Abbuffate e ansia della fame: quando avere fame fa paura

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Avere fame è una normale esperienza fisiologica, attraverso cui il nostro organismo segnala il bisogno di energia. Tuttavia, per alcune persone che presentano difficoltà nel rapporto con l’alimentazione, la sensazione di fame può diventare una fonte di ansia e preoccupazione.

Per esempio, una persona potrebbe temere che, lasciando aumentare la fame, finirà per mangiare quantità di cibo molto superiori a quelle desiderate, senza riuscire a fermarsi.

Di conseguenza, potrebbe iniziare a monitorare costantemente il proprio appetito, preoccuparsi delle ore che mancano al pasto successivo oppure cercare di controllare rigidamente la propria alimentazione.

Questa esperienza viene descritta nella letteratura scientifica attraverso il concetto di hunger anxiety, cioè ansia legata alla fame.

Ma perché una sensazione fisiologica può diventare minacciosa? E quale relazione può avere con le abbuffate e i disturbi del comportamento alimentare?

Che cos’è la hunger anxiety?

La hunger anxiety indica una forma di paura o preoccupazione associata alla fame, alla possibilità di provarla oppure alle conseguenze che vengono anticipate quando questa sensazione compare.

In una revisione scientifica pubblicata nel 2026, Ortiz e colleghi descrivono questo fenomeno tra le esperienze che possono accompagnare i disturbi alimentari.

La paura, quindi, non riguarda necessariamente la fame in sé, ma ciò che la persona teme possa accadere quando avrà fame.

Per esempio, potrebbe comparire il pensiero: «Se arrivo a cena troppo affamato, non riuscirò a controllarmi».

In altri casi, la preoccupazione può concentrarsi sulle sensazioni corporee associate alla fame, percepite come spiacevoli, difficili da gestire o legate alla possibilità di perdere il controllo.

Perché la paura della fame può essere collegata alle abbuffate?

Uno degli aspetti più interessanti dell’ansia della fame è il rapporto con la paura di perdere il controllo sull’alimentazione.

Alcune persone che hanno sperimentato episodi di abbuffata possono iniziare ad associare una fame particolarmente intensa alla possibilità che si verifichi un nuovo episodio.

In questi casi, la fame può assumere un significato minaccioso: non viene interpretata soltanto come un segnale fisiologico, ma come l’anticipazione di una situazione difficile da gestire.

Di conseguenza, la persona potrebbe sviluppare comportamenti di controllo, come seguire regole rigide, monitorare continuamente le quantità consumate oppure preoccuparsi eccessivamente delle sensazioni di appetito.

Tuttavia, questa associazione tra fame e abbuffata non è necessariamente fondata. Gli episodi di abbuffata, infatti, non sono sempre determinati dalla fame fisiologica, anzi: possono verificarsi anche in assenza di un reale bisogno energetico ed essere influenzati da fattori emotivi, cognitivi e comportamentali.

Provare fame, quindi, non significa necessariamente perdere il controllo sull’alimentazione, così come un’abbuffata non implica necessariamente che la persona fosse affamata.

Restrizione alimentare e paura di perdere il controllo

La relazione tra restrizione alimentare, fame e paura di perdere il controllo è stata esplorata anche dalla ricerca sperimentale.

Nel 1996, Laessle e colleghi hanno condotto uno studio su nove giovani donne senza disturbi alimentari diagnosticati, sottoposte per quattro settimane a periodi alternati di forte restrizione alimentare e alimentazione senza restrizioni.

Durante i giorni di restrizione, le partecipanti riportavano una maggiore frequenza di sensazioni di fame, pensieri legati al cibo e paura di perdere il controllo sull’alimentazione.

Inoltre, nel corso dello studio è aumentata la tendenza a mangiare eccessivamente nei giorni in cui il cibo era liberamente disponibile.

Questi risultati suggeriscono che la restrizione alimentare intensa possa contribuire ad aumentare la preoccupazione per il cibo e la paura di perdere il controllo.

Tuttavia, lo studio presentava un campione molto piccolo e non coinvolgeva persone con diagnosi di binge eating disorder. Non permette quindi di stabilire quanto sia diffusa l’ansia della fame nelle persone che sperimentano abbuffate.

Consulta lo studio: Laessle, R. G., Platte, P., Schweiger, U., & Pirke, K. M. (1996). Biological and psychological correlates of intermittent dieting behavior in young women. A model for bulimia nervosa. Physiology & behavior, 60(1), 1–5. https://doi.org/10.1016/0031-9384(95)02215-5

Quando il tentativo di controllare la fame diventa parte del problema

Il rapporto tra ansia della fame e comportamento alimentare può diventare particolarmente complesso quando la persona cerca di gestire la paura attraverso un controllo sempre più rigido.

Per esempio, il timore di mangiare troppo potrebbe portare a limitare l’alimentazione. Tuttavia, una restrizione intensa può aumentare la fame e i pensieri legati al cibo, rendendo ancora più difficile vivere serenamente i pasti.

Può quindi svilupparsi un possibile circolo vizioso: paura di perdere il controllo, restrizione alimentare, aumento della fame e ulteriore preoccupazione per l’alimentazione.

Questo meccanismo non si manifesta necessariamente in tutte le persone con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e non rappresenta l’unica spiegazione delle abbuffate.

La revisione di Ortiz e colleghi (2026) sottolinea l’importanza di considerare le diverse caratteristiche psicologiche che possono accompagnare i disturbi alimentari, anziché interpretarli attraverso un unico meccanismo.

Come affrontare la paura della fame?

Nel trattamento dei disturbi alimentari è molto importante riconoscere la paura della fame.

Ortiz e colleghi (2026) discutono alcune strategie terapeutiche basate sull’alimentazione consapevole (mindful eating) e sull’alimentazione intuitiva (intuitive eating), volte a favorire una relazione meno minacciosa con i segnali di fame e sazietà.

Tra gli obiettivi rientrano il riconoscimento delle sensazioni corporee, la distinzione tra fame e ansia e l’esplorazione delle conseguenze temute quando si avverte appetito.

Questi approcci possono offrire spunti utili, ma non devono essere considerati trattamenti autonomi di efficacia specificamente dimostrata per l’ansia della fame.

In presenza di bulimia nervosa o binge eating disorder, il percorso clinico deve tenere conto del disturbo nel suo complesso e può includere trattamenti psicoterapeutici strutturati.

Fonte scientifica principale:

Ortiz, A. M. L., Peters, A. S., Webber, K. T., Butler, R. M., Fitterman-Harris, H. F., & Levinson, C. A. (2026). Eating disorder symptoms and corresponding evidence-based treatments: a narrative review. Journal of eating disorders, 14(1), 45. https://doi.org/10.1186/s40337-025-01485-7

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