ADHD e memoria: perché “lo so” ma non riesco a ricordarlo al momento giusto

Tempo di lettura: 4 minuti

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Ti stai chiedendo come mai nelle persone ADHD proprio nel momento in cui è richiesta un’informazione possono presentarsi problemi di memoria?

Difficoltà ricorrenti nel ricordare le cose? Spesso non si tratta di una “memoria cancellata”, ma di una difficoltà nel tenere attiva l’informazione, aggiornarla, proteggerla dalle interferenze o recuperarla nel momento giusto. Per questo una persona ADHD può dire: “Lo so, ma non mi veniva”, “Ce l’avevo sulla punta della lingua”, oppure “Me ne ricordo cinque minuti dopo”.

In questo articolo di GAM Medical, clinica specializzata in ADHD, vedremo il perché nei soggetti ADHD si possono avere vuoti di memoria proprio al momento in cui serve usare la memoria.

Differenze tra memoria a breve e a lungo termine nell’ADHD, e perchè è importante “lavorarci”?

Quando si parla di Disturbo dell’Attenzione e Iperattività (ADHD o DDAI) e memoria, il punto centrale non è pensare a un disturbo della memoria identico a quello delle malattie neurodegenerative. Nell’ADHD, più spesso, il problema riguarda il modo in cui l’informazione viene codificata, mantenuta attiva e recuperata sotto richiesta, soprattutto quando ci sono distrazioni, pressione del tempo o più compiti insieme.

Lo studio del 2013 “Working memory deficits in adults with attention-deficit/hyperactivity disorder (ADHD): an examination of central executive and storage/rehearsal processes” di R Matt Alderson, Kristen L Hudec, Connor H G Patros, Lisa J Kasper, ha mostrato in modo abbastanza coerente che gli adulti ADHD presentano difficoltà nella working memory, cioè quella funzione che permette di tenere a mente un’informazione mentre la si usa. È il tipo di memoria coinvolto, per esempio, quando ascolti un’indicazione e devi svolgerla subito, quando devi ricordare un passaggio mentre stai parlando, o quando devi tenere a mente un obiettivo senza perderti lungo il tragitto. 

Nell’uso comune si dice spesso “ho poca memoria”, ma nell’ADHD è utile distinguere. La memoria a breve termine, o più precisamente memoria di lavoro, serve a trattenere e manipolare informazioni per pochi secondi o minuti. La memoria a lungo termine, invece, riguarda informazioni già apprese e consolidate, come conoscenze, esperienze, fatti o contenuti studiati in precedenza. 

Molte persone ADHD descrivono proprio questa esperienza: “Se me lo chiedi così, non mi viene; poi dopo un’ora me lo ricordo”. Questo succede perché la difficoltà può essere meno legata alla perdita definitiva dell’informazione e più al fatto che il sistema attentivo-esecutivo non la rende disponibile in quel momento. Lo studio del 2017”Long-Term Memory Performance in Adult ADHD” di Timo Skodzik, Heinz Holling, Anya Pedersen, sul funzionamento della memoria a lungo termine nell’ADHD adulto ha trovato che il deficit mnemonico sembra dipendere soprattutto da un problema nella fase di acquisizione/codifica, più che da un puro difetto di recupero. In pratica, se l’informazione entra in modo frammentato o distratto, sarà più difficile richiamarla rapidamente più tardi. 

Questa distinzione è importante anche sul piano pratico. Se il problema è soprattutto di codifica, organizzazione e accesso, allora “lavorarci” non significa semplicemente ripetere di più, ma creare condizioni migliori perché l’informazione venga agganciata bene fin dall’inizio e resti recuperabile quando serve.

In che modo una persona ADHD può allenare la memoria? 

La prima strategia utile non è “sforzarsi di più”, ma scaricare all’esterno ciò che il cervello ADHD fatica a tenere online. Può essere utile effettuare modifiche dell’ambiente per ridurre l’impatto dei sintomi nella vita quotidiana. Tradotto nella pratica quotidiana, questo può voler dire usare sempre gli stessi supporti: agenda unica, promemoria con orario, note visibili, checklist brevi, routine stabili e un solo posto fisso per oggetti importanti. Non è una “scorciatoia”: è un modo realistico di compensare una funzione che tende a sovraccaricarsi facilmente. 

Può aiutare anche lavorare sull’encoding, cioè sul modo in cui l’informazione viene registrata. Per esempio: ripetere ad alta voce, trasformare un’informazione in una frase concreta, collegarla subito a un’azione, o scriverla nel momento stesso in cui la ricevi.

Per la memoria prospettica, una strategia promettente studiata di recente è l’episodic “future thinking”, cioè immaginare in modo concreto sé stessi nel momento futuro in cui l’azione dovrà essere eseguita. Lo studio del 2024 “Episodic Future Thinking Improves Everyday. Prospective Memory Performance in Adults With a Previous Diagnosis of Attention Deficit Hyperactivity Disorder by Community Providers” di Mareike Altgassen , Helena Heinrich , Marc-Andreas Edel, ha riportato un miglioramento della memoria prospettica quotidiana in persone ADHD usano questa strategia di encoding. 

Perché nell’ADHD capita di “sapere” una cosa ma non averla disponibile quando serve?

Questa esperienza è molto comune perché richiama insieme più meccanismi. Da una parte c’è la memoria di lavoro, che deve mantenere disponibile l’informazione mentre fai altro. Dall’altra c’è l’attenzione, che nella Condizione ADHD può essere facilmente catturata da stimoli concorrenti o dal carico mentale del momento. Quando il sistema è saturo, l’informazione può sembrare “sparita”, anche se in realtà non è andata perduta. 

Succede spesso durante conversazioni, esami, riunioni o situazioni stressanti: la persona sente di sapere la risposta, ma non riesce a portarla online abbastanza in fretta. In questi casi il problema non è soltanto ricordare, ma recuperare sotto pressione, mantenendo il focus e filtrando le interferenze. 

adhd e ricordare
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Hai bisogno di aiuto professionale?

Se i “vuoti di memoria” sono frequenti, creano problemi nello studio, nel lavoro, nelle relazioni o nell’organizzazione quotidiana, ha senso parlarne con uno psicologo formato nell’ADHD. Questo anche per iniziare ad essere consapevoli che occorre avviare una terapia.

Il punto non è stabilire se una persona abbia “buona” o “cattiva” memoria in senso generico, ma capire quale tipo di difficoltà sta vivendo: memoria di lavoro, memoria prospettica, problemi di codifica, distraibilità, sovraccarico, ansia o altre condizioni che possono influenzare il recupero delle informazioni. 

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23421528/
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24232170/
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41684048/

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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