi mentali, pensata come uno spunto di riflessione.

Una selezione rivolta a chi è curioso, a chi vuole approfondire il tema e anche a chi cerca narrazioni diverse, consapevole che ogni esperienza di salute mentale è unica e merita rispetto.

1. Toc Toc — Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e ansia

Commedia corale ambientata nella sala d’attesa di uno specialista: un gruppo di pazienti con sintomi di disturbo ossessivo compulsivo (DOC) (rituali, controlli, paura dei germi, pensieri intrusivi) si ritrova bloccato insieme a causa di un imprevisto. Tra gag e tensioni, il film mostra quanto i comportamenti compulsivi possano essere invalidanti, ma lo fa con un taglio leggero: utile per aprire una conversazione sul tema, meno per cercare realismo clinico.

2. The Crowded Room — Disturbo dissociativo dell’identità e trauma

La serie segue un giovane coinvolto in un caso criminale, ricostruendo lentamente la sua storia attraverso interrogatori e flashback. Il fulcro è la dissociazione e una possibile lettura in chiave di disturbo dissociativo dell’identità, legata a esperienze traumatiche e a meccanismi di sopravvivenza psicologica. La trama gioca sul mistero e sulla rivelazione, quindi la rappresentazione è molto narrativa e “a puzzle”, ma porta in primo piano il tema del trauma.

3. Fino all’osso (To the Bone) — Disturbi alimentari

Racconta la storia di una ragazza con anoressia nervosa che entra in un programma di cura non convenzionale, incontrando altri giovani con diversi disturbi alimentari. La trama mette in scena ambivalenze tipiche: negazione, controllo, paura del cambiamento, dinamiche familiari e rapporto col corpo. È un titolo spesso citato perché parla apertamente di trattamento dei disturbi alimentari e delle ricadute, ma può risultare delicato/trigger per chi è vulnerabile.

Forrest Gump, The Good Doctor, The Big Bang Theory — Neurodivergenze

4. Forrest Gump

Il film segue Forrest lungo decenni di storia americana: un uomo con un funzionamento cognitivo “atipico” (che si può ricondurre a disabilità intellettiva e neurodivergenza) attraversa eventi enormi con uno sguardo semplice e diretto. Più che concentrarsi su sintomi o terapia, racconta come stigma, relazioni e contesto sociale influenzino la vita di chi è percepito come “diverso”.

5. The Good Doctor

La serie ruota attorno a un giovane chirurgo con disturbo dello spettro autistico e tratti di savantismo, che entra in un ospedale dove deve dimostrare competenza clinica e costruire relazioni. La trama alterna casi medici e vita personale, mostrando difficoltà comunicative, sovraccarico sensoriale e bisogno di routine. È una rappresentazione molto “televisiva”, ma utile per parlare di inclusione, pregiudizi e accomodamenti.

6. The Big Bang Theory

Sitcom incentrata su un gruppo di amici “nerd”, con un personaggio (Sheldon) spesso interpretato dal pubblico come neurodivergente (tratti compatibili con autismo/rigidità sociale), anche se la serie non lo definisce clinicamente. Le trame giocano su difficoltà sociali, routine, letteralità e ansia da cambiamento, ma in chiave comica: può essere spunto per discutere stereotipi e differenza tra “carattere” e rappresentazione della neurodivergenza.

7. Ragazze interrotte — Disturbi di personalità, depressione, autolesionismo

Ambientato in un reparto psichiatrico negli anni ’60, segue una giovane donna ricoverata dopo una crisi, tra diagnosi, terapia e amicizie intense. Il film tocca vari temi: disturbi di personalità (ad esempio il disurbo borderline), depressione, autolesionismo, trauma e istituzionalizzazione. Più che “spiegare” i disturbi, mostra la complessità dei percorsi, i rapporti di potere e la difficoltà di essere creduti.

8. Qualcuno volò sul nido del cuculo — istituzionalizzazione, abuso di potere, condizioni psichiatriche

Un uomo finisce in un ospedale psichiatrico e si scontra con regole rigide e una gestione autoritaria del reparto. Il film è un racconto sull’istituzionalizzazione, sull’uso coercitivo della psichiatria e sul confine tra cura e controllo. È potentissimo come critica sociale, ma risente del contesto storico e può trasmettere un’immagine cupa dei servizi.

9. Il lato positivo — Disturbo bipolare, depressione e lutto

Dopo un crollo e un ricovero, il protagonista cerca di ricostruire la propria vita con l’aiuto della famiglia e l’incontro con una donna che porta a sua volta un bagaglio di sofferenza. Il film viene spesso associato al disturbo bipolare (sbilanciamenti dell’umore, impulsività, insonnia) e a temi di depressione/lutto. È una rom-com drammatica: più centrata su relazioni e speranza che su realismo terapeutico, ma parla di ricadute e stigma.

10. A Beautiful Mind — schizofrenia

Ispirato alla vita del matematico John Nash, mostra l’ascesa accademica e l’impatto di una grave crisi psicotica, con deliri e allucinazioni che si intrecciano alla realtà. È spesso collegato alla schizofrenia, anche se la resa è molto cinematografica e semplifica alcuni aspetti clinici. La trama enfatizza la lotta personale, l’amore e la possibilità di convivere con i sintomi, ma va letto come biopic “drammatizzato”.

11. Shutter Island — trauma, psicosi e dissociazione

Un agente indaga su una scomparsa in un manicomio criminale, ma l’indagine diventa un viaggio nella propria mente. Il film ruota attorno a trauma, senso di colpa, possibili meccanismi dissociativi e una lettura in chiave di psicosi/delirio — con un finale che rilegge tutta la storia. È un’opera volutamente ambigua e spettacolare: funziona per parlare di percezione della realtà più che di diagnosi.

12. Joker — trauma, esclusione sociale e sintomi psicotici

Racconta la trasformazione di un uomo marginalizzato, con una storia di sofferenza e isolamento, in un simbolo violento. Il film mette sul tavolo disagio psichico, trauma, povertà relazionale, stigma e fallimenti del sistema di supporto; alcuni elementi sono letti come depressione, disturbo di personalità, e in certe scene possibili sintomi psicotici, ma senza una diagnosi chiara. È spesso criticato perché può confondere malattia mentale e pericolosità: ottimo per una lettura critica.

13. The Machinist — insonnia e dissociazione

Il protagonista non dorme da mesi: dimagrisce, perde lucidità e scivola in una spirale di paranoia e allucinazioni, mentre la realtà diventa sempre meno affidabile. Il film è una discesa nella insonnia cronica severa e nelle sue conseguenze psicologiche, intrecciata a senso di colpa, possibile dissociazione e sintomi di tipo psicotico (in un impianto da thriller). Meno “clinico”, più un ritratto estremo di collasso mentale.

14. Il cigno nero (Black Swan) — disturbi alimentari, DOC, dissociazione e psicosi

Il film segue una ballerina ossessionata dalla perfezione, alle prese con la pressione estrema del mondo della danza classica. La storia mette in scena una combinazione di disturbi alimentari, comportamenti ossessivi, autolesionismo, dissociazione e una progressiva perdita del contatto con la realtà, con allucinazioni e deliri. La narrazione è volutamente claustrofobica e simbolica: più che descrivere un disturbo specifico in modo clinico, racconta cosa può accadere quando controllo, identità e corpo diventano un campo di battaglia.

15. Fight Club — disturbo dissociativo dell’identità, alienazione e mascolinità tossica

Il protagonista è un uomo alienato, afflitto da insonnia cronica e da un profondo senso di vuoto esistenziale, che crea un alter ego carismatico e violento. Il film è spesso interpretato come una rappresentazione del disturbo dissociativo dell’identità, anche se intrecciato a critica sociale, rabbia repressa e crisi identitaria. La trama utilizza la dissociazione come dispositivo narrativo estremo, rendendo il film potente dal punto di vista simbolico, ma lontano dall’esperienza quotidiana di chi convive realmente con questo disturbo.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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