DCA e fatica a mangiare cibo cucinato da altri

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DCA e fatica a mangiare cibo cucinato da altri

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Per chi vive un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione (DCA), anche un pasto preparato da qualcun altro può diventare fonte di ansia, paura e perdita di controllo.

Non conoscere con precisione gli ingredienti utilizzati, le quantità o il modo in cui il cibo è stato cucinato può rendere difficile affidarsi e stare a tavola con serenità.

Una difficoltà che, dall’esterno, può sembrare difficile da comprendere, ma che racconta quanto il rapporto con il cibo possa essere condizionato dal bisogno di sicurezza e prevedibilità.

Nelle righe che seguono approfondiremo questo argomento.

Quando il cibo preparato dagli altri diventa difficile da affrontare

Per alcune persone che vivono un disturbo alimentare, soprattutto quando è presente una componente restrittiva, mangiare cibi preparati da altri può rappresentare una difficoltà significativa.

Può accadere con i pasti cucinati in famiglia, a casa di amici o del partner, ma anche in contesti come mense scolastiche o aziendali, ristoranti e occasioni conviviali.

In queste situazioni, alimenti che per altri fanno parte della quotidianità possono diventare più difficili da affrontare, fino a essere evitati o vissuti con forte disagio.

Si tratta di un fenomeno che può incidere non solo sull’alimentazione, ma anche sulla partecipazione ai momenti sociali e sulla possibilità di condividere i pasti con gli altri.

DCA e cibo preparato dagli altri: perché può essere così difficile

Nei DCA, soprattutto di tipo restrittivo, il cibo preparato da altre persone può diventare difficile da affrontare perché introduce una serie di elementi di incertezza. Tra i motivi più comuni possono esserci:

  • Non sapere quante calorie contiene il piatto, o non riuscire a stimarne con precisione il valore energetico.
  • Non conoscere esattamente gli ingredienti utilizzati, comprese eventuali aggiunte non visibili.
  • Non sapere come è stato cucinato, per esempio quali condimenti o modalità di preparazione siano stati scelti.
  • Non poter controllare la quantità di olio, burro, salse o altri condimenti presenti nel piatto.
  • Non avere il controllo sulle porzioni, che possono apparire diverse da quelle considerate abituali o “sicure”.
  • Non poter seguire le proprie regole alimentari, che nei DCA possono diventare particolarmente rigide.

Questa mancanza di prevedibilità e controllo può rendere il pasto più difficile da gestire e aumentare il disagio legato al cibo.

DCA e cibo preparato dagli altri: i segnali da osservare

La difficoltà a mangiare cibi preparati da altre persone può essere uno dei segnali che familiari e amici possono osservare, soprattutto quando il comportamento diventa frequente, rigido o fonte di forte disagio.

Alcuni segnali possono essere:

  • Fare molte domande sul cibo, chiedendo quali ingredienti sono stati usati, come è stato cucinato o quali condimenti contiene.
  • Chiedere con insistenza le quantità, per esempio quanto olio, burro o altri ingredienti siano stati aggiunti.
  • Mostrare resistenza a mangiare piatti preparati da altri, anche quando si tratta di familiari o persone di fiducia.
  • Preferire mangiare solo cibi preparati personalmente, per avere maggiore controllo sulla preparazione.
  • Evitare mense, ristoranti, cene fuori o pasti a casa di amici, soprattutto quando non è possibile sapere con precisione come è stato preparato il cibo.
  • Mostrare ansia, tensione o disagio davanti a pasti considerati poco prevedibili.

Questi comportamenti, da soli, non permettono di parlare di DCA, ma possono rappresentare un campanello d’allarme se compaiono insieme ad altri segnali e interferiscono con la vita quotidiana.

Potrebbe interessarti anche l’articolo del nostro blog di psicologia: “Perché chi soffre di disturbi alimentari ama cucinare?

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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