Se sei ADHD, è probabile che ti sia capitato di utilizzare il calendario come strategia per organizzarti: segni un impegno, imposti un promemoria, cerchi di tenere traccia di ciò che devi fare. Poi però arriva la notifica… e ti ritrovi con un appuntamento fissato, ma senza ricordare di cosa si tratta.
Nessuna nota, nessun dettaglio, solo un giorno e un orario.
L’ annotazione incompleta degli impegni è più comune di quanto sembri.
Alla base di questi promemoria privi di contenuto c’è spesso una difficoltà nella codifica completa dell’informazione: il cervello registra che “c’è qualcosa”, ma non integra tutti gli elementi necessari per recuperare quell’informazione in modo utile.
Il risultato è una strategia potenzialmente efficace che, però, perde di significato proprio nel momento in cui dovrebbe aiutarti.

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Strategie inefficaci ADHD: il calendario che ti ricorda quando ma non cosa
Come già accennato, una delle difficoltà più frequenti nell’ADHD riguarda l’uso di strumenti organizzativi apparentemente corretti, come il calendario, che però diventano strategie inefficaci se utilizzati in modo incompleto.
Il caso tipico è quello del promemoria che segnala perfettamente quando fare qualcosa, ma non contiene informazioni su cosa fare. In questo modo, lo strumento perde la sua funzione principale: guidarti nell’azione.
Sai che rischi di dimenticare l’orario o il giorno, quindi utilizzi il calendario come strategia di supporto. Tuttavia, in quel momento, hai la sensazione che il contenuto dell’impegno sia “ovvio” o facilmente recuperabile, e quindi non lo annoti. È come se il processo si interrompesse a metà: ti segni ciò che pensi dimenticherai (il quando), ma non ciò che in realtà dimenticherai (il cosa).
Qui entra in gioco anche una componente legata alla memoria: si tende a sovrastimare la propria capacità di ricordare il contenuto in un secondo momento, ma senza una codifica completa, quell’informazione non è più accessibile quando serve. Quando arriva la notifica, quindi, manca il collegamento necessario per trasformare quel promemoria in un’azione concreta.
Questo tipo di errore rientra nelle cosiddette falle strategiche: la strategia è giusta (usare il calendario), ma è applicata senza tutti gli elementi necessari per funzionare.
Il risultato è un sistema che sembra organizzato, ma che nella pratica crea confusione, rallentamento e, spesso, frustrazione.

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Pattern di codifica incompleta ADHD nella quotidianeità
Alcuni esempi comuni di questo frequente pattern di codifica incompleta includono:
- Segnare un appuntamento senza indicare con chi o per cosa
- Scrivere una lista di cose da fare con voci troppo vaghe (es. “sistemare”, “chiamare”)
- Impostare promemoria senza contesto, che risultano poco utili quando suonano
- Ritrovarsi con note o appunti che, a distanza di tempo, risultano incomprensibili
In tutti questi casi, il problema non è l’assenza di strategia, ma una strategia applicata in modo incompleto.
Perché succede: il ruolo delle funzioni esecutive nell’ADHD
Questo tipo di difficoltà è strettamente legato alle funzioni esecutive, spesso coinvolte nel funzionamento ADHD.
Quando segni un impegno senza specificarlo, non è una questione di distrazione “semplice”, ma di processo incompleto: l’informazione viene registrata solo in parte.
In termini pratici, manca un passaggio fondamentale, cioè quello della codifica dettagliata, che permette al cervello di recuperare in modo chiaro cosa devi fare, quando e perché.
Nel momento in cui scrivi “giovedì alle 16:00” senza aggiungere altro, stai creando un promemoria che non è realmente utilizzabile.
Questo accade perché il cervello, in quel momento, dà priorità all’azione veloce (segnare qualcosa) ma fatica a soffermarsi sui dettagli.

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Le conseguenze delle strategie inefficaci ADHD: frustrazione e senso di inefficacia
Quando questi “appunti vuoti” si accumulano, possono generare una serie di effetti a catena. La persona percepisce di aver fatto qualcosa per organizzarsi, ma nel momento in cui ne ha bisogno, quello strumento non funziona.
Questo può portare a:
- Frustrazione: “Mi ero segnato tutto, perché non funziona?”
- Senso di inefficacia: percezione di non riuscire a gestire le proprie attività
- Procrastinazione: difficoltà ad iniziare compiti poco chiari o poco definiti
- Sovraccarico mentale: dover ricostruire continuamente le informazioni mancanti
- Riduzione della fiducia nelle strategie organizzative
Nel tempo, questo meccanismo può rinforzare l’idea di “non essere portati” per l’organizzazione, quando in realtà il nodo sta nella modalità con cui le strategie vengono utilizzate.
È un esempio tipico di come, per le persone ADHD, anche le strategie corrette possano trasformarsi in strategie inefficaci, proprio perché manca uno degli elementi chiave per renderle davvero funzionali.

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ADHD e strategie organizzative: perché smetti di fidarti
Uno degli effetti più insidiosi di queste strategie inefficaci nell’ADHD è la progressiva perdita di fiducia negli strumenti organizzativi. Quando utilizzi un calendario, una lista o un promemoria e questi non funzionano come dovrebbero, è facile concludere: “non fa per me” oppure “ci ho già provato e non funziona”.
In realtà, il punto non è che la strategia sia sbagliata. Spesso è la modalità di utilizzo a essere incompleta o poco adatta. Il rischio è quindi quello di abbandonare proprio gli strumenti che, se usati in modo corretto, potrebbero essere i più efficaci per te. Questo può portarti a chiuderti anche rispetto ai suggerimenti esterni, inclusi quelli di professionisti, perché hai già sperimentato (apparentemente) il fallimento di quella strategia.
È importante invece fare un passaggio diverso: non chiedersi “questa strategia funziona?”, ma “come posso imparare a usarla in modo che funzioni davvero per me?”.
Ed è proprio su questo che lavoriamo nella clinica GAM Medical, centro specializzato in ADHD nell’età adulta. Organizziamo incontri psicoeducativi per l’ADHD, individuali e di gruppo, in cui aiutiamo adulti ADHD a comprendere questi meccanismi e a sviluppare strategie di coping realmente efficaci, adattate al proprio funzionamento. Perché spesso non serve cambiare strategia, ma imparare a utilizzarla nel modo giusto.

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