ADHD ed errori di omissione: perché manca sempre un passaggio?

Tempo di lettura: 6 minuti

ADHD ed errori di omissione

Una delle esperienze più frustranti per molte persone ADHD è quella di commettere errori di omissione, cioè di saltare involontariamente uno o più passaggi, anche quando si sa perfettamente cosa andrebbe fatto.

A volte basta dimenticare un solo dettaglio perché l’intera attività debba essere rifatta o non produca il risultato desiderato.

Gli errori di omissione sono quindi quegli errori che derivano dal non eseguire un’azione necessaria, piuttosto che dall’eseguirla in modo scorretto.

Possono verificarsi nelle attività quotidiane, nello studio, sul lavoro o nella gestione della casa e, proprio perché spesso riguardano passaggi apparentemente semplici o banali, vengono facilmente interpretati dagli altri come disattenzione, superficialità o scarso impegno.

Nelle prossime righe vedremo più nel dettaglio che cosa sono gli errori di omissione, perché sono così frequenti nelle persone ADHD, quali meccanismi cognitivi li favoriscono e perché, nonostante possano sembrare piccoli, finiscono spesso per avere un impatto significativo sulla vita quotidiana e sul benessere emotivo di chi li sperimenta.

Cosa sono gli errori di omissione?

Gli errori di omissione sono errori che si verificano quando un passaggio necessario di un compito viene involontariamente saltato. A differenza degli errori di esecuzione, in cui un’azione viene svolta in modo scorretto, negli errori di omissione il problema è che una fase non viene eseguita affatto, anche se la persona sa perfettamente che dovrebbe farla.

Per comprendere meglio questo fenomeno è utile fare riferimento alla task analysis (analisi del compito), un concetto utilizzato in psicologia, ergonomia e riabilitazione. Secondo questo approccio, qualsiasi attività, anche la più semplice, può essere scomposta in una sequenza di passaggi.

Ad esempio, inviare un’e-mail non significa semplicemente “premere Invia”: occorre aprire il programma, scrivere il destinatario, compilare l’oggetto, scrivere il messaggio, allegare eventuali documenti e infine inviare il tutto.

Allo stesso modo, preparare una lavatrice, cucinare una ricetta o compilare un modulo richiedono una successione di azioni, ciascuna indispensabile per il buon esito del compito.

Gli errori di omissione si verificano proprio quando una di queste fasi viene saltata. Il punto cruciale è che spesso non si tratta di un passaggio complesso, ma di un dettaglio apparentemente banale. Eppure, quel singolo elemento può compromettere l’intera attività: dimenticare di allegare il file rende inutile l’e-mail, non inserire il detersivo impedisce un corretto lavaggio, dimenticare di salvare un documento può far perdere ore di lavoro.

Si chiamano errori di omissione proprio perché derivano dall’omissione di un’azione necessaria, non dalla sua esecuzione errata. Nelle persone ADHD questo tipo di errore è particolarmente frequente, perché il cervello può perdere il filo della sequenza mentre il compito è ancora in corso, dando la sensazione di aver completato tutto quando, in realtà, manca ancora un passaggio fondamentale.

Perché gli errori di omissione sono così frequenti nell’ADHD?

Se segui il nostro blog, probabilmente avrai già letto più volte che molte delle difficoltà quotidiane associate all’ADHD hanno un denominatore comune: le funzioni esecutive. Anche gli errori di omissione non fanno eccezione.

Le funzioni esecutive sono quell’insieme di processi cognitivi che permettono di organizzare, pianificare, monitorare e portare a termine un’attività, mantenendo l’obiettivo in mente dall’inizio alla fine. Non servono solo per affrontare compiti complessi: entrano in gioco continuamente, anche nelle azioni più semplici della vita quotidiana. (Se vuoi approfondire il tema delle funzioni esecutive, leggi l’articolo del nostro blog di psicologiaFunzioni cognitive: Funzioni Esecutive“)

Quando queste funzioni sono meno efficienti, come accade frequentemente nell’ADHD, aumenta la probabilità che la sequenza di un compito venga “interrotta” e che uno dei passaggi venga involontariamente saltato.

In particolare, gli errori di omissione possono essere favoriti da diverse caratteristiche del funzionamento esecutivo.

  • Memoria di lavoro: permette di mantenere attive nella mente le informazioni necessarie mentre si sta svolgendo un compito. Se la memoria di lavoro perde temporaneamente uno dei passaggi, è più facile dimenticarlo e proseguire come se fosse già stato eseguito.
  • Mantenimento dell’obiettivo: durante un’attività il cervello deve ricordare continuamente qual è il risultato finale e quali fasi mancano per raggiungerlo. Nelle persone ADHD questo “monitoraggio interno” può interrompersi, creando la sensazione di aver concluso il compito anche quando non è ancora completo.
  • Monitoraggio dell’azione: una funzione esecutiva fondamentale consiste nel controllare costantemente ciò che è già stato fatto e ciò che resta da fare. Quando questo controllo è meno efficace, diventa più difficile accorgersi che manca un passaggio.
  • Attenzione sostenuta: mantenere l’attenzione per tutta la durata di un’attività può richiedere un notevole sforzo. Se l’attenzione cala proprio nel momento in cui bisogna eseguire un determinato passaggio, quel passaggio può essere semplicemente “saltato”.
  • Flessibilità cognitiva: passare da una fase all’altra del compito richiede continui aggiornamenti mentali. A volte il cervello “anticipa” inconsapevolmente la fase successiva, lasciandone una indietro.
  • Inibizione delle interferenze: un pensiero improvviso, una notifica, una domanda di un collega o un rumore possono interrompere la sequenza dell’attività. Una volta ripreso il compito, il cervello può erroneamente ripartire da un punto successivo, senza rendersi conto di aver tralasciato un passaggio.

Per questo motivo, gli errori di omissione non dipendono dalla mancanza di conoscenze o di competenze. Il problema nasce durante l’esecuzione: mantenere attiva l’intera sequenza, monitorare ciò che è già stato fatto e verificare che nessuna fase venga dimenticata richiede un notevole coinvolgimento delle funzioni esecutive.

Esempi di errori di omissione nella vita quotidiana

Gli errori di omissione possono verificarsi in qualsiasi ambito della vita quotidiana.

La loro caratteristica principale è che quasi tutto il compito viene eseguito correttamente, ma manca proprio quel passaggio indispensabile che compromette il risultato finale.

Alcuni esempi che ci sono venuti in mente, anche pensando a storie delle persone che abbiamo seguito, sono:

  • Arrivare in aeroporto perfettamente in orario, ma dimenticare il passaporto a casa. Dopo aver organizzato il viaggio, preparato la valigia e raggiunto l’aeroporto nei tempi previsti, ci si rende conto di aver dimenticato l’unico documento necessario per partire.
  • Scrivere un’e-mail completa, ma dimenticare di allegare il file. L’e-mail viene riletta, il testo è corretto e viene inviata, ma l’allegato non è stato inserito.
  • Compilare un modulo in ogni sua parte, ma dimenticare di firmarlo. Un singolo passaggio rende il documento incompleto e richiede di ripetere l’invio.
  • Avviare la lavatrice senza aggiungere il detersivo. Tutta la procedura viene eseguita correttamente, ma l’omissione di un unico passaggio compromette il risultato del lavaggio.
  • Preparare una ricetta dimenticando un ingrediente fondamentale. Il procedimento è stato seguito quasi completamente, ma il piatto finale non risulta come previsto.
  • Uscire di casa lasciando le chiavi all’interno oppure dimenticando il portafoglio o il telefono. Ci si accorge della dimenticanza solo quando è ormai troppo tardi per rimediare facilmente.
  • Preparare una presentazione accurata, ma dimenticare di salvare il file o di portarlo alla riunione. Ore di lavoro possono essere vanificate da un unico passaggio mancato.
  • Preparare i farmaci della giornata, ma dimenticare di assumerli. L’organizzazione è stata pianificata correttamente, ma l’azione finale non viene eseguita.
  • Spegnere tutte le luci e chiudere porte e finestre, ma dimenticare il forno acceso. Un’omissione apparentemente piccola può avere conseguenze molto più rilevanti rispetto a tutto ciò che è stato fatto correttamente.

La caratteristica comune di questi esempi è che la persona sa perfettamente come svolgere il compito. Il problema non è la mancanza di conoscenze o di impegno, ma il fatto che, durante l’esecuzione, un passaggio della sequenza viene involontariamente saltato. È proprio questa singola omissione a impedire il raggiungimento dell’obiettivo, rendendo l’errore particolarmente frustrante.

Perché gli errori di omissione sono così frustranti per una persona ADHD?

Per molte persone ADHD, gli errori di omissione non rappresentano una semplice dimenticanza. Sono spesso il punto finale di un percorso che ha richiesto molto impegno, energia mentale e autoregolazione.

Molte attività quotidiane che per altri risultano automatiche – prepararsi per uscire, organizzare un viaggio, compilare un modulo, rispettare una scadenza – richiedono infatti alla persona ADHD un notevole coinvolgimento delle funzioni esecutive. Pianificare i passaggi, mantenere l’attenzione, resistere alle distrazioni, ricordare cosa fare e portare a termine un’attività noiosa o poco stimolante può richiedere uno sforzo cognitivo considerevole.

Il problema è che, dopo aver investito tutte queste risorse, basta un solo passaggio dimenticato per compromettere l’intero risultato.

Pensiamo all’esempio dell’aeroporto: arrivare in orario significa aver organizzato il viaggio, preparato la valigia, calcolato i tempi, gestito gli spostamenti, ricordato il check-in e affrontato tutto ciò che serve per partire. Se, una volta arrivati, ci si accorge di aver lasciato il passaporto a casa, tutta quella fatica sembra improvvisamente annullata. Dal punto di vista pratico, ciò che conta è il risultato: non si può partire.

È proprio questo che rende gli errori di omissione così dolorosi. Non viene percepito il 95% del lavoro svolto correttamente, ma solo quel 5% che manca. E quel piccolo passaggio dimenticato finisce per oscurare tutto il resto.

Con il tempo, il ripetersi di queste esperienze può avere un impatto importante anche sul piano emotivo. Molte persone iniziano a pensare di essere disorganizzate, incapaci, superficiali o “inaffidabili”, quando in realtà stanno sperimentando una difficoltà legata al funzionamento esecutivo e non alla mancanza di volontà o di impegno.

Per questo motivo è fondamentale comprendere che gli errori di omissione non sono sinonimo di pigrizia o scarso interesse. Al contrario, spesso si verificano proprio dopo che la persona ha investito moltissime energie per riuscire a completare un compito. Riconoscere questo meccanismo permette di interpretare questi episodi con maggiore consapevolezza e di individuare strategie pratiche per ridurne la frequenza, invece di attribuirli semplicemente a una presunta mancanza di attenzione o di responsabilità.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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