DOC e bisogno di prove: il modello SPIS

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Ti è mai capitato di sapere di aver fatto qualcosa, ma di non riuscire a sentirti davvero sicuro? Oppure di chiederti se provi realmente un’emozione, cercando continuamente segnali che possano confermarla?

Nel disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), il dubbio non riguarda necessariamente soltanto ciò che accade nel mondo esterno. Può coinvolgere anche le proprie sensazioni, emozioni, preferenze e percezioni corporee.

Una persona potrebbe, per esempio, aver già lavato accuratamente le mani, ma non riuscire a percepirle come sufficientemente pulite. Oppure potrebbe cercare di stabilire quanto ama il proprio partner osservando la frequenza dei messaggi che gli invia, anziché affidarsi alle proprie sensazioni affettive.

In questi casi, l’esperienza interna può non sembrare una conferma abbastanza affidabile, portando la persona a cercare prove più concrete attraverso regole, controlli o rituali.

Questa particolare modalità di funzionamento è stata approfondita da un modello psicologico chiamato Seeking Proxies for Internal States (SPIS), che propone una spiegazione del rapporto tra incertezza interiore, dubbio ossessivo e comportamenti compulsivi.

Perché nel DOC può essere difficile fidarsi delle proprie sensazioni?

Le persone utilizzano continuamente le proprie sensazioni interne per comprendere ciò che stanno vivendo e orientare le proprie decisioni. Per esempio, possiamo riconoscere quando siamo soddisfatti di un risultato, quando abbiamo compreso qualcosa oppure quando un’azione ci sembra completata.

Nel disturbo ossessivo-compulsivo, tuttavia, l’accesso a queste informazioni interne può risultare meno chiaro o affidabile.

Secondo il modello Seeking Proxies for Internal States (SPIS), alcune persone con DOC possono incontrare difficoltà nel percepire con sicurezza i propri stati interni, come emozioni, preferenze, sensazioni corporee e ricordi.

Questo non significa necessariamente non provare emozioni o non avere consapevolezza delle proprie esperienze, ma che le informazioni provenienti dall’interno possono risultare ambigue, difficili da interpretare o insufficienti per raggiungere una sensazione di certezza.

Di conseguenza, una persona potrebbe iniziare a cercare conferme attraverso elementi più facilmente osservabili e verificabili.

Perché nel disturbo ossessivo-compulsivo si cercano prove esterne per capire ciò che si prova?

Il modello SPIS propone che, quando le sensazioni interne non sembrano abbastanza affidabili, alcune persone con DOC possano ricorrere a quelli che vengono definiti proxy, cioè indicatori sostitutivi utilizzati per valutare i propri stati interni.

Questi indicatori possono assumere forme differenti: regole precise, comportamenti ripetitivi, informazioni esterne o procedure da seguire rigidamente.

Per esempio, una persona potrebbe:

  • Controllare continuamente le proprie azioni per sentirsi sicura di aver completato correttamente un compito.
  • Seguire regole rigide per stabilire quando qualcosa è sufficientemente pulito, ordinato o sicuro.
  • Analizzare i propri comportamenti per capire quali emozioni prova realmente.
  • Affidarsi a dati e criteri esterni per decidere se ha compreso qualcosa o se ha fatto la scelta giusta.

In questi casi, le conferme esterne possono sembrare più concrete rispetto alle proprie sensazioni. Tuttavia, non sempre rappresentano indicatori accurati dell’esperienza interiore.

Come nasce il circolo vizioso del dubbio ossessivo?

Uno degli aspetti più interessanti del modello SPIS riguarda il rapporto tra incertezza e ricerca di conferme.

Immaginiamo una persona che si chieda continuamente se sia davvero soddisfatta della propria relazione. Non riuscendo a trovare una risposta emotiva sufficientemente chiara, potrebbe iniziare ad analizzare quanto spesso pensa al partner, quanto desidera trascorrere del tempo insieme oppure quali emozioni prova durante gli incontri.

Questi controlli potrebbero fornire una rassicurazione temporanea, ma difficilmente permettono di raggiungere una certezza definitiva.

Secondo il modello SPIS, può quindi svilupparsi un circolo vizioso:

  1. La persona cerca di comprendere uno stato interno.
  2. Non riesce a ottenere una risposta sufficientemente chiara.
  3. Inizia a monitorare le proprie sensazioni o a cercare indicatori esterni.
  4. Le verifiche non eliminano completamente il dubbio.
  5. La ricerca di conferme ricomincia.

Il problema è che controllare ripetutamente ciò che si prova potrebbe rendere ancora più difficile percepirlo spontaneamente, alimentando l’incertezza che si sta cercando di risolvere.

Cosa dice la ricerca scientifica sul modello SPIS?

Nel 2024, Lazarov, Liberman e Dar hanno pubblicato una revisione scientifica dedicata al modello SPIS e alle evidenze raccolte negli anni precedenti.

Gli autori hanno esaminato diversi studi sperimentali riguardanti il rapporto tra sintomi ossessivo-compulsivi, accesso agli stati interni e utilizzo di indicatori esterni.

Una parte delle ricerche si è concentrata sulla percezione delle sensazioni corporee, chiedendo ai partecipanti di riprodurre determinati livelli di tensione muscolare.

In alcuni esperimenti, le persone con DOC mostravano maggiori difficoltà nel regolare accuratamente la tensione muscolare quando dovevano basarsi esclusivamente sulle proprie sensazioni. Quando invece potevano utilizzare uno strumento di biofeedback, che forniva informazioni visive sull’attività muscolare, queste differenze non emergevano.

I partecipanti con DOC tendevano inoltre a consultare il biofeedback più frequentemente rispetto ai gruppi di confronto.

Altre ricerche hanno osservato associazioni tra sintomi ossessivo-compulsivi e maggiore affidamento a indicatori esterni per valutare emozioni, preferenze, comprensione e decisioni.

Questi risultati sostengono alcune ipotesi del modello SPIS, ma non dimostrano che la difficoltà di accesso agli stati interni sia la causa unica o principale del DOC.

Studio di riferimento: Lazarov, A., Liberman, N., & Dar, R. (2024). The Seeking Proxies for Internal States (SPIS) Model of OCD – A Comprehensive Review of Current Findings and Implications for Future Directions. Current neuropharmacology, 22(11), 1807–1825. https://doi.org/10.2174/1570159X21666230920165403

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