Contenuto verificatoIn questo articolo, la Dott.sa Giulia Guida, psicologa clinica ad orientamento cognitivo-costruttivista,racconta il caso clinico di Luca, un uomo di 34 anni che ha ricevuto una diagnosi di ADHD in età adulta, in presenza di elevate capacità cognitive.
Attraverso la ricostruzione della sua storia personale e del percorso diagnostico, approfondiamo le difficoltà attentive e organizzative che possono rimanere poco visibili dietro buoni risultati scolastici e professionali, fino a comprendere il ruolo delle strategie compensatorie sviluppate nel tempo.
Quando Luca, nome di fantasia, richiede una valutazione per ADHD ha 34 anni. Alle spalle ha un buon percorso scolastico, una formazione universitaria e un lavoro qualificato.
Guardando la sua storia dall’esterno, le difficoltà non sono immediatamente riconoscibili.
Eppure, da tempo, Luca si interroga sul proprio funzionamento.
Organizzare le attività quotidiane gli richiede uno sforzo considerevole e iniziare un compito poco stimolante può diventare difficile, anche quando sa esattamente cosa dovrebbe fare. Portare avanti un progetto con continuità per lui non è sempre semplice.
Può appassionarsi intensamente a un nuovo interesse e dedicargli moltissimo tempo, per poi abbandonarlo quando viene meno la novità.
Al lavoro riesce generalmente a rispettare gli impegni, ma spesso rimanda alcune attività fino a quando la pressione della scadenza diventa sufficiente per attivarsi.
La sensazione che lo accompagna da anni è quella di avere molte capacità, senza riuscire sempre a utilizzarle come vorrebbe.
Quali sono stati i dubbi sull’ADHD dopo una buona carriera scolastica?
Uno degli interrogativi centrali durante la valutazione di Luca riguarda proprio i risultati raggiunti: “come possono convivere un buon rendimento scolastico e le difficoltà associate all’ADHD?”
Ricostruendo la storia di Luca, emerge che la disorganizzazione non è comparsa improvvisamente nell’età adulta.
Già negli anni scolastici erano presenti dimenticanze, tendenza a rimandare e difficoltà nel mantenere l’attenzione durante le attività percepite come poco interessanti.
I risultati, tuttavia, erano generalmente buoni.
“Se sono sempre andato bene, come posso avere l’ADHD?”
Luca racconta di avere spesso studiato a ridosso delle verifiche e degli esami. Comprendeva facilmente concetti complessi e riusciva a recuperare grandi quantità di materiale in poco tempo, ottenendo buoni risultati anche con una preparazione poco organizzata.
Queste modalità gli avevano permesso di affrontare a lungo le richieste scolastiche e universitarie.
Con l’aumento delle responsabilità dell’età adulta, però, compensare era diventato progressivamente più faticoso.
La domanda diagnostica nasce quindi dalla distanza tra ciò che Luca riesce a ottenere e lo sforzo necessario per riuscirci.
Quali sono le strategie compensatorie e il loro costo?
Nel corso degli anni Luca aveva sviluppato modalità personali per portare a termine le attività.
L’interesse per un argomento poteva portarlo ad avere periodi di intensa concentrazione. In altre situazioni, era soprattutto l’avvicinarsi di una scadenza a permettergli di iniziare.
Dall’esterno, il compito risultava svolto senza particolari difficoltà.
Meno visibili erano il tempo trascorso a rimandare, la difficoltà ad attivarsi e l’investimento di energie necessario per recuperare.
Le sue capacità di comprensione e ragionamento avevano rappresentato una risorsa importante,gli avevano consentito di affrontare richieste complesse anche quando l’organizzazione dello studio o del lavoro era poco efficace.
Questo adattamento aveva funzionato per molto tempo, ma non aveva eliminato le difficoltà.
Nel caso di Luca, comprendere le strategie compensatorie nell’ADHD significa riconoscere sia le risorse utilizzate sia il costo del loro impiego nella vita quotidiana.
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Prenota colloquio gratuito ADHDQual è la valutazione ADHD di Luca?
La valutazione comprende la ricostruzione della storia evolutiva, l’analisi del funzionamento attuale, strumenti specifici per i sintomi ADHD e una valutazione del profilo cognitivo.
Quest’ultima evidenzia capacità intellettive elevate, con particolari risorse nel ragionamento e nella comprensione di informazioni complesse.
Il dato non contraddice l’ipotesi di ADHD.
Al contrario, aiuta a comprendere una parte importante della storia di Luca: le elevate capacità cognitive gli hanno consentito di sviluppare strategie compensatorie efficaci, soprattutto negli anni scolastici e universitari.
La valutazione evidenzia contemporaneamente difficoltà persistenti nella regolazione dell’attenzione, nell’organizzazione, nella gestione del tempo e nell’avvio e mantenimento delle attività, presenti fin dall’età evolutiva e osservabili in differenti aree della vita.
ADHD e alto potenziale cognitivo non si escludono reciprocamente.
Una persona con elevate capacità cognitive può avere difficoltà significative nelle funzioni esecutive e nella regolazione dell’attenzione. Inoltre, proprio le sue risorse possono permetterle di compensare alcune difficoltà per molti anni.
Questo può contribuire a ritardare il riconoscimento dell’ADHD.
La persona può riuscire a raggiungere obiettivi scolastici, universitari o professionali importanti, ma farlo attraverso strategie basate sull’urgenza, su periodi di intensa attivazione o su un investimento di energie molto maggiore rispetto a quanto appare dall’esterno. Per questo, durante una valutazione ADHD nell’adulto, la domanda non è soltanto “che risultati hai raggiunto?”, ma anche “come sei riuscito a raggiungerli e quanto ti è costato?”.
Nel caso di Luca, l’integrazione dei dati raccolti porta a formulare una diagnosi di ADHD in presenza di un profilo cognitivo elevato.
La restituzione diagnostica permette soprattutto di rileggere alcuni aspetti della sua storia personale.
Comportamenti precedentemente interpretati come pigrizia, incostanza o mancanza di disciplina acquistano un significato differente. Allo stesso tempo, la diagnosi non spiega automaticamente ogni difficoltà della persona: caratteristiche individuali, contesto, esperienze di vita ed eventuali altre condizioni psicologiche devono sempre essere considerate.
Per Luca, comprendere il proprio funzionamento significa iniziare a spostare l’attenzione dalla domanda “Perché, se ne sono capace, non riesco semplicemente a farlo?” verso una domanda più utile: “In quali condizioni riesco a funzionare meglio e quali strategie posso utilizzare quando interesse e urgenza non sono sufficienti?”
Qual è il percorso di Luca dopo la diagnosi di ADHD in età adulta?
Il percorso successivo può concentrarsi sulla costruzione di strategie più sostenibili per la gestione del tempo, l’organizzazione e l’avvio dei compiti, ma anche sul riconoscimento dei meccanismi attraverso cui Luca ha compensato le proprie difficoltà per molti anni.
Un aspetto importante riguarda inoltre le aspettative verso se stesso. Avere capacità cognitive elevate può alimentare l’idea di dover riuscire facilmente in ciò che si comprende facilmente. Ma comprendere un compito e riuscire a organizzarsi per svolgerlo sono processi differenti.
Il caso di Luca mostra quindi un punto fondamentale: un buon percorso scolastico, una laurea, un lavoro qualificato o elevate capacità cognitive non permettono, da soli, di escludere l’ADHD.
In alcuni adulti, la domanda diagnostica emerge proprio quando le strategie che hanno consentito di compensare per anni iniziano a non essere più sufficienti o diventano troppo costose.
In questi casi, una valutazione approfondita non serve soltanto a verificare la presenza dell’ADHD, ma a comprendere l’interazione tra difficoltà, risorse e strategie compensatorie che ha caratterizzato l’intera storia della persona.
E in questo senso, una diagnosi di ADHD con GAM Medical può rappresentare non un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova narrazione di sé.
Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.
Autrice: Dott.ssa Giulia Guida
Fine dell’articolo
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Revisione clinica a cura di
Referente clinica per ADHD, DSA, psicoeducazione e inclusione.
Ultima revisione clinica: 5 Novembre 2026
Coordinamento editoriale: Denise Puglisi
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