La galleria del telefono di una persona con DOC

Tempo di lettura: 4 minuti

La galleria del telefono di una persona con DOC

La galleria del telefono di una persona con disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) può, in alcuni casi, risultare particolarmente affollata.

Spesso si nota di un accumulo di contenuti prodotti in modo ripetitivo per rispondere a un bisogno di controllo, rassicurazione o verifica.

Foto, video, registrazioni o schermate possono essere utilizzati per assicurarsi di aver compiuto correttamente una determinata azione: aver chiuso la porta, spento il gas, inviato una mail, salvato una password, letto bene una comunicazione importante.

Il telefono è un oggetto che abbiamo con noi ogni giorno e, proprio per questo, può facilmente trasformarsi in un’estensione delle strategie con cui cerchiamo di gestire ansia, dubbio e incertezza.

Per alcune persone può rappresentare un supporto pratico. Per altre, soprattutto quando è presente un disturbo ossessivo-compulsivo, può diventare una vera e propria trappola.

La galleria del telefono come spazio di rassicurazione per una persona con disturbo ossessivo-compulsivo

Per molte persone con DOC, il dubbio non si esaurisce dopo aver compiuto un’azione.

Anche quando la porta è stata realmente chiusa o il gas è stato effettivamente spento, può comparire un pensiero insistente: “E se in realtà non l’avessi fatto bene?”, “E se mi stessi sbagliando?”, “E se succedesse qualcosa?”. In questi casi, il telefono può essere utilizzato come archivio di prove.

La fotografia della porta chiusa, il video del rubinetto spento, lo screenshot della mail inviata o del messaggio ricevuto diventano elementi da consultare successivamente per placare il dubbio.

La persona può riguardare quei contenuti più volte nel corso della giornata, con l’idea di trovare conferma e tranquillità. Il sollievo, però, tende spesso a essere solo temporaneo.

Dopo poco, il dubbio può ripresentarsi, alimentando la necessità di controllare ancora o di produrre nuove prove per il futuro.

Foto compulsive e bisogno di certezza

Una delle manifestazioni possibili riguarda la tendenza a fare fotografie in modo ripetitivo per documentare azioni quotidiane. Alcuni esempi frequenti possono includere:

  • fotografare la porta di casa dopo averla chiusa
  • scattare un’immagine ai fornelli spenti
  • fotografare il contatore, la finestra o il rubinetto
  • immortalare documenti, oggetti o disposizioni lasciate in un certo modo

Da fuori, questi comportamenti possono sembrare semplici abitudini di precisione o prudenza. In realtà, quando sono sostenuti da un’intensa ansia e dalla necessità di verificare, assumono un significato clinico diverso. La fotografia non viene fatta per ricordare, ma per compensare una mancanza di fiducia nella propria percezione o nella propria memoria.

Il punto, infatti, non è solo l’azione in sé, ma la funzione che svolge. Se la foto diventa indispensabile per riuscire ad allontanarsi da casa, per continuare la giornata o per evitare di tornare indietro a controllare, è probabile che stia partecipando al ciclo ossessivo-compulsivo.

Video e registrazioni: quando l’azione deve essere “dimostrata”

In alcuni casi, la foto non basta. La persona può sentire il bisogno di registrare un video mentre compie l’azione, per avere una prova ancora più completa e dettagliata. Può filmarsi mentre chiude la porta, spegne il gas, stacca una presa, controlla una finestra o invia un documento. Il video offre infatti una sensazione di conferma più forte: mostra il gesto, la sequenza, il contesto.

Tuttavia, anche in questo caso, il sollievo raramente è definitivo. Il DOC tende a insinuare nuovi dubbi: “Il video è di oggi?”, “L’ho guardato bene?”, “Dopo aver smesso di registrare potrei aver riaperto la porta senza ricordarlo?”. In altre parole, ciò che nasce come tentativo di mettere fine all’incertezza finisce spesso per alimentarla.

Questo è uno degli aspetti più insidiosi del disturbo ossessivo-compulsivo: la ricerca di certezza assoluta non porta stabilità, ma spesso amplia il perimetro del controllo.

Screenshot multipli e controllo delle comunicazioni

Un altro comportamento piuttosto frequente riguarda gli screenshot. Una persona con DOC può sentire il bisogno di salvare schermate di mail, messaggi, password, conferme di prenotazione, ricevute, comunicazioni di lavoro o conversazioni considerate importanti.

In alcuni casi uno screenshot sarebbe più che sufficiente, ma il problema è che uno solo può non sembrare abbastanza rassicurante.

Così può capitare che la stessa schermata venga salvata più volte, da angolazioni quasi identiche o in momenti ravvicinati, oppure che vengano fatti screenshot successivi dello stesso contenuto per timore di non averlo davvero acquisito, di perderlo, di aver letto male o di non poterlo recuperare in futuro.

Anche qui il meccanismo non riguarda semplicemente l’organizzazione o la prudenza, ma la necessità di ridurre un senso di incertezza che non riesce a placarsi spontaneamente.

DOC e prove sul telefono: strategia o compulsione?

Molte persone, anche senza un disturbo ossessivo-compulsivo, usano il telefono per ricordarsi qualcosa o per avere una traccia di un’informazione importante. Il discrimine non sta nel gesto isolato, ma nel modo in cui quel gesto si inserisce nel funzionamento psicologico della persona.

Dal punto di vista clinico, alcuni elementi possono aiutare a capire quando una strategia sta assumendo una forma compulsiva:

  • La ripetitività: l’azione viene compiuta più volte, anche quando una sola sarebbe sufficiente.
  • L’urgenza interna: la persona sente di doverlo fare, non semplicemente di volerlo fare.
  • La funzione ansiolitica: foto, video o screenshot servono a ridurre un’ansia intensa o un dubbio ricorrente.
  • La difficoltà a fermarsi: anche dopo aver raccolto la prova, la persona non si sente davvero tranquilla.

L’interferenza nella vita quotidiana: il comportamento porta via tempo, energie mentali e può complicare routine, spostamenti, lavoro o relazioni.

Questa distinzione è fondamentale, perché permette di non patologizzare ogni comportamento prudente, ma anche di riconoscere quando uno strumento utile sta diventando parte del problema.

Perché il telefono si presta così bene alle compulsioni del DOC?

Il telefono ha caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto a entrare nelle dinamiche del DOC.

È sempre disponibile, facile da usare, discreto, rapido e capace di conservare grandi quantità di materiale. Permette di fotografare, filmare, annotare, salvare e controllare in qualunque momento.

Questo lo rende uno strumento estremamente potente per chi cerca rassicurazioni continue.

Inoltre, il telefono offre un’illusione di controllo molto convincente. Avere una prova visiva sembra dare maggiore certezza rispetto al solo ricordo mentale.

Eppure, nel DOC, neppure la prova visiva riesce davvero a spegnere il dubbio in modo stabile. Il problema non è l’assenza di prova, ma l’incapacità del sistema ansioso di tollerare anche una minima quota di incertezza.

Per questo motivo, il telefono non risolve il problema di fondo: spesso lo rende soltanto più sofisticato, più accessibile e più costante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Psicologia generale

Condividilo

Pensi di soffrire di un disturbo d'ansia?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per l’ansia.

Pensi di soffrire di depressione?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per la depressione. 

Guarda le nostre recensioni

Pensi di soffrire di qualche disturbo?

I nostri test psicologici possono essere il primo passo verso la richiesta di un supporto clinico, in presenza dei sintomi di disturbi comuni come ansia, depressione, stress, ADHD, autismo e altro ancora.

Se ti è piaciuto l'articolo iscriviti alla newsletter per non perdere tutte le nostre comunicazioni.